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Author: Alessandro Frangi

Impariamo al Parco della Balossa

Casa Testori e i suoi Servizi Educativi hanno studiato nuove visite – esperienze al PARCO DELLA BALOSSA dove #ilparcofacultura e arte e natura si fondono.

FILI D’ERBA, INTRECCI DI STORIE

Raccontiamo la  vita dei campi nell’area, scopriamo da vicino cosa si coltivava e
l’importanza di alcuni aspetti, come segnalato dall’opera di Francesco Garbelli. A partire da questo racconto «immaginiamo possibilità», come nell’opera di Francesco Fossati.


IMMAGINI NATURALI
Osserviamo e raccogliamo quanto incontriamo nel parco, che struttura hanno le foglie e le piante. Proviamo a partire dal loro «scheletro» per farne crescere un’opera d’arte e di natura come ha fatto Alessandro Pongan con il suo lavoro.


5 SENSI 1000 SEGNI
Un percorso didattico multisensoriale per ragionare insieme su ciò che si vede (forme, colori…), ciò che si sente (rumori, odori…), ciò che possiamo toccare e con che parole possiamo raccontare queste esperienze.

Questi sono i tre percorsi sempre disponibili all’interno del parco, consigliati per elementari e medie ma declinabili per qualsiasi ordine di scuola. Sarà possibile aggiungere percorsi specifici in determinate stagioni dell’anno e strutturare un percorso di osservazioni della natura nell’arco dell’anno sulle quattro stagioni.

I percorsi hanno durata fino a 2 ore circa e prevedono che ogni partecipante porti con sé a casa del materiale didattico specifico che potrà eventualmente essere utilizzato in classe.

Le prime 3 classi o gruppi iscritti potranno godere della visita gratuitamente.

Per informazioni e prenotazioni contattateci qui:
scoprire@casatestori.it
351 6248544

Vi aspettiamo! Perché #ilparcofacultura

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Cortili Creativi a San Siro

Un weekend alla scoperta del quartiere tra workshop e opere sitespecific

Il nuovo progetto CORTILI CREATIVI A SAN SIRO si pone come intervento articolato nello spazio e nel tempo, per poter permeare il territorio su cui insiste, grazie al coinvolgimento attivo degli abitanti del quartiere. I cortili come grandi spazi di convivenza, intuizione importante nella progettazione architettonica del quartiere San Siro: spazi che nel progetto diventano luoghi di lavoro per le tre artiste chiamate a proporre percorsi partecipati, resi possibili grazie alla rete associativa del territorio. In particolare grazie alla collaborazione con il Comitato di quartiere San Siro, la scuola di italiano Punto.it, Propositi di Filosofia e Qubi Selinunte. 

Il quartiere San Siro rappresenta un caso unico per la città. Le problematiche relative alle povertà educativa, culturale e socio economica rintracciabili in tutta la periferia urbana qui sono particolarmente acute e visibili negli adolescenti residenti: la coesistenza di 85 nazionalità differenti, con un tasso giovanile elevato – circa il 18,4% dei residenti è minorenne rispetto alla media cittadina del 16%, secondo quanto riportato dallo studio “Mapping San Siro” svolto dal Politecnico di Milano – e una popolazione di persone di nazionalità italiana prevalentemente anziane, nonché un alto tasso di persone in carico ai servizi psichiatrici. 

Il progetto si è articolato attraverso l’attivazione di tre laboratori di Teatro, Fotografia e Scultura per i ragazzi, le ragazze e le donne della scuola di italiano del quartiere con l’obiettivo di trasformare tali segmenti di popolazione in persone che non soltanto siano in grado di fruire la cultura, ma ne diventino protagoniste, desiderose di partecipare e godere di essa mettendosi in gioco durante l’evento finale del 4 -5 giugno.

In parallelo ai tre laboratori, la fotografa Marta Carenzi e la scultrice Martina Cioffi presenteranno un lavoro fatto ad hoc facendo diventare i cortili protagonisti.

IL PROGRAMMA

4 giugno ore 11 – 17 | 5 giugno ore 14 – 19
Marta Carenzi – Volti come luoghi
Esposizione del reportage con a tema i cortili Aler e in particolare i loro custodi, presenze imprescindibili per garantire non solo l’ordine nei luoghi, ma per stabilire buone relazioni tra gli abitanti. Il reportage è presentato sotto forma di trittici che saranno conclusi da immagini delle statuette della Madonna, altra presenze costanti e silenziose in tutti i cortili, immagine rispettata e curata da tutti, al di là dell’appartenenza religiosa.
 
La scelta di esporle nelle vetrine di Casa di Comunità è per sottolineare l’importanza del nuovo polo socio – sanitario territoriale creato in collaborazione con Aler, che con la presenza dei Community manager e un Ambulatorio aperto a tutti, si propone di migliorare la qualità della vita degli abitanti dei quartieri portando nuove funzioni sociali.
Vetrine Casa di Comunità Aler – Piazzale Selinunte

Esposizione delle foto realizzate dai ragazzi del Colibrì 
All’interno del laboratorio di Fotografia tenuto da Marta Carenzi. 
Il laboratorio ha voluto calare un gruppo di ragazzi nei panni di fotografi che, dopo essere stati formati,  hanno realizzato con mezzi propri (macchine fotografiche o smartphone) i loro ritratti e quello dei loro educatori. Seguendo infine l’allestimento della loro mostra.
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80

Marco Ferrario – “Dal Quadrilatero”
Cap 1 – “Anche lo zucchero sembra sale”.
Esposizione delle fotografie del progetto tenuto da Marco Ferrario dove ha visto il fotografo realizzare una vera collaborazione con le persone che ha fotografato, i ragazzi delle scuole medie che frequentano l’oratorio “Beata Vergine Addolorata”.
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80


Martina Cioffi – Un Giardino Sotterraneo Segreto
Opera site-specific, laterizi, tondini, smalti, dimensioni ambientali.

L’artista ha pensato un’installazione per uno dei luoghi più carichi di storia del quartiere: il bunker antiaereo perfettamente conservato nel cortile di Via Preneste 4. Partendo dal mattone, modulo d’argilla simbolo dell’abitare umano e forzandone la rigida forma fino ad assumere sembianze vegetale, l’artista reinterpreta lo spazio del bunker trasformandolo in un impossibile “giardino” sotterraneo. Il paesaggio che attendeva fuori dal rifugio antiaereo chi vi si rifugiava durante i bombardamenti era fatto di detriti, idealmente queste macerie sono stati i “semi” che hanno fatto germogliare questo giardino.
Bunker nel cortile di Via Preneste 4.

4 giugno alle ore 17
Marika Pensa – Un viaggio intorno al mondo 
Lettura espressiva: poesie, canzoni, musiche da tutto il mondo con le donne della scuola di italiano di Punto.It.

Il cortile, luogo di intimità e condivisione, accoglie un percorso sonoro nel quale il pubblico potrà ascoltare brani di canzoni, testi e poesie provenienti da diverse parti del mondo, lette in lingua originale e tradotte in italiano, sotto la guida dall’attrice Marika Pensa. A fare da sfondo a questo viaggio intorno al mondo sarà il tema dell’albero che, con le sue radici, rievoca l’atmosfera dei luoghi del cuore e con i suoi rami ci invita a tendere al cielo, all’infinito.
Cortile di Via Paravia 82.

4-5 giugno dalle 14.00 alle 16.00
Durante le due giornate dell’evento finale sarà possibile seguire Laboratorio aperto a tutti di modellazione con l’argilla e decorazione con “engobbi” tenuto da Martina Cioffi
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80.

4 giugno dalle 14:30 alle 17
Le guide di quartiere (classe 3H del Boccioni) formate da Propositi di filosofia,
condurranno il pubblico alla scoperta del quartiere e dei lavori dei laboratori e delle artiste.

Il progetto Cortili Creativi s’inserisce nel programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo, che promuove attività culturali capaci di coinvolgere gli abitanti dei contesti urbani fragili nella riattivazione e risignificazione degli spazi inutilizzati o in stato di degrado, per migliorare la qualità della vita e creare nuove geografie cittadine. Per avere informazioni sul programma e sulle diverse azioni promosse consultare: www.lacittaintorno.it  –  fb tw ig: @lacittaintorno

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CATALOGO APERTO, STUPIRSI CON L’ARTE SENZA LIMITI DI ETÀ

Una serie di workshop speciali per adulti, pensati in collaborazione con 4 artisti che sono stati ospiti a Casa Testori, delle “matinée” di creatività dove l’unica richiesta è il desiderio di stupirsi, la disponibilità a mettersi in gioco, la libertà di uscire dagli schemi più consueti. Gli artisti Matteo Negri, Gianriccardo Piccoli, Gosia Turzeniecka e Alessandro Verdi hanno regalato a Casa Testori 4 laboratori, che verranno realizzati sotto la guida dei Servizi Educativi della Casa, perché tutti possano costruire la propria opera d’arte.

“Come finestre”: il laboratorio donato da Matteo Negri
Mercoledì 18 maggio, ore 10.30
L’arte può aiutare e vedere le cose da punti di vista differenti. Il lavoro di Matteo Negri ci accompagna a una visione nuova e coloratissima di ciò che ci circonda. Creeremo opere prêt-à-porter che possano essere sempre la nostra finestra sul mondo.

“Nel segno del nero”: il laboratorio donato da Gianriccardo Piccoli
Mercoledì 25 maggio, ore 10.30
Le opere di Gianriccardo Piccoli, nate nel periodo del lockdown, ci aiutano ad aprire gli occhi e a vedere, anche quando tutto sembra scuro, nero e vuoto. Ci sono infinite sfumature di nero, abituando l’occhio e la mano potremo così imparare una nuova strada per conoscere ciò che ci circonda.

“Inventario sentimentale”: il laboratorio donato da Alessandro Verdi
Mercoledì 1 giugno, ore 10.30
Incontrare e raccontare, raccogliere e ricomporre, sono tante le azioni di Alessandro Verdi nelle sue opere. Tanti i pensieri che contribuiscono alla gestazione dei suoi lavori, tante le tecniche che lo aiutano a realizzarli. Seguendo, in un viaggio pur personale, il suo racconto iniziamo a scrivere il nostro.

“Paesaggi tascabili”: il laboratorio donato da Gosia Turzeniecka
Mercoledì 8 giugno, ore 10.30
Gosia Turzeniecka ridisegna il mondo con un tratto davvero essenziale, lavorando sul macro e sul micro formato. Le bastano poche linee. Lavoriamo come lei per levare, o meglio, per individuare cosa è necessario tenere in un racconto, fino a chiudere un paesaggio nella nostra tasca.

La durata è di 120 min. circa. Il costo a persona di 20€ comprende la presenza di un educatore per l’attività e tutti i materiali necessari. Il laboratorio si attiva con un minimo di 10 iscritti e viene confermato entro 2 gg prima. 

Per iscrizioni e informazioni contattare scoprire@casatestori.it o chiamare al 351 6248544.

Pasolini e Testori – Un focus tra due centenari

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Un nuovo allestimento Pasoliniano al piano di sopra
a cura di Davide Dall’Ombra

“Con Pasolini ho avuto occasione di parlare solo due volte… Le parole furono poche ma bastarono a farci scontrare. Probabilmente la causa era nel breve limite che divideva le nostre esperienze; ma che, trovandoci uno di fronte all’altro, diventava di colpo un precipizio. Da allora, anche se capitava che ci incontrassimo, era come se non ci conoscessimo. Neppure un saluto. Tuttavia nessuna inimicizia. Una sorta di silenzio grave e rispettoso ci faceva riconoscere ben oltre le convenienze; come se, tacitamente, avessimo deciso che il limite restasse limite e il precipizio ce lo consumassimo ognuno di noi, nei nostri diversi modi, senza farcelo reciprocamente esplodere davanti.
Giovanni Testori, 1979

Quando nel 2012 andò in scena a Novate la mostra “Pasolini a Casa Testori”, mettemmo in fila per uno scritto in catalogo i punti in comune tra questi due straordinari intellettuali del Novecento. Anche solo limitandosi a riscontri oggettivi, l’elenco risultò inaspettatamente ricco. Oggi, nel bel mezzo del centenario della nascita di Pasolini (1922-1975), che terminerà con l’inizio del centenario di Giovanni Testori (1923-1993), Casa Testori sgrana il rosario di questi punti di contatto che, in questi dieci anni, si sono arricchiti di importanti conferme e messe a fuoco, dando conto di quanto fosse breve “quel limite” che divideva le loro esperienze e di quanto fosse inevitabile un percorso parallelo. Nella stanza grande del percorso testoriano al primo piano, viene allestito così un atlante visivo in 26 episodi, che si conclude con lo straordinario video in cui Sandro Lombardi legge il ricordo di Testori scritto per la morte di Pasolini e pubblicato su “l’Espresso”. Parole strazianti e infinite, a sigillo di una consonanza non formale o intellettuale, ma d’anima e carne.

Il “terremoto” Donatello. S2.Ep.8


«Il “terremoto” Donatello è stato così violento da determinare ripetute scosse di assestamento, e per una fitta serie di generazioni cominciata poco dopo il suo esordio di ventenne (1406)». È quanto scrive Francesco Caglioti, curatore della grande mostra su Donatello, appena aperta nella doppia sede di Palazzo Strozzi e del Museo del Bargello a Firenze. Questa sera ne parleremo con Arturo Galansino e Paola D’Agostino, direttori delle due istituzioni che hanno organizzato questa mostra davvero imperdibile, con oltre 50 opere dell’artista. In cosa consiste il “terremoto” provocato da Donatello? Essenzialmente in un’energia umana del tutto inedita che pervade e invade le opere. Lo testimoniano una delle presenze più sorprendenti in mostra, le due Porte della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo. Per comporre le scene sui battenti Donatello ricorre ad uno schema delle porte medievali, con una sequenza di riquadri. Ma all’interno di quella gabbia arcaica immette un’energia esplosiva. Come ha scritto il curatore, «Donatello plasmò i venti riquadri nei quali altrettante coppie di santi, campite su fondi neutri, si affrontano e disputano nei modi più diversi, partoriti da un’inventiva scatenata». In una delle due porte rappresenta gli apostoli, sempre a coppie. Sono scene concitate, dove i santi sono immaginati in pose quasi scomposte, nel pieno di discussioni appassionate. Si guardano frontalmente, come se fossero su un ring (non per niente su queste opere si consumò la rottura con Brunelleschi, che vide violati gli equilibri degli spazi da lui concepiti). Gli apostoli si confrontano a viso aperto, su quello che hanno visto e sperimentato. Hanno il cuore infiammato da ciò che hanno vissuto. Donatello non media, non li riporta alle “buone maniere”. Anzi, lui stesso si infiamma e infiamma anche noi, a quasi sei secoli di distanza.

Ne avremo conferma dalla poesia che Giovanni Testori aveva dedicato alla Maddalena orante di Donatello, che sarà letta da Federica Fracassi: il suo è un graditissimo ritorno ai Lunedì di Casa Testori.

La conclusione della puntata sarà come sempre dedicata alla “Testoripedia”, con Stefano Bruzzese che introdurrà la Traduzione della Prima Lettera ai Corinti, pubblicata nel 1991.

Appuntamento lunedì 4 aprile ore 21.15 su Facebook e YouTube

Ucraina. il grido di Pavlo Makov. S2.Ep17

È l’artista che rappresenterà l’Ucraina alla prossima Biennale di Venezia. Nella puntata di questa sera, luendì 28 marzo, racconterà il significato dell’installazione che verrà presentata, “Fontana dell’esaurimento”, e le ragioni di questa scelta. Con Makov approfondiremo anche il tema drammatico della guerra che sta devastando il suo paese e l’angosciosa incertezza rispetto al suo destino di artista costretto ad abbandonare tutto. Insieme a lui in collegamento ci sarà anche Paolo Ciregia, un artista italiano che ha lavorato a lungo, inizialmente come fotoreporter, in Ucraina e in particolare in Donbass. Un’opera scaturita da questa sua esperienza, “Shields”, è esposta al Mufoco, il museo della fotografia di Cinisello Balsamo. L’arte per Ciregia è un linguaggio che in frangenti come questi umilmente e senza pretese di di spiegare, cerca di esplorare le radici di questa esplosione di violenza. Una puntata intensa, da non perdere! A guidare la puntata ci sarà Luca Fiore, curatore, giornalista, profondo conoscitore della realtà culturale dell’Ucraina.

In chiusura Fabio Pierangeli, docente di Letteratura italiana a Roma Torvergata, presenterà “I promessi sposi alla prova”, nuovo appuntamento con la “Testoripedia”.

Appuntamento lunedì 28 marzo ore 21.15 su Facebook e YouTube

SEGNI DI ME. Il corpo, un palcoscenico

Opere di: Margaux Bricler, Binta Diaw, Zehra Doğan, Iva Lulashi, 
Giorgia Ohanesian Nardin, Iman Salem
In dialogo con: Carol Rama e Giovanni Testori
A cura di: Rischa Paterlini con Giuseppe Frangi
Casa Testori
2 Aprile – 25 Giugno 2022
Progetto grafico: CH RO MO/Roberto Montani. 
Fotografie: Michele Alberto Sereni

LA MOSTRA
Dopo l’esperienza della mostra “Libere Tutte” del 2019, Casa Testori continua il percorso dedicato a quella che Lea Vergine aveva ribattezzato “l’altra metà dell’arte” e aggiunge un tassello alla storia scritta da molte artiste femministe sul finire degli anni ‘60 affrontando con più radicalità temi legati al corpo e all’entità.

SEGNI DI ME. Il corpo, un palcoscenico” presenta sei giovani personalità artistiche nate tra il 1985 e il 1995, chiamate a relazionarsi con una grande figura del recente passato, Carol Rama. Al centro dei loro lavori c’è la relazione con il corpo che diventa terreno proprio dell’espressione artistica. Nelle stanze di Casa Testori entrano opere potenti e talvolta provocatorie che insistono su esperienze soggettive, criticando la dolorosa eredità del sessismo, della violenza e di altre strutture di potere della cultura contemporanea. Sono lavori che forniscono nuove e preziose intuizioni sia sull’arte storica che su quella contemporanea. La mostra è concepita come fosse una pièce teatrale, grazie all’aiuto di una vasta gamma di mezzi tra cui dipinti, sculture, performance, disegni e fotografie. Un ottavo protagonista entra poi in scena, il padrone di casa Giovanni Testori, con una serie di grandi disegni della metà degli anni ‘70 che hanno per soggetto il corpo femminile.

A cura di Rischa Paterlini con Giuseppe Frangi, la mostra porta nelle stanze della dimora di Novate Milanese oltre a Carol Rama e Giovanni Testori, le opere di Margaux Bricler, Binta Diaw, Zehra Doğan, Iva Lulashi, Giorgia Ohanesian Nardin, Iman Salem.

Intrecciando l’erotismo della pittura di Iva Lulashi, la sensualità delle fotografie di Binta Diaw, le deformate figure di Zehra Doğan, le sculture o sfingi di Margaux Bricler, figure animalesche, femminili e demoniache, la lunga performance dal vivo di Giorgi Ohanesian Nardin a e le fotografie di Iman Salem, con le opere storiche di Carol Rama e di Giovanni Testori, la mostra mette in scena racconti in cui si mescolano carnalità e passione. Il corpo nell’essere rappresentato si oggettualizza: in tale meccanismo è insita la critica diretta non solo ai cliché visivi a cui siamo abituati, ma anche alle modalità di fruizione da essa generate. Le giovani personalità artistiche invitate, evidenziando l’impegno in chiave di rivendicazione del corpo e andando oltre l’eredità storica del femminismo, hanno sviluppato opere di grande intensità, generando un incontro-scontro che trova ulteriore riflessione laddove ogni elemento presente è frammento di corpo su un palcoscenico vuoto. Questi frammenti di opere-corpo permettono di ottenere equilibri di notevole intensità formale ed estetica molto coinvolgenti per i visitatori.

La mostra è nata dalla suggestione delle parole impresse sull’invito che, nel 1995, l’artista afro-americana Kara Walker realizzò per la sua prima personale a New York alla galleria Wooster Gardens/Brent Sikkema, “The High and Soft Laughter of the “Negress” Wenches at Night”, che recitavano così: «Non perdetevi l’incredibile “storia di carta” di una negra in schiavitù che narra la sua straordinaria fuga verso la libertà». Parole, queste, messe in relazione a quelle di un articolo che Giovanni Testori scrisse nel 1979 per la prima pagina del Corriere della Sera, “La vergogna dello stupro”: «Non vorremmo che, come va succedendo per altre vergogne e per altri delitti, a furia di parlarne, scriverne e discuterne, senza mai assumere la responsabilità di un gesto, si finisse, insomma, per abituare l’uomo a ciò che non è umano. L’abitudine a tutto è uno dei rischi più grandi che l’uomo sta correndo; ad esso sta inducendolo la spinta negativa che vuol ridurlo a “cosa”. Ora il punto d’arrivo di questo rischio non potrà essere una nuova coscienza, ma il buio e la notte che s’aprono sulla coscienza eliminata o distrutta».

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IL PROGETTO
Le stanze al piano terra di Casa Testori sono dedicate a opere site-specific di Margaux Bricler, Binta Diaw, Zehra Doğan e Iva Lulashi. Per l’inaugurazione Giorgia Ohanesian Nardin con Iman Salem daranno vita a una performance che sarà documentata in mostra dagli scatti fotografici live realizzati da Iman Salem. Alle pareti del grande salone, un omaggio all’artista Carol Rama il cui lavoro si è dimostrato prezioso riferimento per molte artiste contemporanee, in particolare per la sua visione moderna della femminilità e per il suo modo di rappresentare, fin dagli anni Trenta, il proprio corpo, insofferente rispetto alle costrizioni e alle ipocrisie borghesi. Lavori intensi degli anni Sessanta che celebrano un’identità raffinata e animalesca insieme, e che hanno anticipato un nuovo sentire: materiali come gomme, occhi di vetro, pelli, peli e unghie sono elementi che ricorrono in queste sue opere, vere messe in scena della propria identità.

I miei lavori – disse l’artista nel 1997 rispondendo a una domanda di Corrado Levi – piaceranno moltissimo a quelli che hanno sofferto, e che dalla sofferenza non hanno saputo cavarsela… perché avendo avuto una madre in clinica psichiatrica ed essendomi anch’io sentita bene in quell’ambiente lì… perché ho iniziato in quel modo lì ad esser con dei gesti e dei modi senza preparazione né culturale, né di etichetta… credo che tutti quanti ameranno di più quei gesti, perché sono gesti che, per delle ragioni che non oso dire, appartengono a tutti… perché la follia è vicina a tutti… e c’è assolutamente chi la nega… e chi la nega è soltanto un folle, malinconico, triste, inavvicinabile… perché è come la cultura; la cultura è un privilegio, che avrei potuto farlo anch’io… però mi sono sentita sempre più duttile al disegno, a un quadro, una storia, a una composizione.

Un ambiente al piano terra permetterà di guardare le opere solo dall’esterno, attraverso un foro. All’interno vengono presentati alcuni lavori che Giovanni Testori realizzò nel 1975 e che espose alla Galleria del Naviglio di Milano: grandi carte a grafite, con close up su soggetti anatomici femminili.  

La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione della Galleria del Ponte, Torino e Prometeogallery, Milano e grazie al sostegno di Banca Generali, Lazard e Art Defender

Catalogo con testi di: Corrado Levi, Giovanni Testori, Giuseppe Frangi, Rischa Paterlini, Marlene L. Müller     

 

Orbita: di Massimo Uberti al Castello Gamba. S2.Ep.16

Massimo Uberti è un artista che disegna con la luce. Per farlo, tende la mano al nostro quotidiano, raccogliendo oggetti e tratteggiando stanze e ambientazioni che ci appartengono. Il mezzo della luce porta in sé la dilatazione del contingente all’universale, espande, con le sue particelle luminose, gli elementi del vissuto, illuminando loro e il contesto, ma soprattutto chiamandoli a generare volumi potenzialmente infiniti, facendoci alzare lo sguardo dal personale, liberando la materia dal suo limite.

La puntata è dedicata proprio  ad Uberti e alla sua “Orbita”progetto vincitore dell’avviso pubblico PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Un progetto ambizioso che cambierà per sempre il volto del Castello Gamba. Si comincia infatti con la mostra, dal 26 marzo al 5 giugno, per proseguire con la grande installazione dell’opera, prevista per luglio. 
Ne parleremo con lo stesso Massimo Uberti, con la direttrice del Castello Gamba Viviana Maria Vallet, e con i critici Marco Bazzini e Rossana Ciocca.

In chiusura, per il consueto appuntamento con la “Testoripedia”, Stefania Rimini presenterà “Post-Hamlet” del 1983. 

L’Arte per l’Ucraina. S2.Ep.15

C’è uno stendardo disegnato da Matteo Negri con il testo del coro del “Macbetto” contro la guerra, sulla facciata di Casa Testori. Partiremo da lì per una puntata dedicata alla tragedia che si è abbattuta sull’Ucraina, interrogandoci su quale ruolo l’arte può giocare in una situazione così drammatica. Avremo con noi Gianluigi Ricuperati, scrittore e saggista che è stato incaricato da Stefano Boeri di curare il padiglione dell’Ucraina alla prossima edizione della Triennale milanese. Ricuperati è personalmente implicato, in quanto la sua compagna, Lidiya Liberman, attrice e pianista, è nata in Ucraina. Lui ci racconterà il senso e l’obiettivo di questa mobilitazione multidisciplinare, che coinvolgerà molte personalità del paese assediato e che, soprattutto, chiamerà in causa gli architetti. Dopo di lui ascolteremo la testimonianza di Luca Fiore, giornalista e critico, che nel 2019 aveva curato a Kharkiv un’importante mostra dove artisti italiani e artisti ucraini si confrontavano con i rispettivi passati. Tra gli artisti c’era Pavlo Makov, che quest’anno sarà protagonista del padiglione del suo paese alla Biennale di Venezia: conosceremo quello che Makov intende proporre. Alla mostra di Kharkiv era presente anche Julia Krahn, artista tedesca ma naturalizzata italiana, che non ha smesso di intrecciare rapporti con i colleghi ucraini: con alcuni di loro condividerà un progetto alla prossima Biennale della Luce alla Casa del Mantegna a Mantova.

In chiusura, per l’appuntamento con la “Testoripedia” Federica Mazzocchi ci guiderà alla scoperta di “Edipus”.

On the Wall. S2.Ep12

La pittura lingua viva

Siamo ormai troppo lontani dagli anni della “pittura lingua morta”, la sentenza proclamata dalla critica di fronte all’inevitabilità del Concettuale e anche il colpo di reni della pittura che si registrò in Italia, dalla Transavanguardia in avanti, risale ormai a quarant’anni fa. Eppure, non è mai tardi per i carotaggi, per domandarsi a che punto siamo con la pittura figurativa affermata a livello internazionale oggi. Naturalmente sono mostre allestibili in diversa scala e che si reggono sulla firma di chi si fa carico della scelta. In questo caso siamo di fronte a un critico come Demetrio Paparoni, che in questo ambito non ha certo bisogno di ulteriori accrediti, dopo le curatele internazionali e le recenti mostre alla Fondazione Stelline. Lunedì prossimo dedichiamo perciò la puntata alla mostra On the Wall, che Paparoni ha curato alla Galleria Building di Milano (fino al 19 marzo) in cui propone dipinti, spesso imponenti, di Paola Angelini, Rafael Megall, Justin Mortimer, Nicola Samorì, Vibeke Slyngstad e Ruprecht von Kaufmann. Oltre quaranta opere disposte sui quattro piani della galleria, accumunante non solo dal figurativo, ma da una ricerca tecnica posta al centro dell’esperienza artistica. Con noi, oltre al curatore, saranno presenti i due artisti italiani, Paola Angelini e Nicola Samorì, che ci sveleranno genesi e intenti delle loro opere in mostra. Un’occasione da non perdere per scoprire ancora una volta la centralità del processo nella conoscenza di ciò che guardiamo, all’altezza di quello che ci farà accadere l’incontro con l’opera.