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Month: Luglio 2019

NOW NOW. QUANDO NASCE UN’OPERA D’ARTE

Un progetto di Casa Tesori
A cura di Davide Dall’Ombra, Luca Fiore, Giuseppe Frangi e Francesca Radaelli
Meeting di Rimini
20-26 Agosto 2017

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E TRE: QUANDO NASCE UN’OPERA D’ARTE
Davide Dall’Ombra

Questa mostra compie una terna di progetti espositivi che Casa Testori ha curato per il Meeting di Rimini, con l’intento di avvicinarne il pubblico all’Arte Contemporanea. L’obbiettivo era quello di condividere con un bacino allargato di persone di ogni età e provenienza la bellezza e necessità dell’espressione artistica di oggi. Rispetto a quella del passato, l’Arte Contemporanea richiede probabilmente maggior disponibilità d’ascolto da parte del visitatore e abbisogna di oneste chiavi d’accesso, che il curatore ha il dovere di offrire. Sta di fatto che le prime due mostre si sono dimostrate in grado di regalare al pubblico importanti occasioni di conoscenza del proprio presente, spesso grazie a un’inaspettata empatia del desiderio. 
Nel 2015 andò in scena il racconto dell’opera di alcuni grandi maestri viventi, probabilmente i più celebri, chiacchierati e pagati artisti internazionali: dallo squalo di Damien Hirst, alle cere di Anish Kapoor, passando per la performance di Marina Abramovic al MoMA di New York. La mostra Tenere vivo il fuoco. Sorprese dell’arte contemporanea spiazzò i visitatori con immagini e video chiamati a documentare opere dai linguaggi inaspettati. Il viatico alla mostra era un articolato video introduttivo a 360 gradi, cui prestò generosamente la voce Giacomo Poretti, protagonista con Aldo e Giovanni della celebre scena del Garpez in Tre uomini e una gamba (1997), posta proprio ad apertura del video. Non c’erano percorsi obbligatori o istruzioni per l’uso: il visitatore era chiamato a scegliere cosa e quanto vedere di ciò che gli veniva raccontato, ma per qualsiasi domanda su artisti, opere e dinamiche dell’Arte Contemporanea, guide e curatori erano a disposizione h12/12, 7 giorni su 7. Un diluvio di domande, incessanti, interessate, ostinate o curiose, spesso dalle evidenti implicazioni personali, a volte perfino drammatiche. Accadde qualcosa e fu chiaro che un velo si era rotto. 
Due anni dopo, un nuovo video introduttivo e una nuova scelta di artisti di oggi si mettevano alla prova con un tema preciso, che in qualche modo declinava quello scelto dal Meeting di quell’anno: Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo. Il rapporto dell’Arte Contemporanea con i maestri del passato, tema cardine dell’arte di ogni tempo, venne presentato in mostra non attraverso il semplice racconto ma, finalmente, con le opere vere. Il passaggio di Enea. Artisti di oggi alle prese con il passato (2017) mise in scena una raccolta di pittura, scultura, installazione, video e fotografia probabilmente irripetibile. Varcata l’opera di Julia Krahn dedicata al rapporto con la propria madre, il visitatore era chiamato a prendere le misure con due maestri del Novecento in stretto dialogo con i propri “padri”, grazie a una Last Supper di Andy Warhol, derivata dal Cenacolo di Leonardo, e all’ultimo film di Michelangelo Antonioni, dedicato al Mosè di Michelangelo. Intorno all’imponente mano con lanterna di Gianni Dessì, posta al centro della piazza, la scala si faceva monumentale e le sei stanze che la delimitavano accoglievano: il vasto ciclo dedicato ai Promessi Sposi cancellati da Emilio Isgrò, la Madonna a temperatura corporea di Alberto Garutti, un ciclo di litorali di Giovanni Frangi, la Via Crucis realizzata da Adrian Paci, il ciclo dedicato da Wim Wenders all’11 settembre prestato da Villa Panza e l’imponente processione di anime su carta oleata, disegnato da Andrea Mastrovito. L’impressione di aver vinto la scommessa non la diedero solo i numeri, bissando e superando le 22.000 presenze in una settimana registrate alla prima mostra. I visitatori colsero perfettamente la straordinaria potenzialità che ha l’arte di illuminare un tema cardine come il rapporto con la tradizione e con chi ci ha generato, a livello storico e sociale, come nei più intimi rapporti famigliari. A trent’anni di distanza dalla gloriosa stagione in cui il Meeting di Rimini, grazie a Giuseppe Panza di Biumo e a Giovanni Testori, aveva potuto presentare opere di artisti del calibro di Richard Long, Luigi Ghirri, Graham Sutherland, Francis Bacon, Henri Moore, James Turrell, Robert Irwin, Carl Andre e Renato Guttuso, la grande Arte Contemporanea era tornata in Fiera e “chiedeva” di rimanerci. 
Nell’immaginare un terzo appuntamento al Meeting di Rimini, rotto il ghiaccio e sperimentato il rapporto senza mediazioni con l’opera d’arte, non ci sembrava percorribile la strada di un semplice cambio di scuderia, che presentasse una rinnovata selezione di opere e artisti, magari intorno a un nuovo tema. Occorreva un passo all’altezza di quel percorso sperimentale di conoscenza che una manifestazione come questa consente e, in un certo senso, chiede. È nata così l’idea di permettere al pubblico un affondo finale nell’Arte Contemporanea, sfruttandone la caratteristica prima, quella di nascere ORA. Il visitatore della mostra del 2019NOW NOW. Quando nasce un’opera d’arte, ha la possibilità di vedere sette artisti al lavoro, intenti a creare un’opera caratterizzata da un compimento finale, al termine della settimana, e da raggiungimenti intermedi, visibili giorno dopo giorno. Non si tratta di semplici Studio Visit – consueta pratica curatoriale che vede l’artista nell’atto di presentare le proprie opere, dove le ha create, al critico interessato – ma di lasciare entrare il visitatore comune nel processo creativo. Lo scopo è quello di focalizzare l’attenzione sulle componenti generative dell’opera, sugli elementi e le energie che l’artista mette in campo, se stesso e l’ispirazione, ma anche i materiali usati nel processo di elaborazione e realizzazione dell’opera, il fattore tempo e la gestione del lavoro quotidiano. Conoscere il processo è un modo con cui lo spettatore, non solo è chiamato ad andare oltre al pregiudizio del “questo lo facevo anch’io”, ma ha la possibilità di cogliere tutto l’aspetto entusiasmante e drammatico che sta dietro un’opera, partecipando al momento creativo, conoscendo le dinamiche, la ricerca e gli accadimenti di un artista al lavoro: tra frustrazioni ed entusiasmi. 
Sette giovani artisti, dalle tecniche e linguaggi molto diversi tra loro, hanno trasferito in fiera il proprio studio, mettendosi a nudo, a disposizione dei visitatori, dei loro sguardi ma anche delle loro domande e osservazioni. Si tratta, a quanto ne sappiamo, di un esperimento mai tentato prima, almeno con questi numeri e intensità performativa, che va oltre il concetto di arte partecipata, superando il rischio del voyeurismo, o dell’effetto Grande Fratello, grazie a una componente di interazione che non mancherà certamente, non solo grazie a momenti di dialogo, ma anche in conversazioni pubbliche giornaliere, cui è dedicata un’apposita area. 
È così che Elena Canavese monta i suoi set fotografici tratti dal quotidiano, perché i piccoli oggetti domestici arrivino a raccontarci luoghi e immagini dell’universale: dall’universo in una cucina alla cucina dell’universo. Danilo Sciorilli pone l’accento sul senso dell’esistenza in rapporto con la sua inevitabile fine: la racconta con gli strumenti dell’animazione video che lo caratterizzano e con l’inedita trasformazione di alcuni giochi seri della nostra giovinezza. Alberto Gianfreda presenta le sue sculture di ceramica frantumata e ricomposta per diventare mutabile e in movimento: alla storia umana che ha sempre animato la sua opera, si aggiunge ora la lotta metaforica del regno animale. A Elisa Muliere spetta portare in mostra la pittura, con la sua energia informale e poetica, intenta a tradurre in colori e forme le note di un’ossessiva musica contemporanea. Alberto Montorfano declina il proprio tratto a grafite, in una sovrapposizione continua di volti, presi dagli scatti fotografici diretti: una registrazione dei flussi del “popolo” di Rimini che si interroga su immagine multipla e identità. bn+ brinanovara (al secolo Giorgio Brina e Simone Novara), con le mappe di gommapiuma, tessuto e marmo bianco di carrara, stese di giorno in giorno dietro a un paio di idoli di ghiaccio in scioglimento, raccontano la storia verosimile di un Iceberg che punta la latitudine di Rimini, esemplificando al visitatore quanto può essere difficile raggiungere la semplicità. A completare la squadra non poteva mancare il linguaggio video, grazie a Stefano Cozzi, che realizza un cortometraggio artistico della mostra stessa, documentandola in un video che crescerà di giorno in giorno, dall’arrivo degli artisti alla conclusione delle opere. 
Come due anni fa, non manca in mostra un “padre” per questi giovani al lavoro e per i visitatori chiamati a partecipare a questa sorta di performance corale. Introdotto da un video che ne racconti genesi, contesto e storia, è posto al centro dell’esposizione probabilmente il più grande quadro mai realizzato dal pittore Mario Schifano (1934-1998): La Chimera, qui presentato in mostra proprio perché esempio straordinario di un’opera realizzata davanti al pubblico, che si è nutrita della presenza di oltre seimila persone, in quella notte irripetibile del 1985 […].
Porsi il tema del processo creativo, di “quando nasce un’opera d’arte”, naturalmente fa affacciare alla mente infinite problematiche e distinguo sull’ispirazione artistica, sul grado di rapporto che tale ispirazione e, con essa, tutto l’atto creativo, hanno con la realtà vissuta o percepita dall’artista. È in gioco la necessità dell’individuo di compiere un gesto artistico, tra mezzi espressivi e contesti comunicativi in grado di veicolare ‘l’idea’. Ma non è questo il luogo, introducendo una mostra che non si è posta l’obbiettivo di essere esemplificativa, tantomeno esaustiva, per porre un tema necessario, quanto imprendibile, come l’accadimento artistico. Ci basterà assestarci su questo NOW NOW, dell’arte come della vita: prima, durante e dopo la mostra. 

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IO NON SONO LEGGENDA: Casa Testori e Andrea Mastrovito – Italian Council

Casa Testori con Andrea Mastrovito è tra i vincitori della sesta edizione dell’Italian Council il bando del MiBAC che sostiene l’arte contemporanea italiana nel mondo

Presentato da Casa Testori, hub culturale alle porte di Milano, il progetto nasce in stretta collaborazione con il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni a Pistoia, destinatario dell’opera video Io non sono leggenda, appositamente creata da Andrea Mastrovito e realizzata grazie al sostegno dell’Italian Council (Sesta edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo del MiBACT. Un’opera che andrà ad arricchire il patrimonio pubblico, ma anche un’importante mostra conclusiva a Palazzo Fabroni e un tour internazionale di proiezioni, nate in collaborazione con la Fondation Léa et Napoléon Bullukian di Lione, Belvedere 21 di Vienna, More Art e l’Istituto Italiano di Cultura di New York, Magazzino Italian Art di Cold Spring (USA) e l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto, il MUDAM di Luxembourg, Laznia Center di Danzica e l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria.

L’OPERA
Io non sono leggenda è il titolo di un’opera video-installativa di Andrea Mastrovito che indagherà il tema dell’identità e del rapporto con l’altro attraverso la cancellazione delle immagini e la riscrittura dei dialoghi, di uno dei capolavori del cinema del 1968: Night of the Living Dead (La notte dei morti viventi) di George Andrew Romero.

L’ARTISTA
Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) vive da anni a New York. Nel 2007 ha vinto il New York Prize, assegnato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, nel 2012 il Premio Moroso e nel 2016 il Premio Ermanno Casoli. Il suo lavoro è stato esposto nei maggiori musei nazionali ed internazionali, dal MAXXI di Roma al Museo Novecento di Firenze, dal MART di Rovereto al Pecci di Prato, dal BPS 22 di Charleroi al MUDAC di Losanna, dal Queens Museum al Museum of Arts and Design, entrambi a New York. Nel 2011 è stato il primo artista ad allestire una personale al Museo del Novecento di Milano.

IL PROGETTO
Una call internazionale per la creazione dell’opera
Nel novembre 2019 è stata lanciata una call internazionale per il coinvolgimento di illustratori, disegnatori e artisti nella produzione dell’opera, coinvolgendo studenti ed ex-studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, della NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, a Milano, e dell’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara, a Bergamo ma anche profili internazionali raggiunti dalla comunicazione dei partner europei e nordamericani.
L’anteprima alla Fondation Bullukian di Lione e a Casa Testori
Il trailer di Io non sono leggenda verrà presentato in Francia, in occasione del finissage di Le monde est une invention sans futur, personale dell’artista presso la Fondation Bullukian ed evento ufficiale della XV Biennale di Lione. In Italia, tavole originali dell’opera e trailer verranno presentati a Casa Testori in primavera.
Un’azione partecipata: l’opera e la mostra a Palazzo Fabroni
La donazione dell’opera al museo pubblico, il Museo del Novecento e del Contemporaneodi Palazzo Fabroni a Pistoia, verrà festeggiata da una mostra personale dell’artista ideata intorno a uno speciale allestimento dell’opera: una parete di volumi esito di un’azione partecipata di raccolta sul territorio, simbolo di una memoria e cultura realmente condivise e diventate inaccessibili per diventare parete su cui proiettare l’intera opera.
Il circuito internazionale                                                                    
Da Palazzo Fabroni partirà un circuito internazionale di proiezioni dell’opera, parte integrante dell’intenzione artistica e non solo della necessaria promozione all’estero. Sono previste tappe a Vienna, Cold Spring (USA), New York, Toronto, Pretoria (Sudafrica), Danzica (Polonia) e Lussemburgo.

Project supported by the Italian Council (6th Edition, 2019) program to promote Italian contemporary art in the world by the Directorate-General for Contemporary Creativity and Urban Regeneration of the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism

WHERE ARE WE GOING?

A cura di Giuseppe Frangi
Studio 4×4, Pietrasanta

WHERE ARE WE GOING?
Giuseppe Frangi

 Quali sono le radici che s’afferrano, 
quali i rami che crescono 
da queste macerie di pietra?
T. S. Eliot

Questa è una mostra che nasce attorno a un punto interrogativo che è come una sfida.
È possibile oggi avventurarsi dentro una delle domande che più assillano il presente di ciascuno ma che nascondiamo sotto il tappeto per il timore di restare senza una risposta dignitosa?
La sfida è doppia, perché ad uscire allo scoperto in questo faccia a faccia con quel punto interrogativo sono quattro artisti giovani, capaci di rompere gli indugi e anche di mettersi in gioco: c’è sempre un rischio di inadeguatezza davanti alla radicalità e ampiezza di quella domanda. Tuttavia l’arte oggi ha bisogno anche della spavalderia di chi tenta di misurarsi su orizzonti più audaci. 
In questo spazio che non a caso abbiamo voluto ribattezzare “Studio” il tentativo è quello di fare spazio alla categoria, grande e ingombrante, della “storia”.
Non è un caso: perché per avventurarsi nella domanda posta dal titolo è necessario darsi una coscienza, seppur fragile e frammentata, rispetto a quello che si sta vivendo. L’unica cosa certa è che l’intimismo davanti a questa domanda è fuori gioco.
I quattro protagonisti hanno approcci e sensibilità diversi l’uno dall’altro, ma hanno un fattore che li unisce in questo tentativo: è il desiderio di lasciarsi implicare, di misurarsi su un orizzonte che non è più solo personale; di tentare quello che potrebbe essere definito un discorso “pubblico”.
È quanto accade ad esempio nel caso di Stefano Cozzi: nel suo video, “A Song for the Wide Nation”, la storia entra in campo con un effetto di spiazzamento. La purezza felice dei bambini impegnati in una partita di pallone infatti fa da controcanto visivo alla narrazione “epica” della storia d’Europa (il testo è stato scritto di Mariadonata Villa, scritto in occasione della partecipazione dell’artista ai lavori di Eurolab, ed è letto da Christopher Knowles). La storia documentata liricamente dalle parole, attraverso le immagini ristabilisce un nesso necessario per quanto imprevisto con il presente. Ritroviamo un accento epico anche nell’opera di un’altra artista presente: è la grande tela di Elisa Carutti, immagine monumentale di un volto sdraiato che fissa un cielo sulfureo nel quale sembra specchiarsi e specchiare il proprio destino. Di chi è quel volto? È quello di un Tiresia contemporaneo, che insegue tracce di nuove profezie? È quello di uno dei corpi-calco pompeiani, che sino all’ultimo non ha sottratto lo sguardo dal cielo di fuoco e di zolfo? Certamente è un volto in attesa di un disvelamento di senso, è uno sguardo assetato di un qualcosa che lo ricolmi.
È pienamente e caparbiamente politico il lavoro di Giovanni Vitali. Lui ha indagato in questi anni sulle reliquie di un mondo finito, quello del comunismo nell’Europa dell’Est. Ha lavorato da incursore nei sotterranei della storia, e ne ha tratto una sorta di simbolo che assomma tutti i simboli. “Red on!” è un’installazione performativa, una stella coperta di resina durissima, su cui è colata la cera rossa della transitorietà di ogni pretesa umana sul mondo.
Matteo Negri, del gruppo è quello con maggiore background. Qui si presenta con un lavoro nuovo
e coraggioso. Il titolo allude alla transitorietà del tempo (“Meanwhile at 19.35 of the 28 May ‘19”), evocata dall’incombere della nebulosa nera che plana sul fragoroso splendore del mondo vegetale. La preziosità formale dell’opera realizzata con pellicola adesiva, colori per vetro e resina rende ancora più acuta quella dimensione di minaccia, che Negri rafforza con la presenza nel centro del cortile di una delle sue prime opere, che ne hanno decretato il successo: una delle mine marine in ceramica, slabbrate dall’esplosione e che imprevedibilmente, a prima vista, scambiamo per un fiore.

Studio 4×4 Pietrasanta
Via Garibaldi 34
55045 Pietrasanta
Lucca, Italia

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