Senza categoria

MACBETTO o la chimica della materia

Trasmutazioni da Giovanni Testori

MACBET Roberto Magnani
LEDI MACBET Consuelo Battiston
LA STREGA Eleonora Sedioli

ideazione, spazio, costumi e regia Roberto Magnani
musica Simone Marzocchi
coreografia Eleonora Sedioli
tecnica
Luca Pagliano
clavicembalo Chiara Cattani
realizzazione scene Masque Teatro; squadra tecnica Teatro delle Albe/Ravenna Teatro: Danilo Maniscalco, Fabio Ceroni, Luca Pagliano; Antonio Barbadoro
cura video Alessandro Renda
foto di scena Enrico Fedrigoli
organizzazione Francesca Venturi, Ilenia Carrone
ringraziamenti Giuseppe Frangi, Sabrina Fiore, A.N.G.E.L.O., Maria Rossini
coproduzione Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, Masque Teatro, Menoventi / e-production

Dal sito del Teatro delle Albe:
L’intenzione di lavorare sul Macbetto di Giovanni Testori nasce dalla volontà di proseguire una particolare ricerca rivolta agli aspetti musicali della lingua teatrale. Il percorso, cominciato con E’ bal, poemetto in versi in dialetto romagnolo del poeta Nevio Spadoni, si inscrive nella storia del Teatro delle Albe segnata dalla visione artistica di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, che dello stesso autore hanno messo in scena Luṣ e L’isola di Alcina.

Scriveva Borges a proposito di Dante: “… quando leggiamo versi davvero straordinari, davvero buoni, tendiamo a farlo ad alta voce. Un buon verso non si lascia leggere a bassa voce o in silenzio. Se ci riusciamo non è un verso efficace: il verso esige di essere declamato. Il verso non dimentica di essere stato un’arte orale prima di essere un’arte scritta, non dimentica di essere stato un canto”.

Non a caso Testori, altro autore caro alle Albe (si ricorda A te come te, lettura scenica per la voce di Ermanna Montanari, 2013), per la scrittura del Macbetto attinge più da Verdi che da Shakespeare. La lingua che Testori inventa per questo testo ha una musicalità interna molto forte che sembra suggerire il ritmo ossessivo dei cori delle streghe dell’ opera verdiana, e possiede entrambi gli andamenti contrastanti dell’Overture: la furia guerresca e lo sdiliquio amoroso. Il Teatro esige una propria lingua, che io cerco diversa e lontana da quella del quotidiano, e la lingua che Testori offre alla scena affascina proprio in quanto invenzione. Testori consegna in Macbetto una lingua poetica che si fa canto.

A partire dal testo originale si è operata una riduzione, ricavandone solo tre figure, espungendo dunque il Coro e omettendo l’ambientazione della chiesa sconsacrata. Sarà il Teatro in sé a diventare una specie di chiesa s-consacrata, mentre alcune parti del Coro verranno ridistribuite ai tre personaggi principali: Macbet, Ledi Macbet e la Strega. Le tre figure sembrano dettare un continuo e ciclico movimento di generazione vicendevole, come se fossero, ciascuna, una e trina. Tramite un parto defecatorio, Macbet genera la Strega, legata indissolubilmente alla Ledi (sanno le stesse cose: hanno la stessa voce o sono proprio la stessa persona?). Nel finale Macbet vorrebbe, se non proprio scomparire, quanto meno rientrare nell’utero della donna, come se fosse quello della sua stessa madre, mentre la Strega, sempre nel finale, viene reincorporata non più dentro Macbet, che l’aveva generata, ma nel ventre della Ledi cui spetterà l’atto conclusivo. Il maschile e il femminile sono in continua discussione, scambio, mutazione.
D’altronde c’è un Eros nero nel testo, un Eros rovesciato nella sua parte oscura, malata, ossessiva: un priapismo che passa dall’uomo alla donna. Eros e Priapo di Gadda sembra essere allora il libro segreto che soggiace al testo, la traccia nascosta nel fondo del fondo più nero di questo infernale Macbetto testoriano.
Un incessante interrogarsi sul potere e sulla sessualità del potere – “Il Poteraz” – sul sesso come strumento di potere, tema quanto mai attuale nell’era del Pop Porno.

Il testo, greve e impuro, è imbevuto e lordato di ogni possibile liquido corporale: feci, sangue, sperma, urina. Macbetto è infatti un’opera materica, biologica, un farsi e disfarsi continuo che richiama le ragioni profonde del teatro stesso, essendo quest’ultimo, appunto, biologia. Ricorre quindi un continuo sporcarsi (il pensiero va ad artisti come Olivier de Sagazan o Paul McCarthy, che saranno fonti d’ispirazione per l’allestimento scenico), ma contrastato dalla tensione tutta verticale a cui si aggrappa il personaggio di Macbet, soprattutto nei dialoghi diretti con colui che sembra sovraintendere a ogni cosa, lo Scrivano “creatore di me e di questa lingua porcellenta e falsatoria”.

La medesima impurità caratterizzerà la relazione tra gli interpreti dello spettacolo. I tre attori-performer, provenienti da teatri e percorsi diversi, dovranno cercare la difficile intonazione di tre strumenti differenti, dell’unirsi restando disuniti, dell’amalgamarsi restando se stessi, per inquinarsi a vicenda preservando e facendo anzi esplodere la precisa identità di ciascuno. Intendo insieme cercare quell’accordo alchemico di diverse e peculiari lingue sceniche appreso in venti anni di bottega al Teatro delle Albe.
Roberto Magnani

date:
14 settembre, Forlì Festival Crisalide arti dinamiche del presente
27 settembre 2018, Teatro Nuovo – Treviglio,
teatrodesidera.it
dal: 2 ottobre 2018 al 20 ottobre 2018, Pausa: 4, 8, 11, 15 ottobre, Teatro Rasi – Ravenna
teatrodellealbe.com
dal: 5 marzo 2019 al 10 marzo 2019, Olinda-Ex O.P. Paolo Pini – Milano
olinda.org/teatrolacucina/
dal: 2-3 aprile 2019, Teatro delle Passioni – Modena
modena.emiliaromagnateatro.com

 

 

Contexto Edolo 2018 | Gener-azioni

14 luglio – 9 settembre

Finissage della mostra:
Domenica 9 settembre, ore 20:30
visita guidata con il curatore Davide Dall’Ombra
Ritrovo stazione ferroviaria (Viale Derna)

Roccia, fiume, valle, passo, paese, casa: ARTE. Giunge alla quarta edizione Contexto, la manifestazione d’arte contemporanea che invade la città di Edolo, alla fine della Valle Camonica, ai piedi del Tonale. Per questa terza puntata sotto la direzione artistica di Casa Testori, il curatore Davide Dall’Ombra ha pensato a nuovi artisti, differente dislocazione degli interventi e un tema cui dar corpo.

La mostra s’interroga quest’anno sulle GENERAZIONI, intese come luogo di passaggi di testimone, di eredità culturali che si tramandano, ma anche come atti che danno vita a qualcosa di nuovo, di bello e utile per tutti.

IL PALAZZO DEGLI ARTISTI dagli 11 ai 60 anni

Il cuore della città si apre al pian terreno di uno dei palazzi più belli di Edolo. 12 artisti di tre generazioni, con pittura, disegno, videoarte, scultura e installazione, forniscono uno spaccato della produzione artistica attuale. I sorprendenti d’Apres degli allievi (11-13 anni) dell’artista Rossella Roli vengono esposti in apertura per porre l’interrogativo sul concetto stesso di bellezza e rappresentazione, oltre che, naturalmente, sulla responsabilità educativa e il rapporto con i propri padri. Dal figurativo alla scultura, si arriva attraverso le forme opposte e formalmente complementari dei cuscini in resina di Giorgio Brina & Simone Novara e delle sorprendenti cere di Fabio Roncato. Un ragionamento sugli strumenti dell’arte che procede con le tele cariche d’intromissioni materiche di Elisa Carutti, ma anche con le video animazioni e i cartoni incisi utilizzati per costruire il proprio immaginario poetico da Danilo Sciorillied Enrico Cattaneo. Edolo diventa miniera di dettagli preziosi per la fotografa Elena Canavesee non poteva mancare una salutare messaalla prova della pittura figurativa, grazie all’opera di Dario Maglionicoe Annalisa Fulvi. Chiude il Palazzo degli artisti un trittico di tre donne, di tre diverse generazioni: dalla grande installazioni su Chernobyl dell’ucraina Daria Romanenko, passando per il video sulla tensione e l’affidamento dell’albanese Silva Agostini, approdando alle bombe a uncinetto di Laura Morelli, inquietanti e struggenti insieme.

TRE PROGETTI SPECIALI per tre luoghi storici
La Palazzina Liberty posta a fianco della stazione presenterà la “scuola” di un importante architetto edolese, viennese di adozione: Franco Fonatti. Spetta a lui interpretare il tema della Gener-azione grazie alla metafora del ponte: un ponte fisico, progettato per la città di Venezia, e un ponte verso la creatività emergente, rappresentato da dieci progetti dei suoi allievi più talentuosi.

Le Prigioni, luogo fortemente suggestivo che trasmette intatta tutta la propria storia di sofferenza, verranno affidate alla cooperativa sociale Il Cardo, che dal 1988 si occupa di disabilità ed educazione, e trasformate nel luogo di massima gioia e vita, grazie a laboratori, incontri, ascolti musicali e workshop, per bambini, disabili e cittadini tutti.

Il palazzo della Biblioteca, palazzo storico Edolese centro d’incontro tra i giovani e i maestri di ogni generazione, spalanca l’orizzonte della città al mondo, grazie alla mostra fotografica di Andrzej Bargiela, dedicata al popolo vietnamita.

UNO SGUARDO (D)ALLA CITTÀ
Grazie all’intervento di Alberto Montorfano, un’opera d’arte pubblica mostrerà i volti di decine di edolesi scelti a rappresentanza degli occhi di tutti i cittadini: fotografati, ritratti, stampati e affissi sui tabelloni elettorali, insisteranno sulla piazza principale della città con il proprio sguardo partecipe e partecipato.

L’intervento di Maria Teresa Ortoleva, giovane artista londinese d’adozione, posto sul poggiolo davanti alla parrocchiale di Santa Maria Nascente che domina la città, trasformerà con la sua installazione il punto di vista del visitatore, mediando lo scenario urbano e montano con il tracciato del sogno.

CONTEXTO 2018
Promossa da Comune di Edolo
Direzione artistica
CASA TESTORI
A cura di
Davide Dall’Ombra
Assistente Curatoriale
Barbara Festa
Responsabile Allestimento
Alessandro Frangi
Immagine grafica
Luigi Grava

Quest’anno puoi contare su tre visite guidate GRATUITE a settimana:
Il venerdì sera alle 20.30
Il sabato sera alle 20.30
La domenica alle 16.30
La partenza è davanti alla stazione ferroviaria (Viale Derna)
e l’arrivo è in prossimità della Pieve, a Santa Maria Nascente

Informazioni (9-13/14-19): tel. 380.5971571

 

 

 

La commedia degli Errori

Spettacolo finale del lavoro fatto da 15 ragazzi del Liceo L. Fontana di Arese, all’interno del progetto PON di alternanza scuola lavoro Fare, conoscere, comunicar(T)e.
Sotto l’attenta ed esperta guida di un attore, Andrea Carabelli e di un artista, Emanuele Dottori i ragazzi si sono cimentanti sul tema dell’identità, realizzando opere che rispecchiano il tema affrontato in maniera personale.
Il lavoro teatrale si è concentrato su un testo frutto della riscrittura drammatizzata
della commedia shakespeariana “The comedy of errors”. Il nucleo narrativo è
lo scambio di persona dovuto alla somiglianza perfetta di due gemelli e ai
conseguenti equivoci che ne nascono. Il percorso teatrale svolgerà dunque il
tema della diversità nell’identità e della maschera teatrale.

Vi aspettiamo numerosi a Casa Testori ore 18.00 per assistere allo spettacolo e scoprire il percorso che hanno fatto in queste settimane.

Ritratti miei di me

Il 6 giugno alle 20:45, presso Teatro i, dopo la recita dello spettacolo Erodiàs, si terrà la presentazione del volume Ritratti miei di me, pubblicato da Casa Testori, curato da Giuseppe Frangi, con un’introduzione di Maurizio Porro. Il libro raccoglie i materiali del percorso testoriano realizzato da Teatro i tra 2016 e 2018, tra spettacoli, incontri e approfondimenti.

Il libro, corredato da una scelta di fotografie degli spettacoli di Lorenza Daverio e Laila Pozzo, raccoglie le riflessioni e diari di lavoro dei tre direttori artistici di Teatro i (Renzo Martinelli, regista, Francesca Garolla, dramaturg, e Federica Fracassi, attrice) che hanno dedicato allo scrittore di Novate tre produzioni teatrali: Tre lai, Erodiàs e Gli angeli dello sterminio.

All’interno del volume si possono inoltre trovare le trascrizioni degli incontri con artisti e intellettuali tenuti a Teatro i durante la programmazione degli spettacoli testoriani nella stagione 2016 e 2017. Il ciclo di incontri aveva come titolo “En corps… Testori, ancora” e ha visto la partecipazione di Giovanni Agosti, Sandro Lombardi, Franco Branciaroli, Gianfranco De Bosio, Luca Doninelli, Andrée Ruth Shammah e Alessandro Bertante.  

Persona di Filippo Berta e Christian Fogarolli

 

Domenica 24 Giugno, ore 18.00
Presenteremo i cataloghi delle prime due mostre della serie Pocket Pair, “Iscariotes” con Matteo Fato e Nicola Samorì e “Persona” con Filippo Berta e Christian Fogarolli.
Saranno presenti artisti e curatori

——-

Casa Testori presenta PERSONA di Filippo Berta e Christian Fogarolli,
un progetto espositivo a cura di Carlo Sala.
è il secondo appuntamento della rassegna Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori.
La mostra è concepita come un dialogo tra i due autori per indagare il rapporto tra l’individuo e la società contemporanea, con particolare attenzione alle varie forme di normatività che tendono a omologare il singolo e a incasellarlo in rigidi schemi. Punto di partenza del progetto, composto da una pluralità di mezzi espressivi come fotografie, sculture, installazioni, opere video, sono state alcune note biografiche del padrone di casa, Giovanni Testori.

Nel lavoro di Filippo Berta è la messa in scena di piccoli gesti quotidiani a far emergere la conflittualità e le tensioni insiti nel rapporto tra uomo e società. La serie di video e fotografie è l’esito di performance collettive dove azioni all’apparenza banali assumono un valore allegorico per smascherare il conformismo diffuso: nel dittico Just One (2017) il manto di lana di una pecora – bianco, di una bellezza uniforme – è tosato per allestire un elogio dell’imperfezione. Il tema del fallimento diviene metaforico in lavori come Allumettes 2 (2013), Forma perfetta (2017) o Sulla retta via (2014): quest’ultimo presenta un gruppo di persone che tenta di camminare in fila indiana seguendo il fugace confine tra la terra e il mare definito dalle onde. Una linea che si spezza continuamente evidenzia così l’impossibilità per l’uomo di trovare un equilibrio tra la sua primigenia natura emotiva e l’aspetto razionale necessario all’adesione al corpo sociale. In Déjà vu (2008) la sfida apparentemente ludica del tiro alla corda tra sei coppie di gemelli porta a una riflessione sulla competitività insita al nostro vivere.

Christian Fogarolli, ripercorrendo il rapporto tra arte e discipline scientifiche, indaga il sottile confine tra normalità e devianza insieme al carattere arbitrario delle relative categorizzazioni. Quest’aspetto è particolarmente evidente nel lavoro Leaven (2017), composto da una teca contenente i manuali pubblicati negli Stati Uniti dal 1952 al 2015 per classificare le malattie mentali che rendono palese come, negli ultimi cinquant’anni, un ristretto gruppo di studiosi ha determinano il concetto (assai mutevole) di “normalità” per l’intero genere umano. L’immaginario scientifico si riverbera in vari lavori: dalla scultura Midólla (2017) che trasferisce analogicamente sul marmo un’immagine di inizio Novecento raffigurante il midollo spinale di un malato mentale a Placebo (2018), giocata sulla relazione tra naturale e artifizio, fino a Misura di prevenzione (2017), una installazione che ricorda lo strumento della livella ad acqua usata fin dall’antichità, figurando così il concetto di squilibrio chimico, oggi considerato alla base di alcuni disturbi mentali. Infine, la scultura Loose (2017), dove lo spettatore deve relazionarsi con l’opera per riuscire pian piano a cogliere l’immagine-identità che emerge da un gioco di rifrazioni in una superficie specchiante.

In occasione della mostra, gli autori propongono due lavori inediti sulla base delle suggestioni ricevute dal luogo e dal pensiero testoriano. Christian Fogarolli, nella nuova opera del progetto Stone of madness (2018), si rifà alle credenze di area nordeuropea del tardo Medioevo e Rinascimento (ma anche presenti nella civiltà preistoriche) che imputavano le devianze comportamentali, come follia o stranezza, alla presenza di una pietra nel cranio umano. Il lavoro è composto dalla fotografia analogica di un encefalo con una pietra incastonata al suo interno, una fluorite, che modifica il proprio tono cromatico grazie all’intervento dello spettatore invitato a interagire con uno strumento a luce ultravioletta.
Filippo Berta presenta la performance inedita A nostra immagine e somiglianza #2 (2018), secondo capitolo di un trittico che indaga la reazione tra l’individuo e le norme imposte dalle convenzioni sociali e dai dogmi religiosi. Nel corso dell’azione un feticcio-idolo viene usato in modo ludico come un qualsiasi oggetto domestico.

Sabato 9 giugno alle 18.00 durante il vernissage il piano sotterraneo di Casa Testori ospiterà la performance inedita di Filippo Berta A nostra immagine e somiglianza #2.

Matti, Gillo Dorfles e Giovanni Testori

Casa Testori, 20 maggio – 1 luglio 2018
Inaugurazione: 19 maggio, ore 18

Nella settimana del compimento dei 40 anni di una delle più celebri leggi italiane – la “180” del 13 maggio 1978 detta “Basaglia”, dal nome del suo più strenuo e combattivo promulgatore, lo psichiatra veneziano Franco Basaglia, si omaggia l’uomo che, per primo in Italia, decise con gesto contraddittoriamente intriso di senso civico e passione intellettuale di abbattere i cancelli e aprire le porte dei manicomi. Casa Testori, dando voce all’importante ricorrenza, in modo inedito e traversale, ha inteso omaggiare sia la legge sia il suo fautore allestendo una mostra che, solo in apparenza, può sembrare lontana dall’epicentro della battaglia politico-istituzionale di allora, ma che in realtà cerca, attraverso il doppio confronto Gillo Dorfles – Giovanni Testori di comprendere il pensiero basagliano e ciò che lo mosse nell’intraprendere una delle più grandi rivoluzioni del ‘900.

In tal senso Dorfles – Testori. Matti. A 40 anni dalla Legge “180”. Un omaggio a Franco Basaglia, mostra a cura di Fabio Francione, Davide Dall’Ombra cortocircuita le generose utopie di Franco Basaglia utilizzando le esperienze di vita e di arte sia di Gillo Dorfles sia di Giovanni Testori, che a distanza di circa un quarantennio l’uno dall’altro, volsero la loro attenzione alla follia, andando a dipingere uomini e donne che la malattia mentale aveva reso vulnerabili e sofferenti. Se Dorfles disegna e tratteggia la malattia mentale direttamente nel cosiddetto “giardino della follia”, subendo direttamente il fascino degli abitanti dei manicomi, durante il suo praticantato di specializzando in psichiatria, svolto sul finire degli anni trenta tra Roma, Pavia e Milano, seguendo le lezioni di Cesare Frugoni e addirittura sperimentando le pratiche mediche di Ugo Cerletti, l’inventore dell’elettrochoc; nel 1977, anno cruciale sia per Basaglia sia per Testori che in quell’anno perde la madre, con conseguenze che determineranno per il drammaturgo di Novate Milanese un rinnovamento nel suo intendere il teatro e allo stesso tempo sembra collocare le sue “matterelle”, dipinte in quello strettissimo torno di tempo, in un alveo storico-critico che le mette in relazione con le sue predilezioni critiche e artistiche: da Gericault ai Nuovi Selvaggi attraversando Varlin. Dunque, utlizzando l’elastico temporale della storia e sul limitare dell’approvazione della “180”, due artisti a loro modo “irregolari” (o interdisciplinari), seppero sondare prima di altri l’esigenza di allargare a tutti il diritto di vivere una vita dignitosa e pienamente compresa nella società.

Completano il percorso espositivo una selezione di articoli sul rapporto arte e follia pubblicati da Gillo Dorfles sul Corriere della Sera tra il 1975 e il 2013 e una ricognizione sui libri pubblicati da Franco Basaglia (da Cos’è la psichiatriaa L’istituzione negata, Morire di classe, Crimini di pacee tutti i maggiori libri).

Dorfler – Testori 
MATTI
a 40 anni dalla legge “Basaglia”
A cura di
Davide Dall’Ombra
Fabio Francione
Con un intervento di
Luigi Sansone

La Monaca di Monza – Con Marta Ossoli

atto unico per attrice solista da Giovanni Testori
Martedì 1 Maggio, ore 21.00
Teatro Sociale di Canzo (CO)
Ingresso Libero

La monaca di Monza
di Giovanni Testori

con Marta Ossoli
regia e adattamento di Mino Manni

assistenti Serena Liettie Francesco Forte
disegno luci Alberto Gualdoni, scenografia Francesca Ghedini

Dal comunicato:
Prendendo avvio da ciò che Manzoni preferì tacere delle turpi vicende – storicamente attestate – che coinvolsero la monaca, Testori decide invece di andare fino in fondo alla sofferenza e all’orrore che visse realmente la “sventurata” aggiungendo potenza e verità alla sua storia. Squarciando il silenzio impostole nel romanzo manzoniano, Virginia trova finalmente la voce e il diritto di esprimere le sue ragioni e i suoi sentimenti: il suo urlo muto diventa l’eco della coscienza di tutti , di chi in silenzio ha permesso che la sua storia tragica e disumana prendesse corpo e forma.
Da qui nasce l’idea di trasformare e ridurre il testo in un monologo, un grido di solitudine e maledizione che si va ad aggiungere idealmente ai Tre lai , i tre “lamenti” femminili che Testori scrisse prima di morire (di cui fa parte Cleopatràs ). Virginia urla la sua maledizione contro il padre, ma anche contro Colui che è stata costretta a pregare tutta la vita: inevitabile quindi immaginarla sola sulla scena, preda dei suoi stessi rimorsi e dei fantasmi del passato. E in questo deserto senza risposte, in questa dolorosa confessione di un’esistenza “sbagliata”, risuona l’eco dannato e profondo di un amore maledetto , quello per Giampaolo Osio, in un groviglio di spettri e ombre che la chiamano a dare vita a un nuovo processo, dove gli imputati, questa volta, saranno proprio gli spettatori.

Michelangelo alla Cripta di San Sepolcro


Inaugurazione: 11 maggio, dalle ore 18

a cura di Giuseppe Frangi 

In uno dei luoghi più suggestivi della città, un’installazione del grande regista Michelangelo Antonioni dedicata al Mosè di Michelangelo Buonarroti, conservato in San Pietro in Vincoli a Roma, accompagnata da alcune immagini del fotografo Aurelio Amendola. 

Dopo il grande successo riscosso dalla mostra di Bill Viola, prorogata fino al 29 aprile 2018, tocca a Michelangelo Antonioni (1912-2007), uno dei maggiori registi della storia del cinema, essere protagonista del prossimo appuntamento espositivo nella Cripta del Santo Sepolcro a Milano. 

Dall’11 maggio al 15 settembre 2018, gli ambienti di un luogo tra i più ricchi di spiritualità e più visitati della città che dalla sua riapertura ha visto transitare, in poco meno di due anni, oltre 70.000 persone, accoglieranno Lo sguardo di Michelangelo, un cortometraggio di 15 minuti, prodotto da Istituto Luce e Lottomatica. Il film, realizzato dal regista ferrarese nel 2004, tre anni prima della sua scomparsa, può essere considerato una sorta di suo testamento spirituale. 

L’iniziativa, curata da Giuseppe Frangi, prodotta da MilanoCard e Casa Testori, promossa dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, col patrocinio dell’Associazione Michelangelo Antonioni e la sponsorizzazione di Analysis, racconta la straordinaria esperienza dell’incontro tra il regista e il Mosè di Michelangelo Buonarroti conservato nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma. 

Lo sguardo di cui si parla nel titolo è quello del regista che entra camminando nella penombra della chiesa, si arresta e rimane immobile, quasi sopraffatto, di fronte al capolavoro del Buonarroti, scrutandone i particolari e soffermandosi sull’espressione del profeta. 

Il Mosè è un marmo che “parla”, capace di trasmettere all’osservatore tutta la bellezza che l’artista gli ha regalato. In questa sua visita, Antonioni entra in completa simbiosi con la scultura, muovendo delicatamente il braccio fino a sfiorarla con la mano per coglierne lo spirito. 

L’uscita del regista dalla porta della chiesa, accompagnato da un misteri oso coro di Pierluigi da Palestrina, fa ritornare l’autore del documentario verso la luce del sole che penetra dall’esterno. 

Una straordinaria esperienza che farà sentire il visitatore protagonista, trovandosi a contatto con un’opera millenaria quale la Cripta, nel totale silenzio da cui scaturisce il confronto tra la caducità umana e l’eternità dell’arte. 

Il percorso espositivo sarà arricchito da alcuni ritratti fotografici del Mosé realizzati da Aurelio Amendola. Al termine della mostra sarà possibile acquistare gli scatti d’autore originali e nello stesso tempo contribuire sensibilmente alle opere di recupero della Cripta. 

 

MICHELANGELO ALLA CRIPTA DEL SANTO SEPOLCRO
Milano, Cripta del Santo Sepolcro (ingresso piazza Santo Sepolcro, lato destro della Chiesa)
11 maggio – 15 settembre 2018 

Biglietto: intero 10€
gratuito: bambini accompagnati.
Il 50% del ricavato viene destinato agli interventi di conservazione della Cripta.
Speciale offerta per le scuole: ingresso €190 (fino ad un massimo di 25 persone) con guida in orario mattutino.

Orari: tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 22.00. Le visite hanno inizio ogni ora.
Info: www.criptasansepolcromilano.it


 

 

Calcio – 7 artiste al Castello Oldofredi

 

7 ARTISTE AL CASTELLO OLDOFREDI
Inaugurazione sabato 21 aprile ore 18

Una mostra inaspettata, in un luogo che sorprende. Siamo a Calcio, ultimo lembo di territorio bergamasco prima del confine dell’Oglio. Qui nello storico Castello Oldofredi, un bellissimo edificio dalla lunga storia e oggi arrivato a noi nella sua configurazione settecentesca, abita una comunità di suore Passioniste che fa accoglienza per ragazze straniere. Ed è in questa sede che l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Elena Comendulli ha voluto organizzare la Settimana della Cultura. Al centro della settimana (ma resterà aperta sino al 20 maggio) c’è una mostra progetta da Casa Testori che prende spunto da un bellissimo verso di Alda Merini, “Tra le tue braccia non invecchia il cuore”. Merini è legata a Calcio, perché era di qui il suo primo marito oltre che padre delle sue quattro figlie, Ettore Carniti. In questo incrocio segnato da una somma di presenze femminili, l’idea è stata quella di convocare sette artiste a lavorare partendo da quella suggestione contenuta nel verso di Alda Merini. Un verso che richiama anche la dimensione umana di un luogo dove l’abbraccio per l’accoglienza è esperienza quotidiana.
Nella ala destra del palazzo, le bellissime sale sono state “occupate” da sette artiste che hanno accolto con grande senso partecipativo l’invito di Casa Testori. Sono Fatima Bianchi, Marica Fasoli, Adriana Albertini, Elena Vavaro, Michela Pomaro, Fulvia Mendini e Julia Krahn
Il logo della mostra è stato disegnato da Chiara Riva


Tra le tue braccia non invecchia il cuore
7 artiste al Castello Oldofredi
a cura di Casa Testori | Giuseppe Frangi

Castello Oldofredi
Via Umberto I 43, Calcio (BG)

Dal 22 aprile al 20 maggio 2018
Orari di apertura
Fino al 1 maggio: feriali 20 – 22.30 / festivi 14.30 – 18 e 20 – 22.30
Dal 2 maggio apertura solo: sabato (20 – 22.30) e domenica (14.30 – 18 e 20 – 22.30)
Ingresso libero

Accompagna la mostra un catalogo in omaggio con immagini di allestimento.

Premio parco Balossa – Inaugurazione vincitori

SABATO 15 SETTEMBRE, ore 16

Inaugurazione delle opere dei vincitori del concorso biennale Arte in Balossa,
curato da Casa Testori e promosso dal Parco Nord.  In occasione del XII Festival della Biodiversità due nuove opere arricchiscono il Parco Balossa: il Prono di Alessandro Pongan e le colonne Idrante Ionico di Francesco Garbelli.

programma del pomeriggio:
Ore 15.00: Due biciclettate verso il Parco Balossa, con partenza:
Bì-La fabbrica del gioco e delle arti a Cormano con la Ciclofficina
Sociale
(via Gianni Rodari, 3)
Casa Testori a Novate Milanese (Largo Angelo Testori, 13)

Ore 16.00: Inaugurazione al Parco Balossa delle opere di
Alessandro Pongan e Francesco Garbelli
(incrocio tra i due ingressi novatesi del Parco, Via Balossa e Via Cavour)

Ore 16.30: Letture a cura della Biblioteca Civica dei Ragazzi di Cormano e giochi da cortile da parte dell’associazione ProgettoQualeGioco

Ore 17.00: Merenda offerta da ProLoco Cormano

A seguire, giochi per grandi e piccini
Passeggiate a dorso d’asino con la Cooperativa A Passo d’Asino

IL PREMIO
Promosso da CASA TESTORI, NOVATE MILANESE e PARCO NORD MILANO in collaborazione con Comune di Novate Milanese, Comune di Cormano e Cascina Balossa

IL PARCO DELLA BALOSSA
Il Parco della Balossa sorge tra i comuni di Novate Milanese e Cormano, fa parte del Parco Nord Milano. Si tratta di un parco agricolo, aggredito ai suoi confini dall’edificazione che ha caratterizzato lo sviluppo edilizio dei comuni di prima fascia dell’hinterland milanese. Anche oggi è toccato da ulteriori trasformazioni, in corso lungo l’asse Rho-Monza e, proprio la sua localizzazione ha una forte valenza ecologica, in quanto costituisce un tassello fondamentale di un corridoio verde tra due aree naturali molto diverse ma ormai consolidate: lo stesso Parco Nord e il Parco delle Groane. Legato, con l’omonima cascina, all’antica storia agricola del territorio lombardo, il Parco della Balossa ricerca un riconoscimento diffuso da parte della collettività, in un delicato momento di difficoltà per la sua stessa natura produttiva, che chiede, probabilmente, un ripensamento della sua identità.

NOVATE MILANESE, CORMANO e LA CASCINA
Novate Milanese e Cormano costituiscono i due poli urbani che delimitano il Parco della Balossa. Per questa ragione i comuni delle due città collaborano al progetto per la riconoscibilità del parco, nel tentativo di costruire un’immagine collettiva di spazio pubblico. I comuni di Novate Milanese e di Cormano mettono a disposizione i propri canali di comunicazione e si pongono come punto di riferimento per il coinvolgimento delle comunità territoriali locali. La Cascina Balossa mette a disposizione storia e testimonianze orali sulla storia agricola del Parco e sulle vicende umane che hanno coinvolto generazioni di braccianti lombardi.

OUTPUT RICHIESTO
La richiesta è un progetto artistico che sfoci in un’installazione finale in grado di riassumere la duplice valenza espressiva di creatività dell’artista e, al contempo, di rielaborazione dell’identità del territorio sottratto allo sviluppo edilizio dei sobborghi. Il lavoro dovrà essere l’esito di un processo che avrà individuato i punti chiave del territorio di riferimento, interfaccaindosi con la sua storia. Sarà considerato un elemento determinante del progetto il coinvolgimento del percorso di attraversamento del parco (ingressi, crocevia, strada) ed, eventualmente, la creazione artistica di elementi d’arredo, quali panchine o archi, purchè parti integranti dell’opera e/o del suo processo.

#verdemiracoloamilano #ilparcofacultura

Scarica qui i termini del concorso