Month: dicembre 2016

Buon Natale da tutti noi!

William Congdon, Natività, 1965; in mostra nella chiesa di San Raffaele fino al 28 gennaio 2017

Un Natale di perdono

“Il Natale, che è puro perdono, ci costringe a una serie di responsabilità, proprio perché vuol riportare, tra noi, la speranza e la gioia. Ora, la prima di tali responsabilità, è quella in cui il Natale stesso consiste; in cui consistono quella speranza e quella gioia; è lui, il perdono.
Di dimenticanza in dimenticanza, di strage in strage, forse stiamo legittimando la fabbricazione di un uomo che, dell’effrazione d’origine, della domanda che egli porta dentro di sé e della risposta che è venuta a salvarlo, non trattenga più, non si dice il senso o la memoria, ma neppure la nostalgia. Forse, in Natali ingordi e privi di perdono, in Natali, alla fin fine, disperati, come quelli che stiamo vivendo, la prima cosa da fare è lasciar che riaffiori la nostalgia che, di tutto questo, giace ancora sepolta in noi; e pregare che, riaffiorando, essa ci devasti al punto da lasciarci sgomenti di fronte alla riscoperta del bisogno che abbiamo di chiedere perdono al Padre e, subito dopo, giacché insieme non è possibile, d’offrire il perdono a tutti gli uomini, nostri fratelli nella creazione, nella colpa, nel dolore che da tale colpa è derivato, e nella rinata possibilità di salvarci e di salvare, con noi, la storia.”

Giovanni Testori, da E il Padre decise di perdonare, “Corriere della Sera”, 24 dicembre 1983

Per un anno insieme!

 

È stato un anno incredibile, fatto di mostre, incontri, spettacoli, e migliaia di persone incontrate.
Due parole chiave che collegano tutte queste iniziative?
La prima è Testori, che, anche quando non ci mette la faccia, si scopre presto il vero motore di ogni slancio di Casa Testori.
La seconda è giovani! Da loro parte o a loro si rivolge ogni nostra iniziativa.
Ecco allora una citazione per ringraziare entrambi:

“D: Lei dice di amare i giovani; cosa c’è, invece, in loro che la infastidisce?
R: Niente. Nessun gesto che compiono, anche quando sono estremi, mi infastidisce, perché li capisco. E poi, vorrei dire che non sono d’accordo sul modo in cui i giovani vengono letti dai giornali, dalle inchieste, dai settimanali. Non capiscono nulla di quello che sta avvenendo. I giovani delle ultimissime generazioni hanno una grande volontà, un grande bisogno di vivere veramente, di ricominciare ad esistere non come pedine di un gioco ma come realtà concrete, dolorose, giorno per giorno, ora per ora, di ricominciare a imparare.
Quale dei suoi libri vorrebbe che i giovani leggessero?
Vorrei poter vivere con i giovani. Vorrei che assieme a loro nascessero degli altri libri…”

Ne nasceranno Giovanni, ne nasceranno…

Buon 2017! Si riparte con un grande incontro il 16 gennaio Arte CONTRO la corruzione, al Teatro Franco Parenti nel giorno del suo compleanno, a 43 anni dalla prima dell’Ambleto.

 

Aleksander Velišček – L’Aperto


Gallery

 


La Mostra

a cura di Marta Cereda

3-21 dicembre 2016
10 gennaio – 24 febbraio 2017

orari: martedì – venerdì:  dalle 10 alle 18
weekend visite guidate su prenotazione: info@casatestori.it
chiusura: lunedi
dal 7 al 9 dicembre 2016

L’uomo è l’animale che deve riconoscersi umano per esserlo.
Giorgio Agamben[1]

C’era già stato il suo Piccolo Albanese, qui. E non è un caso che ora Aleksander Velišček
 torni a Casa Testori con una personale in cui propone altri giganti, dalle proporzioni completamente differenti rispetto a quello che era stato presentato su questa parete nel 2012, in occasione della collettiva Giorni Felici. Si trattava, in quel caso, di un ritratto di cinque metri di un compagno di studi dell’artista, un ragazzo albanese di bassa statura, ingigantito a simboleggiare la rilevanza sulla sua formazione.
Anche i personaggi che ora costellano lo scalone della dimora natale di Giovanni Testori sono punti fermi nello sviluppo personale e culturale di Velišček
. Sono anch’essi giganti, come rivela il titolo della serie a cui appartengono: Gullivers, richiamo da un lato al romanzo di Jonathan Swift, dall’altro alla lingua coniata da Anthony Burgess in Arancia Meccanica, evidente contestualizzazione della ricerca dell’artista in un ambito che potrebbe essere definito come socio-politico.
Sono ritratti di scrittori, pittori, politici, filosofi modellati come se si trattasse di una scultura, a tutto tondo, con la pittura che cola dal bordo della tavola, che ne rende frastagliati i margini, ormai brandelli. Questi cerchi, figure geometriche simbolo di perfezione, vengono così deformati dagli strati di colore, dalle pennellate che si accumulano e che rendono sempre meno riconoscibili i volti. I primissimi piani eliminano qualunque contestualizzazione: rimane solo l’uomo, anzi, rimane solo la sua testa, essenza, secondo l’artista, della fedeltà a un valore, che qui trova la propria espressione nello scontro tra ideale e reale. Un’opposizione che si fa violenza e amputazione in queste teste dalle gole recise, con, talvolta, gli occhi sgranati e le bocche spalancate a gridare l’ultima orazione o la maledizione della gorgone.
La stessa idea di sottrazione dal contesto, dall’ambiente in cui questi intellettuali sono vissuti e hanno maturato il proprio pensiero, viene attuata nel ritratto di Giovanni Testori, in una teca dal doppio vetro che lo custodisce e lo allontana: del padrone di casa rimane solo il volto, mentre il corpo è rimpiazzato da una struttura metallica che sa di costrizioni e di chirurgia, in cui le viti si mescolano con la carne.

Aleksander Velišček
 è nato nel 1982 a Šempeter pri Gorici, in Slovenia, vive e lavora tra Nova Gorica (Slovenia) e Lugano (Svizzera).
Nel 2010 si è laureato in Arti Visive e discipline dello spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2012 è stato artista in residenza negli atelier di Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, nello stesso anno ha vinto il Premio Mariuccia Paracchi Testori, dopo aver partecipato alla collettiva Giorni Felici, a Casa Testori. Nel 2015 è stato in residenza presso Viafarini, Milano; Dolomiti Contemporanee, Borca di Cadore; Cité Internationale des Arts, Parigi. Ha partecipato a mostre personali e collettive in Italia, Slovenia e Austria, tra cui: Shit & Die, a cura di Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah and Marta Papini (Torino, 2014); Gullivers, a cura di Aurora Fonda (AplusA, Venezia, 2016).

Grazie a MLZ Art Dep, Trieste.

 

[1] Giorgio Agamben. L’aperto. L’uomo e l’animale, Torino, 2002, p. 33

Testori 1945

Testori 1945

a cura di Davide Dall’Ombra

Spazio Testori
3-21 dicembre 2016
10 gennaio – 24 febbraio 2017

orari: martedì – venerdì:  dalle 10 alle 18
weekend visite guidate su prenotazione: info@casatestori.it
chiusura: lunedi
dal 7 al 9 dicembre 2016

Non ancora ventenne, tra il 1941 e il 1943, Giovanni Testori pubblica sulle pagine di “Via Consolare”, “Pattuglia” e altre riviste universitarie del GUF numerosi interventi di critica d’arte, esordendo anche come disegnatore e drammaturgo. Con la crescita del conflitto mondiale, sebbene la sua creatività fosse in totale fermento, le occasioni per vederne i frutti a stampa si ridussero fino quasi a strozzarsi nei mesi successivi. Il 1943 segna la battuta d’arresto: il libro sui disegni di Henry Matisse che piacque anche al pittore chiude le sue pubblicazioni in volume fino al 1951 e il suo speciale “Omaggio alla pittura”, pubblicato sul numero di maggio-giugno di “Pattuglia”, convince Mussolini a far chiudere la rivista. In agosto, Milano subisce i bombardamenti più devastanti anche per il patrimonio artistico. Testori allestisce uno studio nel solaio della grande casa paterna di Sormano (CO), dove era sfollato con la famiglia, trasformandolo in un crocevia per artisti e critici come Ennio Morlotti e Mario De Micheli.

Dopo un 1944 di silenzio, il 1945 segna la ripartenza pubblica, per l’Italia come per Testori.

È l’anno della pubblicazione delle Laude di Jacopone, che illustra con venti disegni realizzati l’anno precedente. I disegni selezionati sono espressione del suo intenso impegno per l’arte sacra che attraversa tutti gli anni Quaranta e che meriterà una trattazione specifica, vista la copiosità d’inediti ritrovati negli ultimi anni e la varietà dei soggetti trattati.

Ma quello sacro è solo uno dei temi indagati da Testori. I mesi intorno alla Liberazione del 25 aprile sono scanditi da diverse espressioni del suo genio, dalla pittura alla poesia, alla critica militante. Sono momenti emblematici di un nuovo inizio: è il 1945 di Giovanni Testori, qui raccontato in 6 episodi.

Cleopatràs di Giovanni Testori

con Marta Ossoli per la regia di Mino Manni

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Promozione speciale per gli amici di Casa Testori: biglietti a €9 per tutte le repliche*

Che cosa rimane della “gran reina” Cleopatra una volta deposta la corona d’Egitto? Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio oppure una semplice “bagascia” di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito?

L’opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo.

La sua Cleopatràs, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, in un dialetto che appartiene a tutti e che rievoca un’Italia ormai dimenticata.

La “reina” viene rappresentata nella sua essenza più pura, nell’universalità del suo essere Donna, una donna che ha pienamente vissuto, amato, goduto e perso irrimediabilmente tutto.

Testori intona il lamento, il “laio” della vedova, che ha vissuto la guerra e ne è uscita perdente, un lamento di morte che sfocia tuttavia in un appassionato inno alla vita: attraverso i ricordi della terra natìa la donna rivive i tempi d’oro dell’amore col suo “Tugnàs”.

ad accompagnare lo spettacolo un ciclo di incontri:
TESTORI/SHAKESPEARE, ANDATA E RITORNO – Ambleto, Macbetto e Cleopatràs

13 dicembre 2016 – ore 22 c.a
Testori e il passato come energia viva – con Antonio Syxty e Giuseppe Frangi – con la partecipazione di Marta Ossoli e Mino Manni

15 dicembre 2016 – ore 22 c.a
Violazione per amore. La lingua di Ambleto e Macbetto – con Renato Palazzi

18 dicembre 2016 – ore 18 c.a
Shakespeare in Via Pier Lombardo – con Andrea Bisicchia

moderatore degli incontri Giuseppe Frangi

CLEOPATRÀS di Giovanni Testori
regia Mino Manni e con Marta Ossoli
assistente alla regia Serena Lietti
disegno luci Alberto Gualdoni
spettacolo prodotto con il sostegno e la collaborazione di amministrazione comunale di castel san giovanni, diana ceni, giulio fassina, francesco paladino, angelo sordi, nuccia zuterni

La Cavallerizza del Teatro Litta
da martedì a sabato ore 21:00 – domenica ore 17:00
Durata: 55 minuti
Biglietti: Intero 14€ Under35 e Over65 10€
Abbonamento: 10 Identità, 5 Identità, UNIdentità, IDono

*Per aderire alla promozione è sufficiente scrivere una email a biglietteria@mtmteatro.it o telefonare al numero 0286454545 e attendere una conferma. La disponibilità  dei biglietti in promozione è limitata.

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