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Premio parco Balossa – 2016

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FESTA PARCO BALOSSA
12 giugno 2016

Casa Testori e Parco Nord Milano, in collaborazione con il Comune di Novate Milanese e il Comune di Cormano, inaugureranno l’installazione permanente Fake History di Francesco Fossati con cui l’artista ha vinto il Concorso Artistico Parco della Balossa, promosso all’interno del progetto Botanica. La presentazione di Fake History si inserirà in un momento di festa e di riscoperta dell’identità del Parco della Balossa, che si svolgerà a partire dalle 15.00 con un percorso in bicicletta (partenza a Novate Milanese da Casa Testori e a Cormano in piazza Scurati) che condurrà verso le opere di Francesco Fossati e alla Cascina Balossa con stand enogastronomici e attività ludiche. Per tutto il giorno a Casa Testori sarà proiettato un video con alcuni estratti delle testimonianze inedite sulla storia del parco raccolte dall’artista.

Programma della giornata:
ore 15.00 biciclettata al parco Balossa
Ritrovo a Cormano davanti al Municipio in piazza Scurati
Ritrovo a Novate Milanese, presso Casa Testori con la presentazione del video di Davide Cazzani con le testimonianze inedite sulla storia della balossa.

ore 16.00  inaugurazione dell’opera Fake History di Francesco Fossati
saranno presenti i Sindaci dei comuni, il Presidente del parco e L’artista vincitore del concorso.

dalle ore 16.00 al parco della Balossa
Stand espositivi, giochi e laboratori, visite guidate ai fontanili, passeggiate a d’orso asino e assaggi.

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L’opera di Fossati si compone di due targhe commemorative in marmo di Carrara sulle quali sono incisi “testi di fantasia” che raccontano due avvenimenti, inventati ma plausibili, che uniscono idealmente la storia del Parco Agricolo con quella di due personaggi della cultura del secolo scorso. I soggetti delle storie sono stati concepiti dall’autore a seguito di una serie di incontri e interviste ad alcuni abitanti del territorio che, in maniera diversa, per questioni professionali o sentimentali, hanno legato le loro vite a quella della “Balossa”.

L’opera, che non vuole manifestarsi come tale, ma preferisce mimetizzarsi all’interno del contesto, vuole essere da stimolo nei confronti dello spettatore che si troverà a dover discernere tra realtà e finzione. Il dubbio pertanto diventa un motore per indagare la storia di un luogo, per scoprire una dinamica culturale in atto che fonda le sue basi su un passato immaginato e immaginifico allo stesso tempo. L’ironia che sottende i testi incisi nel marmo è strumento atto a generare consapevolezza nello sguardo dello spettatore riguardo all’ambiguità di ciò che sta osservando e condurlo a riflettere sulla reale natura di questo intervento.

La forza evocativa di queste opere è un elemento che contraddistingue l’intero progetto nel quale non vengono mostrate delle immagini, ma piuttosto viene stimolata l’immaginazione di ogni fruitore al fine di generare una propria visione, l’immagine di un ricordo di un avvenimento mai accaduto.

Il progetto ideato da Fossati per il Parco della Balossa è un’estensione dell’omonimo Fake History, iniziato nell’estate 2015 a Carrara nell’ambito del primo Festival di Scultura Contemporanea e premiato da una giuria composta, tra gli altri, da Michelangelo Pistoletto, Giacinto Di Pietrantonio, Laura Cherubini ed è tutt’oggi esposto nelle vie del centro storico della città. L’opera si è in seguito ampliata, sotto il nome di False Friend, posizionando nuove targhe nel napoletano presso Cantina Montone (Montoro) e nei prossimi mesi farà tappa a Monaco di Baviera in Germania.

Francesco Fossati (1985), è artista visivo e membro della redazione della rivista E IL TOPO. Ha realizzato mostre personali e collettive in importanti sedi istituzionali come PAN | Palazzo Arti Napoli, MAC di Lissone, Kaiserliche Hofburg a Innsbruck, Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli, GAMeC a Bergamo, Careof a Milano, Museo della Permanente di Milano, Casa del Mantegna a Mantova, Museo Tornielli ad Ameno, Museo Centrale Montemartini a Roma, Isola Art Center a Milano, Contemporary Art Museum a Mendoza in Argentina e Museo Carlo Zauli a Faenza.

CASA TESTORI, Ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio
cell.335.1282864 | mariagrazia.vernuccio@gmail.com

Scarica qui i termini del concorso

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OLIMPIA ZAGNOLI, Sovrabbondano pere e mele

La pagina di Bonvesin dedicata ai frutti di cui era ricca Milano è una pagina esuberante di sapori e di colori.
«I verdeggianti frutteti… sono spessissimo ricchi di ottimi frutti quasi di ogni genere, che offrono al gusto dell’uomo il piacere di un buon sapore».
Bonvesin, come sua abitudine, è preciso e dettagliato. Dice che le «prugne, bianche, rossicce, gialle e damaschine» vengono prodotte in «abbondanza quasi sterminata». Poi assicura che anche «pere e mele estive appaiono in sovrabbondanza». Per le mele poi specifica che Milano è ricca anche dei «pomi invernali», dei «pomi cotogni» e dei «pomi granati, buoni in particolare per coloro che sono ammalati» (una pianta di melograni è presente anche nel giardino di Casa Testori).
L’elenco prosegue citando i «fichi che vengono chiamati fioroni»; «le nocciole domestiche, poi le corniole, più adatte alle donne». E poi persino le mandorle («benchè poche», scrive Bonvesin). Bellissime sono in particolare le righe dedicate alle noci.
«noci in abbondanza incredibile, che i cittadini, cui questo piace, usano mangiare per l’intero corso dell’anno alla fine di ogni pasto. Le triturano anche e le impastano con uova e cacio e pepe, facendone un ripieno per le carni della stagione invernale. Dalle noci ricavano pure l’olio, che da noi viene usato largamente».

19. MIMASTER – I vini di Bonvesin

Il talento degli illustratori selezionati da Mimaster per la cantina di Casa Testori è stato declinato nella realizzazione di una serie di etichette per bottiglie di vino, in cui la creatività  si è sbizzarrita non solo nell’ideazione dell’immagine, ma anche nel nome
della vigna e della casa vitivinicola.
Scrive Bonvesin:

«Le vigne numerose producono svariati generi, sia dolci sia aspri, di vini salubri, saporiti, chiari, di colore bianco, giallo, roseo e dorato in tanta abbondanza che certe famiglie raccolgono ogni anno dalle proprie vigne, al tempo della vendemmia, più di mille carri di vino, altre più di cinquecento, altre più di cento. Sembrerà  forse stupefacente anche questa affermazione: che nel contado di Milano più di seicentomila carri di vino, nelle annate buone vengano messi in botte, come assicurano quanti hanno fatto diligenti indagini e dichiarano di poter offrire valutazioni esatte».

Etichette di:
Carlotta Cogliati, Clarissa Cozzi, Beatrice Gaspari, Libero Gozzini, Patrizia Mastrapasqua, Bertrand Nadal, Emilia Patrignani, Marco Piunti, Davide Raimondi, Laura Re e Alessandro Romita.

Mimaster

18. LUCA FONT – La città  carnivora

Il tratto deciso di Luca Font interpreta il macello e racconta la moltitudine di bestiame attraverso cui la città  veniva rifocillata.

«Affluiscono nella città , come a una stiva di tutti i beni temporali, pane e vino e carne saporita di qualsiasi genere di quadrupedi. E si noti che, come ho diligentemente calcolato con alcuni macellai, nei giorni in cui è permesso ai Cristiani mangiar carne, si ammazzano nella sola città  circa settanta buoi. Quanti siano i maiali, le pecore, gli arieti, gli agnelli, i capretti e i quadrupedi d’altro genere, sia selvatici sia domestici, che vengono sgozzati dai macellai, credo che lo potrò precisare a chi mi avrà  precisato il numero delle foglie e dei fili d’erba. Affluiscono nella città  anche ottime carni di bipedi selvatici e domestici: capponi, galline, oche, anatre, pavoni, colombe, fagiani, galline selvatiche, tortore, anatre selvatiche, allodole, pernici, quaglie, merli e altri uccelli, che soddisfano a tavola l’appetito degli uomini».

Luca Font

17. GIORDANO POLONI – Il legno animato

«Le selve e i boschi e le rive dei fiumi producono legno duro di diverse qualità , adatto a costruzioni e a molti altri usi, e anche l’indispensabile legna da ardere: tanta è la abbondanza della legna destinata al fuoco, che nella sola città  è assolutamente certo che se ne bruciano ogni anno più di cinquantamila carri».

Giordano Poloni ha creato un cartone animato per raccontare il tema del legname di cui la città  continuamente si approvvigiona e che giunge in essa dai boschi del circondario, trasportata lungo le vie d’acqua. Il risultato è una narrazione di forte impatto visivo, che si è nutrita di chiari riferimenti alla storia dell’arte in particolare a Henri Rousseau e in cui ogni dettaglio mostra cura e ricchezza.

16. TAI PERA – Gli orti di Milano

Bonvesin dà  il meglio di sè negli elenchi, in cui le parole si fanno portavoce della ricchezza della città . Tai Pera è chiamata a rappresentare, con il suo stile pulito, essenziale e accattivante, la prosperità  degli orti cittadini gli innumerevoli prodotti che ne escono:

«vi sono anche gli orti, che fioriscono per l’intero corso dell’anno e producono
in abbondanza legumi di ogni genere: cavoli di tutte le varietà , bietole, lattughe, atriplici, sedano, spinaci, prezzemolo, finocchio, aneto, cerfoglio, anice, nepitella, zucche di ogni genere, di orto e di siepe, aglio, porri, pastinache comuni, alfaneria, che è una specie di pastinaca con la cui radice si fa un ottimo e sano composto; borraggine, senape, zafferano, liquerizia, erba cetrina, portulaca, papavero, marrobbio, malvavischio, anagallide o consolida maggiore, enula, ruta, dragonzio, latteride
o esula spinosa, che, triturata un poco e cotta, poi bevuta nel vino si dice sia medicina efficace contro il male di ventre; anche issopo, che ripulisce il petto dal catarro, e molte altre erbe medicinali; anche salvia, menta, basilico, santoreggia, maggiorana e altre erbe che offrono al nostro olfatto un odore gradevole». 

Tai Pera

15. ROBERTA MADDALENA – Dei pesci e dei gamberi

Così come l’acqua ha tanta importanza nella narrazione di Bonvesin, così la hanno i pesci:

«E noti, chi lo voglia, l’affermazione mirabile che io faccio a questo punto: se in qualche luogo del nostro territorio si formasse un nuovo lago, che contenesse acqua nuova, la naturale fecondità  delle nostre acque e della nostra terra è così grande che da sè, in breve spazio di tempo, esso genererebbe molti pesci».

Roberta Maddalena ha interpretato il tema creando un ambiente immersivo e isolato rispetto al resto della mostra. Il visitatore si trova proiettato in una dimensione altra, sott’acqua o in uno spazio uterina. Le diverse profondità  dell’acqua sono rese attraverso la maggiore o minore definizione dei pesci disegnati sulle pareti, che riproducono fedelmente l’ittiofauna dei fiumi milanesi, mentre l’audio è realizzato attraverso la registrazione della voce di Maddalena (con Paolo Gozzetti, Murmur Collective).

Roberta Maddalena

14. FRANCESCO POROLI – Il trionfo delle ciliegie

«Producono infatti ciliegie aspre e ciliegie dolci di ogni genere, sia domestiche sia selvatiche, in così grande abbondanza che talora accede se ne trasportino più di sessanta carri in un solo giorno dentro le porte della città ; dalla metà  di maggio fin quasi alla metà  di luglio esse si trovano in vendita in città  a qualsiasi ora». 

Le ciliegie sono la rappresentazione della ricchezza della città  in cui ogni giorno, nella giusta stagione, più di sessanta carri potevano esserne trasportati. Francesco Poroli racconta un passaggio chiave del testo e ha scelto di realizzare il suo progetto attraverso il coinvolgimento di alcuni studenti, il cui affollarsi nelle stanze di Casa Testori per l’allestimento ha restituito il fermento del mercato di Milano descritto da Bonvesin.

Francesco Poroli

13. PAOLA SALA – Tonache e veli

Come una preghiera. Così Paola Sala ha concepito il suo progetto per un tema tanto caro a Bonvesin, come quello della rappresentazione delle figure religiose narrate nel testo.

Sala ha scelto di creare un ambiente in cui la ripetitività  dei soggetti e dei gesti necessari per disegnare gli angeli dai movimenti rigidi che si susseguono sulle pareti è una sorta di ex-voto realizzata con l’antica tecnica dello spolvero e moderni pennarelli. All’olio su tela è, invece, affidata la descrizione della figura chiave per la vita ecclesiastica di Milano, fusa con la figura di Barnaba:

«il beato Ambrogio, dodicesimo archipontefice, uno dei quattro principali dottori della Chiesa, superiore a tutti gli altri in sapienza e virtù, che contribuì ad accrescere l’onore e la dignità  della nostra città ».

12. GIACOMO GAMBINERI E GIO PASTORI – Mestieri in Technicolor

«Vedendo infatti nei giorni di festa folle di uomini dignitosi, sia nobili sia popolani, che si divagano; e anche i crocchi chiassosi di fanciulli che corrono senza posa di qua e di là , e i gruppi dignitosi e le dignitose schiere di matrone e di vergini, le quali, con una dignità  che si direbbe di figlie di re, vanno e vengono oppure stanno sulle porte delle case: chi potrebbe dire di avere trovato mai, al di qua o al di là  del mare, uno spettacolo di folla così meraviglioso?».

Il confronto tra la città  di ieri e quella di oggi non può non proseguire nella descrizione delle professioni svolte dai milanesi. Questa città  industriosa è animata già  nel 1200 da numerosissime categorie, che Bonvesin enumera quasi pedissequamente.

Mentre Gio Pastori, che lavora con la tecnica del ritaglio di carta per la creazione di forme, ha raccontato i mestieri dell’epoca del nostro volume, Giacomo Gambineri ha attualizzato quegli stessi ruoli, con un tratto vicino al fumetto.

Nella successione ritmica di una diapositiva dopo l’altra, si specchiano legisti e decretisti, notai, servitori, trombettieri, medici – fisici, chirurghi, maestri di grammatica, dottori in canto ambrosiano, maestri elementari, scrivani, fornai, bottegai, macellai, pescatori, albergatori, fabbri che ferrano quadrupedi, fabbri che fabbricano sonagliere, tessitori, calzolai, conciatori, sarti, mercanti, merciai ambulanti, venditori all’asta, agricoltori.

 

GIACOMO GAMBINERI E GIO PASTORI