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Andrea Bianconi. “Diario di un pre-carcerato”

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Giovedì 29 ottobre, ore 18.30
Andrea Bianconi presenta il libro “Diario di un pre-carcerato. Ediz. illustrata” – Silvana Editoriale

Dialogano con l’autore Gianni Canova, Rettore Università IULM, Giacinto Siciliano, Direttore della casa circondariale di Milano San Vittore, Giuseppe Frangi, giornalista e curatore della Performance “Come costruire una direzione” che ha dato vita al libro.

In questo Diario Andrea Bianconi racconta, giorno dopo giorno, per quattordici giorni, le riflessioni, l’avvicinamento e la preparazione alla performance, curata da Giuseppe Frangi in collaborazione con Casa Testori tenuta il 3 aprile 2019 nel carcere di San Vittore.

Un’esperienza artistica di grande libertà espressiva che si carica di un significato profondo proprio per il suo svolgersi in una struttura di detenzione. “Ho deciso che entrerò in carcere con la libertà, la metterò al centro, sopra l’altare”, scrive l’artista in queste pagine, in cui ripercorre le idee e lo sviluppo di una performance di grande suggestione: vera protagonista dello spettacolo è l’immaginazione, un fattore intrinsecamente libero, ovvero non “carcerabile”

A seguito dell’introduzione del nuovo DPCM, non sarà possibile partecipare in presenza. vi invitiamo a seguirla sulla nostra pagina facebook.

Il libro è acquistabile anche dal nostro bookshop.

A Chiampo – Sit down to have an idea


A CHIAMPO LA POLTRONA D’ARTISTA “SIT DOWN TO HAVE AN IDEA” DI ANDREA BIANCONI RIQUALIFICA L’AREA DEL CAMPANILE E CREA 
“UN NUOVO PUNTO DI VISTA”

L’opera diventa installazione permanente. Domenica 25 ottobre la posa con il sindaco della città, i sindaci dell’Alta Valle, l’artista e gli atleti della Durona Team

Anche questo evento contribuirà alla raccolta fondi a favore della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica 

Riqualificare un’area abbandonata di una città partendo dall’installazione di un’opera d’arte che dà vita “un nuovo punto di vista”. La poltrona “Sit Down To Have An Idea” di Andrea Bianconi diventa il simbolo della rinascita dell’area del Campanile del comune di Chiampo (Vicenza). Domenica 25 ottobre la poltrona sarà portata dagli atleti della Durona Team sotto l’area del Campanile e installata in modo permanente. 

“Questa poltrona ha assunto un significato di rinascita per un’area prima degradata. Il sindaco di Chiampo ha voluto riqualificarla partendo dalla cultura, assegnando alla poltrona un luogo che diventa un nuovo “punto di vista” della città, un luogo da cui guardare in modo diverso, attraverso una nuova prospettiva”. L’operazione nasce grazie a un passaggio di testimone dei protagonisti: a luglio scorso Andrea Bianconi ha donato agli atleti della Durona Team una poltrona per ringraziarli di aver portato sul Monte Carega la poltrona poi destinata e collocata in modo permanente al Rifugio Fraccaroli. Gli atleti, a loro volta, hanno donato la poltrona al sindaco di Chiampo e ora, il sindaco dona la poltrona all’intera città elevandola a simbolo di rinascita di un’area recuperata dal degrado e riaperta a un nuovo percorso di visita, di scoperta, di riflessione. 

“Il prezioso dono della Durona Team al comune di Chiampo ci offrirà la possibilità di riqualificare un luogo significativo e di donare alla città una nuova terrazza e un nuovo punto di osservazione – afferma Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo -. L’arte ha questo grandissimo potere, dare nuovo senso e nuove identità a luoghi dimenticati. Ringrazio di cuore la Durona Team e l’artista Andrea Bianconi per questo splendido dono fatto non solo alla comunità di Chiampo, ma a tutta la vallata del Chiampo”. 

“In uno stato di incertezza come quello attuale – afferma Bianconi – riconsegnare ai cittadini questo luogo nella sua bellezza offre l’occasione di riflettere sul futuro, di avere nuove idee di fronte a una situazione in cui siamo disarmati. La riflessione, le idee e la bellezza ci aiutano ad andare avanti e a investire nelle persone e nel nostro territorio, affinché ci sia sempre una nuova prospettiva e un nuovo punto di vista”. Il progetto “Sit Down To Have An Idea”, realizzato in collaborazione con Casa Testori e Fondazione Coppola, porta con sé il messaggio di tutela dell’ambiente, della necessità di vivere in armonia e nel rispetto del pianeta. 

“Sit Down To Have An Idea” a favore di Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica 

“Sit Down To Have An Idea” è anche un progetto umanitario: anche a Chiampo continua la campagna di sensibilizzazione a sostegno della ricerca promossa da Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC), il principale ente di ricerca in Italia sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese, con un’aspettativa di vita media per i malati che supera di poco i 40 anni. I volontari della rete FFC saranno presenti con speciali postazioni per offrire, in cambio di una donazione, le bandane personalizzate dall’artista con la scritta “Sit Down to Have an Idea”, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione.

A questo link sono disponibili le bandane Sitdowntohaveanidea di Andrea Bianconi, in edizione limitata: https://regalisolidali.mondoffc.it/prodotto/bandane-dartista-di-andrea-bianconi/

UFFICIO STAMPA ANDREA BIANCONI                       
Maria Grazia Vernuccio
 mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
mob. +39 3351282864
andreabianconi.com

Responsabile Comunicazione FFC
Valeria Merighi
valeria.merighi@fibrosicisticaricerca.it
mob. +39 347 9389704
fibrosicisticaricerca.it

Assalto al Castello

14 artisti valdostani conquistano il Museo Gamba
Un progetto di Casa Testori
a cura di Davide Dall’Ombra

23 ottobre – 29 novembre 2020
Dal giovedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.30
Castello Gamba – Museo d’arte moderna e contemporanea
in Valle d’Aosta, Châtillon

Gli artisti, come tutti noi, hanno dovuto fare i conti con un presente drammatico, in un anno diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto; anche senza metterlo espressamente a tema, hanno saputo dar voce a elementi e sentimenti del vissuto, facendoci capire qualcosa di noi. Si dice spesso che non ci sono parole per esprimere certe situazioni, ma l’artista non si può tirare indietro, è condannato all’espressione. Per fortuna!

Un assalto

È proprio per dar voce agli artisti che nasce questo “assalto”, una mostra realizzata dalla Regione Valle d’Aosta in collaborazione con Casa Testori, hub culturale alle porte di Milano, e curata da Davide Dall’Ombra: un progetto di dialogo tra arte contemporanea e collezione storica del Museo che non parla di Covid, ma della vita. 

14 artisti valdostani 

La mostra punta a cogliere alcune istanze ed emergenze dell’arte contemporanea valdostana, accettandone l’invasione, mettendosi a disposizione, in ascolto, ma anche dando loro gli strumenti di uno spazio d’espressione. Non si tratta di musealizzare precocemente le espressioni dell’arte ancora in divenire, ma di dar conto di una realtà in essere. Per il Gamba, dar voce all’arte contemporanea del territorio non è solo un dovere civico, ma un’occasione unica per comprendere e per comprendersi.

Tra la collezione, nelle sale espositive e all’esterno

Non si tratta di una galleria di immagini, ma di 14 interventi spaziali inediti sparsi nel percorso espositivo, nella collezione e all’esterno: dalla pittura al video, dalla scultura all’installazione.

Dopo l’avvio con l’opera di Jean-Claude Oberto, che dà conto di questo contesto d’incertezza che persiste, quattro interventi segnano le stanze della raccolta permanente: sono le opere di Patrick Passuello (Sala 1), Massimo Sacchetti (Sala 2), Pasqualino Fracasso (Sale 4, 5, 7, 11 e 13) e Barbara Tutino (Sala 10).

Usciti dalle stanze della collezione, ad accompagnarci sulla scala fino a questo punto sono state le carte di Marco Jaccond e, qui a sinistra, la “sala di consultazione” ospita ora l’intervento di Andrea Carlotto. Alle nostre spalle, si snoda il consueto spazio espositivo del Castello, con le opere di Giuliana Cunéaz e Chicco Margaroli; a presidiareil mezzanino è la pittura di Marco Bettio e Sarah Ledda, mentre spetta a Riccardo Mantelli invadere interamente l’altana. 

Ma la mostra non si conclude davanti allo straordinario paesaggio sulla Valle. Due artisti hanno occupato anche l’esterno e vi attendono poco sopra l’ingresso. Nella grande fontana c’è l’opera di Daniele De Giorgis e, nel portico sulla facciata principale del Castello, lì a pochi passi, occupano la loggia sopra lo scalone le sculture di Marina Torchio.

Un catalogo e due fotografi

Il carattere allestitivo della mostra e il protagonismo degli artisti hanno determinato la scelta di dar vita, da una parte, a un catalogo con fotografie delle opere installate, affidate ad Alessandro Zambianchi e, dall’altra, di raccogliere una galleria di ritratti fotografici degli artisti in mostra, realizzati da Giorgio Olivero.

Sulla base delle disposizioni regionali legate all’emergenza sanitaria, si ricordano le regole da rispettare per la visita:
1) consigliata la prenotazione e l’acquisto del biglietto on-line sul sito http://www.castellogamba.vda.it;
2) entrata contingentata (massimo 80 persone contemporaneamente);
3) obbligo di mascherina;
4) rispetto tassativo della distanza di sicurezza di 1 metro;
5) divieto di portare zaini o borse ingombranti all’interno.

A Colletta di Castelbianco – Sit Down to Have an Idea


In principio fu Bologna, con le sue piazze e i suoi spazi. Poi il Teatro Duse, nell’intimità delle sue storiche sale. Seguì la cima del Monte Carega, la conquista dell’aria aperta dopo l’isolamento del lockdown. E poi ancora Tropea, con l’infinito del suo mare. Il viaggio artistico di Andrea Bianconi, “Sit Down to Have an Idea” che, dallo scorso gennaio, porta in giro per l’Italia le sue poltrone d’autore, emoziona il Paese. Oltre 50mila le interazioni sui social media che crescono ogni giorno di più a conferma dell’interesse che le opere suscitano nel pubblico.

E il viaggio continua.
Domenica 13 settembre Andrea Bianconi sarà a Colletta di Castelbianco e insieme a un gruppo di abitanti di questo antico borgo medievale, nell’entroterra di Albenga, in provincia di Savona, inserito tra ‘I Borghi più belli d’Italia’, l’artista porterà la “poltrona delle idee” sotto al maestoso pino che accoglie i visitatori all’ingresso del paese e lì rimarrà come installazione permanente. «Credo nella funzione terapeutica dell’arte. A volte abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi, di fare introspezione e compiere una ricerca interiore. E la natura ci offre un senso di protezione che ci permette di riscoprire questo contatto con noi stessi, profondo e poetico. Grazie al suo riparo, ci dà la libertà di pensare» afferma Andrea Bianconi.

Per Francesca Di Giorgio, curatrice di “Sit Down to Have an Idea” a Colletta di Castelbianco: «La scelta dell’artista a quale luogo donare la “sua” poltrona rientra in un determinato e mai precostituito disegno. Una direzione coincidente con quella dell’arte che, come la natura, coinvolge, include, libera e protegge. Perché una direzione da intraprendere, un percorso breve o lungo, c’è sempre. Per tutti. La possibilità di sedersi sulla poltrona è un’occasione per riconciliarsi con le proprie idee che spesso attribuiamo al mondo dell’astrazione ma che si manifestano forti della loro concretezza. Le stesse idee che hanno portato, negli Anni ’80, un gruppo di imprenditori, guidati dall’architetto Giancarlo De Carlo (1919 – 2005) a sottrarre a un triste destino d’oblio, il borgo nella Val Pennavaira, alle pendici della spettacolare “piramide dolomitica” di Castell’Ermo».

Una nuova tappa, una nuova meta da aggiungere agli altri luoghi che nella visione dell’artista, diventano tableau vivant dove le sue opere/poltrone interagiscono con il pubblico. I visitatori diventano protagonisti di questi quadri viventi immortalati da scatti che incidono fino a dare vita a infinite opere in un viaggio che non è solo artistico, ma anche umanitario: il progetto “Sit Down to Have an Idea” porta con sé infatti, ad ogni tappa, la campagna di sensibilizzazione a sostegno della ricerca promossa da Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC).

Con questa iniziativa itinerante, realizzata in collaborazione con Casa Testori e Fondazione Coppola, Andrea Bianconi si fa portatore di un messaggio profondo di speranza, rinascita e riflessione sul nostro futuro e sulle idee che dobbiamo coltivare per un mondo migliore. Un’opera unica nel suo genere anche per l’alto valore etico e sociale racchiuso in questa impresa a finalità charity.

«Per me è importante quando l’arte si unisce alla ricerca scientifica, in quanto parlano la stessa lingua, tra loro si crea un dialogo che può generare frutti e spunti per il futuroEntrambe mettono l’uomo e il suo benessere al centro – afferma Andrea Bianconi,riconosciuto come uno dei più interessanti artisti delle nuove generazioni, autore di opere esposte in musei pubblici e spazi privati di tutto il mondo – «La mia intenzione con questo progetto è di portare l’arte in spazi sconfinati e contaminarli con i luoghi e i visitatori, per regalare emozioni forti e idee che sono l’ossigeno della nostra esistenza. Quell’ossigeno che è così prezioso per chi è affetto dalla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa in Italia che blocca i polmoni e alla fine toglie il respiro».

L’IMPEGNO CHARITY A SOSTEGNO DI FONDAZIONE RICERCA FIBROSI CISTICA
In occasione degli eventi, i volontari della rete FFC saranno presenti con speciali postazioni per offrire, in cambio di una donazione, le bandane personalizzate dall’artista Bianconi con la scritta “Sit Down to Have an Idea”, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica.
Ciascuno potrà fare la sua parte a sostegno del principale ente di ricerca in Italia sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese, con un’aspettativa di vita media per i malati che supera di poco i 40 anni.

IL BORGO
Il Borgo medievale di Colletta di Castelbianco, che si erge come una fortezza naturale nell’entroterra del Ponente Ligure, risale al XII – XIV sec. Intorno al 1887, a causa di un devastante terremoto, viene graduale abbandonato. Dal 1980 però si inizia il recupero e la ristrutturazione di Colletta, grazie al Prof. Arch. Gian Carlo De Carlo e Colletta di Castelbianco srl che ne fanno un esempio virtuoso di recupero e tutela del patrimonio immobiliare storico, andando anche oltre. Colletta di Castelbianco viene dotato di ogni comfort e tecnologia ed entra nella rosa dei Borghi più Belli d’Italia.

Andrea Bianconi. Sit Down to Have an Idea. A Colletta di Castelbianco (SV). A cura di Francesca Di Giorgio
Dal 13 settembre 2020 – installazione permanente

con il patrocinio di: Comune di Castelbianco, Colletta di Castelbianco srl, I Borghi più belli d’Italia, Legambiente 
in collaborazione con: Casa Testori, Fondazione Coppola, Slow Food (Albenga, Finale, Alassio e Savonese), Vincenzo Ricotta – Invest progetti, Scola (bar e ristorante), Amministrazioni Condominiali Rivierahouse.

a sostegno di: Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – Onlus 

PROGRAMMA – secondo regole di distanziamento e obbligo mascherina
Inaugurazione: 
domenica 13 settembre in presenza dell’artista
corteo con gli abitanti del borgo per la posa della sedia
partenza da Via de Pussetti, ore 15.30 e arrivo in Ciassa De S. Lusia

ore 16.00 presentazione del progetto sotto il pino
ore 17.00 bicchierata/buffet a cura di Scola Bar

APPUNTAMENTO:
venerdì 25 settembre (inaugurazione) – 1 novembre 2020
Giancarlo De Carlo e la Liguria. Luoghi, progetti, tracce
mostra a cura di Emanuele Piccardo e Andrea Vergano
in collaborazione con Federazione ordini Architetti PPC Liguria, organizzata in occasione del centenario della nascita di Giancarlo De Carlo.

I am not legend – Andrea Mastrovito

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Andrea Mastrovito
IO NON SONO LEGGENDA
I Am Not Legend

Per Italian Council – Sesta Edizione

Un progetto di: CASA TESTORI
A cura di: Davide Dall’Ombra

UNA MOSTRA A PALAZZO FABRONI
26 settembre 2020 – 10 gennaio 2021
Opening su invito: 25 settembre 2020

Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, Pistoia

Sabato 26 settembre apre al pubblico la personale di Andrea Mastrovito, tra i più significativi artisti della sua generazione. Io Non Sono Leggenda è la mostra creata in occasione della consegna dell’omonima opera a Palazzo Fabroni. I Am Not Legend è, infatti, l’opera video nata dal progetto con cui l’artista e Casa Testori si sono aggiudicati la sesta edizione dell’Italian Council 2019, il programma promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT. L’opera, installata in anteprima presso il Museo di Palazzo Fabroni a Pistoia, diventerà parte della collezione permanente. Tutto il progetto è stato ideato grazie alla collaborazione tra diverse istituzioni: in primis l’associazione culturale Casa Testori di Novate Milanese e il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni a Pistoia. A sostegno sono intervenuti, inoltre, la Fondation Léa et Napoléon Bullukian a Lione, il Belvedere 21 a Vienna, l’Associazione More Art con l’Istituto Italiano di Cultura di New YorkMagazzino Italian Art a Cold Spring, l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, il MUDAM in Lussemburgo, il Laznia Center a Danzica e l’Istituto Italiano di Culturadi Pretoria.

L’opera: un film
I Am Not Legend è un film di Andrea Mastrovito della durata di 1h12’. Il lavoro è stato realizzato stampando in dimensione A4 tutti i fotogrammi de Night of the Living Dead (1968) di George Romero e intervenendo su ogni foglio con la pittura bianca al fine di cancellare la presenza degli zombie dal film originale. Ottenute oltre 100.000 tavole, sono state in seguito digitalizzate e rimontate seguendo la nuova sceneggiatura creata dall’artista che ha utilizzato migliaia di citazioni tratte da un centinaio di celebri film, romanzi e canzoni. A completare l’opera, la colonna sonora originale è realizzata da Matthew Nolan e Stephen Shannon, con il contributo per le musiche di apertura e chiusura di Maurizio Guarini, autore, insieme ai Goblin, delle musiche originali dei film Profondo Rosso (1975), Suspiria (1977) e L’Alba dei Morti Viventi (1978).

La mostra
La personale Io Non Sono Leggenda intende contestualizzare, presso la sede di Palazzo Fabroni, il lancio del film all’interno di un percorso che possa essere una fotografia della ricerca che Andrea Mastrovito ha condotto negli ultimi anni, intorno alla figura dell’antieroe. La mostra occupa tutte le stanze del museo adibite alle mostre temporanee, per ripercorrere, non solo la genesi dell’opera donata al museo – tavole originali, fonti d’ispirazione e processo creativo – ma anche alcuni dei passaggi più significativi degli ultimi anni dell’artista: dal film precedente, NYsferatu, completamente affidato alla tecnica del disegno; agli intarsi, lavori allegorici che hanno avuto grande successo a Lione in occasione della Biennale; alle vetrate, disegni su composizioni colorate di righelli, fino ai libri ritagliati e ai collage.

Il tour
L’opera prevede la realizzazione di una sola copia, destinata a Palazzo Fabroni, oltre a un’exhibition copy che verrà utilizzata per il tour mondiale in diverse sedi museali e centri culturali internazionali.

Il 15 agosto 2020I Am Not Legend verrà presentato in anteprima a New York, presso Magazzino Italian Art a Cold Spring.

Il 25 settembre 2020 a Pistoia ci sarà la prima ufficiale, in occasione dell’apertura della mostra. 

L’opera partirà poi per il circuito mondiale che prevede proiezioni al MUDAM del Lussemburgo, al Belvedere 21 di Vienna, agli Istituti Italiani di Cultura di Toronto, New York e Pretoria, al Laznia Center di Danzica.

Il libro
In occasione della mostra verrà presentato un volume bilingue interamente dedicato all’opera I Am Not Legend. Ideato dall’artista Maria Tassi, il libro permette di ripercorrere il flusso narrativo del film attraverso la chiave figurativa del fotoromanzo. Con saggi di Leora Maltz-Leca, Stefano Leonforte, Stefano Raimondi e una presentazione delle opere in mostra del curatore Davide Dall’Ombra. Edizioni Casa Testori, 160 pp., 25 euro.

Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (6. Edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo:

“Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (6. Edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo”

Progetto Testori al Teatro Carignano

Da martedì 8 a domenica 13 settembre 2020 va in scena al Teatro Carignano di Torino il Progetto Testori, ideato e diretto da Valter Malosti e prodotto da TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con l’Associazione Giovanni Testori. Il Progetto Testori conclude la rassegna Summer Plays. Sere d’estate al Teatro Carignano, organizzata dal Teatro Stabile di Torino e da TPE – Teatro Piemonte Europa.

Giovanni Testori ha avuto una relazione importante con Torino, scandita da fatti decisivi nella biografia dello scrittore e storico dell’arte milanese. Il Progetto offrirà un repertorio di testi meno conosciuti al grande pubblico del grande scrittore, tutti relativi all’ultima parte della sua prodigiosa traiettoria creativa. Si apre (8-13 settembre 2020) con la prima assoluta di Cleopatràs, nuova produzione diretta da Valter Malosti con l’interpretazione di Anna Della Rosa, il progetto sonoro di Gup Alcaro, le luci e le scene di Nicolas Bovey, la cura del movimento di Marco Angelilli: uno spettacolo coprodotto da TPE con il Festival delle Colline Torinesi di cui rientra nel cartellone «diffuso» della 25a edizione. Prosegue (12-13 settembre 2020) con Maddalene (da Giotto a Bacon), dalla singolare raccolta poetica («schede-poematiche» o «schede-versicoli» come Testori le chiamò) che accompagnava uno dei preziosi libri d’arte di Franco Maria Ricci, diretto e interpretato dallo stesso Malosti con Lamberto Curtoni al violoncelloe le musiche originali di Carlo Boccadoro

Accanto a questi spettacoli, due extraplays: mercoledì 9 settembre alle 18.30 la lezione Testori vs Shakespeare (sulle riscritture testoriane di Shakespeare: Cleopatràs, Ambleto, Macbetto, Post Hamlet) che vedrà dialogare Gilberto Santini, Giuseppe Frangi presidente dell’Associazione Giovanni Testori e Valter Malosti. Venerdì 11 Conversazione con la morte affidata alla lettura di un grande del teatro italiano e storico interprete testoriano come Piero Nuti. L’annunciata proiezione del video, attraverso materiali inediti ritrovati, dello spettacolo di Malosti Vado a veder come diventa notte nei boschi… (giovedì 10 settembre, 18:30) – dal testo di critica d’arte G. Martino Spanzotti: gli affreschi di Ivrea, che è anche un omaggio all’arte attoriale di Giovanni Moretti – è invece rimandata all’autunno a Casa Testori di Novate Milanese e contestualmente verrà presentata anche a Torino.

Valter Malosti racconta il Progetto Testori
Tra i più importanti e complessi intellettuali italiani del Novecento, Giovanni Testori (1923-1993) è per Valter Malosti un autore di riferimento e di costante rilettura. Il regista e attore torinese gli ha dedicato lungo tutta la sua carriera numerose messe in scena e lavori multimediali che hanno ricevuto premi e grandi apprezzamenti di critica e pubblico. 

«Mi ha sempre affascinato il Testori parallelo, sublime, avventuroso ed emozionale critico e mercante d’arte, e il primo incontro con il grande scrittore milanese è avvenuto quando realizzai nel 2002 l’installazione nella chiesa di San Bernardino a Ivrea, dove si trova il meraviglioso tramezzo affrescato da Martino Spanzotti, sul quale Testori ha scritto uno struggente capolavoro letterario di critica d’arte. Quell’esperienza è stata un passo decisivo nella mia ricerca di radici espressive e umane. Ho poi incontrato l’opera di Testori più volte, e ogni volta è stata per me una esperienza di vita e di teatro fondamentale. Voglio almeno ricordare qui Passio Laetitiae et Felicitatis (2008), tratto dal romanzo omonimo e con in scena qui una strepitosa Laura Marinoni, L’Arialda, realizzato con i talentuosi allievi della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino (2015), e la recentissima La Monaca di Monza (2019), con un’altra grande interprete testoriana quale Federica Fracassi. Nella settimana dall’8 al 13 settembre presenteremo un repertorio di testi meno conosciuti del grande scrittore, tutti relativi all’ultima parte della sua prodigiosa traiettoria creativa, dal 1978 di Conversazione con la morte, capolavoro trascuratissimo qui letto dal grande Piero Nuti; alle Maddalene del 1989, «schede-poematiche» o «schede-versicoli» come Testori le chiamò, scritte per un prezioso volume di Franco Maria Ricci, per concludere la nostra traiettoria con uno dei Tre LaiCleopatràs, scritto sul letto di morte dal grande scrittore».

Testori e Torino
Giuseppe Frangi, Presidente dell’Associazione Giovanni Testori
È stata una relazione importante quella che ha legato Giovanni Testori e Torino: una relazione scandita da fatti decisivi nella biografia dello scrittore e storico dell’arte milanese. Tra il 1955 e il 1960 ha organizzato importanti mostre dedicate ai protagonisti del ‘600 lombardo e piemontese. Nel 1971, alla Galleria Galatea, ha presentato il ciclo dei quadri dei Pugili che sancivano il suo ritorno alla pittura, con presentazione di Luigi Carluccio. L’affetto di Testori per Torino è dimostrato anche dalle cinque importanti opere di artisti da lui amatissimi, tra cui Cairo, Cerano e Ceruti, donate alle raccolte di Palazzo Madama, alle quali se ne aggiunge un’altra donata alla Galleria Sabauda.

Torino per Testori è città segnata da grandi amicizie, come quella con Vittorio Viale, e in anni più avanzati con Piero Nuti e Adriana Innocenti. A Torino, da Einaudi, era stato pubblicato il libro Il Dio di Roserio, che lo aveva consacrato all’attenzione della critica e dei lettori. Il progetto testoriano, proposto da TPE e ospitato al Teatro Carignano grazie al progetto di collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, ribadisce in modo intelligente la varietà di forme che ha contraddistinto questo rapporto fra Testori e Torino. È un programma ricco, che vede sia l’esordio testoriano da parte di una bravissima attrice come Anna Della Rosa sia il «ritorno» di un attore dalla lunga storia testoriana come Piero Nuti.

In particolare mi preme sottolineare l’importanza del «salvataggio» in forma di video dello straordinario spettacolo proposto da Valter Malosti (che sarà protagonista con Lamberto Curtoni di un piccolo «classico» come le Maddalene) nel 2002 alla Chiesa di San Bernardino di Ivrea e che verrà proposto nei mesi prossimi a Casa Testori. Uno spettacolo dedicato ad un grande artista piemontese come Gian Martino Spanzotti, al quale Testori nel 1958 aveva dedicato un libro realizzato con il Centro culturale dell’Olivetti. La possibilità di poter far rivedere e far circolare Vado a veder come diventa notte nei boschi… ha un doppio valore: ripropone in forma piena la ricchezza della scrittura testoriana capace di farsi teatro anche in occasione di uno studio critico come quello su Spanzotti, in secondo luogo testimonia un approccio poetico, emozionante e partecipato ad un grande tesoro del territorio come il tramezzo di Ivrea. Giovanni Moretti era stato certamente oltre che interprete, un’anima di questo spettacolo, ed è giusto che il video venga proposto come omaggio a lui.

GLI SPETTACOLI

Cleopatràs 
8-13 settembre 2020
«E come i gru van cantando lor lai, 
faccendo in aere di sé lunga riga, 
così vid’ io venir, traendo guai, 
ombre portate da la detta briga;»           
Dante, Inferno, Canto V, vv. 46/49

Tre Lai (CleopatràsErodiàsMater Strangosciàs), sono il testamento ultimo di Giovanni Testori e il vertice della straordinaria stagione creativa dello scrittore. Queste eroine a cavallo di un trapasso epocale, tra loro contemporanee e lontanissime, dalla morte riemergono per raccontarsi e piangere sul corpo dell’amato e raccontare a noi tutti il mistero per eccellenza, quello dell’Amore. 

Per Cleopatràs che piange il suo Antonio, il suo Tugnàs, Testori reinventa l’Egitto romano di Shakespeare inserendolo nella topografia della sua amata Valassina (nel Triangolo Lariano), in un fuoco di fila di invenzioni di lingua, sorvegliate da una grande poesia memore della Commedia di Dante e della sua «Cleopatràs lussurïosa», consegnandoci una figura che acquista una dimensione terrena e sensuale, sempre sull’orlo di una straziante e perturbante ironia.

Assistiamo all’ultima ora di vita di una grande regina, menagèr, star, al tramonto di una vita grandiosa. Dopo aver sfondato i limiti della vita con il suo amatissimo Antonio, Cleopatràs varca il limite ultimo della vita e raggiunge il suo amore nell’aldilà, sperando che ci sia un aldilà e che non finisca tutto in «merdità».    (V.M.)

Maddalene (da Giotto a Bacon)
12 -13 settembre, 18.30
“Mi viene in mente un passo delle Conversazioni con Testori di Luca Doninelli, […]  in cui sta scritto, su per giù, che lo storico dell’arte veramente grande è quello la cui interpretazione aderisce alle opere in maniera tanto serrata che poi non è più possibile guardare quelle opere senza pensare a quello che lui ha scritto.”   
Giovanni Agosti, La Testoriana di Brescia, ed. L’Obliquo, 1997

Maddalena è una singolare raccolta poetica, penetrante e istrionica, come un sunto – «strozzatissimo» dice Testori – di storia dell’arte, che accompagna il cammino della Maddalena nei secoli. Un singolare percorso, un «maddalenesco tragitto» che si dispiega attraverso il dialogo tra immagini e parole: da Duccio a Masaccio, da Giotto a Cézanne, da Beato Angelico a Caravaggio, da Raffaello a Rubens, da Botticelli a Tiziano, da Grünewald a Bacon. 

Il tema della figura della Maddalena è da sempre al centro dell’interesse di Testori. Su questa figura l‘editore Franco Maria Ricci costruì uno dei suoi libri d’arte, unici e pregiati, Maddalena, stampandolo in 5.000 esemplari numerati nel marzo 1989. Testori produsse in forma di poesia le schede sulle singole opere: «schede-poematiche» o «schede-versicoli» come lui le chiamò, originali critiche in forma di poesia «nate non da un premeditato disegno, bensì da un insopportabile nausea per il modo (a me) consueto di stenderle», lui che era pur sempre un grandissimo e controverso critico d’arte, allievo ed erede di Roberto Longhi. 

E come il suo maestro Longhi, anche Testori «ha gloriosamente portato l’opera d’arte nella mischia degli interessi totali, cioè a dire nelle questioni di vita o di morte». Testori si accosta così vicino alle maddalene da farci, come lui stesso scrive, il «lingua-in-bocca», da giacerci «sdraiato di fianco» «come dentro un letto».

Maddalene è divenuto un vero e proprio work in progress, cui numerose e successive commissioni, tra cui spicca quella dell’Unione Musicale nel 2013 e quella primigenia del Festival DeSidera del 2002, hanno permesso al progetto di evolvere passo passo. I versi di Testori sono accompagnati e contrappuntati da una ventina di brevi suite originali per violoncello scritte nel corso degli anni dal compositore Carlo Boccadoro e ad ogni occasione variate e implementate anche grazie al talento del violoncellista Lamberto Curtoni. (V.M.)

Conversazione con la morte
11 settembre, 18:30
Nel luglio 1977 muore a la madre di Testori, alla quale lo scrittore è legato da uno strettissimo rapporto. Nei mesi successivi, scrive Conversazione con la morte. «La malattia e la morte di mia madre è stata come una conflagrazione […] E il testo che ho scritto è come la liquidazione non soltanto di una falsa concezione della vita, ma anche di un modo di essere del teatro che non ha più realtà. È il recupero della parola nella sua primordiale purezza.». Il grande attore Renzo Ricci, per il quale Testori aveva scritto il testo, muore prima di realizzare il progetto e Testori decide di andare lui stesso sul palcoscenico: «E adesso la leggerò io, che non sono un attore, non so recitare. Ma non so chi altro potrebbe farlo, chi la potrebbe leggere senza farla ricadere in quello che non è e non vuole essere. Non è che una piccola «albetta», una sorta di preghiera, più che di teatro, un mormorio, una confessione. E non può stare in quella forma di teatro chiuso, da cui vuole uscire». Al Pierlombardo, Testori seduto in palcoscenico davanti a un microfono, leggerà il suo poema con enorme concentrazione ed emozione davanti a una folla impressionante, composta soprattutto di giovani, immersi in un silenzio e un’attenzione davvero straordinari.

Per info e biglietti: teatrostabileditorino.it

Laura Marinoni è la Gilda

«Ho lasciato il teatro, quel giorno folle di fine febbraio in cui iniziava l’incubo della pandemia, nei panni della Monaca di Monza dei Promessi sposi di Giovanni Testori, e Testori fa rinascere adesso la Gilda». Racconta questo, Laura Marinoni quando le si chiede di spiegare il perché de La Gilda di Mac Mahon, testo che il poeta, scrittore e drammaturgo milanese diede alle stampe nel 1959. È una storia simile a tante altre: di una periferia umana oltre che urbana, esistenziale e geografica, segnata però dall’amore, dalla passione. Gilda è il celebre personaggio di Rita Hayworth, ma qui è una bellezza dei bassifondi di Milano: si dà, si vende per mantenere uno, disperato come lei, finito in carcere per chissà quale affare. Gilda è appassionata e sensuale, eppure pudica, incerta, spaventata. In quelle periferie del Nord spreca la vita, innocente e colpevole.

Laura Marinoni, da attrice straordinaria, donna intensa e libera qual è, si impossessa della lingua testoriana, impastata di dialetto, aspra e poetica, popolare e commovente. E impreziosisce l’allestimento con un progetto creato assieme al compositore e musicista Alessandro Nidi, che spiega: «La prima musica che si affaccia al balcone della Gilda è una canzone di Jannacci, una delle canzoni che amo di più, che profuma di quella Milano, che racconta quelle persone, quelle piazze, quelle vie. Jannacci sembra la naturale colonna sonora di questo racconto, ma ho provato ad andare oltre. E si sono presentati poeti-musicisti immensi come Leo Ferré o Claudio Monteverdi. La sorpresa è che Testori li trasforma. Le loro musiche cambiano prospettiva, raccontano sentimenti nuovi».

Si avverte, così, quel gusto languido, di una dolce nostalgica cantata. Di un mondo che aveva i suoi miti, i suoi eroi, i suoi sconfitti. Una Milano certo scomparsa, ma che, grazie al suo poeta, torna a mostrarsi densa e viva come non mai.

A Tropea -Sit down to have an idea

ANDREA BIANCONI
Sabato 1 Agosto 2020

Partenza: Ore 5.15 – Liceo Scientifico F.lli Vianeo (Largo Galluppi, 33) Arrivo: Ore 5.30 – Piazza Cannone

Nell’estate più italiana che mai, continua il viaggio artistico di Andrea Bianconi con il progetto Sit Down to have an idea che il 1° agosto 2020 approda “A Tropea” candidata a Capitale italiana della Cultura per il 2022. L’annuncio arriva da Andrea Bianconi e dal sindaco di Tropea, Giovanni Macrì.

La performance in questa perla italiana incastonata nella Costa degli Dei sarà una sorta di rito propiziatorio che accenderà le luci dell’alba: alle 5.15 di sabato 1 agosto, un gruppo di studenti neo diplomati si troveranno davanti al Liceo Scientifico F.lli Vianeo e partiranno in processione per portare la poltrona fino a Piazza del Cannone, dove l’opera sarà installata. “A Tropea” è la quarta tappa del progetto “Sit Down To Have An Idea” di Andrea Bianconi. “Un luogo magico, con una storia millenaria e una bellezza struggente. Ho deciso di portare la “poltrona delle idee” a Tropea per adagiarla di fronte al mare – afferma l’artista –. Dopo Cima Carega a 2259 metri di altezza sulle Piccole Dolomiti, andrò in Calabria, nella punta dello stivale. Chi si siederà su questa poltrona dominerà il mare, vedrà solo lo scintillio meraviglioso di queste acque, avrà la pace e questa sensazione di infinito che può far desiderare, pensare, far nascere nuove idee. In questo luogo meraviglioso e magico, i nostri sogni continuano e la mia opera d’arte ha assunto un significato profondo, quello di indurre le persone a fermarsi, sedersi, riflettere, immaginare e… avere un’idea. Mai come in questo periodo pensare al nostro futuro ci lega a momenti di benessere con la natura e con tutto quello che ci sta intorno”. 

“Sono felicissimo che Andrea Bianconi abbia voluto fare di Tropea il palcoscenico per la sua nuova performance, un bel segnale di attenzione da parte del mondo della cultura e di un artista contemporaneo che ho avuto modo di apprezzare già da prima – afferma il Sindaco Giovanni Macrì -. È un bellissimo regalo a questa città che si inserisce nella promozione della candidatura di Tropea a Capitale italiana della Cultura per il 2022. Tropea sta ricevendo tantissimi riconoscimenti internazionali per l’ottimo lavoro sin qui svolto. L’attenzione e il gesto di Andrea Bianconi è un ulteriore segnale del ruolo che questo luogo vuole avere in Italia e nel mondo, come meta turistica che unisce arte, cultura, storia e natura”. 

 “A Tropea Sit Down to have an idea, è realizzato da Andrea Bianconi con la collaborazione di Casa Testori e Fondazione Coppola, con il patrocinio di Regione Calabria, Comune di Tropea, Istituto Superiore Tropea Consulta Associazioni del Territorio, Pro Loco di Tropea, AS.AL.T (Associazioni Albergatori di Tropea) e AssCom Tropea (Associazione commercianti e operatori turistici di Tropea).      

Il progetto – quarto atto di “Sit down to have an idea”, dopo aver invaso gli spazi urbani di Bologna durante Arte Fiera, quelli culturali del Teatro Duse e la vetta di Cima Carega, porta la poltrona d’artista di Andrea Bianconi sulle acque trasparenti della bellissima Tropea. Il suo viaggio nei luoghi più inaspettati e belli del nostro paese, porta un messaggio profondo di speranza e di rinascita, di riflessione sul nostro futuro e sulle idee che dobbiamo coltivare per un mondo migliore, la necessità di vivere in armonia e nel rispetto del pianeta. “Sono convinto della funzione terapeutica dell’arte – Afferma Bianconi –. Portare l’arte in spazi sconfinati per contaminarli con i luoghi e i visitatori significa per me regalare emozioni forti e idee che sono l’ossigeno della nostra esistenza”.

Il progetto prosegue anche nella sua finalità benefica: in occasione di “A Tropea”, verranno messe in vendita le bandane d’autore realizzate da Bianconi con la scritta “Sit down to have an idea”, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC), da oltre vent’anni la prima realtà italiana per la ricerca sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa nel nostro Paese. Presieduta da Matteo Marzotto, la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, è una onlus riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con il ruolo di Agenzia Nazionale per la ricerca scientifica sulla fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa (7000 persone in Italia, 100.000 nel mondo) per cui ancora non esiste una cura risolutiva. La fibrosi cistica è una malattia multiorgano, ma è il danno ai polmoni che porta infine a non riuscire più a respirare. Quello che si sta vivendo oggi a causa del Covid – mascherine, distanziamento sociale e precauzioni igieniche – è la quotidianità di vita di un malato FC dalla nascita. La prima mission della Fondazione è quella di promuovere, selezionare e finanziare progetti avanzati di ricerca per migliorare la qualità e la durata della vita media dei malati e sconfiggere tale patologia; accanto alla ricerca, vi è inoltre la fondamentale opera di sensibilizzazione sulla malattia, che conta in Italia circa 2,5 milioni di portatori sani, spesso inconsapevoli di esserlo, che possono concepire figli affetti da fibrosi cistica. Finalità a cui il progetto di Andrea Bianconi contribuirà con questa iniziativa e con altre che verranno a seguire.

A TROPEA di ANDREA BIANCONI
Sabato 1 agosto 2020
Partenza: ore 5.15 Liceo Scientifico F.lli Vianeo; –
Arrivo: ore 5.30 piazza del Cannone
Mappa su Google Maps: https://cutt.ly/Qsm3fJW

UFFICIO STAMPA ANDREA BIANCONI
Maria Grazia Vernuccio – mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
mob. +39 3351282864

www.andreabianconi.com

Responsabile Comunicazione FFC
Valeria Merighi – valeria.merighi@fibrosicisticaricerca.it |
mob. +39 347 9389704 |www.fibrosicisticaricerca.it

Marina Abramović – Estasi a Napoli

Dal 18 settembre, Castel dell’Ovo, Napoli

La spettacolare esposizione “Marina Abramović / Estasi”, a cura di Casa Testori e prodotte da Vanitasclub con la collaborazione di dell’assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli dopo la tappa di Milano e nell’ambito del tour italiano, arriva all’interno di Castel dell’Ovo, il castello più antico di Napoli e per la sua posizione tra i simboli del capoluogo campano nel mondo. Questo castello, legato alla leggenda di Virgilio Mago, si prepara ora ad ospitare l’arte della madre della performance art, Marina Abramović, artista che ha una lunga familiarità con la città di Napoli, dove a 46 anni aveva tenuto la storica performance Rhytm 0 alla Galleria Studio Morra. La nuova esposizione, che si presenta profondamente diversa, è destinata però a sorprendere ed emozionare ugualmente i visitatori. “L’Italia ha dimostrato grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità. Italia ti amo e il mio cuore è con te”, ha detto l’artista per sostenere il nostro Paese nella sfida della ripresa del dopo virus. La mostra di Napoli è un’occasione che va proprio in questa direzione e sarà organizzata e proposta al pubblico nel completo rispetto delle disposizioni governative e di sicurezza previste durante la fase di ripresa post emergenza Covid.

L’esperienza, allestita nella Sala delle Carceri adibita nel tempo a galera del castello, è composta dal ciclo di video denominato “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, un’opera molto significativa nella quale Marina Abramović si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’opera si compone di tre maxi video, che documentano altrettante performance tenute nel 2009 dall’artista nell’ex convento di La Laboral a Gijón, in Spagna. L’esposizione, unita al luogo e agli spettacolari allestimenti che saranno realizzati, contribuiranno a rendere incredibile l’esperienza che sta per arrivare nella città partenopea.

Attenzione: Marina Abramović non sarà fisicamente presente durante l’esposizione.

Torna In Exitu

Il 30 luglio arriva in libreria la nuova edizione di In Exitu, uno dei più importanti testi di Giovanni Testori. La nuova edizione esce nella collana Universale Feltrinelli (9 euro), è arricchita da una bellissima introduzione di Sonia Bergamasco. 

UNA FORZA CREANTE
Tornavamo a casa io e mia mamma, da Lasnigo. Eravamo andati a fare la spesa. Avrò avuto due anni e mezzo o tre. Era l’ora della sera, all’imbrunire, ed ecco che, per la strada, scendeva un uomo, con la testa reclinata, tra due carabinieri. Era legato con le catene. Conoscevo quell’uomo, l’avevo visto passare qualche volta mentre noi bambini si era a giocare nei prati. Incrociandomi sulla strada mi ha guardato e ha aperto la bocca per dirmi…non so, non so proprio. Non riuscii a sentire. Forse un semplice ciao o forse, chissà. Poi mi sono voltato e anche lui si voltò e ancora aprì la bocca, ma eravamo ormai troppo lontani. Ho chiesto piano, sottovoce, a mia mamma: “Ma cos’ha fatto?” E lei, svelta, per non farsi sentire: “Pare che abbia rubato una mucca…” Intanto mi chiedevo: “Dove va?”, “Non vedrà più nessuno?”, e soprattutto, “Cos’ha detto?”.

 E’ questo un ricordo che mi perseguita e ogni volta che mi riappare ho un grumo di interrogazioni che si sviluppano dentro. Cosa posso fare io perché quella bocca che s’è aperta davanti ai miei occhi, in quella sera, non muoia? Cosa posso fare perché non venga diminuito il suo segno, non solo in me, ma nella sua realtà? Qual è quella parola?

La madre, il figlio, l’altro. I personaggi principali sono già tutti lì, nel ricordo di quell’episodio dell’infanzia di Testori. E la spaventosa forza di attrazione che il buco nero di quella bocca esercita su Giovanni bambino stimolerà da quel giorno le fantasie più segrete della sua immaginazione e lo spingerà a riproporre quella scena primaria ancora e sempre. 

Impressiona, nel ricordo, la tenerissima età del bambino. Ha appena imparato ad articolare le parole per farsi capire e per cercare di comprendere, e la parola non detta di un adulto, la bocca nera di un “vinto”, lo trafiggono per sempre. Accanto al piccolo Giovanni, a “tradurre” per lui quella scena, sta la madre – la Beatrice del poeta – d’ora in poi anello di congiunzione tra dicibile e indicibile.

A vent’anni Giovanni Testori scrive un atto unico intitolato La morte in cui mette in scena una madre (con rosario), un figlio moribondo e un testimone del fatto. Molti anni dopo, un Testori sessantacinquenne, ripropone quella scena divorandone tutti i personaggi – Polifemo accecato – per lasciare che solo quel giovante morente e disgraziato, il Nessuno della storia, trovi la via d’uscita e dia vita, attraverso la parola, ad una delle azioni linguistiche più sfrenate e sconvolgenti del Novecento italiano. 

Testori presenta In exitu come romanzo. Ma se è vero, come lui dice, che il luogo del teatro non è scenico ma verbale, e se è vero, come lui dice, che il punto di partenza del teatro è il personaggio solo, il personaggio monologante, allora il romanzo In exitu è già teatro, ancora prima di diventarlo, a pochi mesi dalla pubblicazione, nella rielaborazione scenica che vedrà protagonisti lo stesso autore (lo scrivano) e Franco Branciaroli (Riboldi Gino).

In exitu è una pietà cristiana in cui il figlio che infinitamente muore non lascia che le braccia della madre lo reggano più – la madre è un’immagine di dolore troppo straziante, una madonna che piange, mutissima, e altrove. (…)
Sonia Bergamasco