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BUON NATALE DA CASA TESTORI

Giovanni Testori, Presepe, acquerello su carta

“Qui risiede l’insegnamento più febbrile e mordente, l’insegnamento che è fiamma e fuoco, del Natale: nascere e rinascere è un movimento che può accadere solo accettando fino all’ultima goccia la temperie della storia in cui il Padre ci ha voluti.”


Giovanni Testori
da L’Uomo del Natale, Il Sabato, 1980

Un acquerello di Giovanni Testori con dietro la firma e una data “41/ 42”, ma che con ogni probabilità risale al 1944. È da poco stato acquisito dall’Associazione ed è l’opera da cui prende avvio la mostra che fino al 21 gennaio si può visitare a Casa Testori. È una composizione festosa, accesa di colori, con figure che sembrano protagonisti di un teatrino popolare: un po’ Picasso e un po’ guitti di un teatro scarozzante. È l’immagine scelta per questo Natale 2022 e che ci introduce nell’anno tanto importante del centenario.

E quest’anno il nostro biglietto di auguri è anche in pdf, pronto per essere stampato e personalizzato per accompagnare i vostri regali!

Scarica qui il biglietto:

MATTEO ATTRUIA VINCE LA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO “ARTE IN BALOSSA”

Promosso da CASA TESTORI e PARCO NORD MILANO
In collaborazione con Comune di Novate Milanese, Comune di Cormano

Con il sostegno di Fondazione Cariplo

“Belvedere” di Matteo Attruia è il progetto vincitore della terza edizione del concorso “Arte in Balossa”, promosso da Casa Testori e Parco Nord Milano in collaborazione con Comune di Novate Milanese, Comune di Cormano e il sostegno di Fondazione Cariplo.

Friulano di Sacile (Pordenone) ma che, come tiene a specificare “vive e lavora ovunque”, Attruia è un artista che ha voluto porre una riflessione inedita sul parco e sul modo di fruire i luoghi della bellezza, sia della cultura che della natura.

“Il Belvedere è un luogo da cui si guarda, ma che non si guarda. Il Belvedere è un approdo a cui si tende per occuparsi d’altro, per ammirare il paesaggio percorso o quel che ne resta. Di strada se n’è fatta molta per arrivarci, di strada ce n’è molta ancora da fare. Solitamente il Belvedere non è di per sé una cosa “bella”. Spesso è uno spiazzo con ampio parcheggio. Arrivati al Belvedere non ci si guarda le scarpe. Si guarda lontano. […] È un auspicio alla trasformazione. Un invito ad un impegno perché diventi davvero un Belvedere”. Il progetto prevede la realizzazione di una scritta con materiale specchiante installata a terra con una struttura in alluminio o acciaio verniciato ben ancorata al terreno. Compito dell’opera è riflettere ciò che si trova intorno. Il paesaggio e il passaggio dei fruitori. Cambia di ora in ora. La luce è la luce del giorno. Il buio è il buio della notte. Specchiando, si mostra e si nasconde. Può essere cielo e può essere terra, foglie ed alberi. Le lettere sono solo un contorno possibile di ciò che riflettono. Intorno alla B c’è tutto il resto, intorno alla E c’è tutto il resto, intorno alla L c’è tutto il resto… Spostandosi, la figura alfabetica resta la stessa, ma cambia il contenuto del suo riflesso. Non ha filtri. È un auspicio alla trasformazione. Un invito ad un impegno perché diventi davvero un Belvedere.”

Fermamente convinto dell’importanza delle opere pubbliche, Matteo Attruia vuole che le sue rimangono aperte alle interpretazioni dei fruitori. Nella sua ricerca c’è sempre stata una volontà di entrare in contatto diretto con il pubblico, non solo a livello intellettuale (le sue opere sono ironiche, a volte provocatorie e instillano sempre dubbi e riflessioni in chi le fruisce), ma anche fisico: realizzare un’opera nello spazio pubblico e permettere che i fruitori interagiscano liberamente con essa e lo spazio intorno, è parte fondamentale del suo lavoro. L’artista riceverà̀ un contributo omnicomprensivo di € 10.000,00 per la progettazione e la realizzazione dell’opera, che verrà installata nella primavera 2023.

Casa Testori e Parco Nord Milano, in collaborazione con i Comuni di Novate Milanese e Cormano, dal 2016 si impegnano per il processo di ricerca e definizione dell’identità dell’Area Balossa del Parco Nord Milano grazie all’Arte Contemporanea, all’interno della grande sfida #ilparcofacultura, grazie ad un concorso biennale per la produzione di opere d’arte site specific, che da anni arricchiscono l’area dandogli una propria riconoscibilità̀. Per la terza edizione del Concorso “Arte in Balossa”, sostenuta da Fondazione Cariplo nel contesto del progetto IMMUNI è NATURA, la commissione ha esaminato 21 candidature provenienti da artisti e artiste operanti in tutta Italia e all’estero. Progetti di grande qualità che hanno saputo interpretare con puntualità le richieste del bando e le specificità dell’area, tenendo conto della sua storia di natura agricola e della trasformazione in atto. L’Area Balossa si trova, infatti, nel cuore di una delle porzioni del territorio provinciale milanese a più elevato grado di urbanizzazione, compreso fra i comuni di Novate Milanese e Cormano con terreni, a vocazione prevalentemente agricola, e copre una superficie di circa 150 ettari. Tra i candidati al Premio, oltre al vincitore la giuria ha segnalato come di particolare interesse le proposte di: Michele Bazzana, Chiara Gambirasio, Giulia Pellegrini e Fabio Roncato.

Scopri qui le precedenti edizioni

Tra Light Art e Futuro del Museo: due tavole rotonde per i 10 anni del Castello Gamba

Castello Gamba – Châtillon
28-29 ottobre

Per partecipare a tutti gli eventi è necessario prenotarsi al numero 0166 563252

Venerdì e sabato prossimi, 28-29 ottobre, in occasione dei festeggiamenti per i primi 10 anni di attività del Castello Gamba, Casa Testori ha ideato due tavole rotonde, punto di arrivo per due progetti che ha curato: l’installazione della grande opera di Massimo Uberti, “Orbita”, e un gruppo di lavoro istituito per ripensare al Museo e al suo futuro. Due appuntamenti da non perdere per scoprire o ri-scoprire anche attraverso Documentari inediti, la storia del Gamba, le mostre, le sue attività tra acquisizioni, didattica e territorio. Non solo un punto di consapevolezza sui passi fatti, ma un’occasione per ripensare alle sfide che aspettano questa “casa” della creatività moderna e contemporanea.

Venerdì 28 ottobre, dalle 17 alle 19, al Castello Gamba di Châtillon, si terrà la tavola rotonda dal titolo L’Orbita della Light Art: un confronto sulla Light Art e sulle sue potenzialità d’intervento nel tessuto urbano, in un dialogo funzionale con il passato”. “Orbita“ di Massimo Uberti è l’installazione permanente che da luglio scorso ha cambiato il volto del Castello, risultando progetto vincitore del PAC 2020, bando della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIC-Ministero della Cultura.

INTERVENGONO:

Fabio De Chirico, Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIC
“Arte contemporanea e spazio pubblico”
Finalità di un intervento artistico contemporaneo in relazione con il territorio: criticità, potenzialità e necessità di un dialogo

Jacqueline Ceresoli, Storica e critica dell’arte, docente universitaria e curatrice indipendente
“Light Art e interventi contemporanei”
Il panorama molteplice di un mezzo artistico come la luce nelle sue declinazioni di oggi: specificità e caratteristiche di un linguaggio

Massimo Uberti, Artista
“Lavorare con la luce e creare spazio”
Una ricerca artistica che nasce ogni giorno con il disegno e traccia spazi di
significato con la luce: tra parole e architetture archetipe

Davide Dall’Ombra, Docente, direttore di Casa Testori e curatore del progetto Orbita
“Orbita: l’installazione permanente al Castello Gamba”
Cambiare il volto di un castello connotandolo come il luogo del Contemporaneo: tra incremento del patrimonio pubblico e affermazione di un’identità

I festeggiamenti proseguono sabato 29 ottobre con una giornata dedicata al futuro del Castello. Dalle ore 9.30 alle 13 nell’ Aula Magna della scuola alberghiera di Châtillon, si terrà l’incontro “10+10: il futuro del Castello”: una tavola rotonda sui primi dieci anni di apertura.

INTERVENGONO:

Viviana Maria Vallet, Responsabile scientifico del Museo Gamba
“Il Museo Gamba: 10 anni di storia”
Primi dieci anni del Museo: i passi fatti, le scelte intraprese, i percorsi espositivi e il rapporto con il pubblico. Le potenzialità espresse dal Castello Gamba, tra relazioni, promozione culturale e crescita civica


Emma Zanella e Alessandro Castiglioni, Direttore e vicedirettore del Museo MA*GA, membri del “Gruppo di lavoro” sul futuro del Gamba
“Immaginare il futuro del Museo di arte moderna e contemporanea
della Valle d’Aosta”
Un’analisi dei punti di forza del Museo Gamba, individuati da un Gruppo di lavoro che ha tracciato linee di sviluppo possibili: tra riallestimenti, acquisizioni
e consapevolezza identitaria

Ornella Badery, Presidente dell’Associazione Forte di Bard.
“Musei e contesti espositivi del Forte di Bard”
La potenzialità espositiva espressa dal territorio sul Contemporaneo, grazie a una sede di grande prestigio e una programmazione di successo. Interazioni e complementarità con l’istituzione museale del Gamba e la sua programmazione.

11:00-11:15: Coffee break

Marco Jaccond, Artista“
Il Museo dal mio punto di vista

Marco Bettio, Artista
“Il Museo come spazio dinamico di confronto”
Le aspettative degli artisti verso l’istituzione museale di riferimento sul territorio tra tutela e creatività. Cosa fa del Museo la “casa” del contemporaneo? Dall’esperienza della pandemia al futuro che si vorrà costruire

Davide Dall’Ombra, Direttore di Casa Testori e responsabile del gruppo di lavoro sul futuro del Gamba
Conclusioni e prospettive

Scarica il programma

TESTORI RITROVATO. DIPINTI, ACQUERELLI, DISEGNI

Un progetto di Casa Testori
Casa Testori
8 Ottobre – 28 Gennaio 2023

IL RING DELLA PITTURA. GLI ANNI ’70 CON TESTORI
Finissage sabato 28 gennaio ore 16.30, con Antonio Grulli, Lorenzo Madaro e Rischa Paterlini

Si chiude con un incontro con tre critici e curatori la mostra “Testori ritrovato. Dipinti, acquerelli, disegni”, che ha riproposto per la prima volta l’intero itinerario artistico dello scrittore, dagli anni ‘40 fino all’ultima stagione degli anni ‘70. È proprio attorno a questa stagione che si concentrerà la riflessione nell’incontro di sabato 28 in occasione del finissage. Saranno presenti Antonio Grulli, curatore indipendente, membro permanente del board dello spazio Viafarini di Milano, Lorenzo Madaro, docente all’Accademia di Brera, curatore e critico per La Repubblica e Rischa Paterlini, curatrice e  docente alla Naba. Testori dopo quasi vent’anni di pausa aveva ripreso a dipingere con grande convinzione e impegno alla fine degli anni ‘60. Nella prima metà degli anni ‘70 presenta i suoi lavori in tre personali, tutte in gallerie importanti, presentato da Luigi Carluccio, Cesare Garboli, Giuliano Briganti e Pietro Citati. Ogni mostra è dedicata a cicli di lavori “chiusi”, che si distaccano nettamente l’uno dall’altro. Con i relatori si cercherà in particolare di approfondire le connessioni tra questa stagione di Testori e ciò che dal punto di vista artistico accadeva nella Milano di quegli anni.

Talk ore 16.30 con diretta Facebook sulla pagina di Casa Testori.


Tutti i sabati pomeriggio, alle 15.00 e alle 17.30, gli studenti di alcuni licei milanesi condurranno visite guidate. alla mostra, gratuite e senza prenotazione. L’iniziativa segna l’avvio del primo dei quattro progetti “GI00VANNI TESTORI CON LE SCUOLE: PCTO per il Centenario Testoriano”

La mostra con cui Casa Testori ci conduce al centenario della nascita di Giovanni Testori (1923-1993) è dedicata alla sua attività di pittore. Del resto, noto come intellettuale, scrittore, drammaturgo e critico d’arte tra i più vivi e controversi del Novecento, Testori diede avvio alla sua instancabile produzione culturale negli anni Quaranta proprio come pittore e i suoi primi scritti critici nascono dalla sperimentazione diretta.

Una straordinaria acquisizione
L’occasione della mostra è il recupero da parte dell’Associazione Giovanni Testori di un importante nucleo di dipinti e disegni riemersi dopo vent’anni di oblio, opere che permetteranno al visitatore di scoprire un Testori inedito. La produzione pittorica è legata a due momenti precisi della vita di Testori, separati da una lunga pausa di lontananza dalle tele. Se il primo nucleo è legato agli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, tra il 1942 e il 1949, il secondo, accesosi sul finire degli anni Sessanta, attraversa tutti gli anni Settanta, in un fitto susseguirsi di sperimentazioni, anche tecniche.

Al primo piano
Seguendo il filo della cronologia, le opere sono disposte lungo le pareti dei due piani della casa. Al primo piano due stanze sono dedicate agli anni Quaranta: dai primi acquerelli di paesaggio, agli studi per la Crocifissione del ’49. Un susseguirsi sorprendente di pittura, con la quale Testori partecipa alla ricerca formale di una generazione che deve fare i conti con Picasso. La stanza dedicata ai tramonti sul lago e alle Teste del Battista segna il ritorno testoriano alla raffigurazione: dal disegno all’acquerello, fino ai primi oli: tra il 1967 e il 1969 si prepara la così la rivoluzione del decennio che si sta aprendo, cui è dedicato tutto il piano sottostante.

Al pian terreno
Dalla prima stanza esplodono gli anni Settanta, con il loro incredibile portato di materia: blocchi di colore a olio che, dal Trittico di Pugili, ci accompagnano nel salone e in veranda, in una produzione tutta concentrata tra il 1970 e il 1971, scesa dal cavalletto in tempo per essere esposta alla grande mostra alla Galleria Galatea di Torino, diretta da Mario Tazzoli. In cucina trova spazio un necessario approfondimento sul disegno e la carnalità del segno, opere eseguite tra il 1970 e il 1974, vegliate dal suo autoritratto. A dar conto di nuovi importanti cambi di tecnica, si incontrano i grandi acrilici, per lo più nudi femminili cui si approda solo superando la grande lotta dei pugilatori, posta ai piedi delle scale. A concludere la mostra è la pace inusitata delle nature morte del 1977. Ancora bianco: il fondo è steso ad acquerello, ma steso denso e corposo per celare il crepitio del colore che ancora batte sotto la superficie. Splendore e irrequietezza, come sempre accade nell’opera di Giovanni Testori.

Realismo Quaranta
L’Associazione Testori conserva il più importante nucleo di opere realizzate da Testori nella sua prima stagione pittorica. Un vero palinsesto visivo del suo pensiero critico, in anni in cui il Realismo italiano è al centro del dibattito culturale e i pittori che ad esso sentono di appartenere s’interrogano sulla sofferenza della Guerra, la sete di Libertà, la forza del quotidiano e lo spettro di Picasso, padre padrone da attraversare cercando di non soccombere. Anni in cui Testori affida i suoi disegni alle riviste del GUF di cui era già responsabile per l’arte a 18 anni. Da pittore, si fa le ossa su paesaggio e natura morta, nella Milano bombardata e poi liberata e si interroga sul ritorno della pittura d’avanguardia nelle chiese, arrivando alla grande Crocifissione, il capolavoro di quegli anni esposto in mostra e ultima opera realizzata, prima del ventennale abbandono della pittura.

Tutto Settanta
Nello stesso decennio delle grandi messe in scene al Teatro Pier Lombardo con Franco Parenti, Ambleto, Macbetto, Edipus (1972-1976), Testori si ributta a capofitto nella pittura, con i materici dipinti ad olio esposti alla galleria Galatea di Mario Tazzoli a Torino (1971), passando all’acrilico con i nudi di donna presentati alla Galerie Alexander Iolas di Milano (1974) e brandendo con furia il carboncino per i grandi studi anatomici e vegetali che turbarono il pubblico della milanese Galleria del Naviglio di Giorgio Cardazzo (1975) e della romana Galleria il Gabbiano (1976).  Una cavalcata nella materia e al fondo di soggetti carnali che venne via via presentata in catalogo da critici d’arte come Luigi Carluccio e Giuliano Briganti, ma anche letterari come Piero Citati e Cesare Garboli, a sottolineare l’intreccio tra letteratura e figurazione così determinante per Testori.

Bianco Testori
In mostra il visitatore è chiamato a un’immersione totale nella pittura, passando, di visione in visione, alla scoperta di assonanze tematiche, attraverso indagini che esauriscono in pochi mesi un soggetto o una tecnica. La materia è per il Testori pittore come per il Testori critico, e perfino poeta, il cuore della sua ricerca espressiva, che in questa mostra emerge grazie a nuovi protagonisti. Si scopre così il ruolo centrale del bianco nella sperimentazione degli anni Settanta. È un colore che, inizialmente negato dalla stesura di grandi fondi colorati, in un secondo tempo, a soggetto ultimato, spesso interviene ad annullarli. È quello che accade nei suoi celebri Pugilatori, immersi in una materia-vita resa con blocchi di colore, da cui la figura deve emergere a forza per non affondare. È lo stesso bianco che, perso il suo spessore, diventa nebbia leggera negli acrilici, pressoché monocromi, dei Nudi feminili ton sur ton, per tingersi di rosso sangue, in seguito a cruenti interventi mutilanti che caratterizzano il ciclo presentato da Iolas, per il quale Testori curò nel dettaglio l’allestimento fin nella progettazione delle cornici. Un bianco che sembra negato dal nero profondo della grafite, stesa con irruenza nelle grandi carte della metà degli anni Settanta. Sono carnali studi anatomici maschili e femminili che si associano ad elementi vegetali, se possibile ancor più carnali. Carte che appaiono enormi negativi fotografici a soggetto erotico, che dei corpi accentuano, più che la morbosità di visione, l’inesauribile lotta per la sopravvivenza. Non a caso alcune di queste opere vennero poste a chiusura dell’esposizione milanese di Palazzo Reale dedicata da Francesco Bonami agli anni Settanta (2012) e sono ora al centro di una mostra dedicata agli eretici del Novecento, allestita in questi mesi al Mart di Rovereto. Il bianco, nascosto dal “negativo” di queste carte, riemerge immediatamente protagonista nel 1977, chiamato ad annullare ancora una volta, come era accaduto al principio del decennio, i fondi colorati, spesso stesi in giallo squillante. Un bianco che torna raggrumato ad acquerello in grandi campiture, imponenti quinte teatrali che lasciano intravvedere il colore appena percettibile sotto di esse, e da cui riemergono verdure e fiori domestici, descritti come reperti archeologici ripuliti dalla terra, o animali spennati, quasi fossero stesi sul tavolo di marmo abbondantemente infarinato da una cuoca. Una freschezza e inquietudine, tanto ancestrale quanto domestica, che fa di queste Nature morte forse le opere più sorprendenti dell’esposizione novatese.

Testa di camoscio_1971_olio-su-tela_70x60cm
Fiori rossi_particolare
Castagne_Acqerello_su_cartone_25,5x32
Il piatto di peltro_1971_oliosutela_50x60
1968.OGP.094
Giovanni-Testori-K.O.2-(Boxe-I)-a-1970-olio-su-tela,-cm-200x130
Ragazzo-di-schiena-col-teschio_1970_olio-su-tela_220x150cm
1973.OGP.016
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ORARI DI APERTURA

Martedì – venerdì: 10.00-13.00; 14:30-18.00
Sabato: 14:30-19:30
Domenica e lunedì: chiuso

Da Martini a Guttuso. Una piazza per sei protagonisti del ‘900 italiano

A cura di Casa Testori
Con la supervisione scientifica di Elena Pontiggia 
Rimini, Meeting per l’amicizia fra i Popoli 2022, Fiera di Rimini 
20-25 agosto 2022 

Dal 20 al 25 agosto 2022, al Meeting di Rimini, Casa Testori ha presentato la mostra “Da Martini a Guttuso. Una piazza per sei protagonisti del ’900 italiano”.  

Come i grandi artisti italiani hanno saputo dare testimonianza di una passione per l’uomo nel percorso drammatico e inquieto del secolo breve? Il percorso proposto da Casa Testori parte dal titolo dell’edizione 2022 del Meeting – “Una passione per l’uomo” – per darne una rappresentazione visiva attraverso sei grandi opere che documentano l’impeto di un’arte che è riuscita a porsi come presidio dell’umano. In una stagione storica attraversata dalle grandi ideologie, questi artisti a volte partono da posizioni opposte, come nel caso di Mario Sironi e di Renato Guttuso, uno vicino al fascismo, l’altro iscritto al Partito Comunista. Eppure le differenze sfumano nella coscienza che li accomuna: la centralità della presenza umana, con le proprie aspirazioni, le proprie ansie e anche le proprie malinconie. L’esperienza del ’900 è segnata dalle terribili ferite inferte alla vita di milioni di persone: è proprio a partire da questa coscienza, assunta in modo coraggioso e radicale, che si genera il lavoro di Leoncillo, con la serie dei suoi “San Sebastiano”. Marino Marini, invece, in uno dei suoi capolavori, attraverso il balzo del cavallo che disarciona il cavaliere, dà forma all’impeto della domanda che arde nel cuore di ogni donna e di ogni uomo ed è forma dell’irriducibilità di ogni essere. Non vediamo figure nella grande opera di Titina Maselli, che rappresenta la corsa di un treno della metropolitana: ma dietro i finestrini si coglie la pregnanza di mille presenze, alle prese con le attese e le fatiche di un quotidiano molto contemporaneo. Infine, il grande Artuto Martini, in uno dei capolavori della scultura dell’intero ’900, ci restituisce l’esperienza che meglio qualifica il soggetto umano, quella del perdono, con l’abbraccio tra il padre e il figliol prodigo. 

La mostra si è avvalsa della supervisione scientifica di Elena Pontiggia, una delle più importanti conoscitrici dell’arte italiana del ’900 e gli artisti sono stati scelti da Casa Testori, tra collezionisti privati, istituzioni e importanti Musei italiani.  

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Sabato 20 agosto è stato presentato il dipinto “Spes contra Spem” di Renato Guttuso, alla presenza della Dott.ssa Serena Contini, curatrice insieme a Fabio Carapezza Guttuso della mostra organizzata dal Comune di Varese “I tempi della pittura. Cronografia di alcune opere di Renato Guttuso dipinte a Velate: l’archivio di Nino Marcobi” in corso al Castello di Masnago – Varese, e con Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori. Clicca qui per vedere il video dell’incontro.

Upstair – Andrea Bianconi

23 luglio – 30 ottobre 2022
Mostra a cura di Giuseppe Frangi
Fondazione Coppola – Torrione di Vicenza

In collaborazione con Casa Testori

Inaugurazione 22 luglio 2022 dalle ore 18.00

Fondazione Coppola in collaborazione con Casa Testori presenta “Andrea Bianconi. UPSTAIR”, una mostra a cura di Giuseppe Frangi ospitata presso il Torrione di Vicenza dal 23 luglio al 30 ottobre 2022. Tutto parte da quando, lo scorso anno Andrea Bianconi, si è reso protagonista di una performance seguita e partecipata da centinaia di persone, portando sulle spalle la sua “Millennium Chair”, dalla piazza della Basilica Palladiana sino alla lanterna del Torrione di Vicenza, a 40 metri di altezza. Ora ritorna all’ultimo piano del Torrione proponendo un’installazione di 12 grandi disegni, come sorprendente corollario di quella performance. I 12 disegni, infatti, precedono l’azione di Bianconi, in quanto ne rappresentano il momento genetico in cui l’idea, emblema della “Millennium Chair”, ha preso corpo. Questo riconferma come dal punto di vista dell’artista il disegno sia esperienza imprescindibile, sorgivo di ogni processo creativo. La carta è la vera culla dell’idea e la pratica del disegno il metodo per farla emergere: «luogo cruciale per la produzione del significato», come ha scritto William Kentridge. 

Quelli esposti perciò sono molto di più che disegni progettuali: l’ossessività del segno che riempie tutta la superficie, la dilatazione delle dimensioni, il ribaltamento piranesiano delle prospettive rivelano un approccio del tutto performativo da parte di Bianconi. La carta diventa per lui terreno di una vera e propria azione artistica realizzata quasi in trance. 

I disegni rappresentano l’antefatto necessario della performance realizzata da Andrea Bianconi, ma nello stesso tempo ne sono la sorprendente continuazione. O meglio, una potente e visionaria superfetazione. Le scale del Torrione sono state il dispositivo chiave della performance del 2021: l’azione ha comportato infatti salita in solitaria, con poltrona sulle spalle, dei 146 gradini, mentre il pubblico all’esterno attendeva l’esito, annunciato tramite l’accensione dei fari posizionati in cima. Ora i disegni si pongono come continuazione di quella salita, su scale che si fanno sempre più erte e impraticabili e di cui, soprattutto, non ci viene mai svelato un approdo. I disegni quindi da una parte intessono un dialogo ancor più intimo con il luogo, individuandone ed esaltandone quella affascinante linea di forza funzionale e anche concettuale rappresentata dalle scale. Dall’altra portano a compimento l’idea di Andrea Bianconi, sottraendola dalla nostra portata e proiettandola in una direzione che travolge lo spazio fisico per irrompere in uno spazio tutto mentale, regno esclusivo dell’artista.


Luogo: Fondazione Coppola – Torrione di Vicenza, 
Apertura: 23 luglio – 30 ottobre 2022
Orari: venerdì 11.00-18.00; sabato 10.00-17.00;
domenica 14.00-18.00. Ultimo ingresso mezz’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietto: intero 5 euro; ridotto per over 65; gratuito per under 18
Informazionihttps://www.fondazionecoppola.org/visita/
Ufficio Stampa Casa Testori
Maria Grazia Vernuccio – mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it 

Tel. +39 0222198663 Mob. +39 3351282864  

Una serata speciale a Casa Testori 

Martedì 19 luglio in collaborazione con Moto Teatro Oscar, nel giardino di Casa Testori Roberto Trifirò leggerà un’antologia di pagine di Testori dedicate a Manzoni. Trifirò non è nuovo alla parola di Testori: nel 2019 era stato Edipus al teatro Aut Off. 

Sarà anche l’occasione di divertirsi scoprendo la mostra estiva “Luca&Mauro. Il gioco dell’Arte”, con le opere di Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni. Inoltre martedì 19 chi visita la casa troverà un’altra sorpresa: un’installazione di Martina Cioffi nella stanza del Giardino d’Inverno di Massimo Kaufmann. Un’aiuola di fiori d’argilla è spuntato nel cuore della stanza…

“Manzonerie”, letture di Roberto Trifirò, martedì 19 luglio, ore 21.30

Clicca qui per prenotare

LUCA & MAURO. IL GIOCO DELL’ARTE

Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni
Progetto espositivo a cura di Alessandro Frangi
Casa Testori
Prorogata fino al 24 settembre
Finissage: 17 settembre, ore 17

ARTISTI IN OGNI ETÀ
TRE GENERAZIONI A CONFRONT
O

Incontro con Luca Bertasso, Mauro Maffezzoni e
Martina Cioffi
Con la partecipazione di Chiara Canali

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Questa mostra deve il suo titolo a un bellissimo libro che Agata Boetti, figlia di Alighiero, ha pubblicato nel 2016. Agata lo ha scritto per spiegare che per lei l’arte di quel padre così speciale era innanzitutto una «moltitudine di giochi». Quindi era semplice, inattesa ma immediatamente recepibile. Luca Bertasso e Mauro Maffezzoni; o meglio, Luca e Mauro, perché il gioco introduce sempre una familiarità, hanno riempito le stanze di Casa Testori con la sana improntitudine di chi vive l’arte con appassionata leggerezza. C’è una parola che, nella sua accezione più bella e piena, restituisce il senso di questa mostra: divertimento. L’etimologia della parola risale a “divertere”, cioè volgere altrove, prendere un’altra direzione. Luca e Mauro sono due artisti devoti alla pittura, rispettosi della quotidiana dedizione e disciplina che la pittura impone. Eppure nella pittura trovano varchi, per “divertere”, quindi per smentirne la seriosità. Luca si muove con disinvoltura in un immaginario che sposa il pop con il fumetto. Gli occhi dei suoi personaggi sono curiosi, sgranati, indiscreti. Hanno una spavalderia rockettara, con quei tratti somatici sempre così sfrontatamente rimarcati. Sono fissi e saldi come icone, ma sempre dispensano un sottile senso di ironia. Mauro si muove invece con fare libero e volutamente non professorale, a dispetto del suo ruolo, dentro l’immenso bacino dell’arte del passato, per saccheggiarne un pezzo ogni giorno e replicarlo. L’azione potrebbe sembrare un po’ iconoclasta, in realtà è dettata da una simpatia che a volte travolge anche le buone maniere.

Il gioco dell’Arte prosegue poi (a partire dal 19 luglio) nella stanza del Giardino d’Inverno, con l’installazione di Martina Cioffi. Al centro dello spazio sono spuntati dei fiori in argilla smaltata. Sono fiori frutto di fantasia, improbabili e insieme sontuosi e hanno per stelo un tondino di ferro. L’Arte a volte può, anche là dove la natura è impedita…

Una raccomandazione: il gioco dell’Arte è tale se riesce ad essere contagioso e quindi se si trasmette anche al visitatore. Perciò la raccomandazione nel percorso di questa mostra è di non arrovellarsi in troppi ragionamenti ma di lasciarsi andare. Guardare, immaginare, divertirsi, rimescolando le carte del gusto e adottando punti di vista scorretti.

Orari: da martedì a venerdì ore 10.00-13.00 e 14.30- 18.00 – sabato dalle 14.30 alle 19.30.
Chiuso domenica e lunedì

CASA TESTORI SUMMER CAMP 2022

IL MONDO È UNA SCOPERTA

Vivi una settimana o più a CASA TESTORI, opere d’arte e un grande giardino in cui giocare, imparare e scoprire… Con la creatività di un artista. Saremo felici di avervi nostri ospiti dal 29 agosto al 9 settembre. Usciremo da Casa Testori per delle visite anche sul territorio, dai momenti di lettura presso la BIBLIOTECA COMUNALE DI NOVATE MILANESE alle passeggiate fino alle sculture del PARCO DELLA BALOSSA.
I bambini e ragazzi dai 6 ai 12 anni saranno accolti da educatrici esperte che li condurranno in una serie di avventure d’esplorazione ed esperienze di apprendimento e creatività tra arte e natura: perché il mondo è una scoperta!

Il campus si terrà dal 29 Agosto al 2 Settembre e dal 5 al 9 Settembre.

Vi aspettiamo!

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Orari: da lunedì a venerdì, entrata 8:30-9:00 e uscita 16:30-17:00
Tariffa piena a settimana (lun.-ven.): € 160,00 pranzo escluso
Tariffa ridotta a settimana (lun.-ven.): € 130,00 per il secondo fratello iscritto e altre riduzioni*

Il campus sarà attivato ogni settimana con un numero minimo di 8 partecipanti.
È possibile iscriversi a più settimane.

Per informazioni e prenotazioni: scoprire@casatestori.it

* Tariffa ridotta per figli e nipoti dei soci di Associazione Giovanni Testori, figli e nipoti dei dipendenti e collaboratori della Testori S.p.A. e associati Ambarabart.

Le quote comprendono:
• Ingresso a Casa Testori;
• La presenza costante dell’operatore;
• Attività nel Museo e nei luoghi circostanti;
• Materiale per i laboratori;
• Assicurazione.

Ogni bambino dovrà avere con sé:
• Astuccio con matita grafite, matite colorate, pennarelli, forbici, colla (stick e vinilica);
• Pennelli e acquerelli;
• Merenda e pranzo al sacco;
• Una borraccia per l’acqua;
• Un telo pic-nic o simili per le attività all’aperto;
• Un cambio completo per ogni evenienza;
• Un asciugamano personale;
• Crema solare;
• Crema antizanzare e dopo puntura;
• Scatola porta oggetti formato almeno A4 per riporre i propri lavori durante la settimana.

Il costo non comprende qualsiasi altra cosa non espressamente elencata.

Il camp è una proposta di Casa Testori a cura di Ambarabart

L’ULTIMA GUERRA DI MARIO SCHIFANO 1988-1998

Un progetto di Casa Testori
A cura di Davide Dall’Ombra
Castello Gamba – Museo d’arte moderna e contemporanea
Châtillon, Valle d’Aosta
22 Giugno – 25 Settembre 2022
Finissage: ore 17, Castello Gamba

L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998 è la mostra che il Castello Gamba-Museo di arte moderna e contemporanea della Regione autonoma Valle d’Aosta dedica al grande protagonista della pittura del Novecento dal 22 giugno al 25 settembre 2022. L’artista (1934-1998) è una delle presenze più importanti nella collezione permanente del Museo con Calore locale, Collinare, Per vedere, Orizzontale e Vista interrotta opere che sono il frutto di un periodo di residenza di Schifano in Valle D’Aosta tra il febbraio e il marzo del 1988 e che vengono presentate in mostra con un allestimento inedito, in rapporto con il paesaggio che le ha ispirate. Schifano lavorò febbrilmente in un’ala dell’antico priorato di Saint-Bénin producendo decine e decine di quadri, insieme a opere su carta, che vennero esposte alla Tour Fromage nella mostra Mario Schifano. Verde fisico, svoltasi dal 30 aprile al 24 luglio del 1988.

La mostra L’ultima guerra di Mario Schifano 1988-1998 – nata da un progetto di Casa Testori, curata da Davide Dall’Ombra e realizzata dalla Regione autonoma Valle d’Aosta, Assessorato ai Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio – ha come punto di partenza l’episodio valdostano del 1988 e vuole approfondire gli ultimi straordinari anni del percorso di Schifano, fino alla morte del 1998. Un decennio irripetibile per l’artista: anni febbrili e prolifici, magari contraddittori, di lotta corpo a corpo con le opere, di ritorno alla pittura e di “guerra” con la pittura stessa, come con le proprie dipendenze e ossessioni, anni segnati dalla consueta e inarrestabile urgenza creativa.

In principio fu “Chimera”
Le grandi opere degli anni ’80 e ’90 in mostra, sono introdotte da un video, curato da Casa Testori, che racconta la nascita di Chimera, l’opera monumentale realizzata da Schifano durante la performance di una sola notte a Firenze, nel 1985. Un momento cardine per comprendere la forza del gesto pittorico di Schifano e la natura comunicativa della sua opera, che ben spiegano il clima in cui nasce la disponibilità dell’artista all’esperienza di residenza valdostana di pochi anni dopo. Un episodio cardine per comprendere il confronto di Schifano con l’archeologia, fondamentale per la sua formazione e centrale anche nelle tele valdostane.

Capolavori per uno sguardo
Nei mesi drammatici che l’Europa sta vivendo oggi, appaiono di dolorosa attualità i “ritratti” della guerra in senso proprio che Schifano dedica alla crisi del Golfo. È un periodo, dalla fine degli anni ’80, in cui l’artista è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità. In anni di reclusione volontaria nella sua casa-studio, la televisione diviene per lui una finestra sul mondo e fonte ossessiva d’ispirazione. Rivolgendo la sua attenzione ai principali fatti di cronaca dell’epoca, della guerra ci restituisce uno sguardo proprio e struggente, declinato in opere imprescindibili del suo percorso. Nella sala principale dedicata alle esposizioni temporanee, sono presentate due opere monumentali dedicate al dramma della guerra in Iraq: Tearful [In lacrime] del 1990, diventata una sorta di autoritratto ideale dell’artista, e Sorrisi Scomparsi del 1991, l’unico volto possibile della tragedia in Kuwait. In Tearful il dramma della guerra è visto dall’interno del rapporto padre-figlio, partendo da una foto ritagliata dal «Time» del 10 dicembre 1990, dove un bambino ci guarda smarrito mentre il padre soldato, in partenza per il fronte, china la testa coprendosi il volto in lacrime. In Sorrisi scomparsi una folla di nuovi volti senza volto sono sovrastati dalla traduzione in arabo del titolo dell’opera e danno corpo al dramma collettivo del Kuwait.

La rielaborazione pittorica delle immagini televisive si affianca a quella fotografica. Schifano manda a stampare decine di rullini al giorno: foto scattate agli schermi TV che si accumulano nel suo studio a mazzi e sono coinvolte in un processo divorante e germinativo insieme.

In mostra vengono presentate quattro grandi composizioni in pannello incorniciate in plexiglass (293 x 186 cm cad.) che presentano oltre 1300 fotografie 10×15 cm ritoccate ad olio e pennarello, realizzate tra la fine degli anni Ottanta e il principio degli anni Novanta. Sono il frutto dell’occhio e della personalità vorace dell’artista: “Io mi sento come un media… Attraverso questa finestra [la TV] io catturo le immagini che più mi colpiscono, i messaggi provenienti dalla realtà drammatica che ci incalza. Ma non sono uno spettatore passivo. Mentre seguo sul video il susseguirsi vertiginoso degli avvenimenti, penso, rifletto, creo”. Una produzione sterminata che Emilio Mazzoli ha definito il “rosario di Schifano”, snocciolato durante il giorno ad ogni occasione libera, nel tentativo di lasciare un’impronta su quello che accadeva intorno a lui.

Omaggio a Emilio Mazzoli
La mostra nasce anche con l’intento di festeggiare gli 80 anni di una personalità cardine per la vicenda di Schifano come Emilio Mazzoli, tra i più importanti galleristi italiani, suo appassionato sostenitore in quegli anni. Per l’occasione, Mazzoli ha generosamente messo a disposizione del Castello Gamba, grazie al rapporto di collaborazione e stima con Casa Testori, le opere germinali di Schifano presentate e sarà eccezionalmente in mostra con il suo doppio ritratto, mai esposto prima d’ora, eseguito da Schifano tra il 1994 e il 1995: CARO EMILIO CONTINUA… (stampa e tecnica mista su carta applicata su tavola, 180 x 135 cm cad.). Un omaggio a un personaggio chiave per la cultura artistica italiana del dopoguerra, capace di cogliere il valore dell’artista ai suoi esordi e deciso nel sostenerlo e accompagnarlo, anche grazie al coinvolgimento delle penne critiche più rivoluzionarie del suo tempo, come Giovanni Testori e Achille Bonito Oliva.

Schifano tra la sua natura
L’altana del castello è dedicata alla puntuale ricostruzione, attraverso opere, documenti, immagini e testimonianze inedite, della vicenda della residenza di Schifano ad Aosta nel 1988, grazie al ritrovamento di un’inedita campagna fotografica della mostra e a bellissime foto di Schifano al lavoro nel suo studio aostano. Un episodio cardine che si inserisce in un momento culturale vivacissimo della Valle d’Aosta, con l’istituzione dell’Ufficio Mostre della Regione nel 1986 e una particolare attenzione alle attività espositive di carattere internazionale. L’energia della committenza e l’impegno di critici d’arte come Janus (Roberto Gianoglio 1927-2020), portarono, infatti, alla realizzazione di eventi espositivi originali, spesso di taglio monografico, con un flusso continuo di decine di mostre l’anno, tra il 1986 e il 1995, per oltre cento in totale. Gli artisti venivano invitati ad esporre i loro lavori, a condividerli con la collettività, e le mostre permisero anche un importante arricchimento delle collezioni della Regione. Lo documenta in mostra la collana Fabbri “Valle d’Aosta Cultura”, presentata nella sala del Museo Gamba dedicata alle committenze della Valle.

Dal 2 luglio si aprirà un ciclo di incontri al Castello Gamba per approfondire l’opera dell’artista attraverso gli interventi di alcuni critici d’eccezione. 

Sabato 2 luglio ore 16.30
Visita guidata con il curatore

Sabato 16 luglio ore 18:00
“Chi è Mario Schifano?” Incontro con Francesco Guzzetti

Venerdì 29 luglio
Ore 18:00: Conversazione con Luca Ronchi, biografo ufficiale dell’artista
Ore 21:30: Proiezione del documentario “Mario Schifano tutto” di Luca Ronchi

Venerdì 23 settembre
Ore 17:00: Dialogo con Davide Dall’Ombra, curatore della mostra

In occasione della chiusura della mostra, il curatore Davide Dall’Ombra racconta gli aspetti più profondi di questo instancabile e multiforme protagonista della pittura del Novecento.
INFO: 0166 563252
Prenotazione obbligatoria, dal 19 settembre.

INGRESSO
Tariffa compresa nel biglietto di ingresso del Museo

ORARI DI APERTURA
Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

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