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TESTORI RITROVATO. DIPINTI, DISEGNI, ACQUERELLI

Un progetto di Casa Testori
Casa Testori
8 Ottobre – 21 Gennaio 2023
Inaugurazione: 8 Ottobre ore 15, Casa Testori

La mostra con cui Casa Testori ci conduce al centenario della nascita di Giovanni Testori (1923-1993) è dedicata alla sua attività di pittore. Del resto, noto come intellettuale, scrittore, drammaturgo e critico d’arte tra i più vivi e controversi del Novecento, Testori diede avvio alla sua instancabile produzione culturale negli anni Quaranta proprio come pittore e i suoi primi scritti critici nascono dalla sperimentazione diretta.

Una straordinaria acquisizione
L’occasione della mostra è il recupero da parte dell’Associazione Giovanni Testori di un importante nucleo di dipinti e disegni riemersi dopo vent’anni di oblio, opere che permetteranno al visitatore di scoprire un Testori inedito. La produzione pittorica è legata a due momenti precisi della vita di Testori, separati da una lunga pausa di lontananza dalle tele. Se il primo nucleo è legato agli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, tra il 1942 e il 1949, il secondo, accesosi sul finire degli anni Sessanta, attraversa tutti gli anni Settanta, in un fitto susseguirsi di sperimentazioni, anche tecniche. In mostra sarà esposto un nucleo di opere monumentali, restaurate per l’occasione: grandi tele molto materiche che hanno ritrovato la cromia originale, ora apprezzabili in tutta la propria forza espressiva.

Realismo Quaranta
L’Associazione Testori conserva il più importante nucleo di opere realizzate da Testori nella sua prima stagione pittorica. Un vero palinsesto visivo del suo pensiero critico, in anni in cui il Realismo italiano è al centro del dibattito culturale e i pittori che ad esso sentono di appartenere s’interrogano sulla sofferenza della Guerra, la sete di Libertà, la forza del quotidiano e lo spettro di Picasso, padre padrone da attraversare cercando di non soccombere. Anni in cui Testori affida i suoi disegni alle riviste del GUF di cui era già responsabile per l’arte a 18 anni. Da pittore, si fa le ossa su paesaggio e natura morta, nella Milano bombardata e poi liberata e si interroga sul ritorno della pittura d’avanguardia nelle chiese, arrivando alla grande Crocifissione, il capolavoro di quegli anni esposto in mostra e ultima opera realizzata, prima del ventennale abbandono della pittura.

Tutto Settanta
Nello stesso decennio delle grandi messe in scene al Teatro Pier Lombardo con Franco Parenti, Ambleto, Macbetto, Edipus (1972-1976), Testori si ributta a capofitto nella pittura, con i materici dipinti ad olio esposti alla galleria Galatea di Mario Tazzoli a Torino (1971), passando all’acrilico con i nudi di donna presentati alla Galerie Alexander Iolas di Milano (1974) e brandendo con furia il carboncino per i grandi studi anatomici e vegetali che turbarono il pubblico della milanese Galleria del Naviglio di Giorgio Cardazzo (1975) e della romana Galleria il Gabbiano (1976). Una cavalcata nella materia e al fondo di soggetti carnali che venne via via presentata in catalogo da critici d’arte come Luigi Carluccio e Giuliano Briganti, ma anche letterari come Piero Citati e Cesare Garboli, a sottolineare l’intreccio tra letteratura e figurazione così determinante per Testori.

Bianco Testori
In mostra il visitatore è chiamato a un’immersione totale nella pittura, passando, di visione in visione, alla scoperta di assonanze tematiche, attraverso indagini che esauriscono in pochi mesi un soggetto o una tecnica. La materia è per il Testori pittore come per il Testori critico, e perfino poeta, il cuore della sua ricerca espressiva, che in questa mostra emerge grazie a nuovi protagonisti.
Si scopre così il ruolo centrale del bianco nella sperimentazione degli anni Settanta. È un colore che, inizialmente negato dalla stesura di grandi fondi colorati, in un secondo tempo, a soggetto ultimato, spesso interviene ad annullarli. È quello che accade nei suoi celebri Pugilatori, immersi in una materia-vita resa con blocchi di colore, da cui la figura deve emergere a forza per non affondare. È il caso del celebre Nudo di schiena, l’opera più impegnativa realizzata da Testori: una grande tela entrata in quest’occasione nella raccolta permanente dell’Associazione. Un quadro dalla grandissima intensità e poesia, tra forza e malinconia. È lo stesso bianco che, perso il suo spessore, diventa nebbia leggera negli acrilici, pressoché monocromi, dei Nudi feminili ton sur ton, per tingersi di rosso sangue, in seguito a cruenti interventi mutilanti che caratterizzano il ciclo presentato da Iolas, per il quale Testori curò nel dettaglio l’allestimento fin nella progettazione delle cornici.

Nature vive
Un bianco che sembra negato dal nero profondo della grafite, stesa con irruenza nelle grandi carte della metà degli anni Settanta. Sono carnali studi anatomici maschili e femminili che si associano ad elementi vegetali, se possibile ancor più carnali. Carte che appaiono enormi negativi fotografici a soggetto erotico, che dei corpi accentuano, più che la morbosità di visione, l’inesauribile lotta per la sopravvivenza. Non a caso alcune di queste opere vennero poste a chiusura dell’esposizione milanese di Palazzo Reale dedicata da Francesco Bonami agli anni Settanta (2012) e sono ora al centro di una mostra dedicata agli eretici del Novecento, allestita in questi mesi al Mart di Rovereto. Il bianco, nascosto dal “negativo” di queste carte, riemerge immediatamente protagonista nel 1977, chiamato ad annullare ancora una volta, come era accaduto al principio del decennio, i fondi colorati, spesso stesi in giallo squillante. Un bianco che torna raggrumato ad acquerello in grandi campiture, imponenti quinte teatrali che lasciano intravvedere il colore appena percettibile sotto di esse, e da cui riemergono verdure e fiori domestici, descritti come reperti archeologici ripuliti dalla terra, o animali spennati, quasi fossero stesi sul tavolo di marmo abbondantemente infarinato da una cuoca. Una freschezza e inquietudine, tanto ancestrale quanto domestica, che fa di queste Nature morte forse le opere più sorprendenti dell’esposizione novatese.

Le carte e la storia
La mostra prosegue al primo piano della casa, stabilmente dedicato a Testori, al suo archivio e alla sua Biblioteca d’arte. Sono le stanze in cui scoprire, attraverso opere, fotografie e documenti inediti, la genesi della pittura testoriana, nel suo inscindibile legame con la produzione letteraria: all’origine del ritorno alla pittura alla fine degli anni Sessanta, come del suo chiudersi con le Crocifissioni (1981). Si scoprono così gli scritti critici degli anni Quaranta, così legati alla sua espressione pittorica, la storia di Erodiade, al centro del passaggio dalla stilografica all’acquerello, tra il 1967 e il 1969, che conduce al primo dipinto a olio e si incontrano i volti dei modelli, le tavolozze usate e le immagini inedite dello studio di Via Brera o delle mostre storiche allestite.

Testa di camoscio_1971_olio-su-tela_70x60cm
Fiori rossi_particolare
Castagne_Acqerello_su_cartone_25,5x32
Il piatto di peltro_1971_oliosutela_50x60
1968.OGP.094
Giovanni-Testori-K.O.2-(Boxe-I)-a-1970-olio-su-tela,-cm-200x130
Ragazzo-di-schiena-col-teschio_1970_olio-su-tela_220x150cm
1973.OGP.016
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ORARI DI APERTURA

Martedì – venerdì: 10.00-13.00; 14:30-18.00
Sabato: 14:30-19:30
Domenica e lunedì: chiuso

Da Martini a Guttuso. Una piazza per sei protagonisti del ‘900 italiano

A cura di Casa Testori
Con la supervisione scientifica di Elena Pontiggia 
Rimini, Meeting per l’amicizia fra i Popoli 2022, Fiera di Rimini 
20-25 agosto 2022 

Dal 20 al 25 agosto 2022, al Meeting di Rimini, Casa Testori ha presentato la mostra “Da Martini a Guttuso. Una piazza per sei protagonisti del ’900 italiano”.  

Come i grandi artisti italiani hanno saputo dare testimonianza di una passione per l’uomo nel percorso drammatico e inquieto del secolo breve? Il percorso proposto da Casa Testori parte dal titolo dell’edizione 2022 del Meeting – “Una passione per l’uomo” – per darne una rappresentazione visiva attraverso sei grandi opere che documentano l’impeto di un’arte che è riuscita a porsi come presidio dell’umano. In una stagione storica attraversata dalle grandi ideologie, questi artisti a volte partono da posizioni opposte, come nel caso di Mario Sironi e di Renato Guttuso, uno vicino al fascismo, l’altro iscritto al Partito Comunista. Eppure le differenze sfumano nella coscienza che li accomuna: la centralità della presenza umana, con le proprie aspirazioni, le proprie ansie e anche le proprie malinconie. L’esperienza del ’900 è segnata dalle terribili ferite inferte alla vita di milioni di persone: è proprio a partire da questa coscienza, assunta in modo coraggioso e radicale, che si genera il lavoro di Leoncillo, con la serie dei suoi “San Sebastiano”. Marino Marini, invece, in uno dei suoi capolavori, attraverso il balzo del cavallo che disarciona il cavaliere, dà forma all’impeto della domanda che arde nel cuore di ogni donna e di ogni uomo ed è forma dell’irriducibilità di ogni essere. Non vediamo figure nella grande opera di Titina Maselli, che rappresenta la corsa di un treno della metropolitana: ma dietro i finestrini si coglie la pregnanza di mille presenze, alle prese con le attese e le fatiche di un quotidiano molto contemporaneo. Infine, il grande Artuto Martini, in uno dei capolavori della scultura dell’intero ’900, ci restituisce l’esperienza che meglio qualifica il soggetto umano, quella del perdono, con l’abbraccio tra il padre e il figliol prodigo. 

La mostra si è avvalsa della supervisione scientifica di Elena Pontiggia, una delle più importanti conoscitrici dell’arte italiana del ’900 e gli artisti sono stati scelti da Casa Testori, tra collezionisti privati, istituzioni e importanti Musei italiani.  

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Sabato 20 agosto è stato presentato il dipinto “Spes contra Spem” di Renato Guttuso, alla presenza della Dott.ssa Serena Contini, curatrice insieme a Fabio Carapezza Guttuso della mostra organizzata dal Comune di Varese “I tempi della pittura. Cronografia di alcune opere di Renato Guttuso dipinte a Velate: l’archivio di Nino Marcobi” in corso al Castello di Masnago – Varese, e con Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori. Clicca qui per vedere il video dell’incontro.

Upstair – Andrea Bianconi

23 luglio – 30 ottobre 2022
Mostra a cura di Giuseppe Frangi
Fondazione Coppola – Torrione di Vicenza

In collaborazione con Casa Testori

Inaugurazione 22 luglio 2022 dalle ore 18.00

Fondazione Coppola in collaborazione con Casa Testori presenta “Andrea Bianconi. UPSTAIR”, una mostra a cura di Giuseppe Frangi ospitata presso il Torrione di Vicenza dal 23 luglio al 30 ottobre 2022. Tutto parte da quando, lo scorso anno Andrea Bianconi, si è reso protagonista di una performance seguita e partecipata da centinaia di persone, portando sulle spalle la sua “Millennium Chair”, dalla piazza della Basilica Palladiana sino alla lanterna del Torrione di Vicenza, a 40 metri di altezza. Ora ritorna all’ultimo piano del Torrione proponendo un’installazione di 12 grandi disegni, come sorprendente corollario di quella performance. I 12 disegni, infatti, precedono l’azione di Bianconi, in quanto ne rappresentano il momento genetico in cui l’idea, emblema della “Millennium Chair”, ha preso corpo. Questo riconferma come dal punto di vista dell’artista il disegno sia esperienza imprescindibile, sorgivo di ogni processo creativo. La carta è la vera culla dell’idea e la pratica del disegno il metodo per farla emergere: «luogo cruciale per la produzione del significato», come ha scritto William Kentridge. 

Quelli esposti perciò sono molto di più che disegni progettuali: l’ossessività del segno che riempie tutta la superficie, la dilatazione delle dimensioni, il ribaltamento piranesiano delle prospettive rivelano un approccio del tutto performativo da parte di Bianconi. La carta diventa per lui terreno di una vera e propria azione artistica realizzata quasi in trance. 

I disegni rappresentano l’antefatto necessario della performance realizzata da Andrea Bianconi, ma nello stesso tempo ne sono la sorprendente continuazione. O meglio, una potente e visionaria superfetazione. Le scale del Torrione sono state il dispositivo chiave della performance del 2021: l’azione ha comportato infatti salita in solitaria, con poltrona sulle spalle, dei 146 gradini, mentre il pubblico all’esterno attendeva l’esito, annunciato tramite l’accensione dei fari posizionati in cima. Ora i disegni si pongono come continuazione di quella salita, su scale che si fanno sempre più erte e impraticabili e di cui, soprattutto, non ci viene mai svelato un approdo. I disegni quindi da una parte intessono un dialogo ancor più intimo con il luogo, individuandone ed esaltandone quella affascinante linea di forza funzionale e anche concettuale rappresentata dalle scale. Dall’altra portano a compimento l’idea di Andrea Bianconi, sottraendola dalla nostra portata e proiettandola in una direzione che travolge lo spazio fisico per irrompere in uno spazio tutto mentale, regno esclusivo dell’artista.


Luogo: Fondazione Coppola – Torrione di Vicenza, 
Apertura: 23 luglio – 30 ottobre 2022
Orari: venerdì 11.00-18.00; sabato 10.00-17.00;
domenica 14.00-18.00. Ultimo ingresso mezz’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietto: intero 5 euro; ridotto per over 65; gratuito per under 18
Informazionihttps://www.fondazionecoppola.org/visita/
Ufficio Stampa Casa Testori
Maria Grazia Vernuccio – mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it 

Tel. +39 0222198663 Mob. +39 3351282864  

Una serata speciale a Casa Testori 

Martedì 19 luglio in collaborazione con Moto Teatro Oscar, nel giardino di Casa Testori Roberto Trifirò leggerà un’antologia di pagine di Testori dedicate a Manzoni. Trifirò non è nuovo alla parola di Testori: nel 2019 era stato Edipus al teatro Aut Off. 

Sarà anche l’occasione di divertirsi scoprendo la mostra estiva “Luca&Mauro. Il gioco dell’Arte”, con le opere di Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni. Inoltre martedì 19 chi visita la casa troverà un’altra sorpresa: un’installazione di Martina Cioffi nella stanza del Giardino d’Inverno di Massimo Kaufmann. Un’aiuola di fiori d’argilla è spuntato nel cuore della stanza…

“Manzonerie”, letture di Roberto Trifirò, martedì 19 luglio, ore 21.30

Clicca qui per prenotare

LUCA & MAURO. IL GIOCO DELL’ARTE

Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni
Progetto espositivo a cura di Alessandro Frangi
Casa Testori
Prorogata fino al 24 settembre
Finissage: 17 settembre, ore 17

ARTISTI IN OGNI ETÀ
TRE GENERAZIONI A CONFRONT
O

Incontro con Luca Bertasso, Mauro Maffezzoni e
Martina Cioffi
Con la partecipazione di Chiara Canali

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Questa mostra deve il suo titolo a un bellissimo libro che Agata Boetti, figlia di Alighiero, ha pubblicato nel 2016. Agata lo ha scritto per spiegare che per lei l’arte di quel padre così speciale era innanzitutto una «moltitudine di giochi». Quindi era semplice, inattesa ma immediatamente recepibile. Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni; o meglio, Luca e Mauro, perché il gioco introduce sempre una familiarità, hanno riempito le stanze di Casa Testori con la sana improntitudine di chi vive l’arte con appassionata leggerezza. C’è una parola che, nella sua accezione più bella e piena, restituisce il senso di questa mostra: divertimento. L’etimologia della parola risale a “divertere”, cioè volgere altrove, prendere un’altra direzione. Luca e Mauro sono due artisti devoti alla pittura, rispettosi della quotidiana dedizione e disciplina che la pittura impone. Eppure nella pittura trovano varchi, per “divertere”, quindi per smentirne la seriosità. Luca si muove con disinvoltura in un immaginario che sposa il pop con il fumetto. Gli occhi dei suoi personaggi sono curiosi, sgranati, indiscreti. Hanno una spavalderia rockettara, con quei tratti somatici sempre così sfrontatamente rimarcati. Sono fissi e saldi come icone, ma sempre dispensano un sottile senso di ironia. Mauro si muove invece con fare libero e volutamente non professorale, a dispetto del suo ruolo, dentro l’immenso bacino dell’arte del passato, per saccheggiarne un pezzo ogni giorno e replicarlo. L’azione potrebbe sembrare un po’ iconoclasta, in realtà è dettata da una simpatia che a volte travolge anche le buone maniere.

Il gioco dell’Arte prosegue poi (a partire dal 19 luglio) nella stanza del Giardino d’Inverno, con l’installazione di Martina Cioffi. Al centro dello spazio sono spuntati dei fiori in argilla smaltata. Sono fiori frutto di fantasia, improbabili e insieme sontuosi e hanno per stelo un tondino di ferro. L’Arte a volte può, anche là dove la natura è impedita…

Una raccomandazione: il gioco dell’Arte è tale se riesce ad essere contagioso e quindi se si trasmette anche al visitatore. Perciò la raccomandazione nel percorso di questa mostra è di non arrovellarsi in troppi ragionamenti ma di lasciarsi andare. Guardare, immaginare, divertirsi, rimescolando le carte del gusto e adottando punti di vista scorretti.

Orari: da martedì a venerdì ore 10.00-13.00 e 14.30- 18.00 – sabato dalle 14.30 alle 19.30.
Chiuso domenica e lunedì

CASA TESTORI SUMMER CAMP 2022

IL MONDO È UNA SCOPERTA

Vivi una settimana o più a CASA TESTORI, opere d’arte e un grande giardino in cui giocare, imparare e scoprire… Con la creatività di un artista. Saremo felici di avervi nostri ospiti dal 29 agosto al 9 settembre. Usciremo da Casa Testori per delle visite anche sul territorio, dai momenti di lettura presso la BIBLIOTECA COMUNALE DI NOVATE MILANESE alle passeggiate fino alle sculture del PARCO DELLA BALOSSA.
I bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni saranno accolti da educatrici esperte che li condurranno in una serie di avventure d’esplorazione ed esperienze di apprendimento e creatività tra arte e natura: perché il mondo è una scoperta!

Il campus si terrà dal 29 Agosto al 2 Settembre e dal 5 al 9 Settembre.

Vi aspettiamo!

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Orari: da lunedì a venerdì, entrata 8:30-9:00 e uscita 16:30-17:00
Tariffa piena a settimana (lun.-ven.): € 160,00 pranzo escluso
Tariffa ridotta a settimana (lun.-ven.): € 130,00 per il secondo fratello iscritto e altre riduzioni*

Il campus sarà attivato ogni settimana con un numero minimo di 8 partecipanti.
È possibile iscriversi a più settimane.

Per informazioni e prenotazioni: scoprire@casatestori.it

* Tariffa ridotta per figli e nipoti dei soci di Associazione Giovanni Testori, figli e nipoti dei dipendenti e collaboratori della Testori S.p.A. e associati Ambarabart.

Le quote comprendono:
• Ingresso a Casa Testori;
• La presenza costante dell’operatore;
• Attività nel Museo e nei luoghi circostanti;
• Materiale per i laboratori;
• Assicurazione.

Ogni bambino dovrà avere con sé:
• Astuccio con matita grafite, matite colorate, pennarelli, forbici, colla (stick e vinilica);
• Pennelli e acquerelli;
• Merenda e pranzo al sacco;
• Una borraccia per l’acqua;
• Un telo pic-nic o simili per le attività all’aperto;
• Un cambio completo per ogni evenienza;
• Un asciugamano personale;
• Crema solare;
• Crema antizanzare e dopo puntura;
• Scatola porta oggetti formato almeno A4 per riporre i propri lavori durante la settimana.

Il costo non comprende qualsiasi altra cosa non espressamente elencata.

Il camp è una proposta di Casa Testori a cura di Ambarabart

L’ULTIMA GUERRA DI MARIO SCHIFANO 1988-1998

Un progetto di Casa Testori
A cura di Davide Dall’Ombra
Castello Gamba – Museo d’arte moderna e contemporanea
Châtillon, Valle d’Aosta
22 Giugno – 25 Settembre 2022
Finissage: ore 17, Castello Gamba

L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998 è la mostra che il Castello Gamba-Museo di arte moderna e contemporanea della Regione autonoma Valle d’Aosta dedica al grande protagonista della pittura del Novecento dal 22 giugno al 25 settembre 2022. L’artista (1934-1998) è una delle presenze più importanti nella collezione permanente del Museo con Calore locale, Collinare, Per vedere, Orizzontale e Vista interrotta opere che sono il frutto di un periodo di residenza di Schifano in Valle D’Aosta tra il febbraio e il marzo del 1988 e che vengono presentate in mostra con un allestimento inedito, in rapporto con il paesaggio che le ha ispirate. Schifano lavorò febbrilmente in un’ala dell’antico priorato di Saint-Bénin producendo decine e decine di quadri, insieme a opere su carta, che vennero esposte alla Tour Fromage nella mostra Mario Schifano. Verde fisico, svoltasi dal 30 aprile al 24 luglio del 1988.

La mostra L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998 – nata da un progetto di Casa Testori, curata da Davide Dall’Ombra e realizzata dalla Regione autonoma Valle d’Aosta, Assessorato ai Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio – ha come punto di partenza l’episodio valdostano del 1988 e vuole approfondire gli ultimi straordinari anni del percorso di Schifano, fino alla morte del 1998. Un decennio irripetibile per l’artista: anni febbrili e prolifici, magari contraddittori, di lotta corpo a corpo con le opere, di ritorno alla pittura e di “guerra” con la pittura stessa, come con le proprie dipendenze e ossessioni, anni segnati dalla consueta e inarrestabile urgenza creativa.

In principio fu “Chimera”
Le grandi opere degli anni ’80 e ’90 in mostra, sono introdotte da un video, curato da Casa Testori, che racconta la nascita di Chimera, l’opera monumentale realizzata da Schifano durante la performance di una sola notte a Firenze, nel 1985. Un momento cardine per comprendere la forza del gesto pittorico di Schifano e la natura comunicativa della sua opera, che ben spiegano il clima in cui nasce la disponibilità dell’artista all’esperienza di residenza valdostana di pochi anni dopo. Un episodio cardine per comprendere il confronto di Schifano con l’archeologia, fondamentale per la sua formazione e centrale anche nelle tele valdostane.

Capolavori per uno sguardo
Nei mesi drammatici che l’Europa sta vivendo oggi, appaiono di dolorosa attualità i “ritratti” della guerra in senso proprio che Schifano dedica alla crisi del Golfo. È un periodo, dalla fine degli anni ’80, in cui l’artista è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità. In anni di reclusione volontaria nella sua casa-studio, la televisione diviene per lui una finestra sul mondo e fonte ossessiva d’ispirazione. Rivolgendo la sua attenzione ai principali fatti di cronaca dell’epoca, della guerra ci restituisce uno sguardo proprio e struggente, declinato in opere imprescindibili del suo percorso. Nella sala principale dedicata alle esposizioni temporanee, sono presentate due opere monumentali dedicate al dramma della guerra in Iraq: Tearful [In lacrime] del 1990, diventata una sorta di autoritratto ideale dell’artista, e Sorrisi Scomparsi del 1991, l’unico volto possibile della tragedia in Kuwait. In Tearful il dramma della guerra è visto dall’interno del rapporto padre-figlio, partendo da una foto ritagliata dal «Time» del 10 dicembre 1990, dove un bambino ci guarda smarrito mentre il padre soldato, in partenza per il fronte, china la testa coprendosi il volto in lacrime. In Sorrisi scomparsi una folla di nuovi volti senza volto sono sovrastati dalla traduzione in arabo del titolo dell’opera e danno corpo al dramma collettivo del Kuwait.

La rielaborazione pittorica delle immagini televisive si affianca a quella fotografica. Schifano manda a stampare decine di rullini al giorno: foto scattate agli schermi TV che si accumulano nel suo studio a mazzi e sono coinvolte in un processo divorante e germinativo insieme.

In mostra vengono presentate quattro grandi composizioni in pannello incorniciate in plexiglass (293 x 186 cm cad.) che presentano oltre 1300 fotografie 10×15 cm ritoccate ad olio e pennarello, realizzate tra la fine degli anni Ottanta e il principio degli anni Novanta. Sono il frutto dell’occhio e della personalità vorace dell’artista: “Io mi sento come un media… Attraverso questa finestra [la TV] io catturo le immagini che più mi colpiscono, i messaggi provenienti dalla realtà drammatica che ci incalza. Ma non sono uno spettatore passivo. Mentre seguo sul video il susseguirsi vertiginoso degli avvenimenti, penso, rifletto, creo”. Una produzione sterminata che Emilio Mazzoli ha definito il “rosario di Schifano”, snocciolato durante il giorno ad ogni occasione libera, nel tentativo di lasciare un’impronta su quello che accadeva intorno a lui.

Omaggio a Emilio Mazzoli
La mostra nasce anche con l’intento di festeggiare gli 80 anni di una personalità cardine per la vicenda di Schifano come Emilio Mazzoli, tra i più importanti galleristi italiani, suo appassionato sostenitore in quegli anni. Per l’occasione, Mazzoli ha generosamente messo a disposizione del Castello Gamba, grazie al rapporto di collaborazione e stima con Casa Testori, le opere germinali di Schifano presentate e sarà eccezionalmente in mostra con il suo doppio ritratto, mai esposto prima d’ora, eseguito da Schifano tra il 1994 e il 1995: CARO EMILIO CONTINUA… (stampa e tecnica mista su carta applicata su tavola, 180 x 135 cm cad.). Un omaggio a un personaggio chiave per la cultura artistica italiana del dopoguerra, capace di cogliere il valore dell’artista ai suoi esordi e deciso nel sostenerlo e accompagnarlo, anche grazie al coinvolgimento delle penne critiche più rivoluzionarie del suo tempo, come Giovanni Testori e Achille Bonito Oliva.

Schifano tra la sua natura
L’altana del castello è dedicata alla puntuale ricostruzione, attraverso opere, documenti, immagini e testimonianze inedite, della vicenda della residenza di Schifano ad Aosta nel 1988, grazie al ritrovamento di un’inedita campagna fotografica della mostra e a bellissime foto di Schifano al lavoro nel suo studio aostano. Un episodio cardine che si inserisce in un momento culturale vivacissimo della Valle d’Aosta, con l’istituzione dell’Ufficio Mostre della Regione nel 1986 e una particolare attenzione alle attività espositive di carattere internazionale. L’energia della committenza e l’impegno di critici d’arte come Janus (Roberto Gianoglio 1927-2020), portarono, infatti, alla realizzazione di eventi espositivi originali, spesso di taglio monografico, con un flusso continuo di decine di mostre l’anno, tra il 1986 e il 1995, per oltre cento in totale. Gli artisti venivano invitati ad esporre i loro lavori, a condividerli con la collettività, e le mostre permisero anche un importante arricchimento delle collezioni della Regione. Lo documenta in mostra la collana Fabbri “Valle d’Aosta Cultura”, presentata nella sala del Museo Gamba dedicata alle committenze della Valle.

Dal 2 luglio si aprirà un ciclo di incontri al Castello Gamba per approfondire l’opera dell’artista attraverso gli interventi di alcuni critici d’eccezione. 

Sabato 2 luglio ore 16.30
Visita guidata con il curatore

Sabato 16 luglio ore 18:00
“Chi è Mario Schifano?” Incontro con Francesco Guzzetti

Venerdì 29 luglio
Ore 18:00: Conversazione con Luca Ronchi, biografo ufficiale dell’artista
Ore 21:30: Proiezione del documentario “Mario Schifano tutto” di Luca Ronchi

Venerdì 23 settembre
Ore 17:00: Dialogo con Davide Dall’Ombra, curatore della mostra

In occasione della chiusura della mostra, il curatore Davide Dall’Ombra racconta gli aspetti più profondi di questo instancabile e multiforme protagonista della pittura del Novecento.
INFO: 0166 563252
Prenotazione obbligatoria, dal 19 settembre.

INGRESSO
Tariffa compresa nel biglietto di ingresso del Museo

ORARI DI APERTURA
Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

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Impariamo al Parco della Balossa

Casa Testori e i suoi Servizi Educativi hanno studiato nuove visite – esperienze al PARCO DELLA BALOSSA dove #ilparcofacultura e arte e natura si fondono.

FILI D’ERBA, INTRECCI DI STORIE

Raccontiamo la  vita dei campi nell’area, scopriamo da vicino cosa si coltivava e
l’importanza di alcuni aspetti, come segnalato dall’opera di Francesco Garbelli. A partire da questo racconto «immaginiamo possibilità», come nell’opera di Francesco Fossati.


IMMAGINI NATURALI
Osserviamo e raccogliamo quanto incontriamo nel parco, che struttura hanno le foglie e le piante. Proviamo a partire dal loro «scheletro» per farne crescere un’opera d’arte e di natura come ha fatto Alessandro Pongan con il suo lavoro.


5 SENSI 1000 SEGNI
Un percorso didattico multisensoriale per ragionare insieme su ciò che si vede (forme, colori…), ciò che si sente (rumori, odori…), ciò che possiamo toccare e con che parole possiamo raccontare queste esperienze.

Questi sono i tre percorsi sempre disponibili all’interno del parco, consigliati per elementari e medie ma declinabili per qualsiasi ordine di scuola. Sarà possibile aggiungere percorsi specifici in determinate stagioni dell’anno e strutturare un percorso di osservazioni della natura nell’arco dell’anno sulle quattro stagioni.

I percorsi hanno durata fino a 2 ore circa e prevedono che ogni partecipante porti con sé a casa del materiale didattico specifico che potrà eventualmente essere utilizzato in classe.

Le prime 3 classi o gruppi iscritti potranno godere della visita gratuitamente.

Per informazioni e prenotazioni contattateci qui:
scoprire@casatestori.it
351 6248544

Vi aspettiamo! Perché #ilparcofacultura

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IL MANIFESTO DEL REALISMO. VITTORIO TAVERNARI A CASA TESTORI

A cura di Alice Boltri e Davide Dall’Ombra
Casa Testori
5 Giugno – 23 Luglio 2022

“Dipingere e scolpire è per noi atto di partecipazione alla totale realtà degli uomini, in un luogo e in un tempo determinato, realtà che è contemporaneità e che nel suo susseguirsi è storia”. 
Marzo 1946: sulla rivista Argine Numero viene pubblicato Oltre Guernica. Il Manifesto del Realismo di pittori e scultori. Tra i dieci firmatari compaiono anche i nomi di Vittorio Tavernari e Giovanni Testori, probabile estensore del Manifesto.

Proprio da questo episodio ha preso avvio la mostra “Il Manifesto del Realismo. Vittorio Tavernari a Casa Testori” dove ha inaugurato domenica 5 giugno e fino al 23 luglio 2022 ospita al primo piano un importante nucleo di sculture di Vittorio Tavernari (1919-1987), realizzate negli anni intorno al Manifesto, conservato nell’Archivio dell’Associazione Giovanni Testori. 

La mostra ha inaugurato il progetto ARCHIVIFUTURI, prima edizione del Festival degli Archivi del Contemporaneo, organizzato dall’omonima rete costituita grazie al progetto vincitore dei PIC 2020/2022, attuati da Regione Lombardia.

Le opere esposte, cui si affiancano importanti disegni coevi, accompagnano il visitatore alla scoperta di quegli anni cruciali per l’attività degli artisti milanesi e per l’evoluzione stilistica dello scultore, impegnato a scardinare il figurativo. Nel periodo di apertura della mostra, inoltre, Casa Testori organizza visite guidate dai curatori e laboratori didattici per famiglie per far conoscere in modo più approfondito l’artista, le sue opere e la sua tecnica. 

Ad aprire l’esposizione è una scultura in gesso del 1943: realizzata per la fusione dell’anno seguente, dà corpo a una figura femminile in torsione che ben rappresenta il modellato di Tavernari prima della Guerra, precedente alla produzione scultorea legata agli anni del Manifesto. Si coglie un processo sul corpo in divenire, testimoniato da una versione in bronzo con le braccia, ora perduta ma pubblicata sulla stessa Argine Numero proprio nel ’46. 

Il nucleo centrale delle sette sculture in legno presentate in mostra appartiene al periodo legato al Manifesto, tra il 1944 e il 1947. In esse è possibile cogliere l’evoluzione da una raffigurazione fortemente figurativa a una semplificazione delle forme che dà loro una connotazione primitiva e arcaica, tendente a quell’astrattismo che in effetti caratterizzerà il periodo successivo dell’artista, dal 1948. Maternità (1944) apre la serie con tratti semplici ed essenziali, atti a delineare i volumi in modo netto. Le figure si presentano in pose statiche ma caratterizzate da movimenti ancestrali e impercettibili, come avviene per la Donna che si sveste (1945). È una coppia di sculture che costituisce un avvio quasi obbligato per rappresentare il pieno della produzione mobile di Tavernari durante la Guerra, come messo in luce già nelle mostre in cui erano esposte entrambe, al Padiglione di Arte Contemporanea di Milano (1969) o al Museo Rodin di Parigi (1973).

Un nucleo di tre sculture di piccolo formato e grandissima tensione plastica risale al 1945 e presenta in modo chiaro la fase appena successiva della produzione di Tavernari. I tratti somatici e i dettagli delle vesti scompaiono per lasciare posto a forme più compatte e sfaccettate che evocano l’abbozzo, scelto per impreziosire la forza espressiva insita nella materia. Un trattamento meno accentuato in Cariatide e che trova la sua espressione piena in Figuretta femminile con braccio levato dietro la testa e Figuretta femminile con braccia distese, due sculture che mostrano una mutata ricerca dell’impressione di movimento, sul filo dell’impercettibile.

A concludere il percorso è una coppia di sculture di diversa proporzione messe in dialogo tra loro. Realizzate dopo la pubblicazione del Manifesto, Piccolo nudo (1946) e Torso femminile (1947) si incamminano sulla via che porterà all’astrattismo e ai celebri “Torsi” di Tavernari. L’artista trasforma il legno intagliandolo finemente, per ricavarne forme sinuose, nelle quali rimangano riconoscibili solo gli elementi anatomici distintivi.

In stretto dialogo con le sculture, una parete è dedicata alla coeva attività grafica di Tavernari, esponendo, da una parte, una serie di nudi fortemente legati al periodo pre Manifesto della scultura in gesso e, dall’altra, una terna in cui si rintraccia lo stesso lavoro a piani materici delle sculture lignee esposte, qui reso con disegni a penna e pennarello di china su carta bagnata. Spesso si tratta di disegni bifronte, in cui Tavernari riutilizza carte appartenenti al primo periodo, dando vita a documenti che condensano le caratteristiche formali di questo passaggio cruciale per l’artista, dal 1943 al 1948.

Del resto, già nel 1966 Carlo Ludovico Ragghianti, impegnandosi nella stesura di un catalogo dei disegni di Tavernari, spiegava la decisività del procedere dell’artista nel disegno, ove “la penna di vario spessore è usata con aggressiva velocità di segno e di tracciato, su un medium cartaceo che viene bagnato o imbevuto perché la figura possa «ambientarsi» in modo immediato, risultare immersa in un’atmosfera non uniforme o fluida, ma di varia e contrastata intensità.” 

Infine, in mostra, trova una conferma la centralità del Manifesto per Tavernari e per l’ambiente culturale varesino grazie all’evocazione della Mostra del «Numero», allestita nella Galleria Varese di Bruno Grossetti nell’estate del 1946, si pensa per volere dello scultore, che volle portare nel suo territorio gli artisti che, a vario grado di coinvolgimento, facevano capo alla rivista. Una mostra importante di cui si era persa traccia, dove vennero presentate opere dello stesso Tavernari e di Ciri Agostoni, Giuseppe Ajmone, Aldo Bergolli, Bruno Cassinari, Renato Guttuso, Ibrahim Kodra, Ennio Morlotti, Giovanni Paganin, Armando Pizzinato, Ernesto Treccani, ed Emilio Vedova. Una compagine già variata rispetto ai firmatari del Manifesto, in cui spicca l’assenza di Testori, in anni di sommovimenti, continui ripensamenti e riorganizzazioni culturali o programmatiche per artisti sempre divisi tra necessità di condivisione e d’indipendenza. 
La mostra a Casa Testori ha inaugurato il progetto ARCHIVIFUTURI. Prima edizione del Festival degli Archivi del Contemporaneo, organizzato dall’omonima rete costituita grazie al progetto Archivi del Contemporaneo. Lombardia terra d’artisti, vincitore dei Piani Integrati della Cultura – PIC 2020/2022, attuati da Regione Lombardia per promuovere la progettualità culturale strategica in forme integrate e multisettoriali che richiedono il coordinamento tra soggetti pubblici e privati.

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DATE E ORARI

Martedì – venerdì: 10.00-13.00; 14.30- 18.00
Sabato, domenica e lunedì: chiuso

Cortili Creativi a San Siro

Un weekend alla scoperta del quartiere tra workshop e opere sitespecific

Il nuovo progetto CORTILI CREATIVI A SAN SIRO si pone come intervento articolato nello spazio e nel tempo, per poter permeare il territorio su cui insiste, grazie al coinvolgimento attivo degli abitanti del quartiere. I cortili come grandi spazi di convivenza, intuizione importante nella progettazione architettonica del quartiere San Siro: spazi che nel progetto diventano luoghi di lavoro per le tre artiste chiamate a proporre percorsi partecipati, resi possibili grazie alla rete associativa del territorio. In particolare grazie alla collaborazione con il Comitato di quartiere San Siro, la scuola di italiano Punto.it, Propositi di Filosofia e Qubi Selinunte. 

Il quartiere San Siro rappresenta un caso unico per la città. Le problematiche relative alle povertà educativa, culturale e socio economica rintracciabili in tutta la periferia urbana qui sono particolarmente acute e visibili negli adolescenti residenti: la coesistenza di 85 nazionalità differenti, con un tasso giovanile elevato – circa il 18,4% dei residenti è minorenne rispetto alla media cittadina del 16%, secondo quanto riportato dallo studio “Mapping San Siro” svolto dal Politecnico di Milano – e una popolazione di persone di nazionalità italiana prevalentemente anziane, nonché un alto tasso di persone in carico ai servizi psichiatrici. 

Il progetto si è articolato attraverso l’attivazione di tre laboratori di Teatro, Fotografia e Scultura per i ragazzi, le ragazze e le donne della scuola di italiano del quartiere con l’obiettivo di trasformare tali segmenti di popolazione in persone che non soltanto siano in grado di fruire la cultura, ma ne diventino protagoniste, desiderose di partecipare e godere di essa mettendosi in gioco durante l’evento finale del 4 -5 giugno.

In parallelo ai tre laboratori, la fotografa Marta Carenzi e la scultrice Martina Cioffi presenteranno un lavoro fatto ad hoc facendo diventare i cortili protagonisti.

IL PROGRAMMA

4 giugno ore 11 – 17 | 5 giugno ore 14 – 19
Marta Carenzi – Volti come luoghi
Esposizione del reportage con a tema i cortili Aler e in particolare i loro custodi, presenze imprescindibili per garantire non solo l’ordine nei luoghi, ma per stabilire buone relazioni tra gli abitanti. Il reportage è presentato sotto forma di trittici che saranno conclusi da immagini delle statuette della Madonna, altra presenze costanti e silenziose in tutti i cortili, immagine rispettata e curata da tutti, al di là dell’appartenenza religiosa.
 
La scelta di esporle nelle vetrine di Casa di Comunità è per sottolineare l’importanza del nuovo polo socio – sanitario territoriale creato in collaborazione con Aler, che con la presenza dei Community manager e un Ambulatorio aperto a tutti, si propone di migliorare la qualità della vita degli abitanti dei quartieri portando nuove funzioni sociali.
Vetrine Casa di Comunità Aler – Piazzale Selinunte

Esposizione delle foto realizzate dai ragazzi del Colibrì 
All’interno del laboratorio di Fotografia tenuto da Marta Carenzi. 
Il laboratorio ha voluto calare un gruppo di ragazzi nei panni di fotografi che, dopo essere stati formati,  hanno realizzato con mezzi propri (macchine fotografiche o smartphone) i loro ritratti e quello dei loro educatori. Seguendo infine l’allestimento della loro mostra.
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80

Marco Ferrario – “Dal Quadrilatero”
Cap 1 – “Anche lo zucchero sembra sale”.
Esposizione delle fotografie del progetto tenuto da Marco Ferrario dove ha visto il fotografo realizzare una vera collaborazione con le persone che ha fotografato, i ragazzi delle scuole medie che frequentano l’oratorio “Beata Vergine Addolorata”.
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80


Martina Cioffi – Un Giardino Sotterraneo Segreto
Opera site-specific, laterizi, tondini, smalti, dimensioni ambientali.

L’artista ha pensato un’installazione per uno dei luoghi più carichi di storia del quartiere: il bunker antiaereo perfettamente conservato nel cortile di Via Preneste 4. Partendo dal mattone, modulo d’argilla simbolo dell’abitare umano e forzandone la rigida forma fino ad assumere sembianze vegetale, l’artista reinterpreta lo spazio del bunker trasformandolo in un impossibile “giardino” sotterraneo. Il paesaggio che attendeva fuori dal rifugio antiaereo chi vi si rifugiava durante i bombardamenti era fatto di detriti, idealmente queste macerie sono stati i “semi” che hanno fatto germogliare questo giardino.
Bunker nel cortile di Via Preneste 4.

4 giugno alle ore 17
Marika Pensa – Un viaggio intorno al mondo 
Lettura espressiva: poesie, canzoni, musiche da tutto il mondo con le donne della scuola di italiano di Punto.It.

Il cortile, luogo di intimità e condivisione, accoglie un percorso sonoro nel quale il pubblico potrà ascoltare brani di canzoni, testi e poesie provenienti da diverse parti del mondo, lette in lingua originale e tradotte in italiano, sotto la guida dall’attrice Marika Pensa. A fare da sfondo a questo viaggio intorno al mondo sarà il tema dell’albero che, con le sue radici, rievoca l’atmosfera dei luoghi del cuore e con i suoi rami ci invita a tendere al cielo, all’infinito.
Cortile di Via Paravia 82.

4-5 giugno dalle 14.00 alle 16.00
Durante le due giornate dell’evento finale sarà possibile seguire Laboratorio aperto a tutti di modellazione con l’argilla e decorazione con “engobbi” tenuto da Martina Cioffi
Comitato di quartiere San Siro – Via Paravia 80.

4 giugno dalle 14:30 alle 17
Le guide di quartiere (classe 3H del Boccioni) formate da Propositi di filosofia,
condurranno il pubblico alla scoperta del quartiere e dei lavori dei laboratori e delle artiste.

Il progetto Cortili Creativi s’inserisce nel programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo, che promuove attività culturali capaci di coinvolgere gli abitanti dei contesti urbani fragili nella riattivazione e risignificazione degli spazi inutilizzati o in stato di degrado, per migliorare la qualità della vita e creare nuove geografie cittadine. Per avere informazioni sul programma e sulle diverse azioni promosse consultare: www.lacittaintorno.it  –  fb tw ig: @lacittaintorno

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