Lodi

12. ANNACHIARA LODI, Tutti quelli che cadono

Stanza 12
Invitata da Marco Signorini

Humani nihil a me alienum puto.
Una dozzina di immagini discrete possono parlare più che una lunga convivenza. C’è Amanda Knox, Bill Zeller, Aaron Lee Ralston, ma non denuncia sociale o volontà  di intrigare morbosamente l’osservatore.
Sembrerebbe che il triste sguardo di Madre e sposa si posi – patendo con/per – sulle vicende tragiche e contraddittorie di alcuni volti della cronaca, che solo sotto questa pressione svelano una vicinanza a sè inaudita. Uno sguardo che sembrerebbe quasi comprendere la sofferenza del ragazzo sorridente che ha scritto al mondo di essere troppo solo per continuare a vivere, che si strugge davanti al dolore del nostro tempo, ma che allo stesso tempo ha il coraggio di sostenerlo. Ma sarebbe una fine inguardabile, senza avere negli occhi qualcos’altro.
Cadute e ricadute (come quella del base jumper che dopo essere rimasto sotto un masso per 127 ore e aver perso un braccio non desiste dalla sua pratica); ma la libertà  stessa del guardare alla lapidaria negazione di sè da parte di un altro, espressa in All’autore, fa intuire che la causalità  non esiste, perchè se si può “morire” per uno sguardo storto, si può anche essere così fortunati da vedere qualcuno che, pur non essendoci più, oggi genera nella vita di quelli che gli stanno attaccati.

 

Annachiara Lodi è nata nel 1986 a Milano, dove vive e lavora.