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Month: Novembre 2021

Saul Steinberg alla Triennale di Milano. S2.Ep1

UNA SECONDA STAGIONE
Un’avventura straordinaria che non poteva finire così: il 22 novembre 2021 si ricomincia!
Riprendono i Lunedì di Casa Testori, un appuntamento settimanale per raccontare le più interessanti mostre attraverso la voce di curatori e artisti. Dopo l’attenzione raccolta lo scorso anno, il format viene riproposto con poche varianti. Restano uguali l’orario, le 21.15 del lunedì sera, e la durata di un’ora. Resta un momento finale dedicato alla figura di Testori: per quest’edizione avremo ogni settimana una puntata di una “Testoripedia”. Un libro dello scrittore presentato in dieci minuti ogni volta da uno studioso o conoscitore diverso.

La prima puntata di questa nuova edizione dei Lunedì di Casa Testori è dedicata a una delle mostre che stanno riscuotendo maggior successo a Milano: quella dedicata a Saul Steinberg alla Triennale di Milano. Ne parleremo con il curatore Marco Belpoliti, con Francesca Pellicciari, grande conoscitrice dell’artista americano, e con uno dei più noti illustratori italiani, Emiliano Ponzi.

Per la “Testoripedia” Nicolò Rossi, dottorando alla Normale di Pisa, presenterà Il dio di Roserio, racconto/romanzo di esordio dello scrittore.

Premio Giovanni Testori. Quarta Edizione 2023

A cent’anni dalla nascita

IL PREMIO
Contributo allo sviluppo della scrittura contemporanea, al valico tra le arti – letteraria e figurativa – e alla conoscenzadi Giovanni Testori, uno dei grandi protagonisti della scena culturale del Novecento. Il premio Giovanni Testori è suddiviso in due sezioni:

A) Per le arti figurative
1. Premio destinato a un testo di critica d’arte (saggio storico artistico, saggio di critica d’arte con apertura narrativa, progetto di una mostra, serie di cartelle con schede scientifiche e tavole riferite all’opera di un artista)

​2. Premio destinato a una tesi di laurea o di dottorato in storia dell’arte

B) Per la letteratura
1. Premio destinato a un testo letterario in lingua italiana o in dialetto
(racconto, romanzo, componimento poetico, saggio di critica letteraria, sceneggiatura cinematografica, copione teatrale, libretto d’opera, traduzione, senza preclusione di generi come era l’officina di Testori)

2. Premio destinato a una tesi di laurea o dottorato in letteratura italiana

Gli autori non devono aver superato i 35 anni di età

SCADENZA
I testi in tre esemplari dattiloscritti, numerati e uniti nelle pagine, una breve biografia dell’autore, una copia su supporto elettronico del testo e della biografia (in formato PDF), la lettera di presentazione di un docente o personaggio rappresentativo delle lettere o delle arti e la scheda di partecipazione scaricabile dal sito www.premiogiovannitestori.org compilata in ogni sua parte, dovranno essere così indirizzati:
Premio Giovanni Testori – Quarta edizione Via Aurelio Saffi, 23 – 20123 -Milano
Il concorso è aperto per il 2021-23 ai testi spediti o consegnati alla segreteria entro il 31 agosto 2023.

Per maggiori info:
www.premiogiovannitestori.org

Andrea Bianconi. LA SENTINELLA

Presentazione venerdì 19 novembre 2021 ore 19.30 
libreria Mittel + Platea Palazzo Galleano + A21 
con Andrea Bianconi, l’architetto Carlo Orsini e Francesco Gesti 
introduce Luca Fiore con la partecipazione dei ControlRUM

Libreria Mittel, via Lodino 41 – LODI 
Ingresso consentito solo con green pass


IL LIBRO

Dallo Studio al Mondo. Il viaggio di una poltrona in un libro
Vanillaedizioni – uscita: settembre 2021

Quante volte abbiamo sentito parlare dello studio d’artista come un universo parallelo dove le idee invadono lo spazio e la mente? Quante volte ci siamo fatti contaminare da un ambiente come un campo magnetico? Da quello spazio, dallo studio d’artista di Andrea Bianconi, ad Arzignano (Vicenza)è iniziato il viaggio della poltrona di Sit Down To Have An Idea. Non una poltrona qualsiasi, ma quella a cui l’artista ha attribuito un valore maieutico: siediti e lascia nascere un’idea.Da lì, poi, la poltrona ha viaggiato dal Nord al Sud di Italia, partendo da Bologna e ritornando a Vicenza e il libroLa Sentinella, edito da Vanillaedizioni, è la cronistoria di quel viaggio per immagini e parole. Un viaggio tra i luoghi che la poltrona ha toccato e di cui è ancora presidio sul posto e nelle parole. Le riflessioni di Andrea Bianconi, scritte volutamente a mano, compaiono tra le pagine del volume come flussi ininterrotti di pensiero. Non nascono, forse, così le idee?

Il progetto – realizzato in collaborazione con Casa Testori Fondazione Coppola e asostegno della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – è partito con l’installazione della poltrona in luoghi pubblici della città di Bologna durante ArteFiera – ArtCity 2020 e in alcuni spazi eccellenti, privati, tra cui il dehor del Ristorante Al Pappagallo e la vetrina della Boutique Doria 1905, poco prima del lockdown. 

Dopo lo stop imposto, si è riattivato conquistando gli spazi aperti di Cima Carega, con una spedizione-performancenelle Piccole Dolomiti venete, scendendo a sud, a Tropea, dove, in una sorta di rito di propiziazione, si sono attese le luci dell’alba in Piazza Cannone. Per poi, risalire a Colletta di Castelbianco (nell’entroterra di Albenga, Savona) in uno dei borghi medievali più belli d’Italia, primo borgo telematico d’Italia e, poi, ancora più a nord, sotto al Campanile del comune di Chiampo (Vicenza) come simbolo della rinascita di quell’area. 
Nel luglio 2021 la poltrona raggiunge il Torrione della Fondazione Coppola a Vicenza dove fasci di luce, diramati dalle persone durante la performance The Millennium Chair, diventano, con un’azione simbolica, traccia della presenza viva delle persone attivatrici di idee e portatrici di luce quanto mai necessaria in momenti difficili.
Sette tappe per un unico racconto di cui il libro non rappresenta una conclusione bensì un nuovo inizio all’insegna di quel tempo ciclico che caratterizza, da sempre, le performance e le opere di Andrea Bianconi.
L’arte come eterno ritorno dal principio alla fine, e viceversa.

DIES ILLA

Gianriccardo Piccoli e Alessandro Verdi
A cura di Giuliano Zanchi e Giuseppe Frangi
Casa Testori
27 Novembre 2021 – 26 Febbraio 2022

ORARI DI APERTURA
Martedì – venerdì: 10-13; 14:30-18
Sabato: 14:30-19:30
Lunedì e domenica: Chiuso

Due artisti dalla lunga storia, segnati profondamente dal dolore recente della loro terra. Gianriccardo Piccoli e Alessandro Verdi sono uniti dalla comune appartenenza bergamasca e dalla serietà di un percorso artistico che li ha portati a una produzione di grande intensità e originalità. La mostra a Casa Testori propone due percorsi che si intrecciano nei vari spazi, in un dialogo che vede Piccoli occupare le pareti con alcune serie di grandi disegni realizzati dal momento della pandemia ad oggi e Verdi invece occupare il centro delle stanze con i tavoli che accolgo i suoi grandi libri d’artista. Il dialogo avviene quindi tra il nero intenso e denso di ombre delle carte di Piccoli e le pagine su cui sono impresse le forme potenti a “macchia” di Verdi. Filo conduttore della mostra è proprio questo confronto all’insegna di una comune percezione drammatica del reale; una percezione che ha determinato in modo coraggioso le loro rispettive scelte recenti. Piccoli ha lavorato per cicli di disegni, spesso ispirati da immagini di altri artisti come accade con La stanza di Louise Bourgeois o con Il Letto di Van Gogh. La sua vena è una vena neo romantica, segnata da una grande tensione esistenziale che si traduce in una ricerca di luce dentro fogli segnati dalla corposità del buio. Verdi invece con i suoi grandi libri, così densi di forme e di immagini, quasi dei manoscritti miniati contemporanei, ci accompagna in una meditazione da era post atomica.

La mostra vuole essere anche un omaggio a due artisti in un momento significativo della loro biografia: Piccoli ha compiuto 80 anni il 15 dicembre 2021, Verdi invece ha appena varcato la soglia dei 60.

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RENATO PALAZZI E l’AMBLETO

È scomparso il critico teatrale Renato Palazzi, una delle firme più acute e importanti di cui disponeva il giornalismo d’autore italiano. Lo ricordiamo con la bellissima analisi sulla lingua dell’Ambleto di Testori, pubblicata nel programma di sala dello spettacolo, stampato per il debutto al Teatro Franco Parenti, allora Salone Pier Lombardo, il 16 gennaio 1973.

MITO E STORIA
Nel linguaggio dell’Ambleto

di Renato Palazzi

L’Ambleto è prima di tutto la reinvenzione o la trasfigurazione di un Mito in termini linguistici. Il linguaggio dell’«Ambleto» è un materiale espressivo duro, grezzo, sanguigno e carnoso come l’umanità che se ne serve. Ma soprattutto è un linguaggio inventato, nelle sue connotazioni temporali, geografiche, umane. Ora, il carattere precipuo del segno linguistico è la sua elevata concettualità, cioè la sua estensibilità ad un numero pressoché illimitato di oggetti dello stesso genere. Ma il linguaggio dell’«Ambleto», nato per il Mito e nel Mito, si propone come una dimensione primitiva ed originaria della parola, ritrovata al di fuori del carico di significazioni e di convenzioni dovute ad una storia secolare: la parola non è più, dunque, espressione di un concetto valido per tutti, qui o altrove, ma ritrova il proprio potere significante solo a contatto con la fisicità stessa degli oggetti e della realtà del Mito, cui è intimamente ed univocamente legata. Il linguaggio dell’«Ambleto» è dunque la folle avventura di un evento scenico che tende a rinominare, e quindi a riconoscere e perciò stesso a conoscere, la realtà, in un processo di straniamento linguistico che finisce col ritessere l’assetto dell’universo. La sua stessa apparente disorganicità, il coacervo di elementi di diversa provenienza che esso presenta, sembrano denotare la sua impossibilità di farsi sistema, processo di astrazione e cristallizzazione degli impulsi del reale. Nata dalla Materia e nella Materia, questa lingua nella Materia resta calata, o meglio aspira a farsi Materia essa stessa. Parole oggetto, parole cose che delle cose condividono la necessità, la posizione nell’ordine del l’universo, l’irreversibile univocità, la prigionia nella forma e nel volume, nello spazio e nel tempo. Ma se il linguaggio è, prima ancora che momento della comunicazione, funzione della riflessione e del pensiero, l’umanità che di tale linguaggio si serve non potrà che pensare, immaginare, sognare e riflettere secondo i termini di una «logica del concreto» le cui coordinate passino attraverso le esigenze del corpo e dei sensi prima che della mente e della ragione. Gli elementi di una lingua sono sempre espressione del grado di libertà raggiunto dai suoi depositari sulle contingenze della condizione quotidiana: il linguaggio dell’«Ambleto», così profondamente intessuto di cose prima che di idee, è un insieme caotico di parole oggetto poste l’una accanto all’altra dall’ordine imprevedibile degli eventi e della necessità, e non dall’atto creatore di una volontà libera ed aspirante al pieno ordine dell’intelletto. Ecco dunque il linguaggio operare un processo di regressione del materiale umano dell’opera: pensieri oggetto, pensieri cose sono i termini di un intelletto che non è ancora riuscito a fondare un proprio ordine al di sopra del dato immediato, della violenza stessa della realtà quotidiana. Ci troviamo di fronte ad un’umanità pre-aristotelica, non ancora uscita dal caos delle immagini e dei sentimenti per liberarsi alla funzione ordinatrice dell’intelletto, alla composizione di un universo di idee svincolate dalla tirannia delle pulsioni informi della realtà oggettuale. Se la Storia è la fondazione di un ordine universale composto dal pensiero critico, l’umanità dell’«Ambleto» è fuori dalla Storia: in quanto in essa sembrano vivere simultaneamente tutte le storie possibili, appare al di sopra della Storia; ma in quanto è segnata dall’apparizione di una presa di coscienza, di un’intuizione che aspira a farsi paradigma di Azione, essa si pone come fondamento ed inizio della Storia stessa. «L’Ambleto» è dunque Mito di un’umanità primigenia ed indifferenziata, che reca con sé già impliciti tutti gli elementi del proprio divenire ed attende solo l’atto risolutore che li illuminerà alla coscienza: un favoloso popolo ctonio, che spunti dalla terra rivestito di tutti gli attributi della propria storia, facendosi incontro alla scintilla che ne metterà in movimento la dinamica chiarificatrice e risolutrice, verso la catastrofe e verso la conoscenza. E come in ogni mito che si rispetti, Ambleto, eroe primevo ed antenato leggendario del genere umano, rappresenta il classico Portatore di Civiltà: la sua azione, la sua strage non sono una conclusione, ma l’inizio di un ciclo. Il suo furore e la sua distruzione sono gli stessi che, nei riti di iniziazione, consentono di smembrare e di struggere l’uomo vecchio ed inutile per riplasmare, dall’interno, l’uomo nuovo finalmente Uomo. Ambleto è dunque protagonista e vittima del primigenio rito di iniziazione di un’umanità che si apre a sé stessa, della sua ideale ammissione nel Mondo e nel Tempo. Poiché ogni evento tende sempre a darsi una forma, «l’Ambleto» si da forma di tragedia. E tragedia è, fino in fondo, con Peripezia e Catastrofe, Agnizione, poiché ogni tragedia è un processo di conoscenza, e qui è il Potere a svelare il proprio volto fra gli uomini, e Catarsi, poiché ogni conoscenza raggiunta, per quanto dolorosa, è sempre momento di serenità della ragione irrequieta. Ma in quanto nasce da un mondo umano caotico e primigenio, essa non può che configurarsi come Tragedia Primigenia, come ideale origine della tragedia nella sua forma primitiva ed assoluta, contenente tutte le altre, infinite nel tempo e nello spazio, che le faranno seguito. È una sorta di Epifania del Tragico, di svelarsi improvviso e lampante della natura irriducibilmente tragica degli avvenimenti umani, di quel famoso «ritmo tragico» che appare come il ritmo stesso di ogni realtà e di ogni conoscenza. È la forma stessa che si darebbe, che si potrebbe dare, il teatro dei popoli primitivi, se il teatro dei popoli primitivi aspirasse a una forma. Per noi «l’Ambleto» si pone dunque come momento iniziale non solo di un teatro, individuato nel tempo e nello spazio, ma forse del Teatro stesso, come avventura e corsa nell’ignoto del sentimento e della ragione.

Doninelli guida alla rilettura di Testori

GIOVANNI TESTORI NELLA CITTÀ CONTEMPORANEA

Prosegue il viaggio ideale e reale che il Centro Culturale di Milano – questa volta in compagnia di Casa Testori – propone con grandi autori della città e dei territori lombardi. Riletture, ovvero letture “contemporanee”.

Testori è una personalità che scuote questo presente. Ha sempre scosso, lui. Intemperante, mai prestabilito, sempre in fieri. Ecco perché acquista il gusto della novità quello di costruire un ciclo per scoprirlo e riscoprirlo attraverso la pluralità dei linguaggi espressivi utilizzati.
In un tempo debordante di definizioni posticce e di “slegami” poco edificanti, pare opportuna la scelta di accostare Testori; ancora una volta, che è sempre una prima volta (un certo sentire del Centro Culturale di Milano è nella tensione al vero, alla cultura come vita, questioni così care all’intellettuale di Novate nella pratica di sbilanciamenti fecondi e irriducibili al tran tran. Lui amava il tram.).
L’accresciuta complessità del vivere dovuta alla pandemia da Covid rende ancor più provocante l’incontro con la parola di Testori, con i corpi, le voci, i cori, vecchi e nuovi fabbriconi, le disperate speranze che dicono, interrogano, giudicano. Dentro e oltre la città. Come non approfittare della sua multidisciplinarità? Di pensiero che compie proprio perché è pensiero?
Anche la scelta di riprendere il filo senza collocarlo e cioè senza attendere la stagione degli omaggi in occasione del centenario della nascita (1923) ci pare una decisione che apre, che lo libera, di nuovo e per sempre “scarozzante”.

Perciò un Ciclo di letture e dialoghi per trovare un’’immagine complessiva e vitale di Giovanni Testori, dove l’arte, il teatro, la letteratura, la poesia, il Testori polemista degli interventi pubblici, attraverso articoli, editoriali, saggi – dove le tante sfaccettature dell’uomo- si ritrovino insieme e ci comunichino quel nesso con la verità e la vita che è stato principio e fine della sua offerta intellettuale e artistica.

Tre gruppi di incontri, il primo dedicato ai grandi amori e ai loro esordi: quello del ’51 con il suo articolo sul Cairo fino a Morlotti, quello del ’54 con l’uscita de “Il dio di Roserio”; quello dei suoi inizi teatrali, culminanti con lo scandalo dell’Arialda, 1961.

Il secondo gruppo, un “a fondo” dove entrare nei suoi grandi amori ma anche nei suoi ripensamenti, sulle sue passioni costanti, sui suoi rifiuti. In pittura, con un ritratto teatrale, a cavallo della grande crisi, con due momenti fondamentali, da un lato l’Erodiade e dall’altro la Trilogia ed infine un incontro dedicato a Testori e la poesia.

Nel terzo gruppo l’ultimo Testori, quello incendiario, con la controversa “conversione”. Un primo passaggio su Testori critico artistico e curatore, con le due mostre emblematiche: quella sulla Ca’ Granda (Testori e la carità) e la sua partecipazione alla mostra dell’84 alla Besana (Testori scopritore di talenti); la stagione del suo rinnovato teatro con tre tappe: Interrogatorio a Maria, In Exitu, Tre Lai; un incontro su Testori polemista, con una scelta di articoli su fatti di cronaca e del mondo.

Gli incontri si svolgono dal vivo al Centro culturale di Milano, in Largo Corsia dei Servi, 4.
Laddove segnalato, sarà possibile seguire gli incontri anche in streaming dalla pagina Facebook del Centro Culturale di Milano.

Necessaria la prenotazione. È previsto un biglietto di 5 euro, scontato a 3 per gli Amici di Casa Testori (presentarsi con la newsletter nella mail del cellulare) e per gli studenti.

per info: centroculturaledimilano.it


La Gilda con Laura Marinoni

9 – 21 NOVEMBRE 2021
TEATRO FRANCO PARENTI

da La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori
con Laura Marinoni
Alessandro Nidi al pianoforte
adattamento e cura registica Laura Marinoni
direzione musicale Alessandro Nidi
movimenti coreografici Cristina Bucci
costumi Gianluca Sbicca
produzione International Music and Arts

Dal sito del Teatro:
In scena la vitalità senza freni, la fatica di sopravvivere e la passione incontenibile per il sesso sì, ma soprattutto per l’amore. Laura Marinoni, e il musicista Alessandro Nidi, danno voce e corpo agli esuberanti personaggi di periferia de La Gilda del Mac Mahon di Giovanni Testori.
Una selezione di musiche che spazia da Jannacci a poeti-musicisti immensi come Ferré o Monteverdi, fa da commento intimo al racconto testoriano.

per info e prenotazione: teatrofrancoparenti.it