Month: Maggio 2014

3. ELISABETTA FALANGA, L’altro livello della terra

Stanza 3
Ho osservato le scarpe di alcuni malati. Le loro suole erano poco usurate, a volte intonse“.
Elisabetta Falanga è partita dall’esperienza della malattia, dalla convivenza quotidiana con essa. Si è resa conto che esiste una distanza dal mondo, non soltanto nell’assenza di contatto con le persone, ma anche, e soprattutto, con il suolo. L’artista ha riprodotto e riadattato la stanza di un malato, introducendo in modo prepotente ciò che definisce questo isolamento: la terra, che segna un nuovo orizzonte e, contemporaneamente, l’assenza di un orizzonte. Un ambiente claustrofobico, in cui, ancora una volta, il contatto con l’elemento naturale è impedito, mediato da una fredda lastra di vetro.

Il progetto è stato realizzato nell’ambito di “Mentorship”, promosso da Sisal e dall’associazione Art for Business, per guidare giovani artisti nello sviluppo delle loro idee creative con il sostegno di due maestri: Marco Ghezzi e Paolo Rosa, fondatore di Studio Azzurro, scomparso improvvisamente nell’agosto 2013.

 

2. MARCO BASTA, Erratico

Stanza 2
Una traiettoria ideale collega l’ingresso della casa con il giardino. Marco Basta ha reso evidente questo passaggio, portando l’esterno all’interno e creando un’ulteriore soglia. I suoi Giardini, disegnati su feltro, sono una mappatura sentimentale di luoghi da lui attraversati, che, situati in angoli o spazi di passaggio, delineano una nuova geografia. Il tessuto, prodotto dalla fabbrica Testori, è stato tagliato su misura delle porte di Casa Testori, ma poi riadattato a quelle dello studio dell’artista: diventa così un varco che non consente l’accesso solo alla stanza successiva. La contiguità  con l’esterno è sottolineata anche dall’uso di un elemento in pietra abbandonato nel giardino di Novate Milanese, che acquista la funzione di base per una scultura: un vaso, un’ostrica? I fossili di ostrica erano considerati, in antichità , orecchie di esseri mitologici e, nel presente, diventano un invito all’ascolto dell’interno

Marco Basta 1985, vive e lavora a Milano

 

1. MARIJA SEVIC, Culture non stop

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Nata come intervento di denuncia da collocarsi davanti al Museo d’Arte Contemporanea di Belgrado chiuso dal 2007, la scritta al neon di Marija Sevic, sulla facciata di Casa Testori, acquista un’accezione positiva. Si trasforma nell’indicazione di un luogo che vuole essere un punto di riferimento aperto e accessibile, giorno e notte. Il richiamo alle insegne luminose delle attività  commerciali sottolinea come la cultura possa essere non elitaria, disponibile sempre e per tutti. Una metafora che riassume, e illumina, la missione di Casa Testori.

Marija Sevic (1987)