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WHERE ARE WE GOING?

A cura di Giuseppe Frangi
Studio 4×4, Pietrasanta

WHERE ARE WE GOING?
Giuseppe Frangi

 Quali sono le radici che s’afferrano, 
quali i rami che crescono 
da queste macerie di pietra?
T. S. Eliot

Questa è una mostra che nasce attorno a un punto interrogativo che è come una sfida.
È possibile oggi avventurarsi dentro una delle domande che più assillano il presente di ciascuno ma che nascondiamo sotto il tappeto per il timore di restare senza una risposta dignitosa?
La sfida è doppia, perché ad uscire allo scoperto in questo faccia a faccia con quel punto interrogativo sono quattro artisti giovani, capaci di rompere gli indugi e anche di mettersi in gioco: c’è sempre un rischio di inadeguatezza davanti alla radicalità e ampiezza di quella domanda. Tuttavia l’arte oggi ha bisogno anche della spavalderia di chi tenta di misurarsi su orizzonti più audaci. 
In questo spazio che non a caso abbiamo voluto ribattezzare “Studio” il tentativo è quello di fare spazio alla categoria, grande e ingombrante, della “storia”.
Non è un caso: perché per avventurarsi nella domanda posta dal titolo è necessario darsi una coscienza, seppur fragile e frammentata, rispetto a quello che si sta vivendo. L’unica cosa certa è che l’intimismo davanti a questa domanda è fuori gioco.
I quattro protagonisti hanno approcci e sensibilità diversi l’uno dall’altro, ma hanno un fattore che li unisce in questo tentativo: è il desiderio di lasciarsi implicare, di misurarsi su un orizzonte che non è più solo personale; di tentare quello che potrebbe essere definito un discorso “pubblico”.
È quanto accade ad esempio nel caso di Stefano Cozzi: nel suo video, “A Song for the Wide Nation”, la storia entra in campo con un effetto di spiazzamento. La purezza felice dei bambini impegnati in una partita di pallone infatti fa da controcanto visivo alla narrazione “epica” della storia d’Europa (il testo è stato scritto di Mariadonata Villa, scritto in occasione della partecipazione dell’artista ai lavori di Eurolab, ed è letto da Christopher Knowles). La storia documentata liricamente dalle parole, attraverso le immagini ristabilisce un nesso necessario per quanto imprevisto con il presente. Ritroviamo un accento epico anche nell’opera di un’altra artista presente: è la grande tela di Elisa Carutti, immagine monumentale di un volto sdraiato che fissa un cielo sulfureo nel quale sembra specchiarsi e specchiare il proprio destino. Di chi è quel volto? È quello di un Tiresia contemporaneo, che insegue tracce di nuove profezie? È quello di uno dei corpi-calco pompeiani, che sino all’ultimo non ha sottratto lo sguardo dal cielo di fuoco e di zolfo? Certamente è un volto in attesa di un disvelamento di senso, è uno sguardo assetato di un qualcosa che lo ricolmi.
È pienamente e caparbiamente politico il lavoro di Giovanni Vitali. Lui ha indagato in questi anni sulle reliquie di un mondo finito, quello del comunismo nell’Europa dell’Est. Ha lavorato da incursore nei sotterranei della storia, e ne ha tratto una sorta di simbolo che assomma tutti i simboli. “Red on!” è un’installazione performativa, una stella coperta di resina durissima, su cui è colata la cera rossa della transitorietà di ogni pretesa umana sul mondo.
Matteo Negri, del gruppo è quello con maggiore background. Qui si presenta con un lavoro nuovo
e coraggioso. Il titolo allude alla transitorietà del tempo (“Meanwhile at 19.35 of the 28 May ‘19”), evocata dall’incombere della nebulosa nera che plana sul fragoroso splendore del mondo vegetale. La preziosità formale dell’opera realizzata con pellicola adesiva, colori per vetro e resina rende ancora più acuta quella dimensione di minaccia, che Negri rafforza con la presenza nel centro del cortile di una delle sue prime opere, che ne hanno decretato il successo: una delle mine marine in ceramica, slabbrate dall’esplosione e che imprevedibilmente, a prima vista, scambiamo per un fiore.

Studio 4×4 Pietrasanta
Via Garibaldi 34
55045 Pietrasanta
Lucca, Italia

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Posted on: 4 Luglio 2019, by : Alessandro Frangi