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Pocket Pair

Meristà

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Mostra a cura di Giulia Zorzi 
con Fatima Bianchi Ilaria Turba

Con l’entrata in vigore del nuovo Dpcm Casa Testori chiude temporaneamente al pubblico fino al 3 dicembre.
La nostra attività però non si ferma! Continueremo a lavorare per voi, raccontandovi queste mostre e i loro protagonisti in attesa della riapertura e già al lavoro per nuove iniziative, desiderosi di potervi riaccogliere presto nella casa di Novate Milanese con la riapertura della mostra da poco inagurata “Meristà” a cura di Giulia Zorzi con opere di Fatima Bianchi e Ilaria Turba.

“Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti”, scrisse Giovanni Testori. 

In questa mostra, Fatima Bianchi e Ilaria Turba rileggono la realtà e l’immaginario delle proprie storie familiari e personali in un gioco di trasformazione e magia che coinvolge l’osservatore e rende universale il ricordo privato. 

La memoria, qui, si intreccia con  diversi linguaggi espressivi. E’ fertile e generativa: non solo ricordo, ma vero terreno di scoperte e rivelazioni.

Dal film di Fatima Bianchi dedicato alla nascita (L’Ouvert) alle più recenti trasformazioni di JEST di Ilaria Turba, corpo di lavoro che nasce dall’esplorazione dell’archivio fotografico della famiglia dell’autrice. La mostra presenta un percorso in buona parte inedito a cui appartengono anche due lavori realizzati in situ e dedicati all’archivio fotografico della famiglia Testori, con i quali facciamo anche capolino al primo piano.

Nello spazio della casa il dialogo tra le artiste parte idealmente dai lati opposti e ha la struttura di un brano musicale: i lati esterni sono le strofe principali, lo spazio delle scale è l’introduzione, le sale sono variazioni sul tema. Così abbiamo deciso di dare a questa mostra il titolo di una canzone: Meristà. E’ una parola che ci siamo inventate. Ci ricordava un tessuto vivo, che cresce e si sviluppa. Da una storia, molte storie in una parola che voleva essere breve e suonare bene, come dovrebbe suonare una canzone. 

Pocket Pair ciclo di mostre coordinato da Marta Cereda avviato da Casa Testori nel 2018, riprende un’espressione del gioco del poker che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte, di uguale valore, e deve scommettere su di esse. Allo stesso modo, i curatori scommettono su talenti emergenti, due artiste/i dal pari valore, per dar vita a una bipersonale di elevata qualità, allestita al pian terreno di Casa Testori dove sono liberi di incontrarsi, anche all’interno delle singole stanze, di farsi visita, di dialogare da vicino.

COVID-19: INAUGURAZIONE E APERTURA AL PUBBLICO SI SVOLGERANNO IN TOTALE SICUREZZA E NEL RISPETTO DELLE NORMATIVE VIGENTI PER LA TUTELA SANITARIA DI VISITATORI E PERSONALE.

Opening: sabato 17 ottobre 2020 dalle 15.00 alle 20.00
Date: dal 17 ottobre al 12 dicembre
Luogo: Casa Testori, largo Angelo Testori 13, Novate Milanese (MI)

Orari: 
Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00 | 14.30-18.00 – sabato: 14.30 – 19.30
Chiusa domenica e lunedì 
Ingresso: libero

Informazioniinfo@casatestori.it | tel.+39.0236586877

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI
Maria Grazia Vernuccio – Mob. +39 3351282864 \ mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

Chang’e-4 – Eemyun Kang e Alessandro Roma

a cura di Irene Biolchini

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Fino al 12 settembre.

Sabato 12 settembre gran finale con visita guidata della mostra con la curatrice e gli artisti. Ore 17:00 sold out. Ore 15:30 sold out. Nuova Visita alle 14:00 .
Prenotazione obbligatoria a: info@casatestori.it

Nel gennaio 2019 la missione Chang’e-4 dava la notizia della prima foglia di cotone germogliata sulla luna. Le immagini scattate ritraggono una natura verdissima, solitaria, in mezzo all’oscurità dominante. La foglia prende vita nell’intimità di uno spazio confinato – il contenitore appoggiato al suolo lunare – in pieno contrasto con lo Spazio infinito che la circonda. Una foglia-lingua stesa al suolo, effimera, perché la notte lunare e le sue temperature incompatibili con la vita, la uccideranno dopo un solo giorno. Da anni la ricerca di Alessandro Roma ed Eemyun Kang si muove su questo crinale: nella riproduzione di una natura che non è solo quella esteriore, ma che è rifugio incerto, messa in discussione delle certezze. 

In questa mostra, il dialogo cerca di confondere le loro voci il più possibile, tentando di far vivere allo spettatore un’immersione dove non sempre è possibile distinguere le mani dei due artisti. In entrambi, l’attrazione della pittura gioca un ruolo fondamentale e ci rivela l’intesa profonda che lega il loro lavoro. Alessandro Roma si confronta con lo spazio della casa presentando sculture in ceramica, murales e tessuti. Nel caso delle opere presentate da Eemyun Kang, coreana da diversi anni residente a Milano, ci troviamo davanti ad un gruppo di grandi tele pensate appositamente per la mostra.

Chang’e-4 è la nuova tappa del ciclo di mostre “Pocket Pair”, coordinato da Marta Cereda e avviato da Casa Testori nel 2018. Prende il titolo da un’espressione del gioco del poker che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte, di uguale valore, e deve scommettere su di esse. Allo stesso modo, un curatore scommette su due artiste/i dal pari valore, per dar vita a una bipersonale allestita al pian terreno di Casa Testori dove sono liberi di incontrarsi, di farsi visita, di dialogare da vicino.

Date: dal 23 giugno al 25 luglio e dal 25 agosto al 12 settembre 2020
Ingresso: libero
Orari: Dal martedì al venerdì: 10.00-13.00 | 14.30-18.00 – sabato: 14.30 – 19.30. Chiusa domenica e lunedì 

Informazioni: info@casatestori.it | tel. +39.0236586877
Eemyun Kang (1981, Busan, Corea del Sud). Vive e lavora a Milano. www.eemyun.com.
Alessandro Roma (Milano, 1977). Vive e lavora tra Milano, Londra e Faenza.
www.alessandroromartist.com

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI
Maria Grazia Vernuccio – Mob. +39 3351282864 \ mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it

Stanza 8 – Nello studio

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La stanza finale si apre su un grande lavoro di Samorì. È una crasi tra due dipinti di Simone Cantarini e Giorgio Vasari, raffiguranti una Resurrezione, nella parte bassa, e un’Immacolata Concezione, evocata nella parte alta, quella maggiormente compromessa e impressa dal processo creativo. La grande simmetria della corrosione è ottenuta, infatti, ripiegando la tela fresca su se stessa, lungo l’asse verticale, inserendo un ordine nel caos della macchia. Un elemento di materialità astratta nella forma, ma concreta nella genesi, si associa, accentuandola, all’immaterialità e concretezza degli episodi evocati.
Matteo Fato presenta qui i suoi ultimi lavori: sono florilegi cromatici di grande leggerezza e pregnanza insieme. In un processo di schedatura analogo alle tele monocrome della stanza precedente, queste tele hanno la funzione di riassumere la storia creativa dell’artista, ripercorrendone le linee tracciate nello spazio negli anni, e campionandone i colori. A posteriori, viene rievocato il processo creativo dell’opera, spesso già dichiarato in corso, come nella pulitura dei pennelli utilizzati, che affianca il ritratto di Flaiano in veranda o copre il libro ai piedi del cavalletto, nel salone. Intorno allo scoccare dei 40 – età vicinissima ad artisti e curatore – questa mostra è ben più che una bipersonale. È un’occasione di ricapitolazione, in cui cogliere analogie e ricerche, ripercorrere prassi e passi progettuali, colti alla partenza di nuove strade e sperimentazioni creative che già s’intravvedono

Nicola Samorì, Miriade, 2018, olio su lino, Courtesy EIGEN+ART, Berlin/Leipzig
Matteo Fato, Florilegio (2), 2018 circa olio su lino, cassa da trasporto in multistrato, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia
Matteo Fato, Florilegio (3), 2018 circa olio su lino, cassa da trasporto in multistrato, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia

All’ingresso: Matteo Fato, Senza titolo (libro), 2014, Catalogo di Ca’ dei Ricchi, incollato con preparazione a pigmento olio su libro, piedistallo in multistrato, MDF e specchio, Collezione privata.

Stanza 7 – Nella sala del camino

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Le opere dei due artisti si affiancano, una sopra l’altra, intorno al camino che domina la stanza. Nero su nero, il dipinto di Samorì si lascia inquadrare dalla cornice marmorea, chiedendo al visitatore di chinarsi alla ricerca della figura, desunta da un ritratto fiammingo del Cinquecento. Sul camino non poteva che trovar posto un ritratto ufficiale, che Fato evoca lasciandone visibile l’armatura, ma celandone i tratti inconfondibili. 
Nella parete di fronte, al fianco di un suo affresco che evoca una figura femminile, Samorì incastona nella parete un profondo omaggio nestoriano. Sopra l’immagine della Testa del Battista di Francesco Cairo appartenuta allo scrittore, una cascata di fili evoca le 73 Teste del Battista, realizzate da Testori con il sottile tratto della penna stilografica e qui esposte al primo piano. 
A chiudere la stanza, nell’angolo opposto, un’opera composita di Matteo Fato parte dalla suggestione del fuoco, iridescente perché fatuo, qui idealmente sottratto al camino centrale per essere ritratto sulla tela e ripetuto in controparte nell’incisione che l’affianca, a sua volta posta come una pala d’altare su un “paliotto” di monocromi molto cari all’artista.

Nicola Samorì, Manto minimo, 2011, olio su tavola, AmC Collezione Coppola, Vicenza
Matteo Fato, Nudo all’Antica (4), 2014, olio su lino, cassa da trasporto in multistrato, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia
Nicola Samorì, Babette, 2017, affresco su alveolam Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Nicola Samorì, Profeta, 2018, olio su rame, cornice antica, Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Matteo Fato, (will-o-the-wisp), 2015 / 2018, olio su lino, cassa da trasporto in multistrato, colla di coniglio e pigmento su lino, puntasecca su rame, cornice in MDF, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia
Matteo Fato, Senza titolo (Nuvola II), 2015, olio su lino, cassa da trasporto
in multistrato e specchio, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo Venezia

Stanza 5 – Nell’altra cucina

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Grazie all’intervento di Matteo Fato la stanza si trasforma completamente, diventando, di fatto, un articolato polittico in cui il visitatore è chiamato ad entrare, partecipandovi. Si squaderna davanti a noi la mente dell’artista, permettendoci di scoprirne il processo creativo dell’opera. Sulle pareti troviamo, dipinti singolarmente, una persona anziana spaesata, una forchetta incomprensibilmente confitta in una trave e una pianta profumata. Tre elementi realmente colti nel luogo che ha ispirato l’opera, mettendoli in dialogo. Un’unità che diventa fusione nel collage con la cornice di specchi e nel grande dipinto finale. Le immagini sono in qualche modo riassunte e “illuminate” dalla dominante di colore della sala, espressa nel monocromo verde, e da un flebile neon; si tratta di un elemento che per l’artista evoca in sé la terza dimensione – Fontana docet – ma che è anche un elemento di disturbo, che deconcentra dalla visione delle tele. È un spaesamento necessario, voluto dall’artista, che invita alla ricerca di una percezione reale del proprio lavoro, grazie al superamento della visione frontale del dipinto.

Matteo Fato, Senza titolo con Collage (impersonale) 2012 / 2016, olio su lino, colla di coniglio e pigmento su lino, casse da trasporto in multistrato, scultura in neon, collage su carta, cornice in multistrato e specchio 
Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia

Stanza 4 – Ai piedi della scala

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Due piccoli punti di unità e dissimiglianza si affiancano anche nella parete di fronte alla grande scala. Una presenza discreta, significativamente accanto alla grande libreria dedicata ai maestri del passato. A destra, il volto della persona amata si concentra in un filo sottile ma tenace, a sinistra, il segno vorticoso di Fato preannuncia l’esplosione di colore che attende il visitatore nella seconda parte della casa. 

Nicola Samorì, Senza titolo, 2017, olio su rame, AmC Collezione Coppola, Vicenza, Courtesy EIGEN+ART, Berlino/Leipzig
Matteo Fato, Florilegio (6), 2018 circa, olio su tela, cassa da trasporto in multistrato, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia

Stanza 3 – In veranda

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Una grande scultura in legno di Samorì domina il centro della stanza in stretto rapporto con il giardino di Casa Testori. Si tratta di una scultura che simula le forme della natura, ricreandole in modo artificiale per comporre una figura antropomorfa, visibile ma irriconoscibile. La testa, realizzata con un legno corroso dalle onde e ritrovato sulla spiaggia, guarda il dittico di Matteo Fato dedicato a Ennio Flaiano, ritratto con i lineamenti dolci di un tessuto caro all’artista che ne ha rimodulato le forme, in un atto di dolce affinità, nata dalla lettura del suo Autobiografia del Blu di Prussia.

Nicola Samorì, Dell’arpia, 2017, legno di noce e pioppo

Matteo Fato, Autoritratto (del) Blu di Prussia, 2017, olio su lino, olio su tavola, cassa da tra- sporto in multistrato, AmC Collezione Coppola, Vicenza, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo, Venezia

Stanza 2 – In salone

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Sul camino, un busto di sapore neoclassico è realizzato da Samorì in onice, scolpendo un blocco fortemente compromesso dalle impurità naturali della pietra. La scultura è costruita, così, togliendo parte della materia che cresceva intorno ad un vuoto. Di fronte, con una serie di piccoli quadri, l’artista presenta alcune variazioni intorno a due volti del pittore Hans Memling, tormentati dalla punta di un bulino, dal cammino di una cimice sul colore ancora fresco o parzialmente celati dalla sottrazione della pellicola pittorica, fino ad evocare la presenza di un burqa.
Ma il salone è il luogo di un omaggio a Giovanni Testori e non solo grazie al dipinto su rame, tratto da uno dei due David di Tanzio da Varallo, autore riscoperto e prediletto dal padrone di casa.
Entra in scena, infatti, il secondo protagonista della mostra: Matteo Fato realizza un triplo ritratto di Testori e della sua Biblioteca, costruito intorno al cavalletto appartenuto allo scrittore-pittore. Il materiale ligneo, sempre protagonista dell’opera di Fato, qui crea un blocco solo apparentemente unitario, a evocare le pile di libri che attorniavano Testori, e posto a reggerne uno, completamente trasformato in pittura. In una fusione totale tra colore e parola, un altro libro appartenuto a Testori viene così premuto sul ritratto ancora fresco, tanto da assorbirne i lineamenti del volto posto accanto, in un processo che evoca una sinopia, la Sindone o il lino della Veronica.

Nicola Samorì, Onichina (madremacchia), 2017/18, Onice messicano
Nicola Samorì, Testa con lacrima, 2017, olio su tavola, AmC Collezione Coppola, Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Nicola Samorì, Madonna dello zucchero, 2016, olio su tavola, AmC Collezione Coppola, Vicenza, Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Nicola Samorì, Traspirazione della Vergine, 2016, olio su tavola, AmC Collezione Coppola, Vicenza, Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Nicola Samorì, Pestante, 2018, olio su rame, Courtesy Monitor, Roma/ Lisbona

Matteo Fato, Il fatalista senza padrone (1923 – 1993), 2018, olio su lino, olio su libro incollato con preparazione a pigmento, cassa da trasporto in multistrato, olio su libro incollato con preparazione a pigmento, piedistallo in multistrato, Courtesy dell’Artista e Galleria Michela Rizzo,Venezia

Stanza 1 – In sala da pranzo

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Sono tre lavori di Nicola Samorì ad accoglierci in mostra. La grande opera posta sulla parete di fronte a noi è realizzata dipingendo una precisa copia di una Maddalena di Luca Giordano e, a colore ancora fresco, spingendo la pellicola pittorica verso il basso, tanto da farla arricciare su se stessa, pregiudicandone quasi totalmente la leggibilità. Non si tratta però di una semplice deturpazione, ma di un modo con cui l’artista accentua la drammaticità esistenziale vissuta dalla santa, che riemerge dal vuoto con ancor più forza.
Di fronte, due affreschi strappati e incisi, ad accentuarne la potenza visiva, hanno come punto di partenza altrettante piccole sculture: a destra, un Cristo risorto di area tedesca, a sinistra, una statua antropomorfa, eseguita con materiali diversi dall’artista stesso.

Nicola Samorì, Il cavacarne, 2014/15 olio su rame, AmC Collezione Coppola, Vicenza
Nicola Samorì, Firmamento, 2017 Affresco su alveolam, Courtesy Monitor, Roma/Lisbona
Nicola Samorì, Pentesilea, 2017/18, Affresco strappato

Stanza 11 – Cantina

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La scelta di realizzare l’anteprima del secondo capitolo del lavoro A nostra immagine e somiglianza (2018) di Filippo Berta a Casa Testori è conseguente alle suggestioni che l’autore ha ricevuto visitando il luogo e studiando il pensiero dello scrittore, tanto che l’opera vuole essere un omaggio testoriano, una sorta di “ritratto” ideale. L’azione — in corso durante il vernissage della mostra e poi esposta in forma di documentazione video —  vede come protagonista un uomo di età avanzata, a simboleggiare una persona che si pone in modo consapevole nei confronti dei sistemi normativi e di potere — secolari o morali che siano — che ne regolano la vita; a differenza del precedente capitolo, dove il feticcio sovrastava le persone, in questo caso si instaura un rapporto paritario con il performer che inizia a giocare con un rosario, facendolo girare nell’indice della mano fino a farlo volare via. L’oggetto viene così privato della sua aura e trattato come un manufatto qualsiasi: questo non vuole però essere un gesto dissacratorio, ma quello di un individuo che intende rivendicare il proprio libero arbitrio. La scelta di collocare l’azione nel piano sotterraneo, nella cantina (e non al pianterreno, dunque in continuità con il resto della mostra) discende dal voler porre in rilievo la natura privata di questo micro-gesto, che avviene così in una atmosfera rarefatta dove, tra il performer e i pochi spettatori ammessi a ogni sessione, si instaura una relazione carica di pathos. 

Filippo Berta, A nostra immagine e somiglianza 2, 2018 – in corso , performance, HD Video 2’ 00″