Milano

MUSEUM INNOVATION FOR SOCIAL INCLUSION

24 Febbraio 2017

Museum Innovation

Quali sono le potenzialità civiche e sociali del museo?
Come restituire in modo critico le competenze necessarie alla comprensione del presente a partire dalle collezioni? Il concetto di responsabilità sociale, proprio dei contesti aziendali, può trovare una declinazione anche in ambito museale?

A prescindere dalla sua tipologia, il museo può essere inteso quale spazio di inclusione e democrazia proattiva proprio a partire dalla condivisione delle complessità di competenze e settori talvolta distanti. La tavola rotonda e il workshop MUSEUM INNOVATION FOR SOCIAL INCLUSION nascono per indagare questi aspetti a partire dal confronto fra operatori e istituzioni diverse di provenienza europea. La proposta, infatti, si colloca all’interno del progetto pa.pa.pa! Heritage for Social Innovation, sviluppato da ABCittà (Italia) e Plataforma para a Inovação Social (Portogallo) all’interno del programma Tandem Europe in collaborazione con diversi partner nazionali e internazionali.

TAVOLA ROTONDA

Alessandra Gariboldi, Fondazione Fitzcarraldo
Jasmin Grimm, Future heritage (Berlin, Germany)
Davide Dall’Ombra, Casa Testori
João Pedro Rosa, Plataforma para a Inovação Social (Aveiro, Portugal)
Museimpresa
Moderano Maria Chiara Ciaccheri e Anna Chiara Cimoli (ABCittà)

Olimpia Zagnoli, SOVRABBONDANO PERE E MELE

La pagina di Bonvesin dedicata ai frutti di cui era ricca Milano è una pagina esuberante di sapori e di colori.
«I verdeggianti frutteti… Sono spessissimo ricchi di ottimi frutti quasi di ogni genere, che offrono al gusto dell’uomo il piacere di un buon sapore».Bonvesin, come sua abitudine, è preciso e dettagliato. Dice che le «prugne, bianche, rossicce, gialle e damaschine»vengono prodotte in «abbondanza quasi sterminata». Poi assicura che anche «pere e mele estive appaiono in sovrabbondanza». Per le mele poi specifica che Milano è ricca anche dei «pomi invernali», dei «pomi cotogni»e dei «pomi granati, buoni in particolare per coloro che sono ammalati»(una pianta di melograni era presente anche nel giardino di Casa Testori).
L’elenco prosegue citando i «fichi che vengono chiamati fioroni»; «le nocciole domestiche, poi le corniole, più adatte alle donne». E poi persino le mandorle («benché poche», scrive Bonvesin). Bellissime sono in particolare le righe dedicate alle noci.
«Noci in abbondanza incredibile, che i cittadini, cui questo piace, usano mangiare per l’intero corso dell’anno alla fine di ogni pasto. Le triturano anche e le impastano con uova e cacio e pepe, facendone un ripieno per le carni della stagione invernale. Dalle noci ricavano pure l’olio, che da noi viene usato largamente».

19. MIMASTER – I vini di Bonvesin

Il talento degli illustratori selezionati da Mimaster per la cantina di Casa Testori è stato declinato nella realizzazione di una serie di etichette per bottiglie di vino, in cui la creatività  si è sbizzarrita non solo nell’ideazione dell’immagine, ma anche nel nome
della vigna e della casa vitivinicola.
Scrive Bonvesin:

«Le vigne numerose producono svariati generi, sia dolci sia aspri, di vini salubri, saporiti, chiari, di colore bianco, giallo, roseo e dorato in tanta abbondanza che certe famiglie raccolgono ogni anno dalle proprie vigne, al tempo della vendemmia, più di mille carri di vino, altre più di cinquecento, altre più di cento. Sembrerà  forse stupefacente anche questa affermazione: che nel contado di Milano più di seicentomila carri di vino, nelle annate buone vengano messi in botte, come assicurano quanti hanno fatto diligenti indagini e dichiarano di poter offrire valutazioni esatte».

Etichette di:
Carlotta Cogliati, Clarissa Cozzi, Beatrice Gaspari, Libero Gozzini, Patrizia Mastrapasqua, Bertrand Nadal, Emilia Patrignani, Marco Piunti, Davide Raimondi, Laura Re e Alessandro Romita.

Mimaster

Luca Font, LA CITTÀ CARNIVORA

Il tratto deciso di Luca Font ha interpretato il macello e raccontato la moltitudine di bestiame attraverso cui la città veniva rifocillata.

«Affluiscono nella città, come a una stiva di tutti i beni temporali, pane e vino e carne saporita di qualsiasi genere di quadrupedi. E si noti che, come ho diligentemente calcolato con alcuni macellai, nei giorni in cui è permesso ai Cristiani mangiar carne, si ammazzano nella sola città circa settanta buoi. Quanti siano i maiali, le pecore, gli arieti, gli agnelli, i capretti e i quadrupedi d’altro genere, sia selvatici sia domestici, che vengono sgozzati dai macellai, credo che lo potrò precisare a chi mi avrà precisato il numero delle foglie e dei fili d’erba. Affluiscono nella città anche ottime carni di bipedi selvatici e domestici: capponi, galline, oche, anatre, pavoni, colombe, fagiani, galline selvatiche, tortore, anatre selvatiche, allodole, pernici, quaglie, merli e altri uccelli, che soddisfano a tavola l’appetito degli uomini».

Tai Pera, GLI ORTI DI MILANO

Bonvesin dà il meglio di sé negli elenchi, in cui le parole si fanno portavoce della ricchezza della città. Tai Pera è stata chiamata a rappresentare, con il suo stile pulito, essenziale e accattivante, la prosperità degli orti cittadini e gli innumerevoli prodotti che ne escono:

«Vi sono anche gli orti, che fioriscono per l’intero corso dell’anno e producono in abbondanza legumi di ogni genere: cavoli di tutte le varietà , bietole, lattughe, atriplici, sedano, spinaci, prezzemolo, finocchio, aneto, cerfoglio, anice, nepitella, zucche di ogni genere, di orto e di siepe, aglio, porri, pastinache comuni, alfaneria, che è una specie di pastinaca con la cui radice si fa un ottimo e sano composto; borraggine, senape, zafferano, liquerizia, erba cetrina, portulaca, papavero, marrobbio, malvavischio, anagallide o consolida maggiore, enula, ruta, dragonzio, latteride o esula spinosa, che, triturata un poco e cotta, poi bevuta nel vino si dice sia medicina efficace contro il male di ventre; anche issopo, che ripulisce il petto dal catarro, e molte altre erbe medicinali; anche salvia, menta, basilico, santoreggia, maggiorana e altre erbe che offrono al nostro olfatto un odore gradevole». 

Roberta Maddalena, DEI PESCI E DEI GAMBERI

Così come l’acqua ha tanta importanza nella narrazione di Bonvesin, così la hanno i pesci: «E noti, chi lo voglia, l’affermazione mirabile che io faccio a questo punto: se in qualche luogo del nostro territorio si formasse un nuovo lago, che contenesse acqua nuova, la naturale fecondità delle nostre acque e della nostra terra è così grande che da sé, in breve spazio di tempo, esso genererebbe molti pesci».

Roberta Maddalena ha interpretato il tema creando un ambiente immersivo e isolato rispetto al resto della mostra. Il visitatore si trovava proiettato in una dimensione altra, sott’acqua o in uno spazio uterino. Le diverse profondità dell’acqua erano rese attraverso la maggiore o minore definizione dei pesci disegnati sulle pareti, che riproducevano fedelmente l’ittiofauna dei fiumi milanesi, mentre l’audio era realizzato attraverso la registrazione della voce di Maddalena (con Paolo Gozzetti, Murmur Collective).

Davide Mottes, LA CITTÀ CERCHIO

«Se infine qualcuno avesse piacere di vedere la forma della città e la qualità e quantità dei suoi palazzi e di tutti gli altri edifici, salga con grato animo in cima alla torre corte comunale: di lassù, dovunque volgerà lo sguardo, potrà ammirare cose meravigliose».

Una città su cui camminare. Davide Mottes, con precisione e accuratezza, ha ricostruito la Milano della fine del Duecento. Aveva studiato mappe disegnate circa nello stesso periodo in cui venivano redatte Le Meraviglie di Milano, ha individuato i centri del potere e della vita religiosa dell’epoca, oltre ad alcuni luoghi chiave del nostro percorso, tra cui le case dove visse Bonvesin. Una lettura geografico-scientifica, che ben si prestava all’osservazione prolungata per la ricchezza di dettagli e di punti di riferimento, dalle montagne che circondano la città alle distanze chilometriche rispetto agli altri borghi del circondario.

Elyron, I NUMERI DELLE DUE MILANO

«Tanto nella città quanto nel contado, ovvero distretto, ogni giorno diventa più grande la già grande popolazione e la città si estende con i suoi edifici». 

Bonvesin è maestro della tecnica retorica dell’enumerazione, di cui fa sfoggio a partire dalla descrizione dei numeri della città e dei suoi abitanti.
Il confronto tra la città del 1288 e quella del 2015 è difficile, perché molte categorie professionali non ci sono più, altre sono mutate, ma Elyron ci ha guidati in questo dialogo a distanza, settecento anni dopo. La ricerca di Roberto Necco (Elyron) non si è limitata al concepimento di un’immagine, ma è consistita in un progetto a tutto tondo. L’installazione prevedeva il coinvolgimento del visitatore, chiamato a curiosare tra i cassetti della stanza per scoprire cosa celassero al loro interno.

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