Month: Dicembre 2021

Natale minuto per minuto

In foto, Giovanni Testori e i suoi fratelli riuniti in occasione del Natale

Forse c’è anche il tema del tempo, del suo trascorrere; perché se tu ogni attimo lo vivi come un fatto di nascita, di crescita, ma che è sempre nascita, allora senti che sarà lì per sempre; che passerà, ma entrerà e resterà dentro il tutto. Se non vivi cosi, ti viene come un senso di stanchezza; allora vuol dire che non l’hai veramente vissuto, quel momento. Prendiamo queste ore qui, che ormai sono passate mentre parlavamo. Non ci saranno più. Ma ci saranno per sempre se le avremo passate nel Natale, nel Natale del loro svolgersi, minuto per minuto. Allora hai già la percezione che, modestamente, con tutti i nostri acciacchi e le nostre miserie, non hanno presunto altro che d’essere nel Natale nostro e di tutti; allora anche nella cenere in cui si ridurranno, senti che si sono come fissate; che le ritroveremo là, per sempre”.

“Perhaps this also raises the theme of time, of its passing. If you live every moment as a fact of birth, of growth, but which is always birth, then you feel that it will always be there-that it will pass away, but it will enter and remain within everything in your experience. If you do not live like this, you get a feeling of exhaustion—then it will mean that you have not truly lived that moment. Let’s take these hours here, which we have spent talking. They will no longer exist. But they will exist forever if we have spent them in Christmas – in the Christmas of their unfolding, minute by minute.Then you already have the perception that, modestly, with all our weakness and miseries, they have no other claim than to be a Christmas for us and for everyone. Then always from the ashes in which they are reduced, you will feel that they are fixed – that we will find them there, forever”.

Giovanni Testori
da | from, “Il senso della nascita” | “The Meaning of Birth”, 1980In foto, Giovanni Testori e i suoi fratelli riuniti in occasione del Natale

BUON NATALE E BUON ANNO DA TUTTO LO STAFF
CI RIVEDIAMO IL 4 GENNAIO!

“I Am Not Legend” di Andrea Mastrovito: firmacopie e proiezione a Lodi

Mercoledì 22 dicembre 2021

Ore 19
Book signing Libreria Mittel
Via Lodino 41, Lodi

Ore 21
Proiezione Cinema Fanfulla
Viale Pavia 4, Lodi

La Libreria Mittel e l’associazione Platea hanno il piacere di ospitare Andrea Mastrovito presso il cinema Fanfulla di Lodi per la proiezione del film I Am Not Legend. Prima della proiezione, viene presentato il catalogo del film presso la Libreria Mittel, dove Mastrovito è disponibile per un firmacopie.
I Am Not Legend è un’opera della durata di 1h12’ in cui l’artista utilizza oltre centomila tavole, ottenute stampando in dimensione A4 tutti i fotogrammi di Night of the Living Dead (1968) di George Romero e intervenendo su ogni foglio con la pittura bianca per cancellare la presenza degli zombie dal film originale. Le tavole, digitalizzate e rimontate in un secondo momento, seguono la nuova sceneggiatura creata da Mastrovito, composta da citazioni tratte da un centinaio di film, romanzi e canzoni. L’immaginario di riferimento spazia dalla letteratura di Calvino e Primo Levi, alla storia del cinema con Apocalypse Now di Coppola e il più recente Joker, passando attraverso la musica di Beatles, Muse e R.E.M., per citarne alcuni e trasmettere i tanti livelli che il film ci restituisce, spaziando dalla filosofia alla cultura pop. La colonna sonora è stata realizzata interamente dal compositore irlandese Matthew Nolan assieme a Stephen Shannon, a eccezione delle musiche di apertura e chiusura del film, in capo a Maurizio Guarini, musicista dei Goblin.

A coronamento del progetto, è stato stampato il libro I Am Not Legend – The Companion Book, un testo indispensabile per la comprensione del film e di indagine della poetica di Andrea Mastrovito. Il volume (192 pagg., Edizioni Casa Testori) è suddiviso in due parti: un’accurata riduzione a fotoromanzo del film, con oltre 300 fotogrammi e l’intera sceneggiatura; tre saggi di Leora Maltz-Leca, curatrice e critica d’arte, Stefano Leonforte, critico cinematografico e Stefano Raimondi, curatore, oltre che un testo di Davide Dall’ombra curatore della personale Io Non Sono Leggenda presso Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni a Pistoia.

Il film I Am Not Legend è un’opera di Andrea Mastrovito in collaborazione con Casa Testori Associazione Culturale a cura di Davide Dall’Ombra, vincitore della sesta edizione dell’Italian Council 2019 – il programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo ed è nato e cresciuto grazie alla collaborazione tra diverse istituzioni: la Fondation Léa et Napoléon Bullukian a Lione, il Belvedere 21 a Vienna, l’Associazione More Art con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, Magazzino Italian Art a Cold Spring, l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, il MUDAM in Lussemburgo, il Laznia Center a Danzica e l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria.

Scopri di più sul progetto

Oro e colore nel cuore dell’Appennino. S2.Ep.4

Quarta Puntata – Lunedì 13 dicembre

Caravaggio, Monet, Picasso, Impressionisti, Rinascimento… Non è detto. Sembra impossibile, eppure nel 2021 si può ancora inaugurare mostre di grande bellezza e fascino, nate dalla ricerca scientifica e, nel contempo, che accompagnano il grande pubblico alla scoperta di qualcosa di importante della propria storia. Sì, perché spesso si tratta di mostre con una forte pertinenza territoriale, che parlano di noi, delle nostre origini, magari di quelle terre lontane dalle grandi “città dell’arte” e che facevano impazzire Cavalcaselle, Longhi o Federico Zeri… Lunedì prossimo vi racconteremo uno di questi casi. Sotto il comune brand di “Oro e colore nel cuore dell’Appennino”, tra le Marche e l’Umbria hanno inaugurato le due mostre dedicate ad Allegretto Nuzi (1315/20 – 1373) e a Ottaviano Nelli (Gubbio, 1370 ca – 1448/49), allestite alla Pinacoteca Civica di Fabriano e ai palazzi Ducale e dei Consoli di Gubbio. Ce ne parlerà il curatore Andrea De Marchi e Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale di Perugia, oltre che della Direzione Regionale Musei dell’Umbria. A concludere la puntata, per la nostra “Testoripedia”, Stefano Bruzzese ci presenterà uno dei libri di critica più importanti di Testori: la monografia dedicata al tramezzo di Ivrea di Martino Spanzotti: un altro genio della provincia…

Rivedi la puntata su su FacebookYouTube

Domenico Gnoli alla Fondazione Prada. S2.Ep3

Terza Puntata – Lunedì 6 dicembre

«Sono nato sapendo che sarei stato pittore, perché mio padre critico d’arte mi ha sempre presentato la pittura come l’unica cosa accettabile».  Così raccontava Domenico Gnoli, il grande artista al centro di una delle mostre più affascinante del momento, organizzata dalla Fondazione Prada a Milano. Di lui e della mostra si parla nella terza puntata dei Lunedì di Casa Testori con Salvatore Settis, grande storico dell’arte antica, certamente non nuovo a incursioni nel contemporaneo (“Incursioni” è il titolo di un suo libro che raccoglie i testi scritti su autori di oggi) e con Chiara Costa, responsabile dei programmi culturali di Fondazione Prada. Chiara Costa racconta la genesi di una mostra che era stata ideata da Germano Celant e che gli è restata fedele nella filosofia, con il grande lavoro fatto con i due archivi di Maiorca e di Roma che custodiscono i materiali di Gnoli. Il catalogo è frutto di questo lavoro ed è infatti arricchito da una cronologia completissima. L’interesse di Settis per Gnoli nasce dal fatto che l’artista, avvicinato alla Pop Art, in realtà si è sempre sentito legato a doppio filo alla tradizione pittorica: «Io tendo a collocare il mio lavoro in quella tradizione “non eloquente” nata in Italia nel Quattrocento e arrivata fino a noi passando, da ultimo, dalla scuola metafisica». Tuttavia Gnoli è artista assolutamente allineato con i temi più avanzati del dibattito artistico del suo tempo: è un altro dei temi che verranno messi sul tavolo del dialogo con Settis e Chiara Costa.

Il finale, come di consueto, è dedicato alla “Testoripedia”: la riscoperta di un libro di Testori grazie alla voce di studiosi. Questo lunedì sarà Laura Peja, docente di Discipline dello Spettacolo all’Università Cattolica, a introdurci a “La Maria Brasca”, del 1960.

Rivedi la puntata su Facebook e YouTube

Federico Zeri. S2.Ep2

Seconda Puntata – Lunedì 29 Novembre

La seconda puntata de “I lunedì di Casa Testori” è dedicata a una delle personalità più importanti del Novecento: Federico Zeri, il critico d’arte romano di cui si sta festeggiando il centenario dalla nascita. Longhiano atipico come Testori, Zeri è stato un personaggio istrionico e unico per l’Italia , erede del maestro nel suo tentativo di allertare la coscienza pubblica sull’importanza della salvaguardia del patrimonio artistico. Più di una generazione se lo ricorda in TV, mentre, affaticato ma indomito, verifica di persona i danni del terremoto in Umbria o denuncia la distruzione di un’antica Villa Romana nella periferia della città. Ma Zeri è un vero mondo da scoprire e sono molte le iniziative promosse lungo quest’anno, fino alla mostra da poco aperta al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Con noi, ce ne parleranno la direttrice del Poldi, Annalisa Zanni, e i curatori della mostra: Andrea Bacchi– direttore della Fondazione Zeri di Bologna – e Andrea Di Lorenzo – direttore del Museo Ginori di Firenze.

Prosegue, infine, la “Testoripedia” con la presentazione del secondo libro di Giovanni Testori: “Il ponte della Ghisolfa”.

WILLIAM CONGDON. 33 dipinti dalla William G. Congdon Foundation

A cura di Davide Dall’Ombra
Palazzo Bisaccioni, Jesi
12 Dicembre 2021 – 27 Marzo 2022

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi presenta nella propria sede l’importante mostra antologica del pittore americano William Congdon (1912-1998), un interprete eccezionale del Novecento che con la sua pittura ha dato un volto alla ricerca umana del secolo breve, grazie a un’indagine antropologica sfociata in quadri di grande potenza lirica, tra città e natura antropizzata.
La mostra è nata da un progetto dell’associazione culturale Casa Testori e ha presentato una raccolta di opere messe generosamente a disposizione dalla William G. Congdon Foundation – che tutela l’opera del pittore – e appositamente selezionate da Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori.
Un percorso esaustivo e inaspettato di oltre 30 quadri, spesso di grandi dimensioni, pensato per gli spazi di Palazzo Bisaccioni: dalle New York degli anni Quaranta e le Venezie amate e collezionate da Peggy Guggenheim, fino all’approdo metafisico dei Campi arati degli anni Ottanta e Novanta.
Il visitatore ha potuto muovere il suo sguardo dall’energia dirompente del linguaggio americano dell’Action Painting, di cui Congdon era un interprete, attraverso le sue prime esperienze di viaggio per le città d’elezione. È così che la Roma imponente delle vestigia del Pantheon fa i conti con una rappresentazione esistenziale dell’architettura, rappresentata dalla voragine del Colosseo o dalla precarietà della città di Assisi, franante sulla collina.
A squadernare la “ritrattistica” delle città operata da Congdon, si stagliano in mostra, una dopo l’altra, le imponenti tavole di Istanbul, del Taj Mahal, del deserto marchiato dalla presenza umana di Sahara e della voragine di Santorini.
A contrappunto dei tormenti e fasti delle civiltà, Congdon scende nel minuto dell’esistenza, attraversando la metafora dell’animale che, come la natura, deve fare i conti con la violenza dell’uomo. È così che il ciclo dei Tori diviene la metafora della ricerca crudele, espressa dalle nostre tradizioni, come nell’inseguimento dei propri desideri. Ma perfino un toro umiliato, ferito e destinato alla morte può essere – scrive Congdon – redento dall’artista, che ne eterna la grandezza e potenza con la pittura. Dalla pittura come redenzione al simbolo umano di sofferenza e resurrezione per eccellenza, il Crocifisso, il passo è breve. Ma l’approccio dell’artista americano non è mai estetico o teorico e l’approdo al soggetto sacro avviene solo in seguito alla sua tormentata conversione al Cattolicesimo.
Il trasferimento a sud di Milano concentra il suo punto di vista su un soggetto pressoché unico: i campi coltivati. È nell’ultimo ventennio di vita che la ricerca, da spaziale, si fa temporale e protagoniste diventano la potenza della terra e le sue trasformazioni. Non si tratta di visioni idilliache: si svolge l’orizzonte sui campi e se ne segue il processo umano operato in superfice. È un tormento, anche materico, che sembra trovar pace nelle Nebbie e nei monocromi, sfociando nel lirismo musicale della vegetazione che ha concluso la mostra.
Riemergono così le meditazioni su George Braque e Nicolas De Staël, ma, soprattutto, i dialoghi pittorici con la Scuola di New York legati alla galleria di Betty Parsons, all’origine della presenza di opere di Congdon nei più importanti musei statunitensi e nella Peggy Guggenheim Collection di Venezia.
William Congdon è uno dei più profondi pittori del Novecento, naturalizzato italiano ma sempre americano nell’attitudine artistica. Su di lui hanno scritto alcuni dei più importanti critici internazionali, tra i quali: Clement Greenberg, Jacques Maritain, Giulio Carlo Argan, Giovanni Testori, Peter Selz, Fred Licht, e Massimo Cacciari.

william_congdon
william_congdon
william_congdon
william_congdon
william_congdon
william_congdon
william_congdon
previous arrow
next arrow

Privacy Policy Cookie Policy