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Grande successo per la Monaca. Ecco le recensioni


«Uno spettacolo di rara forza, un trionfo della parola testoriana che “si fa carne”, materia viva in Federica Fracassi» (Magda Poli sul Corriere.it)
https://www.corriere.it/…/scena-la-monaca-monza-testori-mal…

«Questa Monaca che offre una elettricità linguistica meravigliosa e contiene la potenza di echi che risuonano forti dentro» (Maurizio Porro su Cultweeek)
http://www.cultweek.com/la-monaca-del-tormento-tra-spirit…/…

«Questa Monaca di Monza, raccontandosi post mortem senza sconti, mostrando impietosamente nella morgue scenica i dettagli anatomici della sua anima, tiene letteralmente la platea incollata alle poltrone, facendole respirare i suoi fiati, e l’urgenza del vivere» (Danilo Caravà su Milanoteatri.it)
http://www.milanoteatri.it/recensione-la-monaca-di-monza/…

La Monaca di Monza con Federica Fracassi

12 febbraio al 3 marzo al Teatro Franco Parenti.
regia: Valter Malosti; con: Federica Fracassi, Vincenzo Giordano, Giulia Mazzarino.


Valter Malosti e Federica Fracassi, entrambi pluripremiati dalla critica italiana, tornano a lavorare insieme portando in scena la feroce confessione di Marianna De Leyva. Nella versione di Testori, come in soggettiva cinematografica, la protagonista, da morta, rivive la vicenda fin dal suo proprio concepimento avvenuto con atto brutale del padre su una delicata figura di madre, per poi passare a rievocare il disperato amore per Gian Paolo Osio.
Ecco le note di regia di Valter Malosti:«Credo che pochi artisti italiani portino nella propria figura le stimmate dell’ “artista moderno” come Giovanni Testori – osservava Piero Citati nel 1971 -. Il suo bisogno fatale di andare oltre, sempre più avanti e lontano, dove nessuno possa sostare con lui: il suo disperato desiderio di conoscere il peccato, la dannazione, il rimorso e il delirio; e la fredda volontà di costruirsi, giorno per giorno, ora per ora, libro per libro, un destino tragico, cosa più moderno di questo?». 

Di Giovanni Testori, autore per me seminale, mi ha sempre affascinato, al di là della produzione teatrale, il Testori parallelo, sublime, avventuroso ed emozionale critico (e mercante) d’arte. L’installazione nella chiesa di S.Bernardino a Ivrea per mezzo del saggio di Testori sul tramezzo affrescato da Martino Spanzotti, è stata un passo decisivo nella mia ricerca di radici espressive (per citare una espressione tipicamente testoriana), e umane, non cito tanti altri tentativi e reading ma voglio almeno ricordare Passio Laetitiae et Felicitatis, tratto dal romanzo omonimo con una straordinaria Laura Marinoni, Le Maddalene, un progetto nato su impulso del festival DeSidera, e infine L’Arialda che ho realizzato dapprima come saggio di diploma della scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, che allora dirigevo, e poi come vero e proprio spettacolo. Il mio avvicinamento con Federica Fracassi alla Monaca di Monza viene invece da lontano, già nel 2009 avevamo dato vita ad un focus testoriano sulle figure monacali femminili testoriane, cui è seguito un primo studio di avvicinamento alla “malmonacata”, realizzato nel dicembre 2016 su suggestione del Teatro Manzoni di Monza. 

In Testori, Marianna De Leyva è una sorta di revenant che strappa se stessa, fantoccio di carta, dalla storia. La parola si fa carne, rimette insieme le sue “ossa maledette” per dar vita ad una blasfema eppur umanissima resurrezione. 
La tragica vicenda della protagonista prende forma con un andamento temporale distopico, e come in soggettiva cinematografica, addirittura fin da dentro il ventre materno, dal concepimento, dall’atto brutale del padre padrone, passando per gli opifici e le fabbriche e le macchine e le benne della Monza e della Milano degli anni sessanta, fino a rivivere il disperato amore, che è il cuore pulsante del testo, per Gian Paolo Osio vero e proprio eroe nero, sconcio e sanguinario che finirà i suoi giorni barbaramente trucidato. 
L’operazione drammaturgica (l’adattamento è per tre sole voci), e di regia, è volta alla radicale scarnificazione del testo, lasciando da parte quel sentore vagamente “pirandelliano” che si annusa nel testo completo, lasciando che l’andamento da feroce confessione, sviluppata in un dialogo apparente con l’inquisitore, si trasformi in quello che il nucleo del testo in realtà è, e cioè un atto violentemente ed eminentemente poetico, già lì ad esprimere una condizione “germinale” del teatro come prova “religiosa”, “immobile”, “lacerante e senz’esiti”, come ha scritto Barbara Zandrino, una interrogazione spinta fino alla blasfema chiamata in giudizio di Dio, con furioso slancio eretico, per aver voluto così la creazione. 

Per gli amici dell’Associazione Testori condizioni speciali: acquistando il biglietto inserite il codice 6793. Gli sconti sono applicati settimana per settimana.

La Monaca di Monza per una sera a casa sua

Lunedì 4 febbraio, alle 20,30 straordinaria anteprima della nuova messa in scena della Monaca di Monza di Giovanni Testori che debutterà al Teatro Franco Parenti il 12 febbraio. La regia è di Valter Malosti, protagonista Federica Fracassi. Lo spettacolo verrà presentato attraverso un reading a Palazzo Marino, la casa dove Marianna de Leyva era nata e dove aveva vissuto sino ai 16 anni.

Era nata nella Sala Verde di Palazzo Marino, il 4 dicembre 1575. Ora dopo oltre cinque secoli, Marianna de Leyva torna simbolicamente tra le mura di casa con le sembianze di Federica Fracassi, protagonista della Monaca di Monza di Giovanni Testori. In Sala Alessi viene proposto un reading di un passaggio dello spettacolo. In scena oltre a Federica Fracassi ci saranno Vincenzo Giordano e Giulia Mazzarino
Dopo il saluto dell’assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno, Giovanni Agosti spiegherà il rapporto tra Palazzo Marino e Marianna de Leyva.

Quindi, prima del reading, Valter Malosti racconterà il percorso fatto per arrivare a questa messa in scena. Nella versione di Giovanni Testori come in soggettiva cinematografica la protagonista, da morta, rivive la vicenda fin dal suo proprio concepimento avvenuto con atto brutale del padre su una delicata figura di madre, per poi passare a rievocare il disperato amore per Gian Paolo Osio, vero e proprio eroe nero e sanguinario che finisce i suoi giorni barbaramente trucidato. Malosti dirige la Fracassi, interprete sensibile alle nuove drammaturgie, votata alle scritture più visionarie, feroci, poetiche degli ultimi anni e già intensa interprete dell’universo femminile testoriano (nei panni di ErodiàsCleopatràs e Mater Strangosciàs).

ingresso gratuito | si consiglia prenotazione a info@associazionetestori.it

Se la realtà non è solo un fotogramma

Inaugurazione: sabato 2 febbraio 2019, dalle ore 18.00 

In occasione dell’inaugurazione laboratorio per bambini (5-11 anni) a cura di Ambarabart: lo storico dell’arte, nel suo lavoro di indagine e studio, sviluppa un’incredibile attenzione al dettaglio e Testori era un maestro in questo: una mano può significare molto di più di quel che è, esprime carattere, mostra un approccio verso le cose, parla di noi senza dir parola. Osserveremo le opere in mostra e lavoreremo sulle nostre mani e sulle mani che scoveremo in grandi dipinti del passato per arrivare a raccontare noi stessi.

In mostra dal 2 febbraio al 17 marzo 2019, ingresso libero, 
lun – ven 10-18; sab 15.30-19.30, domenica chiuso. 

Casa Testori presenta Se la realtà non è solo un fotogramma di Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi, un progetto espositivoa cura di Alessandro Castiglioni.

La mostra, con inaugurazione sabato 2 febbraio 2019, è il terzo appuntamento della rassegna Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori a Novate Milanese.Si può stabilire un filo conduttore che lega o intreccia le storie di personaggi come Giovanni Testori, Giovanni Pirelli ed Harald Szeemann? È l’affascinante ipotesi di lavoro sulla quale si sono mossi Alessandro Castiglioni, curatore, e Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi, artisti per realizzare la nuova mostra del ciclo Pocket Pair a Casa Testori.

Il titolo della mostra, Se la realtà non è solo un fotogramma, è tratto da un saggio di storia dell’arte di Giovanni Testori del 1983. È un titolo che sintetizza il senso di questo progetto partecipato tra curatore e artisti e immaginato con l’obiettivo di mettere in luce un preciso metodo di produzione che li accomuna. Un metodo che si basa sulla convinzione che “la storia non sia solo lo studio del passato ma soprattutto un esercizio etico sul presente”.

L’Italia fascista e colonialista, il Secondo Dopoguerra e la rapida trasformazione industriale che amplifica le differenze tra centro e periferia, lo scontro ideologico tra blocco democristiano e comunista, lo sviluppo urbanistico di Milano e il conflitto di classe, critica d’arte e impegno civile: dalle suggestioni dei primi romanzi e testi critici di Testori nasce il progetto di Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi, appositamente pensato per lo spazio di Novate Milanese. 

Il progetto si struttura così come intreccio di due mostre monografiche che alternano i lavori di degli artisti con l’idea di attualizzare e fornire nuovi spunti di riflessione intorno a ricerche storico-critiche dedicate a Testori e alla cultura italiana del Secondo Dopoguerra. In questa prospettiva, la poetica di Testori diviene un elemento di una costellazione storica più ampia, oggetto di riconsiderazioni e analisi, sovrapponendosi, per esempio, con i lavori di ricerca dedicati alla rilettura di vicende coloniali e fasciste, la storia di Giovanni Pirelli o l’archivio di Harald Szeemann, per fornire spunti inediti sulla rilettura del recente passato e discutere sulle capacità dell’arte contemporanea di raccontare il presente attraverso la rilettura “perfomativa” di materiale storico e archivistico. 

Nelle parole del curatore Alessandro Castiglioni, “questo progetto può essere dunque letto come una considerazione allo stesso tempo estetica e storico-critica che mette in discussione e suggerisce pratiche e sguardi su di un fare arte plasmato dalla consapevolezza di quanto la storia, non sia solo uno studio del passato, ma anche (e soprattutto) un esercizio etico del presente”. 

Il progetto è accompagnato da un catalogo con testi del curatore e un’intervista agli artisti.

POCKET PAIR: CASA TESTORI SCOMMETTE SUL TALENTO 

All’interno della programmazione 2018-2019, Casa Testori presenta Pocket Pair, una rassegna curata da Marta Cereda che si propone di sottolineare la vocazione laboratoriale dello spazio di Novate Milanese come centro sperimentale di produzione culturale sul territorio.

Pocket Pairè una scommessa: affidare a cinque curatori il piano terra di Casa Testori per la presentazione di una mostra bipersonale ciascuno. L’idea nasce dall’espressione che si usa nel gioco del poker e che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte dello stesso valore. Ecco allora che una serie di curatori sono invitati a presentare le proprie proposte, i talenti su cui intendono scommettere.

Note biografiche: Alessandro Castiglioni(Gallarate, 1984) è storico dell’arte e ricercatore culturale. È conservatore del Museo MA*GA di Gallarate dove è anche Co-Segretario del Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate. È docente di Storia dell’arte e Fashion culture presso Istituto Marangoni, Milano. Dal 2013 co-dirige il programma transnazionale di formazione e ricerca A Natural Oasis? con Simone Frangi. Tra le istituzioni con cui ha collaborato si ricordano: Galleria Nazionale di San Marino, Istituto Italiano di Cultura di Londra; BJCEM, Ancona; Viafarini, Milano; Museo di Villa Croce, Genova; Galleria Nazionale d’Islanda, Reykjavik; MCA, Valletta. È autore di saggi e monografie pubblicate da Skira, Corraini, Mousse Publishing, Postmedia books.

Alessandra Ferrini(Firenze, 1984) è un’artista, educatrice e ricercatrice con base a Londra. Ha studiato Visual Culture and Fine Arts all’Università di Westminster (Londra) ed è dottoranda presso University of the Arts London. La sua ricerca è radicata in lens-based media, studi post-coloniali e pratiche storiografiche e archivistiche. Sperimentando con l’espansione e l’ibridazione del film documentario, è interessata al modo in cui le narrazioni storiche vengono prodotte. In particolare, si occupa della messa in discussione dei retaggi del colonialismo e del fascismo italiani; spaziando dal cinema all’installazione e a conferenze-performance, il suo lavoro spesso prende la forma di dialoghi, collaborazioni, attività editoriali e pedagogiche.

Jacopo Rinaldi(Roma, 1988) è un artista e ricercatore. Ha studiato tra Roma e Milano dove si è specializzato nel master di Arti Visive e Studi Curatoriali della Naba. Ha partecipato a residenze, simposi e mostre in Italia e all’estero. La sua pratica si sviluppa in diversi ambiti attraverso i quali l’artista cerca di sviluppare ricerche a lungo termine. A volte questa pratica prevede il coinvolgimento di enti o istituzioni. Il suo lavoro cerca di mettere in discussione l’ideologia dietro a forme consolidate di conoscenza. Diversi suoi lavori riguardano gli archivi, i database, la fotografia e l’immagine in movimento.

In mostra dal 3 febbraio al 17 marzo 2019, ingresso libero, lun – ven 10-18; sab 15.30-19.30, domenica chiuso | www.casatestori.it | info@casatestori.it| tel. +39.02.36589697

UFFICIO STAMPA CASA TESTORI: 
Maria Grazia Vernuccio mariagrazia.vernuccio@gmail.com| tel. +39 3351282864

Graffiare il presente – Rassegna Stampa


“Casa Testori è andata spontaneamente ad occupare un vuoto generazionale…Non stupisce, quindi, che sia diventata punto di riferimento giovanile sia per gli artisti che per il pubblico. Anche la collettiva in corso, curata da Daniele Capra e Giuseppe Frangi, ha convocato i lavori di ventuno pittori nati tra gli anni Settanta e gli Ottanta sotto il titolo
«Graffiare il presente», cioè accomunati da una particolare intensità nel modo di riflettere sull’oggi.
(Francesca Bonazzoli, Corriere della Sera – Milano, 2 gennaio 2019)

“Graffiare il presente”, che riunisce, […] oltre venti autori nati fra gli anni ‘70 e ‘80, chiamati a scuotere le coscienze
con la loro pittura impegnata a riflettere sui guasti della nostra epoca. […]  il percorso affonda dentro la pittura stessa quale strumento di analisi chirurgica di situazioni correnti.
…nessuno cade mai nella didascalia, mantenendo il tema della ricerca puntato sul potere documentario del mezzo (la pittura) più che sul fine (la retorica). Quella che Testori definiva “un’urgenza di vita in atto” è affidata al vigore del linguaggio.
(Chiara Gatti, La Repubblica – Milano, 29 dicembre 2018)

Il progetto a cura di Daniele Capra e Giuseppe Frangi presenta alcuni dei lavori realizzati dai 21 artisti durante il 2018, e che rappresentano con intensità le esperienze che hanno vissuto o che vogliono far emergere. Quello che spinge gli artisti a servirsi della pittura è una missione estetica, esistenziale e politica.
(Ilaria Bulgarelli, Artribune, 31 dicembre 2018)

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I Libri di Testori

Biblioteca Nazionale Braidense – Brera
dal 17 dicembre 2018 al 12 gennaio 2019
orari: dalle 9.30 alle 13.30

La vicenda editoriale di Testori, a partire dagli anni quaranta, con la pubblicazione degli scritti su Matisse e Manzù, al decennio seguente con la  collaborazione a Paragone, da Il dio di Roserio per i Gettoni, agli anni di Olivetti, con gli scritti sul Manierismo piemontese e lombardo del seicento e su Martino Spanzotti, Feltrinelli capitolo primo e capitolo secondo, fino all’ultima stagione, quella dei Tre Lai per Longanesi, indica la trasversalità della carriera di Testori tra arte e letteratura, sulla  lezione di Roberto Longhi: su questa trasversalità é costruito il disegno del Premio Testori. 


Premio Giovanni Testori 2018 – I Vincitori

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TESTI VINCITORI

a) Per le arti figurative

1.  Per una tesi con impostazione trasversale tra arte e filologia (ex aequo):
Anna Lena con Giovanni Testori: il caso critico della sua tesi di laurea. Presentato da Alessandro Rovetta, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Anna Lena presenta e contestualizza un testo inedito e di grande importanza, non solo per la critica testoriana, la tesi discussa nel 1947 dallo scrittore e critico d’arte all’Università Cattolica di Milano, dal titolo: La forma nella pittura moderna, di cui si conoscevano finora solo le traversie occorse in fase di discussione. Giungendo la tesi di laurea di Testori, non al principio del proprio percorso critico, ma in qualche modo a sintesi di un periodo ricco di pubblicazioni, Lena ha colto l’occasione per raccogliere i dati oggettivi di un Giovanni Testori fino al 1947, presentandone una ricostruzione biografica puntuale, frutto di mirate ricerche di archivio presso gli istituti scolastici di ogni grado, dal Ginnasio alle due Università frequentate dallo scrittore, e trascrivendone con ordine e metodo i testi storico-artistici di quegli anni. È una tesi importante per la restituzione critica del momento storico e per la contestualizzazione nel percorso critico di Testori negli anni Quaranta del Novecento. Le domande che Testori si pone sulla pittura, propria e altrui, alla ricerca di una nuova via per l’arte cristiana, sono la base indispensabile per cogliere i successivi sviluppi del pensiero e dell’opera di Giovanni Testori.

Nicolò Rossi con Sicut Johannes. Studio Filologico e critico su gli angeli dello sterminio e su un progetto di triologia. Presentato da Salvatore Silvano Nigro, IULM MIlano

Il lavoro è costituito da quattro parti, raccordate secondo un’originale struttura. La prima affronta gli ultimi anni di vita e di malattia di Testori: ne esce un ritratto dell’autore, fortemente empatico anche nello stile, che vale da premessa allo studio, filologicamente assai arduo, dei manoscritti conservati nel Fondo Mondadori che occupa la seconda parte. Nella terza parte viene indagato criticamente il testo de La cattedrale, mettendo in relazione le figure dei personaggi con le suggestioni pittoriche caravaggesche (San Giovanni Battista) e di altri pittori del Seicento (Tanzio da Varallo in primis) e del Novecento. La quarta parte riporta la trascrizione di alcuni inediti reperiti nelle carte d’archivio e pazientemente ricostruiti: La peste a Milano, Fulbe Bororo, Infera Mediolani. Si tratta dunque di una tesi di grande impegno, sia ecdotico sia esegetico, che fa meritoriamente luce sull’officina dell’ultimo Testori. In virtù del suo carattere di lavoro trasversale agli interessi dell’autore studiato, la si è voluta premiare per la sezione «Storia dell’arte».

 2. Per un saggio di critica d’arte (ex aequo):
Tommaso Tovaglieri con Dicevo di te, Elsa de’ Giorgi. Presentato da Marco Belpoliti, Università degli studi di Bergamo

E’ una ricognizione critica sulla vita della scrittrice e attrice Elsa De’ Giorgi, fatta con materiali di prima mano, a partire da archivi finora non esplorati. L’abbondanza di materiale nuovo permette di tracciare un profilo diverso del personaggio cruciale anche per le vicende artistiche e collezionistiche dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.
Il saggio frutto di una ricerca di prima mano e ricco di spunti, intreccia osservazioni critiche ( per esempio quelle su Pontormo e sulla sua fortuna visiva grazie al libro sulla Maniera di Briganti ) in modo intelligente, presentando un profilo più ricco della De’ Giorgi e del contesto culturale che la circonda, da Roberto Longhi a Luchino Visconti, passando per Salvemini e Calvino.  Riporta in appendice un inedito di Pier Paolo Pasolini, ritrovato da Tovaglieri: la presentazione a Un coraggio splendente di Elsa De’ Giorgi,   di  indubbia importanza perchè  diviene per lo scrittore, occasione di enunciazione di poetica.

Stefano De Bosio con Frontiere. Culture figurative ad Aosta e nell’arco alpino occidentale tra Quattro e Cinquecento. Presentato da Giovanni Romano, Università degli studi di Torino (emerito)

Ricco di materiale inedito, sia documentario che fotografico, lo studio di Stafano De Bosio, setaccia, con particolare precisione di ricerca e analisi, la produzione artistica rinascimentale ad ampio raggio nel territorio considerato: vetrate, sculture, miniature e affreschi, con attenzione alla committenza e all’individuazione di personalità prima sconosciute, come Ambrogio Bellazzi, impegnato nella cattedrale di Aosta. La maturità metodologica dimostrata e il rigore scientifico perseguito da De Bosio dimostrano l’attualità e fecondità di una ricerca tradizionale nei mezzi e innovativa nelle piste di ricerca che è in grado di aprire.

b) Per la letteratura

1. Per una tesi di laurea:
Angela Siciliano con Una notte del ’43 di Giorgio Bassani. Edizione e studio critico. Presentata da Paola Italia, Università di Bologna

Si analizza il racconto inedito “Una notte del ‘43”. il testo narra di un fatto realmente accaduto il 15 novembre 1943, quando alcuni membri del CNL vennero fucilati dai fascisti, mentre Bassani, trovandosi fuori Ferrara, scampò alla rastrellata.  Il lavoro si articola in due parti:  la prima concerne la genesi dell’idea di racconto, il metodo di lavoro, la scoperta di Flaubert e il progressivo avvicinarsi al realismo, le fonti del racconto inedito, la poetica dell’autore, la struttura ad anello e il personaggio narrante (Barilari, alter ego di Bassani),i caratteri della prosa “lirica” di Bassani. La seconda parte è costituita dall’edizione critica e dall’analisi filologica del manoscritto rinvenuto tra le carte del Fondo Bassani. Si tratta di un lavoro sostanzioso e importante, soprattutto per l’edizione critica dell’inedito. L’analisi è condotta con acribìa e sicure competenze tecniche, nonchè con grande sensibilità interpretativa. Dal confronto tra gli originali scaturisce l’indicazione di un metodo di composizione e di una poetica ben definiti dello scrittore/storico Bassani.

 2. Per una testo letterario (ex aequo):
Daniele Gaggianesi con Qohelet De La Barona, Poesie in lingua milanese. Presentato da Franca Nuti

Si tratta di un poemetto in versi liberi, suddivisi in dodici sezioni, in dialetto milanese, con traduzione e “note”. L’ispirazione è biblica e il personaggio di Qoehelet é inserito in un contesto affatto contemporaneo: quello dell’ universo asfittico della stanza in cui un adolescente, affetto da anedonia, si è rinchiuso per comunicare solo via web con i complici – suoi unici interlocutori – un efferato crimine,  mai nominato e  sempre incombente. Forte è il contrasto tra il dialetto milanese, che rievoca nel lettore  i toni domestici degli ambienti tessiani, e  gli acronimi del gergo informatico, attraverso il quale si esprimono quanti si autorecludono, avendo scelto di vivere nel web piuttosto che nel mondo. Lavoro degno di nota, drammatico ma accorato, in cui il male di vivere viene declinato nelle sue diverse tonalità. Ciò che resta è il dolore e la rabbia per la mancanza di senso della vita.

Fabrizio Sinisi con Guerra Santa, Testo teatrale. Presentato da Gabriele Russo (Teatro Bellini, Napoli )

Il testo è una tragedia che affonda nel contemporaneo della nostra storia e utilizza il dualismo tra due posizioni diverse, ma specchio della stessa moneta: Padre Lorenzo, un prete cristiano e Laila, una giovane convertita alla religione musulmana. Altro personaggio è Daniele, angelo dello sterminio, grande assente ma motore delle vite che animano la storia. Qui vale  l’assunto biblico che gli angeli del male ( gli angeli dello sterminio ) sono fatti della stessa materia di quelli del bene. Dio c’è, ma è terribile perché si comporta come se non esistesse: giunge alle posizioni estreme del nostro vivere, sanguina ma non lo da a vedere, si ricompone infine con una grazia maledetta, di sapore testoriano. Politico e privato si intrecciano in un groviglio di ragioni e passioni che non può che finire in tragedia, individuale e collettiva.
 Il registro è alto, non aulico rivela una indubbia tenuta poetica, che cattura chi legge ed ascolta.

FINALISTI
Luca Abbattista –  Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia
Elena Arnone –  Le storie di Maria 
Michele Bertolino – Decentralizzazione e contesto: ipotesi per una filosofia dell’arte
Laura Cannella – Charles Henfrey (1818-1891) Collezionista
Sergio Di Benedetto – Depurare le tenebre degli amorosi miei versi La lirica di Girolamo beni vieni
Andrea Fabbri – Racconti Sulla Duna 
Giuditta Fornari – Giovanni Testori: “performances” di drammaturgia
Federico Maria Giani – Ripensare Giovanni da Monte 
Claudio Gulli – La collezione Chiaramonte Bordonaro 
Daniela Iuppa – Un’inquieta fedeltà. Giovanni Testori e Alessandro Manzoni 
Vincenzo Latronico – La parte maledetta 
Mirto Milani – Musica e DSA: L’incontro di due Universi 
Mita Nunzia – FollEsserci 
Federica Nurchis Il patrimonio artistico del monastero benedettino di Santa Grata in columnellis a Bergamo 
Angelo Passuello – Il cantiere di San Lorenzo a Verona nel contesto del romanico europeo Gli autori francesi nel “Candido” di Leonardo Sciascia 
Valeria Patota – Minotauropatia-Ritratto di famiglia 
Chiara Perin – “Il coraggio dell’errore” Realismo in Italia, 1944-1954 
Laura Pernice – La parola negli occhi. Il genio di Testori tra letteratura e arti figurative 
Antonio Piccolo – Il sogno di Morfeo 
Fabio Pisano – Hospes, -itis 
Eugenio Refini – Teatro del Mondo, Teatro dell’Anima
Elena Rivoltini – Il Sacro Monte 
Pietro Santetti – Una di quelle vecchie storie vere
Jordi Valentini – Questa morte che non ha luogo 

A novate la cultura è fuori

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti,
anziché diminuire diventa più grande.
(Hans Georg Gadamer)

Musica, street art, libri viventi, fumetti, web radio, poesia, caccia ai tesori culturali della città sono solo alcune delle proposte che animeranno il territorio di Novate Milanese nei prossimi due anni.
Le altre attività verranno co-progettate con i cittadini grazie al progetto A NOVATE LA CULTURA E’ FUORI.

Vi aspettiamo alla presentazione del progetto
martedì 18 dicembre ore 18.00 in Villa Venino, Biblioteca comunale.
Seguirà aperitivo.

Il progetto è finanziato da Fondazione Cariplo e coinvolge Comune di Novate Milanese, Koinè cooperativa sociale, Associazione Amici della Biblioteca Villa Venino, Casa Testori.

Al progetto hanno già aderito ACLI circolo di Novate, Centro Socio Culturale Coop Lombardia, Associazione GENITORIeSCUOLA Istituto comprensivo Don Milani Novate, CSBNO culture socialità biblioteche network operativo, Circolo Sempre Avanti A.Airaghi, Cooperativa edificatrice La Benefica di Novate, Tempo di Kairos.

Premio Giovanni Testori – Terza Edizione

PREMIO GIOVANNI TESTORI
III Edizione
lunedì 17 dicembre 2018, Pinacoteca di Brera

Sala XV, Ore 18.00
TAVOLA ROTONDA E PREMIAZIONE
saranno presenti James Bradburne e Mariella Goffredo e coloro che fanno parte della giuria del premio:
Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Paolo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni Frangi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte Di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi.
Accenno Testori e Brera, lette le motivazioni dei testi premiati

***
dalle ore 19.00
alle ore 19.30

Percorsi a cura dei vincitori per la Storia dell’Arte della presente e delle passate edizioni. Il pubblico (che per problemi di agibilità non può superare le 120 persone) sarà diviso in cinque gruppi. I percorsi visite guidate sono concomitanti e saranno di 30 minuti ciascuno.

Percorso Bergognone/Bramante/Foppa Luini (primo gruppo): Sale XIII-XII-X-VIII-IX
Percorso Gaudenzio (secondo gruppo): Sala XI
Percorso dal 600 Lombardo al Ceruti (terzo Gruppo): Sale XXVIII- XXIX-XXX-XXXV-XXXVI
Percorso I Moderni (quarto gruppo): sala XXIII
Sala XXXVII e Biblioteca Nazionale Braidense Sala Manzoniana (quinto gruppo)

19.30 -20.30 intervallo
***

BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE
Sala Maria Teresa Mostra
I LIBRI DI TESTORI
a cura della Associazione Testori diretta da Davide dall’Ombra

La vicenda editoriale di Testori , a partire dalgi anni quaranta, con la pubblicazione degli scritti su Matisse e Manzù, al decenno seguente con la collaborazione a Paragone, , da Il dio di Roserio per i Gettoni, agli anni di Olivetti, con gli scritti sul Manierismo piemontese e lombardo del seicento e su Martino Spanzotti , Feltrinelli capitolo primo e capitolo secondo, fino all’ultima stagione, quella dei Tre lai per Longanesi, indica la trasversalità della carriera di Testori tra arte e letteratura, sulla lezione di Roberto Longhi: su questa trasversalità è costruito il disegno del Premio Testori.

Ore 21.00
Toni Servillo legge
da Conversazione con la morte
di Giovanni Testori

disposizione degli spazi Emanuela Fasoli
a cura di Giuseppina Carutti

In Testori scorre una vena rappresentativa una vocazione visiva mai dismessa, neppure quando scrive in prosa o romanzi che lo porta da una parte a cercare ostinatamente nuove forme di dialogo di rappresentazione, dall’altra a costruire all’interno dei suoi testi un piano visivo molto forte che ne determina la forte plasticità (si pensi in Conversazione con la morte alla presenza della capretta che come un’animale dantesco entra ed esce dalla storia e diviene l’interlocutore della conversazione). Una morte vera, non letteraria, che Testori ha toccato da vicino e che lo porta cristianamente a farsene una ragione di vita e un motivo di ricerca totale al fine di rappresentare nel modo più puro e allo stesso tempo più drammatico – come ha riscontrato in Cézanne – il fondamentale ultimo atto, là dove la morte appare vinta e superata, non già attraverso la glorificazione delle sue ombre, dei suoi strazi e delle sue agonie, bensì attraverso la forza, la luce e la pazienza della vita.
Ingresso solo su prenotazione
Siete pregati, data l’esiguità dei posti disponibili (per ragioni di agibilità) di segnalarci la vostra presenza alla Tavola rotonda e premiazione e/o alla lettura di Conversazione con la morte
Al seguente indirizzo mail: comitatodigestione@premiogiovannitestori.org
Non sarà possibile accedere agli eventi senza la prenotazione.

In connessione per l’arte – menzione speciale

Una menzione speciale «per aver adottato l’arte come strumento volto a promuovere la creazione di un ambiente collaborativo, tra i dipendenti, i clienti e i gli interlocutori istituzionali», grazie all’insieme delle iniziative organizzate e ispirate all’arte come veicolo di connessione fra persone, innovazione e tecnologia per i diversi stakeholder. Il progetto “In connessione con l’arte” di Fastweb ha ricevuto questo importante riconoscimento al Parlamento europeo in occasione del Corporate Art Award.

Il progetto “In connessione per l’arte” è stato realizzato da Casa Testori con Kwords. Si è trattato di un progetto di welfare che ha permesso ai dipendenti dell’azienda di vivere, attraverso modalità insolite e originali, l’esperienza dell’incontro, del dialogo e della connessione, appunto, con l’arte, con una particolare attenzione all’arte moderna e contemporanea.

L’iniziativa si è sviluppata attorno a  tre momenti: a febbraio i dipendenti hanno avuto la possibilità di interagire con le opere d’arte di Matteo Negri nelle sedi di Fastweb di Milano, Roma e Bari e di incontrare lo stesso artista mentre nel corso del mese di luglio hanno potuto usufruire di visite guidate e gratuite presso alcuni importanti luoghi d’arte delle cinque città che ospitano le sedi principali dell’azienda, la Fondazione Prada a Milano, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli a Torino, il museo dell’Ara Pacis a Roma, il Museo Archeologico a Napoli, Palazzo Fizzarotti a Bari. Infine, lo scorso mese i dipendenti si sono potuti immergere, grazie a visori VR di nuova generazione, in un viaggio alla scoperta delle opere più celebri di tre fra gli artisti più amati dell’arte moderna, Van Gogh, Matisse e Picasso, grazie alla realtà virtuale. Nel complesso, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo e ha coinvolto circa 800 dipendenti.

«Siamo onorati di ricevere questo prestigioso riconoscimento che premia l’impegno e la passione di Fastweb per la promozione di iniziative in campo artistico e culturale, soprattutto là dove c’è esplorazione, spirito di ricerca, innovazione», ha dichiarato Alberto Calcagno, Amministratore Delegato di Fastweb.