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“CURATELA” KIDS EDITION

“CURATELA”. UN MESE DI INCONTRI A CASA TESTORI – KIDS EDITION

Festeggiamo le ultime settimane della mostra Curatela di Casa Testori anche con i più piccoli.
Vi aspettiamo per 3 sabati pomeriggio per “il laboratorio delle 5”. Ogni settimana incontreremo uno degli artisti presenti in questa mostra, entreremo nel suo lavoro, ci metteremo alla prova rispetto alle sue opere.

Sabato 16 ottobre, ore 17: Scopriamo Giorgio Morandi
Sabato 23 ottobre
, ore 17: A tu per tu con Fabio Roncato
Sabato 30 ottobre, ore 17: A tu per tu con Alberto Gianfreda

Per ciascun appuntamento è prevista una visita in mostra cui seguirà un momento di approfondimento dialogico e laboratoriale sull’opera e sul lavoro dell’artista indicato per quella giornata: per ampliare la capacità di osservazione, per aumentare il senso di cura verso il bello, per permettere una riappropriazione personale di ciò che si è incontrato verrà consegnato a ciascun bambino il materiale necessario a creare una propria “opera” che dovrà svilupparsi sulle tracce e in continuità di ricerca con quanto osservato insieme.

Il lavoro su Giorgio Morandi si svilupperà come dovuto sul tema degli oggetti, così semplici e allo stesso tempo tanto conoscibili, talmente capaci di essere conosciuti da sostenere la frequentazione prolungata e discreta dell’artista. Ogni segno è per Morandi una voce, una parola che va a descrivere il suo oggetto, e porta quindi con sé un tono, una inclinazione, uno spessore. Con i bambini lavoreremo sul disegno dell’oggetto, o meglio sui suoi disegni e sulle sue potenzialità di racconto.

L’attività sull’opera di Fabio Roncato ci aiuterà ad avvicinarci alla terra, da veri uomini. Le sue opere sono l’occasione di un incontro tra natura e progetto. Ci affidiamo come lui a una scultura non sempre pienamente “prevedibile” per indagare la realtà circostante, accostando materiali organici, come la terra, ad artifici dell’uomo, come la vernice, per portarci a casa un pezzo di Casa Testori.

Alberto Gianfreda, infine, accoglie in maniera innovativa e inaspettata la tradizione che gli arriva dalla storia e dalla produzione ceramica. Entrando nel suo lavoro fatto di distruzione e ricostruzione di frammenti, creeremo una nuova unità ordinata per forma, colore e intenzione con la stessa cura che l’artista impiega nei suoi assemblaggi.

Destinatari: bambini 6-12 anni
Durata: 60 min.
Costo: 10€ a bambino, 8€ sconto fratelli e a chi si iscrive a tutti gli appuntamenti
Prenotazione: obbligatoria
Informazioni e prenotazioni: scoprire@casatestori.it

Note: ogni bambino dovrà avere con sé l’astuccio di base della scuola, ciascuno riporterà a casa a fine dell’attività il suo lavoro, i ragazzi partecipanti con 12 anni compiuti dovranno esibire Green Pass o certificazione sostitutiva secondo le norme di legge all’ingresso, eventuali adulti accompagnatori potranno entrare solo se muniti di Green Pass ma non potranno comunque restare con i bambini o ragazzi per ragioni di capienza, l’attività si svolgerà in parte all’esterno se possibile, i partecipanti dovranno comunque indossare per tutto il tempo la mascherina e osservare il metro di distanza interpersonale.

I Servizi Educativi di Casa Testori sono progettati, curati ed erogati da Ambarabart Aps con la supervisione e collaborazione del responsabile interno Francesca Ponzini.

CI VUOLE UNA MADRE PER CAPIRE LA «PIETÀ»

È stata prorogata fino al 31 ottobre la mostra di Emma Ciceri “Nascita Aperta”, in corso al Museo della Pietà Rondanini al Castello Sforzesco di Milano, a cura di Gabi Scardi e prodotta da Casa Testori.
Per l’occasione pubblichiamo di seguito la recensione di Luca Doninelli uscita su Il Giornale.

di Luca Doninelli

Sarebbe sempre bello poter parlare di arte, letteratura, cinema non da esperti, non in qualità di specialisti della materia, ma soltanto come semplici uomini, che leggono e guardano e ascoltano obbedendo a un bisogno naturale.
Comincio così perché so di non avere la competenza per parlare di quello di cui sto per parlare. Per l’esattezza: né di arte classica né di arte contemporanea. So soltanto che amo l’arte, perché non si occupa di sistemi di pensiero ma solo di una ferita che esiste in tutti noi, di un dirottamento, di qualcosa che non si spiega: e più cerca la chiarezza (è suo dovere) e più sprofonda nell’enigma della vita.
Ammirare la Pietà Rondanini, custodita a Milano, al Castello Sforzesco, è quasi un dovere. L’opera estrema di Michelangelo, quasi più un urlo silenzioso, una preghiera fremente che nemmeno una scultura, si trova lì, pronta a interpellare i visitatori. Vale il viaggio, anche da lontano, perciò venite.
Se però verrete nei prossimi giorni, allora avrete la possibilità di ammirare un’altra opera, straziante e meravigliosa, dalla quale potrete imparare, a proposito della Rondanini, tante cose alle quali non avevate mai pensato.
L’enigma di questo capolavoro finale (l’artista continuò a lavorarvi fino a 88 anni, ossia fino alla morte) si spalanca attraverso il doppio video di un’artista, Emma Ciceri, che a pochi metri dalla Rondanini, con tenerissime, semplici immagini ci racconta il suo amore per la bellissima figlioletta, affetta da quella che noi chiamiamo – tradendo l’imbarazzo dell’ignoranza – disabilità.
Le due scene parallele si svolgono una nella cameretta della piccola e una lì, nel museo dove, protetta dal legno di De Lucchi, la Rondanini si alza nella sua solitudine, che a me ha sempre dato un po’ fastidio perché la solitudine impoverisce l’opera, come un posticcio one man show. E penso sempre al museo più felice del mondo, il Bargello di Firenze, che è l’esatto contrario.
Ma a vincere la solitudine ci ha pensato l’artista, Emma, che con la sua azione restituisce a questa Pietà il senso del suo nome. Un’azione pietosa, al cospetto di un’altra (o forse la stessa) azione pietosa, si svolge nei due video paralleli di questa artista. Emma lava, asciuga, accarezza la sua bambina, gioca con lei. Dal viso angelico e perfetto della piccola nascono sguardi enigmatici; lamenti – di gioia, forse – si levano timidi come da oltre un muro: e la mamma li raccoglie, li conserva, li stringe a sé.
Distesa su una coperta, la piccola viene piano piano trascinata intorno alla statua, e a quel punto nessuno spettatore che non sia affetto da distrazione cronica può trattenere un moto di profonda commozione: commozione per quel duplice amore che unisce madri e figli, e per la bellezza che da questo amore si genera, eternamente. Quasi che da questo sguardo nascesse l’Arte, sempre e dovunque.
So che questo non è del tutto vero; eppure, se pensiamo all’arte occidentale e a quello che è nato (anche in termini tecnici) dalla rappresentazione dell’amore di Maria per il suo bambino piccolo, o del suo figlio morto troppo presto, verrebbe da confermare questa impressione volatile, renderla di pietra, e dire: sì, tutto nasce da un bacio, da una carezza.
A questo punto, tornati davanti al misterioso capolavoro di Michelangelo, mentre nel cuore ci scorrono tanti suoi sonetti, la nostra mente si apre, non per un’azione intellettuale ma per l’accettazione dello sconquasso, del felice disordine che lei, la vita! produce nella nostra intelligenza meccanica.
E, a quel punto, si comincia a capire. A capire la beata sfrontatezza teologica, che in faccia alla Chiesa Trionfante ci offre l’immagine scandalosa di un Dio morto, e che proprio nella morte, nell’estrema sconfitta, diviene la salvezza per sua madre: che lo sostiene per esserne sostenuta, che lo stringe per essere da Lui stretta.
Non il Gesù Cristo dispensatore di miracoli e guarigioni, ma quello che non vediamo più, e ci ha lasciato, verrebbe da dire, un simulacro vuoto, un corpo inanimato. I discepoli sono fuggiti, sopraffatti dallo scandalo, ma la madre rimane, accarezza quel corpo, non ha perso la fiducia, ripete tra sé le parole di Pietro, le dice al cadavere: Tu solo hai parole di vita eterna.
Folle, se vogliamo. Eppure umano, umano come niente al mondo. E come la Rondanini è il “Tu” di Maria al figlio, così “Nascita aperta” (questo il nome dell’opera di Emma Ciceri) è il “Tu” di una madre che sa quanto non l’arte, non il successo (che le auguro di tutto cuore) ma quel rapporto è il punto decisivo sul quale si gioca e si giocherà tutta la sua vita.
Riporto, con queste ultime parole, il pensiero di Giovanni Testori, e non a caso, perché proprio Casa Testori ha progettato, prodotto e promosso questo evento (curato da Gabi Scardi, a cui va la mia gratitudine) capace di oltrepassare ogni competenza specialistica con un linguaggio diretto, semplice come tutto ciò che è vero e che, almeno per il sottoscritto, ha liberato il capolavoro di Michelangelo da tutta la polvere che i secoli e le chiacchiere (anche mie) vi hanno depositato.

Scopri di più sulla mostra

Il progetto Alpina

Il progetto ALPINA nasce dall’incontro delle ricerche di Barbara De Ponti e Fabio Marullo che, parallelamente alle proprie attività artistiche, hanno deciso di intraprendere un cammino comune, un viaggio che sarà costellato da tappe e incontri che porteranno nuovi approfondimenti e nuovi punti di osservazione. Lungo questo percorso si è aggiunto l’apporto critico-teorico di Alberto Zanchetta, collaborazione che sancisce il nucleo originale del gruppo di lavoro. 

In questa prima fase, il team di operatori-ricercatori culturali è interessato a setacciare i fondi archivistici, raccogliere informazioni e dati scientifici in situ che daranno vita a talk e workshop pubblici e, in futuro, a opere ed esposizioni.

ALPINA è un progetto a lungo termine che nel mese di agosto 2021 è entrato nel vivo con una spedizione presso il Ghiacciaio dei Forni, il più grande ghiacciaio vallivo italiano, l’unico di tipo himalayano, in Alta Valtellina, nel settore lombardo del Parco nazionale dello Stelvio.

ALPINA compie il suo viaggio in collaborazione con Casa Testori e l’Associazione Ardito Desio nello spirito di Ardito Desio, tra i primi esploratori-geologi a studiare il Ghiacciaio dei Forni (la sua prima spedizione risale al 1938). 

Casa Testori si fa archivio della memoria per questo progetto artistico, accompagnandolo fin dai suoi primi passi. In questa teca verrà esposto man mano il materiale che gli artisti stanno spedendo dalle loro esplorazioni: un archivio in divenire a disposizione degli sviluppi che prenderà il progetto.

IG: @progettoalpina



“Curatela” – 4 curatori a Casa Testori

Ultimo mese di apertura per la mostra “Curatela”, un percorso entusiasmante che, sul solco del padrone di casa Giovanni Testori, ha visto l’arte del ’900 e contemporanea confrontarsi sul ruolo del critico e del curatore  e di come questa figura collabori alla realizzazione delle opere d’arte, talvolta entrando fin dentro il processo.

Per approfondire questo tema, così vivo nel dibattito contemporaneo, abbiamo invitato critici e curatori di un importante museo pubblico, un critico indipendente e una curatrice di una grande fondazione privata a dialogare a Casa Testori. Ecco il programma:

• 9 ottobre
Alle ore 16: visita guidata con il curatore
Alle ore 17: Incontro con Emma Zanella, direttrice del MA*GA di GallarateAlessandro Castiglioni, vice direttore e senior curator. Il museo MA*GA ha recentemente ospitato la mostra dell’artista Marzia Migliora “Lo spettro di Malthus” e di Francesco Bertocco “Historia”, e gli stessi Zanella e Castiglioni sono i curatori della mostra in corso: “Impressionisti. Alle origini della modernità”.

• 16 ottobre
Alle ore 16: visita guidata con il curatore
Alle ore 17: Incontro con Demetrio Paparoni, critico d’arte e curatore indipendente. Ha recentemente curato la mostra “L’ultima cena dopo Leonardo” alla Fondazione Stelline di Milano, e nel 2020 ha pubblicato insieme a Arthur Danto “Arte e poststoria: Conversazioni sulla fine dell’estetica e altro”.

• 23 ottobre, ore 17: Incontro con Eva Fabbris, exhibition curator per Fondazione Prada. È curatrice associata della mostra “Stop painting”, in corso alla sede veneziana della Fondazione e di “Project Room”, un programma della Fondazione Arnaldo Pomodoro dedicato ai più recenti sviluppi del panorama artistico internazionale.

Gli eventi si svolgeranno in presenza, con obbligo di Green Pass. È richiesta la prenotazione scrivendo a eventi@casatestori.it.

CURATELA. Spin-off Parenti

Teatro Franco Parenti – Sala Giovanni Testori
17-19 settembre
Preview stampa 16 settembre

In occasione di ArtWeek 2021, Casa Testori e il Teatro Franco Parenti presentano al pubblico una nuova esposizione estemporanea, allestita nella sala dedicata a Giovanni Testori, scrittore, drammaturgo e critico d’arte all’origine delle rispettive storie…Si tratta di una sorta di spin off della mostra “Curatela”, allestita in queste settimane a Casa Testori, a Novate Milanese. Un ponte culturale e artistico teso tra i due luoghi così legati fra loro e offerta ai visitatori del Parenti e dei Bagni Misteriosi, in questi giorni dedicati all’arte contemporanea.

Quella allestita a Novate, “Curatela”, è la mostra curata da Davide Dall’Ombra che lancia il progetto “(Ri)cambio la visita”, sostenuto dalla Fondazione di Comunità Milano, con il patrocino del Consiglio Regionale della Lombardia. Un’esposizione che vede al fianco di tre grandi maestri del ’900, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis ed Ennio Morlotti, proprio i tre giovani artisti contemporanei bn+BRINANOVARA, Alberto Gianfreda e Fabio Roncato, presentati in queste sale.
Ad essere indagato è il ruolo del critico e del curatore, raccontando i diversi approcci nel rapporto con l’artista, adottati per dar spazio e parola alla sua opera, interrogandosi su come esporla e/o raccontarla ma anche collaborando alla definizione del processo artistico che la genera. S’intesse così il filo conduttore tra i sei artisti presentati che dà il titolo alla mostra, la CURATELA, appunto, squadernando i mezzi del passato e del presente, capaci di innescare un processo di crescita e comprensione dell’opera d’arte che giovi all’artista e al pubblico.
Il percorso di questa mostra al Teatro Franco Parenti, nei vecchi spogliatoi della Piscina Caimi, è incentrato sui lavori dei tre giovani artisti e prende avvio dalla ricerca intrapresa nella mostra novatese, proponendo però opere nuove e inedite.

bn+BRINANOVARA

Il duo artistico bn+BRINANOVARA esplora la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello. Il lavoro di decostruzione del sistema compositivo come un linguaggio – a discapito degli aspetti iconografici – traduce la “struttura spaziale” in struttura “pittorica”, sostituendosi alla prospettiva. La loro opera ha un duplice valore: è sia un nuovo codice di “accesso” per l’immagine storica, sia un’immagine autonoma, con una nuova identità unitaria e contemporanea. L’ambito mediale rimane invariato ma l’immagine è forzata, ripetuta – sempre la stessa – più volte. Gli artisti deformano la struttura, forzano i limiti, fanno collassare gli equilibri, ridefiniscono le gerarchie, fino a rivelare nuove condizioni di esistenza per l’immagine che così riaccade.

Alberto Gianfreda

Alberto Gianfreda affronta il tema della distruzione in favore di un processo di ricongiungimento del frammento per generare una nuova bellezza e unità. Un grande vaso cinese di produzione industriale decorato con soggetti figurativi e floreali è dustrutto a martellate e i frammenti sono ricostruiti su una rete metallica. Il supporto è mobile e conferisce alla scultura la possibilità di trasformarsi nello spazio. Effimera, ispirata ai grandi tondi rinascimentali ceramici, continua la tradizione secolare italiana della ceramica da Andrea e Giovanni Della Robbia a Benedetto Buglioni, da Cantagalli a Ginori. Partendo però da un oggetto di origine cinese, la scultura vuole anche essere un’occasione di riflessione sui rapporti tra Italia e Cina. Le relazioni tra i frammenti infatti sono vincolate ma instabili pur definendosi nella forma perfetta del cerchio.

Fabio Roncato

Fabio Roncato porta in mostra l’ultimo esito della sua ricerca, che si esprime da anni nel rapporto inesausto di partecipazione con la natura. In Landscape torna la centralità del processo artistico, che ha richiesto un susseguirsi di sperimentazioni e tentativi, articolandosi in diverse azioni complementari, perché “la superficie è la parte più esterna delle cose, che ci rivela la reazione di contatto tra la materia”.
I blocchi di terra vengono colorati in superficie con una vernice spray e adagiati sul pavimento generando i movimenti dell’assestamento impostogli dalla morfologia e dalla gravità. La vernice non può seguire puntualmente la terra e, inevitabilmente, asciugando, si contrae, sposta e crepa, registrandone, di fatto, il movimento. Interviene a questo punto un secondo materiale sintetico, la schiuma poliuretanica che, spruzzata sulla vernice, vi aderisce perfettamente, fissandone la forma. Irrobustita dalla schiuma, a sua volta armata da una fine rete metallica, la pellicola di vernice che ha registrato il movimento della terra è fissata per sempre e può essere liberata dalla terra stessa, grazie ad un processo d’immersione in grandi vasche d’acqua.

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bn+BRINANOVARA_Il mito di Osiride-min
bn+BRINANOVARA_Die kunst der fuge-min
bn+BRINANOVARA_No place to hide
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Curatela. Spin-off Parenti
Un progetto di Casa Testori per il “Parenti District Art & Design”
In occasione della Milano Art Week 2021

Teatro Franco Parenti – Sala Giovanni Testori, dal 17 al 19 settembre

Preview stampa: 16 settembre dalle 10 alle 19

Ingresso: gratuito, con green pass obbligatorio

Orari: venerdìì – sabato– domenica, ore 10 – 19.00
informazioniwww.casatestori.it | info@casatestori.it | tel. +39.02.36586877
www.teatrofrancoparenti.com | biglietteria@teatrofrancoparenti.it | tel. +39.02 59995206

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI
Maria Grazia Vernuccio – Mob. +39 3351282864 \ mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

PR E UFFICIO STAMPA FRANCO PARENTI
Carlotta Tonon – Mob. 339 6219432 | carlotta@carlottatonon.com
Francesco Malcangio – Mob. 346 4179136 | fmalcangio@teatrofrancoparenti.it

Emma Ciceri, “Nascita aperta”

PROROGATA FINO AL 31 OTTOBRE

Castello Sforzesco, Museo della Pietà Rondanini 
14 settembre – 12 ottobre 2021

In occasione di Milano Art Week 2021 il nuovo video dell’artista: 
madre e figlia ai piedi della Pietà Rondanini

In occasione di Milano Art Week 2021, i Musei del Castello Sforzesco, dal 14 settembre al 12 ottobre, presentano Nascita Aperta, di Emma Ciceri, un progetto di Casa Testori curato da Gabi Scardi. L’opera – due video proiettati in simultanea – verrà allestita negli spazi restaurati dell’ex Ospedale Spagnolo, dal 2015 sede del Museo della Pietà Rondanini.

Nascita Aperta è la performance che l’artista ha realizzato insieme a sua figlia davanti alla Pietà Rondanini di Michelangelo, l’ultima opera su cui ha lavorato. L’esperienza quotidiana di madre e figlia è quella di corpi che, per necessità, stanno stretti l’uno all’altro, in tanti gesti di assoluta normalità. Quel rituale quotidiano è stato portato e rivissuto da loro in lunghi momenti trascorsi davanti all’opera di Michelangelo, dove Madre e Figlio si trovano analogamente stretti in una relazione che lega i loro corpi in unicum scultoreo. «Portiamo la nostra esperienza quotidiana in visita al corpo di un’opera: la Pietà Rondanini di Michelangelo – spiega Emma Ciceri -. Abbiamo trascorso del tempo con la scultura lasciando che l’incontro diventasse ciò che è per i nostri corpi nell’ambiente di casa: una possibilità di ricerca. Nella Pietà Rondanini l’abbraccio tra la madre e il figlio crea un flusso vitale che non ci lascia distinguere dove finisca la vita e inizi la morte; la scultura è diventata per noi una fonte di domande intorno alla relazione tra i nostri corpi». 

«Nascita Aperta è un autoritratto e, nello stesso tempo, la metafora di una relazione che vede due vite legate inscindibilmente», spiega la curatrice Gabi Scardi. «È anche una dichiarazione di adesione alla vita e alla forma, non per ciò che deve essere, ma per ciò che è. Nell’insistere sui corpi, sui gesti, su quei rituali di contatto e di cura, le immagini di Emma Ciceri sono oggettive, esplicite, eppure interiori; interiore è il tempo che impongono, oltrepassando ogni contingenza».

«Il rapporto madre e figlia, svelato da Emma Ciceri nelle pieghe di una toccante e intima umanità, è messo a confronto con l’immagine della Madre e del Figlio dell’ultima opera michelangiolesca», dice Giovanna Mori, Conservatrice del Museo della Pietà. «L’artista si esprime con fiducioso abbandono, riuscendo a mettere in evidenza la straordinaria attualità di un capolavoro che Michelangelo ideò senza alcuna committenza, mettendo a nudo la sua anima».

L’opera, che si compone di due video proiettati in simultanea, verrà allestita in una delle nicchie, anch’esse restaurate, dell’ex Ospedale Spagnolo. «Siamo molto grati alla direzione del Castello Sforzesco per aver reso possibile sia la realizzazione di quest’opera di grande valore umano ed emotivo, sia la sua presentazione in questo spazio contiguo al capolavoro di Michelangelo, così amato da Giovanni Testori», dice Giuseppe Frangi, vicepresidente di Casa Testori, l’associazione culturale che ha sostenuto la produzione dei video di Emma Ciceri. 

«L’avere individuato una convergenza rispetto alla Pietà Rondanini, con le sue figure drammaticamente fuse anche oltre l’ultimo respiro, dice come la cultura sia costitutiva della memoria individuale e collettiva, e viceversa l’esperienza, anche la più cogente, si sostanzi attraverso immagini assimilate, incorporate» conclude Gabi Scardi.

Emma Ciceri, “Nascita Aperta”
Progetto di Casa Testori
A cura di Gabi Scardi 
Produzione di Dok Mobile

Castello Sforzesco, Museo della Pietà Rondanini dal 14 settembre al 12 ottobre

Presentazione alla stampa: lunedì 13 settembre, ore 11.00 Museo della Pietà – Castello Sforzesco
Opening: lunedì 13 settembre dalle 14.00 alle 18.00

Date della mostra: 14 settembre – 12 ottobre 2021 

Ingresso: con biglietto dei Musei del Castello (€ 10 intero – € 8 ridotto – gratuito under 18). Disponibile online al link: https://museicivicimilano.vivaticket.it/it/extsearch/castello-sforzesco

Orari: martedì – domenica, ore 10 – 19.30 (la biglietteria chiude alle ore 18.30)
informazioniwww.casatestori.it | info@casatestori.it | tel. +39.02.36586877
www.milanocastello.it | tel. +39.02.88463700

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI
Maria Grazia Vernuccio – Mob. +39 3351282864 \ mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

UFFICIO STAMPA COMUNE DI MILANO
Elena Conenna – elenamaria.conenna@comune.milano.it

A rischio della vita

di Giovanni Testori
“L’Espresso” 9 novembre 1975

Sull’atroce morte di Pasolini s’è scritto tutto; ma sulle ragioni per cui egli non ha potuto non andarle incontro, penso quasi nulla. Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri? La risposta è complessa, ma può agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l’angoscia dell’essere diviso, dell’essere soltanto una parte di un’unità che, dal momento del concepimento, non è più esistita; insomma, la coscienza e l’angoscia dell’essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l’abitudine di chiamare “diversi”. Allora, quando il lavoro è finito (e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciarci più spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello); quando ci si alza dai tavoli delle cene perché gli amici non bastano più; quando non basta più nemmeno la figura della madre (con cui, magari, s’è ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d’odio e d’amore) e si resta lì, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che è negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo, comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro; di trovare un “qualcuno”; quel “qualcuno” che ci illuda, fosse pure per un solo momento, di poter distruggere e annientare quella solitudine; di poter ricomporre quell’unità lacerata e perduta. Gli occhi, quegli occhi; la bocca, quella bocca; i capelli, quei capelli; il corpo, quel corpo; e l’inesprimibile ardore che ogni essere giovane sprigiona da sé, come se in esso la coscienza di quella divisione non fosse ancora avvenuta, come se lui, proprio lui, fosse l’altra parte che da sempre ci è mancata e ci manca. Mettere di fronte a queste disperate possibilità e a queste disperate speranze íl pericolo, fosse pure quello della morte, non ha senso. Io penso che non s’abbia neppure il tempo per fare di questi miseri calcoli; tanto violento è il bisogno di riempire quel vuoto e di saldare o almeno fasciare quella ferita. Del resto, chi potrebbe segnalarci che dentro quegli occhi, dentro quella bocca, quei capelli e quel corpo, si nasconde un assassino? Nella mutezza del cosmo queste segnalazioni non arrivano; e anche se arrivassero, torno a ripetere che quell’angoscia risulterebbe ancora più  forte e ci vieterebbe d’intendere. Si parte; e non si sa dove s’arriva. Per sere e sere, una volta avvenute l’incontro, l’illusione riprecipita in se stessa. Ma nella liberazione fisica s’è ottenuta una sorta di momentanea requie: o pausa; o riposo. La sera seguente tutto riprende; giusto come riprende il buio della notte. E così gli anni passano. La distanza dal punto in cui  l’unità perduta è diventata coscienza si fa sempre maggiore, mentre sempre minore diventa quella che ci separa dal reingresso finale nella “nientità” delle sue implacabili interrogazioni. Le ombre, allora, s’allungano; più difficile si rende  la possibilità che quell’incontro infinite volte cercato, finalmente si verifichi; più difficile, ma non meno febbricitante e divorante. La vicinanza della morte chiama ancora più vita; e questo più o troppo di vita che cerchiamo fuori di noi, in quegli incontri, in quegli occhi, in quelle labbra, non fa altro che avvicinare ulteriormente la fine. Così chi ha voluto veramente e totalmente la vita può trovarsi più presto degli altri dentro le mani stesse della morte che ne farà strazio e ludibrio. A meno che il dolore non insegni la “via crucis” della pazienza. Ma è una cosa che il nostro tempo concede? E a prezzo di quali sacrifici, di quali attese o di quali terribili e sanguinanti trasformazioni o assunzione di quegli occhi e di quelle labbra?

Io, Pier Paolo Pasolini

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Giovedì 2 settembre ore 19
INCONTRO CON I CURATORI
https://us06web.zoom.us/j/83404962445

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Mostra a cura di Casa Testori
Rimini, Meeting per l’amicizia fra i Popoli 2021, Fiera di Rimini
20-25 agosto 2021

Dal 20 al 25 agosto 2021, al Meeting di Rimini, Casa Testori presenta “Io, Pier Paolo Pasolini” mostra dedicata a uno degli intellettuali italiani che con la sua straordinaria personalità – regista, sceneggiatore, attore, poeta, scrittore, drammaturgo – ha segnato il XX secolo.

Perché Pasolini oggi? Perché Pasolini è un capitolo aperto nella nostra storia. È un intellettuale il cui scrivere, pensare, filmare, dibattere è sempre stato segnato da una ferita profonda.
Si può pensare che si trattasse di una ferita personale. In realtà se Pasolini è ancora così parola viva che brucia, anche a quasi 50 anni di distanza, è perché, per destino, si era fatto carico di una ferita collettiva, è stato il testimone ferito di un mutamento antropologico, di un cambiamento che ha investito innanzitutto la sua identità e la sua persona. E che ha il segno drammatico di una “mancanza”. Pasolini ha saputo far forza sulla nostalgia di ciò che era perduto, mettendo in azione un’intelligenza capace di smascherare, senza temere lo scandalo, tutte le ipocrisie del nuovo mondo vincitore.
La forza di Pasolini sta dunque in questa coincidenza tra piano personale e piano pubblico. Per questo le sue parole, per quanto scaturite dalla sua esperienza di intellettuale senza patria, pesano ancora sulla storia collettiva.

Il percorso della mostra “Io, Pier Paolo Pasolini” riaggancia questi due piani, ricorrendo soprattutto alla presa diretta: saranno il volto e la voce di Pasolini, così tagliente e lucidamente dolorosa, a raccontarsi, in sei grandi videoproiezioni e in una performance collettiva e ininterrotta di letture dei suoi testi, affidata a più voci chiamate a restituire “vive” le sue parole.
Una mostra non per parlare di Pasolini, ma per sentir parlare Pasolini.

PASOLINI LIVE



Una performance pasoliniana

Il percorso espositivo in sei atti verrà aperto dalla performance “Pasolini LIVE”, che raggiungerà via web un pubblico internazionale. Da una cabina di regia posta ad inizio mostra, verrà trasmessa una diretta pasoliniana continua: una lettura ininterrotta per oltre dieci ore al giorno di libri e raccolte di Pasolini (articoli, poesie, interventi…) a cui daranno voce gruppi di attori, artisti e curatori, oltre ai visitatori della mostra e a volontari della Fiera, chiamati a leggere un brano di Pier Paolo Pasolini.
In alcune fasce stabilite della giornata la diffusione della parola pasoliniana nascerà grazie alla lettura integrale di alcuni libri e raccolte d’articoli, affidata a giovani attori italiani, che si avvicenderanno in una catena ideale lungo i giorni, creando appuntamenti fisi per il pubblico internazionale che si collegherà.
Ma non solo. Il flusso di oltre 50 ore di performance, per 6 giorni consecutivi, sarà arricchito da ospiti speciali. Verranno, infatti, coinvolti lettori appassionati, uomini e donne di cultura, poeti e giornalisti, musicisti e cantanti, medici e scienziati (ecc.), di ogni sensibilità e categoria, che interverranno dalla mostra e da tutto il mondo con la propria voce, leggendo un brando di Pier Paolo Pasolini a loro caro.
Un palinsesto organizzato per un flusso continuo e un omaggio globale mai tentato per uno scrittore, capace di dar conto del tangibile interesse internazionale suscitato dall’intellettuale di Casarsa.


PASOLINI IN 6 ATTI



La mostra ha come elemento centrale 6 grandi videoproiezioni, pensate come 6 capitoli in cui raccontare altrettante sfaccettature, episodi creativi e biografici della vita di Pasolini.

“È difficile dire con parole di figlio”
Le origini e la madre

Raccontare del principale affetto di Pasolini, il rapporto con sua madre, è la chiave per introdurre il personaggio, le sue origini friulane, il trasferimento a Roma e la sua formazione. Fin da subito si sentirà la voce di Pasolini, che parla di sé e che legge una delle sue struggenti poesie dedicate alla madre.

“Il patrimonio della poesia popolare anonima”
La storia e la città degli uomini

L’attenzione di Pasolini per il patrimonio artistico italiano, per la sua integrità ma anche la difesa della sua centralità nella formazione delle nostre coscienze, nascono dal suo interesse artistico, dispiegato nella sua attività di pittore e disegnatore, e accesosi negli anni dell’Università a Bologna, grazie al suo professore, il grande critico Roberto Longhi.

“Manca sempre qualcosa”
La religiosità di Pasolini e il Vangelo secondo Matteo

Un tema cardine per cogliere la complessità di Pasolini è il suo rapporto con la fede, o meglio, con Cristo. Il suo Vangelo secondo Matteo era stato giudicato da «L’Osservatore Romano», il miglior film mai fatto sulla figura di Gesù. Del film vengono presentati alcuni personaggi chiave in una speciale proiezione immersiva che vuole rendere omaggio alla celebre opera dell’amico Fabio Mauri che coinvolse lo stesso Pasolini in una performance.

“Il modo di essere uomini”
Il vero fascismo è l’omologazione

Seguire gli occhi e la mente di Pasolini che si muovono sul paesaggio, sulla città, attraverso la sua storia, apre le menti dello spettatore sui piani antropologici, storici, architettonici e sociali della città e della sua espressione profondamente umana. Quello di Pasolini è un grido d’allarme, contro chi minaccia l’uomo e la società, corrodendola dall’interno, è la denuncia profetica e innamorata che hanno reso indispensabile la sua parola.

“Non si può scindere l’amare dal capire”
Il risveglio del popolo e Gennariello

“Chi invece prostesa con tutta la sua forza, anche sentimentale, contro il regresso e la degradazione, vuol dire che ama quegli uomini in carne e ossa. Amore che io ho la disgrazia di sentire, e che spero di comunicare anche a te”. Con brevi spezzoni di interviste e brani, verrà evocata la potenza educativa di Pasolini, attraverso i celebri articoli raccolti in Scritti corsari a Lettere luterane, che si aprono con l’emblematico trattatello pedagogico Gennariello, contro l’omologazione, per la libertà dell’uomo. 

“Distruggere e annientare quella solitudine”
Il saluto di Giovanni Testori

“Così chi ha voluto veramente e totalmente la vita può trovarsi più presto degli altri dentro le mani stesse della morte che ne farà strazio e ludibrio. A meno che il dolore non insegni la “via crucis” della pazienza. Ma è una cosa che il nostro tempo concede?” Il finale spetta allo scritto di Testori per la morte di Pasolini («Espresso», 1975): una consonanza unica che ci apre alla modernità e attualità della ricerca pasoliniana.

Io Pier Paolo Pasolini
A cura di Casa Testori
Date: 20 al 25 agosto 
Luogo: Meeting di Rimini – – Padiglione D4
Fiera di Rimini (via Emilia, 155 – 47921 Rimini)
www.meetingrimini.org
Ingresso: gratuito, dalle 10.30 alle 24. Accesso consentito solo con green pass (vaccino o tampone o guarigione da Covid) con prenotazione obbligatoria sull’App del Meeting.
Sotto i 14 anni l’ingresso in Fiera è libero da certificazioni Covid.

MotoTeatro – Arte sotto le stelle

con Federica Fracassi
percorso di testi a cura di Giuseppe Frangi
organizzato da Teatro deSidera Oscar

Lunedì 19 luglio, ore 21:30
Nel Giardino di Casa Testori
INGRESSO GRATUITO CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Lo spettacolo

Per trenta settimane Federica Fracassi ha accompagnato le dirette del Lunedì di Casa Testori con le letture di alcune tra le più belle pagine d’arte di Giovanni Testori. Si tratta di pagine in gran parte tratte dai tanti interventi “militanti” pubblicati nell’arco di quasi 20 anni di collaborazione con il Corriere della Sera, dal 1975 al 1993.

All’interno della stagione estiva di MotoTeatro Oscar, lunedì 19 luglio, Federica Fracassi offrirà nel giardino di Casa Testori, un florilegio di questi testi, partendo dal primo dedicato a Bernardino Luini, fino all’ultimo per Francis Bacon. Una cavalcata attraverso grandi artisti e i loro capolavori che le parole di Testori ci restituiscono, facendoci condividere le sue passioni e la sua travolgente capacità di sguardo. Il tutto attraverso la voce di Federica Fracassi, attrice, premio Hystrio 2021, ben abituata a frequentare la scrittura di Testori. Si potrà ascoltare ma anche vedere: durante la lettura nel giardino di Casa Testori, le immagini le opere verranno infatti proiettate in modo molto scenografica sulla facciata della Casa.

Per prenotare:
Eventbrite.it