Giorni Felici

Contexto – Arte contemporanea a Edolo


Gallery

1 luglio – 8 settembre 2016
www.contexto-edolo.it


Mostra

Edolo presenta la 2ª edizione della mostra di arte contemporanea diffusa nel centro del paese.

28 gli artisti selezionati da Casa Testori che ne cura la regia.
Installazioni, residenze, incontri con i protagonisti e visite guidate anche di notte per oltre due mesi di eventi nel cuore della nota località turistica della Val Camonica

Dopo il grande successo della scorsa estate, Edolo presenta Contexto 2016, mostra di arte contemporanea diffusa nel centro del paese con un’edizione ricca di novità e una rosa di nomi di artisti tutta nuova che non mancherà di stupire e coinvolgere il pubblico. Obiettivo: superare il successo di pubblico del 2015 quando la cittadina camuna fu invasa da artisti, curatori, critici, appassionati d’arte che hanno affascinato e coinvolto un pubblico italiano e internazionale trasversale tra cui numerosissimi giovani, famiglie. 28 gli artisti selezionati, protagonisti di altrettante installazioni e residenze che contaminano il paese dando vita a un percorso singolare: la loro arte entra prepotentemente in piazze, vicoli, cortili ma anche in negozi in disuso, antiche residenze abbandonate, pareti di case private, finestre che diventano cornici per opere murali. Così l’arte diffusa accende Edolo all’interno di un calendario di eventi dedicati all’arte contemporanea che prevede anche incontri con gli stessi artisti e visite guidate lungo il percorso anche di notte.

Promossa e organizzata dal Comune di Edolo che si è avvalsa della sapiente regia di Casa Testori, da sempre fucina straordinaria di nuovi talenti artistici, la nuova edizione di Contexto prenderà il via il 1° luglio per concludersi l’8 settembre, un arco temporale che quest’anno abbraccerà tutta la stagione turistica. La grande mostra di arte contemporanea diffusa si snoderà per le vie e le piazze della cittadina, invadendo spazi aperti e chiusi, pubblici e privati, compresi luoghi solitamente non accessibili. Un parterre particolarmente ricco di artisti italiani e stranieri – tra cui molti bresciani e lombardi – insieme ad alcuni emergenti, esporrà le proprie sculture, installazioni, fotografie e video ispirati al contesto edolese per valorizzare e reinterpretare i luoghi caratteristici della cittadina, seguendo il filo conduttore della contaminazione dei generi. Opere che in alcuni casi rimarranno stabilmente nella località camuna. Si tratta di un’occasione unica per i turisti, che potranno conoscere Edolo sotto una luce nuova e diversa, ma anche per gli stessi abitanti, che avranno l’opportunità di scoprire angoli mai osservati da vicino o riscoprire luoghi legati alla memoria storica o personale.

Il percorso parte dal centro di Edolo con un omaggio a Giovanni Testori, che sarà evocato nella prima stazione di Contexto nel Palazzo del Comune, oltre che dai lavori realizzati per l’occasione da Mauro Maffezzioni, d’aprés degli affreschi romaniniani, per poi snodarsi per le vie del paese attraverso le opere dei 28 artisti: Adriana Albertini, Davide Baroggi, Andrea Bianconi, Paolo Brambilla, Andrea Bruschi, Monica Carrera, Emma Ciceri, Massimo Dalla Pola, Francesca Damiano, Emanuele Dottori, Francesco Fossati, Andrea Fiorino, Riccardo Gavazzi, Dario Goldaniga, Julia Krahn, Marina Lo Russo, Mauro Maffezzoni, Matteo Maino, Fulvia Mendini, Piero 1/2Botta, Matteo Negri, Luca Petti, Domenico Pievani, Michela Pomaro, Davide Rivalta, Anna Turina, Aleksander Veliscek, Giulio Zanet.

Un lunghissimo filo arancione, sospeso sul paese, traccerà il percorso della mostra. Arancione come il colore simbolo di Contexto. Arancione come la magnifica utopia diventata realtà di Christo sul Lago d’Iseo, proprio a pochi chilometri da Edolo. Per Giuseppe Frangi di Casa Testori, “l’arancione è il colore simbolo di questa vitalità, di questa capacità di sorprendere, che gli artisti riverseranno per due mesi tra le strade e le case di questo magnifico paese, capaci di “fare Contexto”, di contaminare i luoghi, ma anche di stabilire un “con-texto”. Cioè un “testo” comune tra chi crea e chi partecipa come osservatore curioso, critico, e alla fine felicemente complice di questa grande, bellissima festa dell’arte tra le montagne. Perché Contexto vuole e deve essere una festa”.


Eventi

Gran finale:
visita guidata sotto le stelle con i curatori
giovedì 8 settembre, ore 20:30
ritrovo davanti al municipio 

LOghi_contexto

A DOPPIO SENSO – Incontro con artisti e curatori

Sabato 25 giugno, dalle 17

Andrea Bianconi e Matteo Negri presentano i volumi pubblicati in occasione della mostra estiva di Casa Testori. I due artisti saranno protagonisti di due incontri con il pubblico, in cui verranno presentati i due volumi pubblicati in occasione della mostra. Saranno presenti anche i critici Luigi Meneghelli, curatore della mostra di Bianconi, e Daniele Capra, curatore della mostra di Negri, che dialogherà con Flaminio Gualdoni. Nell’occasione gli artisti saranno disponibili ad accompagnare il pubblico nella visita. La mostra coinvolge in modo molto attivo il pubblico come ha sottolineato Chiara Gatti che ha firmato la recensione per Repubblica. «L’arte gioca a mutare la percezione dei luoghi. Accade a Casa Testori dove un tandem di giovani artisti, Andrea Bianconi e Matteo Negri ha messo mano agli ambienti della villa appartenuta a Giovanni Testori trasformandola in una scatola delle meraviglie, un carosello di suoni e colori destinati a cambiare i connotati del luogo».

Intanto prosegue con grande adesione di pubblico la performance collettiva lanciata da Andrea Bianconi. Il pubblico è invitato a fare una libera interpretazione del volto dell’artista, disegnando su una cartolina dove è stampato un suo ritratto frontale in bianco e nero. La cartolina viene consegnata alle persone che visitano la mostra. Sono già oltre 300 le cartoline arrivate e pubblicate sull’account Instagram: draw.me.project

 

Incontro di presentazione dei due cataloghi:

h. 17:30
YOU AND MYSELF. PERFORMANCE 2006 — 2016
con ANDREA BIANCONI e il curatore LUIGI MENEGHELLI

h. 18:30
SPLENDIDA VILLA CON GIARDINO, VISTE INCANTEVOLI
con MATTEO NEGRI, il curatore DANIELE CAPRA e il critico d’arte FLAMINIO GUALDONI

modera GIUSEPPE FRANGI

seguirà aperitivo!

Andrea Bianconi, You and Myself – Performance 2006/2016


Gallery


Mostra

a cura di Luigi Meneghelli

Con “You and Myself” Andrea Bianconi (Vicenza, 1974) torna a Casa Testori, occupando gran parte delle stanze, con il suo bagaglio di performance lungo dieci anni in cui l’artista impiega il corpo come linguaggio espressivo e matrice di segno. Un segno che non cerca l’esibizione spettacolare, la rivelazione provocatoria, ma che acquisisce il proprio essere (la propria identità), cessando di essere segno di qualche cosa. È come se non avesse niente da dire, ma solo una serie di eventi da suggerire, da far intuire. Nelle sue performance siamo invitati a cercare anche ciò che non c’è (che non si vede, che non si sente), a intuire l’alternativa possibile, l’altra faccia del mondo. A stanare il soggetto che si nasconde nell’altro (o nell’altrove). Il myself che si con-fonde con you. La sua è la poetica dello spostamento e della transizione continua. La mostra ripercorre l’intero iter performativo di Bianconi: accanto ad azioni poste sotto il segno del ludico (della sorpresa, dello stupore), ad azioni minimali, sommesse, incantatorie, Bianconi sviluppa altre performance che implicano autentiche “recite collettive”. L’artista non si pone stretti limiti disciplinari, regole, gerarchie, se non quelli di aprirsi all’altro, al pubblico, per destare stupore, incredulità, interrogativi. Spesso, la performance di Bianconi ha a che fare con una sorta di “divertimento artistico”: è una gag, una serie di gesti apparentemente gratuiti, di risibili azioni ludiche. Alla pari degli attori dei film muti (o dei bambini) a lui piace nascondersi e apparire in scena all’improvviso. Soprattutto le maschere fanno la loro apparizione come strumenti di difesa, di fuga, di falsità. In Trap for the Minds (del 2012), l’artista se le mette e se le toglie ossessivamente, fino ad arrivare all’ultima che non è altro che la riproduzione della sua stessa faccia. E molte sono le immagini delle “trappole” di cui Bianconi dissemina i luoghi delle sue performance: scatole, specchi, gabbie, maschere che spesso vengono indossate dai protagonisti, senza che si capisca mai fino in fondo se, questo, avvenga per rinchiudersi, isolarsi o per vivere l’esperienza della dispersione, dello sconfinamento, delle associazioni imprevedibili.

Andrea Bianconi vive e lavora tra Vicenza e Brooklyn. Fra le sue recenti esposizioni, una public performance tra la Piazza Rossa, il Cremlino e il Manege Valencia, Madrid, New York, United Arab Emirates, Basilea, Palazzo Reale, Milano, Shanghai. Nel 2011 Charta ha pubblicato la sua prima monografia, nel 2012 Cura.Books  il suo primo libro d’artista “ROMANCE” e nel 2013 il secondo dal titolo “FABLE”. Entrambi fanno parte della collezione del MoMA, NYC.

Catalogo: Silvana Editoriale, con testi di Luigi Meneghelli, Jean Paul Gavard Perret, Andrea Bianconi e un’intervista di Giuseppe Frangi


News

LA MOSTRA É STATA PROROGATA FINO AL 22 OTTOBRE CON 2 NUOVE ISTALLAZIONI
8 ottobre dalle 17 inaugurazione delle due nuove installazioni
9 – 22 ottobre:
Martedì – Venerdì: 10 – 18
Sabato: 14 – 20

GUIDO GUIDI. Il mio Carlo Scarpa

a cura di Giulia Lambertini (Reggio Emilia, 1983), Università  Cattolica di Milano.
Il fotografo Guido Guidi (1941), dall’inizio degli anni Sessanta, in un percorso conoscitivo che ad oggi non è ancora terminato, avvicina con la sua macchina fotografica l’opera dell’architetto Carlo Scarpa (1906-1978), suo primo e più importante maestro a Venezia. Grazie alle foto originali e ricche di appunti autografi, conservate al Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA) di Vicenza si compie un viaggio sorprendente: dal Negozio Olivetti di Piazza San Marco, alla Gipsoteca Canoviana di Possagno, dal Museo di Palazzo Abatellis, che conserva la celebre Annunciata di Antonello da Messina, a quello di Castelvecchio a Verona, uno degli allestimenti museali più ammirati e copiati del mondo, fino al Complesso Monumentale Brion di San Vito di Altivole (TV), opera-testamento di Carlo Scarpa.

22. MASSIMO DALLA POLA, A poison tree

22 Giardino
Un glicine, un oleandro, un colchico, una peonia. Piante velenose, ma pochi lo sanno. Fiori colorati, che celano la loro pericolosità  dietro l’apparenza innocua. La stampa su pvc estremizza queste caratteristiche, conferendo ai disegni, dalla bidimensionalità  accentuata e privi di profondità , un aspetto glaciale, poco realistico. Il supporto di plastica si trasforma nell’essenza della loro pericolosità , altrettanto nocivo quanto la loro consistenza. Il nome latino richiama quello degli erbari medievali: una didascalia tutt’altro che esplicativa.

Massimo Dalla Pola, nato nel 1971. Vive e lavora a Milano

21. VITTORIA PARRINELLO, C’è qualcuno dentro al vento

21 Giardino
Nel giardino sono sospese, talvolta nascoste, dieci altalene. Sono quelle su cui Vittoria Parrinello ha scritto le prime poesie e realizzato i primi disegni, da bambina. La sospensione del tempo e dello spazio viene resa concreta dalle linee sottili che le disegnano e le bloccano, in cui il movimento rimane in potenza e il dondolio sempre sul punto di riprendere. Lasciano il dubbio che qualcuno sia appena sceso e che non si siano ancora fermate. Sono altalene su cui non ci si può sedere, perchè non devono reggere il peso del corpo, ma quello dell’immaginazione.

Vittoria Parrinello e nata a Crema nel 1988

19. FATIMA BIANCHI – Oggi che è domenica …

Oggi che è domenica, 
vi immagino tutti a casa e vi sono vicino

Stanza 19 (Cantina)
Il faro di Brunate, sul lago di Como, illumina la notte. Senza soffermarsi, accende ciò che è nell’ombra per riprendere immediatamente il suo ciclo, senza giudicare.
Il suo fascio di luce colpisce il bosco, si riverbera nell’acqua, abbaglia le auto su una strada asfaltata e illumina una villa.
All’interno di questa casa, i membri di una famiglia vengono ritratti nella loro quotidianità , catturati per un attimo dall’occhio della cinepresa. Una quotidianità  come tante, ma collocata in un momento preciso: il periodo in cui il primogenito, Francesco, trascorse un anno in carcere e ognuno dei familiari intrattenne con lui un rapporto epistolare.
Francesco è il fratello maggiore di Fatima Bianchi; la casa di Brunate la villa in cui l’artista è cresciuta.

Fatima Bianchi, Vive e lavora tra Milano e Marsiglia

20. LUCA MONTERASTELLI e MARZIA Corinne ROSSI, Mamihlapinatapai

Stanza 20
Luca Monterastelli e Marzia Corinne Rossi abitano la stessa stanza. Le loro opere hanno poetiche differenti, si fronteggiano nello spazio e si sfidano, quasi come se giocassero a sasso, carta, forbice. Semplificando, sono proprio questi i materiali di cui le loro sculture sono fatte. I due artisti dividono casa e studio, eppure i loro lavori hanno una forte autonomia estetica e concettuale. La convivenza è una costante tensione. Vive nell’attesa che l’altro faccia il primo passo e nella speranza che le aspettative coincidano. Mamihlapinatapai, parola intraducibile del lessico di una popolazione in estinzione nella Terra del Fuoco, sintetizza questa potenza trattenuta, indicando l’atto di “guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l’altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo”.

18. MATTEO MAINO, Fasecontrofase

Stanza 18 (cantina)
La traduzione di impasse indica sia un vicolo cieco, sia una situazione difficile, significato con cui il termine viene utilizzato comunemente in italiano.
Matteo Maino gioca con questa ambivalenza per designare da un lato il luogo fisico, lo spazio angusto e chiuso del sottoscala, dall’altro una situazione di stasi, anche creativa, dell’artista. Da essa si può uscire solo cambiando il punto di vista, capovolgendo la prospettiva: ecco allora il senso di un angolo di cielo, inaspettato, perchè una scala che scende sottoterra può essere anche una scala che sale.

Matteo Maino, nato a Bergamo nel 1990

17. GIULIA BERRA, Spoglia

Stanza 17
Giulia Berra è figlia di un entomologo. L’influenza paterna è evidente nei suoi lavori, che, se da un lato si nutrono di questa discendenza, dall’altro la rifiutano, per esempio nell’aborrire l’uccisione degli insetti, di cui l’artista recupera le spoglie (ali di farfalla e di cicala) con attenta ricerca.
L’idea della metamorfosi è centrale nel suo lavoro: senza essa mancherebbe la reale consistenza delle opere, spesso costituite da exuviae di cicale, i resti di esoscheletro che gli insetti abbandonano dopo la muta. Con riferimenti che partono dalla propria biografia e si ampliano, come nel caso della ragnatela di galle, gemme di legno costruite dagli alberi attaccati da un insetto per proteggersi e proteggerli.

Giulia Berra, Nata nel 1985, vive e lavora a Cremona