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Persona di Filippo Berta e Christian Fogarolli

 

Casa Testori presenta PERSONA di Filippo Berta e Christian Fogarolli,
un progetto espositivo a cura di Carlo Sala.
La mostra, che inaugurerà sabato 9 giugno 2018, è il secondo appuntamento della rassegna Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori.
La mostra è concepita come un dialogo tra i due autori per indagare il rapporto tra l’individuo e la società contemporanea, con particolare attenzione alle varie forme di normatività che tendono a omologare il singolo e a incasellarlo in rigidi schemi. Punto di partenza del progetto, composto da una pluralità di mezzi espressivi come fotografie, sculture, installazioni, opere video, sono state alcune note biografiche del padrone di casa, Giovanni Testori.

Nel lavoro di Filippo Berta è la messa in scena di piccoli gesti quotidiani a far emergere la conflittualità e le tensioni insiti nel rapporto tra uomo e società. La serie di video e fotografie è l’esito di performance collettive dove azioni all’apparenza banali assumono un valore allegorico per smascherare il conformismo diffuso: nel dittico Just One (2017) il manto di lana di una pecora – bianco, di una bellezza uniforme – è tosato per allestire un elogio dell’imperfezione. Il tema del fallimento diviene metaforico in lavori come Allumettes 2 (2013), Forma perfetta (2017) o Sulla retta via (2014): quest’ultimo presenta un gruppo di persone che tenta di camminare in fila indiana seguendo il fugace confine tra la terra e il mare definito dalle onde. Una linea che si spezza continuamente evidenzia così l’impossibilità per l’uomo di trovare un equilibrio tra la sua primigenia natura emotiva e l’aspetto razionale necessario all’adesione al corpo sociale. In Déjà vu (2008) la sfida apparentemente ludica del tiro alla corda tra sei coppie di gemelli porta a una riflessione sulla competitività insita al nostro vivere.

Christian Fogarolli, ripercorrendo il rapporto tra arte e discipline scientifiche, indaga il sottile confine tra normalità e devianza insieme al carattere arbitrario delle relative categorizzazioni. Quest’aspetto è particolarmente evidente nel lavoro Leaven (2017), composto da una teca contenente i manuali pubblicati negli Stati Uniti dal 1952 al 2015 per classificare le malattie mentali che rendono palese come, negli ultimi cinquant’anni, un ristretto gruppo di studiosi ha determinano il concetto (assai mutevole) di “normalità” per l’intero genere umano. L’immaginario scientifico si riverbera in vari lavori: dalla scultura Midólla (2017) che trasferisce analogicamente sul marmo un’immagine di inizio Novecento raffigurante il midollo spinale di un malato mentale a Placebo (2018), giocata sulla relazione tra naturale e artifizio, fino a Misura di prevenzione (2017), una installazione che ricorda lo strumento della livella ad acqua usata fin dall’antichità, figurando così il concetto di squilibrio chimico, oggi considerato alla base di alcuni disturbi mentali. Infine, la scultura Loose (2017), dove lo spettatore deve relazionarsi con l’opera per riuscire pian piano a cogliere l’immagine-identità che emerge da un gioco di rifrazioni in una superficie specchiante.

In occasione della mostra, gli autori propongono due lavori inediti sulla base delle suggestioni ricevute dal luogo e dal pensiero testoriano. Christian Fogarolli, nella nuova opera del progetto Stone of madness (2018), si rifà alle credenze di area nordeuropea del tardo Medioevo e Rinascimento (ma anche presenti nella civiltà preistoriche) che imputavano le devianze comportamentali, come follia o stranezza, alla presenza di una pietra nel cranio umano. Il lavoro è composto dalla fotografia analogica di un encefalo con una pietra incastonata al suo interno, una fluorite, che modifica il proprio tono cromatico grazie all’intervento dello spettatore invitato a interagire con uno strumento a luce ultravioletta.
Filippo Berta presenta la performance inedita A nostra immagine e somiglianza #2 (2018), secondo capitolo di un trittico che indaga la reazione tra l’individuo e le norme imposte dalle convenzioni sociali e dai dogmi religiosi. Nel corso dell’azione un feticcio-idolo viene usato in modo ludico come un qualsiasi oggetto domestico.

Sabato 9 giugno alle 18.00 durante il vernissage il piano sotterraneo di Casa Testori ospiterà la performance inedita di Filippo Berta A nostra immagine e somiglianza #2.

Matti, Gillo Dorfles e Giovanni Testori

Casa Testori, 20 maggio – 1 luglio 2018
Inaugurazione: 19 maggio, ore 18

Nella settimana del compimento dei 40 anni di una delle più celebri leggi italiane – la “180” del 13 maggio 1978 detta “Basaglia”, dal nome del suo più strenuo e combattivo promulgatore, lo psichiatra veneziano Franco Basaglia, si omaggia l’uomo che, per primo in Italia, decise con gesto contraddittoriamente intriso di senso civico e passione intellettuale di abbattere i cancelli e aprire le porte dei manicomi. Casa Testori, dando voce all’importante ricorrenza, in modo inedito e traversale, ha inteso omaggiare sia la legge sia il suo fautore allestendo una mostra che, solo in apparenza, può sembrare lontana dall’epicentro della battaglia politico-istituzionale di allora, ma che in realtà cerca, attraverso il doppio confronto Gillo Dorfles – Giovanni Testori di comprendere il pensiero basagliano e ciò che lo mosse nell’intraprendere una delle più grandi rivoluzioni del ‘900.

In tal senso Dorfles – Testori. Matti. A 40 anni dalla Legge “180”. Un omaggio a Franco Basaglia, mostra a cura di Fabio Francione, Davide Dall’Ombra cortocircuita le generose utopie di Franco Basaglia utilizzando le esperienze di vita e di arte sia di Gillo Dorfles sia di Giovanni Testori, che a distanza di circa un quarantennio l’uno dall’altro, volsero la loro attenzione alla follia, andando a dipingere uomini e donne che la malattia mentale aveva reso vulnerabili e sofferenti. Se Dorfles disegna e tratteggia la malattia mentale direttamente nel cosiddetto “giardino della follia”, subendo direttamente il fascino degli abitanti dei manicomi, durante il suo praticantato di specializzando in psichiatria, svolto sul finire degli anni trenta tra Roma, Pavia e Milano, seguendo le lezioni di Cesare Frugoni e addirittura sperimentando le pratiche mediche di Ugo Cerletti, l’inventore dell’elettrochoc; nel 1977, anno cruciale sia per Basaglia sia per Testori che in quell’anno perde la madre, con conseguenze che determineranno per il drammaturgo di Novate Milanese un rinnovamento nel suo intendere il teatro e allo stesso tempo sembra collocare le sue “matterelle”, dipinte in quello strettissimo torno di tempo, in un alveo storico-critico che le mette in relazione con le sue predilezioni critiche e artistiche: da Gericault ai Nuovi Selvaggi attraversando Varlin. Dunque, utlizzando l’elastico temporale della storia e sul limitare dell’approvazione della “180”, due artisti a loro modo “irregolari” (o interdisciplinari), seppero sondare prima di altri l’esigenza di allargare a tutti il diritto di vivere una vita dignitosa e pienamente compresa nella società.

Completano il percorso espositivo una selezione di articoli sul rapporto arte e follia pubblicati da Gillo Dorfles sul Corriere della Sera tra il 1975 e il 2013 e una ricognizione sui libri pubblicati da Franco Basaglia (da Cos’è la psichiatriaa L’istituzione negata, Morire di classe, Crimini di pacee tutti i maggiori libri).

Dorfler – Testori 
MATTI
a 40 anni dalla legge “Basaglia”
A cura di
Davide Dall’Ombra
Fabio Francione
Con un intervento di
Luigi Sansone

La Monaca di Monza – Con Marta Ossoli

atto unico per attrice solista da Giovanni Testori
Martedì 1 Maggio, ore 21.00
Teatro Sociale di Canzo (CO)
Ingresso Libero

La monaca di Monza
di Giovanni Testori

con Marta Ossoli
regia e adattamento di Mino Manni

assistenti Serena Liettie Francesco Forte
disegno luci Alberto Gualdoni, scenografia Francesca Ghedini

Dal comunicato:
Prendendo avvio da ciò che Manzoni preferì tacere delle turpi vicende – storicamente attestate – che coinvolsero la monaca, Testori decide invece di andare fino in fondo alla sofferenza e all’orrore che visse realmente la “sventurata” aggiungendo potenza e verità alla sua storia. Squarciando il silenzio impostole nel romanzo manzoniano, Virginia trova finalmente la voce e il diritto di esprimere le sue ragioni e i suoi sentimenti: il suo urlo muto diventa l’eco della coscienza di tutti , di chi in silenzio ha permesso che la sua storia tragica e disumana prendesse corpo e forma.
Da qui nasce l’idea di trasformare e ridurre il testo in un monologo, un grido di solitudine e maledizione che si va ad aggiungere idealmente ai Tre lai , i tre “lamenti” femminili che Testori scrisse prima di morire (di cui fa parte Cleopatràs ). Virginia urla la sua maledizione contro il padre, ma anche contro Colui che è stata costretta a pregare tutta la vita: inevitabile quindi immaginarla sola sulla scena, preda dei suoi stessi rimorsi e dei fantasmi del passato. E in questo deserto senza risposte, in questa dolorosa confessione di un’esistenza “sbagliata”, risuona l’eco dannato e profondo di un amore maledetto , quello per Giampaolo Osio, in un groviglio di spettri e ombre che la chiamano a dare vita a un nuovo processo, dove gli imputati, questa volta, saranno proprio gli spettatori.

Michelangelo alla Cripta di San Sepolcro


Inaugurazione: 11 maggio, dalle ore 18

a cura di Giuseppe Frangi 

In uno dei luoghi più suggestivi della città, un’installazione del grande regista Michelangelo Antonioni dedicata al Mosè di Michelangelo Buonarroti, conservato in San Pietro in Vincoli a Roma, accompagnata da alcune immagini del fotografo Aurelio Amendola. 

Dopo il grande successo riscosso dalla mostra di Bill Viola, prorogata fino al 29 aprile 2018, tocca a Michelangelo Antonioni (1912-2007), uno dei maggiori registi della storia del cinema, essere protagonista del prossimo appuntamento espositivo nella Cripta del Santo Sepolcro a Milano. 

Dall’11 maggio al 15 settembre 2018, gli ambienti di un luogo tra i più ricchi di spiritualità e più visitati della città che dalla sua riapertura ha visto transitare, in poco meno di due anni, oltre 70.000 persone, accoglieranno Lo sguardo di Michelangelo, un cortometraggio di 15 minuti, prodotto da Istituto Luce e Lottomatica. Il film, realizzato dal regista ferrarese nel 2004, tre anni prima della sua scomparsa, può essere considerato una sorta di suo testamento spirituale. 

L’iniziativa, curata da Giuseppe Frangi, prodotta da MilanoCard e Casa Testori, promossa dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, col patrocinio dell’Associazione Michelangelo Antonioni e la sponsorizzazione di Analysis, racconta la straordinaria esperienza dell’incontro tra il regista e il Mosè di Michelangelo Buonarroti conservato nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma. 

Lo sguardo di cui si parla nel titolo è quello del regista che entra camminando nella penombra della chiesa, si arresta e rimane immobile, quasi sopraffatto, di fronte al capolavoro del Buonarroti, scrutandone i particolari e soffermandosi sull’espressione del profeta. 

Il Mosè è un marmo che “parla”, capace di trasmettere all’osservatore tutta la bellezza che l’artista gli ha regalato. In questa sua visita, Antonioni entra in completa simbiosi con la scultura, muovendo delicatamente il braccio fino a sfiorarla con la mano per coglierne lo spirito. 

L’uscita del regista dalla porta della chiesa, accompagnato da un misteri oso coro di Pierluigi da Palestrina, fa ritornare l’autore del documentario verso la luce del sole che penetra dall’esterno. 

Una straordinaria esperienza che farà sentire il visitatore protagonista, trovandosi a contatto con un’opera millenaria quale la Cripta, nel totale silenzio da cui scaturisce il confronto tra la caducità umana e l’eternità dell’arte. 

Il percorso espositivo sarà arricchito da alcuni ritratti fotografici del Mosé realizzati da Aurelio Amendola. Al termine della mostra sarà possibile acquistare gli scatti d’autore originali e nello stesso tempo contribuire sensibilmente alle opere di recupero della Cripta. 

 

MICHELANGELO ALLA CRIPTA DEL SANTO SEPOLCRO
Milano, Cripta del Santo Sepolcro (ingresso piazza Santo Sepolcro, lato destro della Chiesa)
11 maggio – 15 settembre 2018 

Biglietto: intero 10€
gratuito: bambini accompagnati.
Il 50% del ricavato viene destinato agli interventi di conservazione della Cripta.
Speciale offerta per le scuole: ingresso €190 (fino ad un massimo di 25 persone) con guida in orario mattutino.

Orari: tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 22.00. Le visite hanno inizio ogni ora.
Info: www.criptasansepolcromilano.it


 

 

Calcio – 7 artiste al Castello Oldofredi

 

7 ARTISTE AL CASTELLO OLDOFREDI
Inaugurazione sabato 21 aprile ore 18

Una mostra inaspettata, in un luogo che sorprende. Siamo a Calcio, ultimo lembo di territorio bergamasco prima del confine dell’Oglio. Qui nello storico Castello Oldofredi, un bellissimo edificio dalla lunga storia e oggi arrivato a noi nella sua configurazione settecentesca, abita una comunità di suore Passioniste che fa accoglienza per ragazze straniere. Ed è in questa sede che l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Elena Comendulli ha voluto organizzare la Settimana della Cultura. Al centro della settimana (ma resterà aperta sino al 20 maggio) c’è una mostra progetta da Casa Testori che prende spunto da un bellissimo verso di Alda Merini, “Tra le tue braccia non invecchia il cuore”. Merini è legata a Calcio, perché era di qui il suo primo marito oltre che padre delle sue quattro figlie, Ettore Carniti. In questo incrocio segnato da una somma di presenze femminili, l’idea è stata quella di convocare sette artiste a lavorare partendo da quella suggestione contenuta nel verso di Alda Merini. Un verso che richiama anche la dimensione umana di un luogo dove l’abbraccio per l’accoglienza è esperienza quotidiana.
Nella ala destra del palazzo, le bellissime sale sono state “occupate” da sette artiste che hanno accolto con grande senso partecipativo l’invito di Casa Testori. Sono Fatima Bianchi, Marica Fasoli, Adriana Albertini, Elena Vavaro, Michela Pomaro, Fulvia Mendini e Julia Krahn
Il logo della mostra è stato disegnato da Chiara Riva


Tra le tue braccia non invecchia il cuore
7 artiste al Castello Oldofredi
a cura di Casa Testori | Giuseppe Frangi

Castello Oldofredi
Via Umberto I 43, Calcio (BG)

Dal 22 aprile al 20 maggio 2018
Orari di apertura
Fino al 1 maggio: feriali 20 – 22.30 / festivi 14.30 – 18 e 20 – 22.30
Dal 2 maggio apertura solo: sabato (20 – 22.30) e domenica (14.30 – 18 e 20 – 22.30)
Ingresso libero

Accompagna la mostra un catalogo in omaggio con immagini di allestimento.

Premio parco Balossa – II Edizione

CALL FOR PROJECTS
CONCORSO ARTISTICO PER IL PARCO DELLA BALOSSA

L’opera di Francesco Fossati, vincitore della prima edizione del premio.

Promosso da CASA TESTORI, NOVATE MILANESE e PARCO NORD MILANO in collaborazione con Comune di Novate Milanese, Comune di Cormano e Cascina Balossa

SCADENZA INVIO CANDIDATURE: 28 maggio 2018
ESITO: 17 giugno 2018

IL PARCO DELLA BALOSSA
Il Parco della Balossa sorge tra i comuni di Novate Milanese e Cormano, fa parte del Parco Nord Milano. Si tratta di un parco agricolo, aggredito ai suoi confini dall’edificazione che ha caratterizzato lo sviluppo edilizio dei comuni di prima fascia dell’hinterland milanese. Anche oggi è toccato da ulteriori trasformazioni, in corso lungo l’asse Rho-Monza e, proprio la sua localizzazione ha una forte valenza ecologica, in quanto costituisce un tassello fondamentale di un corridoio verde tra due aree naturali molto diverse ma ormai consolidate: lo stesso Parco Nord e il Parco delle Groane. Legato, con l’omonima cascina, all’antica storia agricola del territorio lombardo, il Parco della Balossa ricerca un riconoscimento diffuso da parte della collettività, in un delicato momento di difficoltà per la sua stessa natura produttiva, che chiede, probabilmente, un ripensamento della sua identità.

NOVATE MILANESE, CORMANO e LA CASCINA
Novate Milanese e Cormano costituiscono i due poli urbani che delimitano il Parco della Balossa. Per questa ragione i comuni delle due città collaborano al progetto per la riconoscibilità del parco, nel tentativo di costruire un’immagine collettiva di spazio pubblico. I comuni di Novate Milanese e di Cormano mettono a disposizione i propri canali di comunicazione e si pongono come punto di riferimento per il coinvolgimento delle comunità territoriali locali. La Cascina Balossa mette a disposizione storia e testimonianze orali sulla storia agricola del Parco e sulle vicende umane che hanno coinvolto generazioni di braccianti lombardi.

OUTPUT RICHIESTO
La richiesta è un progetto artistico che sfoci in un’installazione finale in grado di riassumere la duplice valenza espressiva di creatività dell’artista e, al contempo, di rielaborazione dell’identità del territorio sottratto allo sviluppo edilizio dei sobborghi. Il lavoro dovrà essere l’esito di un processo che avrà individuato i punti chiave del territorio di riferimento, interfaccaindosi con la sua storia. Sarà considerato un elemento determinante del progetto il coinvolgimento del percorso di attraversamento del parco (ingressi, crocevia, strada) ed, eventualmente, la creazione artistica di elementi d’arredo, quali panchine o archi, purchè parti integranti dell’opera e/o del suo processo.

#verdemiracoloamilano #ilparcofacultura

Scarica qui i termini del concorso

Due giorni testoriana alla Ca’Foscari a Venezia

11-12 aprile presso il teatro Ca’Foscari due appuntamenti testoriani da non perdere:

11 aprile, ore 20:30
Erodiàs
di Giovanni Testori
con Federica Fracassi
regia di Renzo Martinelli

dramaturg Francesca Garolla
assistente alla regia Irene Petra Zani
suono Fabio Cinicola
luci Mattia De Pace
consulenza artistica Sandro Lombardi
creazione costume d’epoca Cesare Moriggi
consulenza e realizzazione oggetti di scena Laura Claus
foto di scena Lorenza Daverio
produzione Teatro i – con il sostegno di Regione Lombardia / NEXT

“Jokanaan!“
Erodiàs, il più violento dei Tre Lai, inizia così, con un urlo reiterato che si fa gioco di parole, musica che parte dal nome ebraico del Battista e che giunge a poco a poco a conficcarsi nella carne lombarda dilaniata.
Giovanni Testori ha dedicato a Erodiade più di un testo. Noi scegliamo Erodiàs, l’Erodiade spodestata, posseduta, ossessiva, che balbetta. Noi partiamo dalla rabbia che smangia l’essere umano quando si trova davanti al limite, alla finitudine, quando il discorso s’incaglia e resta solo la potenza del grido.

per info e biglietti: www.unive.it


12 aprile, ore 19.00
T’ho amato con pietà, con furia t’ho adorato
dialogo con Andrea Soffiantini

Grazie all’interpretazione di alcuni pezzi teatrali e letterari scritti dall’autore – alcuni dei quali dedicati proprio a Soffiantini- l’attore permetterà agli studenti di avvicinarsi alla figura del suo grande maestro:Testori.

da destra Emanuele Banterle, Giovanni Testori e Andrea Soffiantini

La partecipazione è a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni scrivere a associazione.a.rosmini@gmail.com

Teatro Ca’ Foscari, Calle Larga Santa Marta, 2137, 30123 Venezia

Iscariotes – Matteo Fato e Nicola Samorì

PROROGATA FINO AL 19 MAGGIO

Casa Testori presenta Iscariotes di Matteo Fato e Nicola Samorì, un progetto espositivo
a cura di Alberto Zanchetta
La mostra è il primo appuntamento della rassegna Pocket Pair, attraverso cui il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori viene affidato a cinque curatori incaricati di selezionare due artisti ciascuno, una scelta che corrisponde alla propria scommessa sul talento artistico.
La prima proposta è affidata a Alberto Zanchetta. «Ho raccolto la sfida e ho deciso di giocare due assi», afferma il direttore del MAC di Lissone, il quale ha deciso di invitare due artisti dal curriculum importante e legati da una comune riflessione sulla disciplina pittorica e quella scultorea.
Nel percorso espositivo le opere di Fato e Samorì si intrecciano e si sovrappongono alla memoria di Casa Testori attraverso un allestimento che sottolinea affinità tematiche tra i due artisti, che per l’occasione hanno realizzato una serie di lavori ad hoc ispirati alla passione testoriana per la pittura.

Iscariotes è il titolo scelto per questa mostra, che è al tempo stesso affermazione, ripensamento, rifiuto, trasformazione, accettazione dell’appartenenza a una tradizione.

Scrive Alberto Zanchetta: «L’apostolo Giuda incarna quell’apostasia e quell’apologia che appartiene sia a Matteo Fato, sia a Nicola Samorì. E proprio come Giuda, anche le Belle Arti possono essere indotte al suicidio e alla loro redenzione. Sotto l’egida di un sacrificio che non resterà impunito, la mostra viene siglata dalla parola Iscariotes, un nome proprio che si aggiunge alla triangolazione che coinvolge gli artisti e il curatore. Il mefistofelico orgoglio del non serviam (tradire cioè la tradizione) converte il peccato di vanità in una virtù; anziché rassicurare lo sguardo, i due artisti cercando di sobillarlo con disfatte e trionfi, cedevolezze e resistenze, intermittenze e persistenze. Dipinti, sculture, disegni, collage e incisioni stabiliscono infatti un’affinità [s]elettiva, dove analogie e accidentalità rivelano una contiguità d’intenti, che però si biforca su un versante di tenebra e di turbamenti, nel caso di Samorì, o in un crinale luminoso e numinoso, nel caso di Fato. Le contra[ddi]zioni che si manifestano scorrendo lo sguardo da un autore all’altro mettono in evidenza un’iconoclastia che non consiste più nel distruggere le immagini, ma vieppiù nel produrne di nuove che – in una spirale infinita – confinano le precedenti nell’oblio. Se queste opere incarnano un “peccato”, di certo è dispensato dal rimorso e tenta al contrario di far affiorare il rimosso; in questo senso si devono leggere anche gli omaggi che ambo gli artisti dedicano a Giovanni Testori, intervenendo su libri o dipinti da lui amati e qui completamente tra-sfigurati. Come se non bastasse, gli ambienti della casa testoriana vengono assunti non tanto a semplice con/testo espositivo, bensì come un sotto/testo delle stesse opere (tra suggestioni ed echi spettrali, i soffitti, i caminetti, le pavimentazioni e le nicchie vengono sviscerati attraverso un inesauribile carotaggio di immagini mnemoniche o mediatiche). Con questa mostra, Matteo Fato e Nicola Samorì ripensano le discipline tradizionali, le rivoltano come un guanto, rispecchiandosi l’uno nell’altro. Un incontro e un confronto che ha impresso il nome dell’Iscariota”.

Accompagna la mostra un catalogo con immagini di allestimento.

POCKET PAIR: CASA TESTORI SCOMMETTE SUL TALENTO
All’interno della programmazione 2018-2019, Casa Testori presenta Pocket Pair, una rassegna curata da Marta Cereda che si propone di sottolineare la vocazione laboratoriale dello spazio di Novate Milanese, come centro sperimentale di produzione culturale sul territorio.
Pocket Pair è una scommessa: affidare a cinque curatori il piano terra di Casa Testori per la presentazione di una mostra bipersonale ciascuno. L’idea nasce dall’espressione che si usa nel gioco del poker e che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte dello stesso valore. Ecco allora che una serie di curatori sono invitati a presentare le proprie proposte, i talenti su cui intendono scommettere.
Alberto Zanchetta, Carlo Sala, Alessandro Castiglioni, Ivan Quaroni, Daniela Persico: questi i nomi dei cinque curatori chiamati a mettersi in gioco negli spazi della dimora Natale di Giovanni Testori.

aprile – maggio 2018 | Alberto Zanchetta presenta Matteo Fato e Nicola Samorì
giugno – luglio 2018 | Carlo Sala presenta Filippo Berta e Christian Fogarolli
febbraio – marzo 2019 | Alessandro Castiglioni presenta Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi
aprile – maggio 2019 | Ivan Quaroni presenta Silvia Argiolas e Marica Fasoli
giugno – luglio 2019 | Daniela Persico presenta Giulia Bruno e Micol Roubini

 


Ingresso libero

ORARI:
martedì – venerdì 10.00-13.00 | 14.00-18.00;
Sabato, Domenica e Festivi 15-20

8 aprile – 6 maggio 2018
Inaugurazione 7 aprile, ore 18

(IN)CROCI al museo Lia

Museo Civico “Amedeo Lia”
25 marzo-27 maggio 2018

inaugurazione: 24 marzo 2018

Per i 25 anni da Testori una mostra che propone una relazione affascinante. Un ciclo di Crocifissioni di Testori realizzato negli anni 80 viene presentato in dialogo con le antiche Crocifissioni dipinte e quelle preziose di orificeria della collezione Amedeo Lia di La Spezia. Amedeo Lia è stato uno dei maggiori collezionisti della pittura del 300 italiano, grazie alle indicazioni e alla supervisione di Federico Zeri. Oggi queste preziose tavole sono chiamate a un inatteso confronto con l’approccio tutto novecentesco di Testori. La calma compositiva viene come interrogata dal segno sconvolto è inquieto dei pastelli testoriano. La mostra è curata da Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori e da Andrea Marmori, direttore del Museo Amedeo Lia. In mostra verrà presentato anche la Crocifissione dipinta da Testori nel 1949, con tutti i disegni preparatori da poco ritrovati.

Dall’introduzione di Davide Dall’Ombra:
Giovanni Testori avrebbe amato perdutamente il Museo Amedeo Lia di La Spezia.
E non solo perché tra queste mura sono conservate opere di alcuni degli autori che, come critico d’arte, ha più amato: da Vincenzo Foppa a Giacomo Ceruti.
L’avrebbe amato perché questo museo racconta la storia di uno dei grandi collezionisti europei del secolo scorso, restituendocene la fisionomia.
Lo scrittore gli avrebbe certamente dedicato parole infuocate sulle pagine del “Corriere della Sera”, di cui curò per quasi vent’anni la pagina dedicata all’arte.
Del resto, Testori fu anche un vorace, irrequieto e dilapidante collezionista: di quadri visse e non si contano le opere d’arte antica e moderna che passarono dalle sue mani. Non sorprende rivederne alcune tra queste sale spezzine, ove approdarono magari attraverso il gallerista Bruno Lorenzelli o il critico Federico Zeri.
Ma Giovanni Testori è stato uno degli intellettuali più versatili e importanti del Novecento italiano e il suo amore incondizionato per la pittura lo portò a cimentarsi personalmente nella creazione artistica, divenendo pittore dagli esiti significativi e in corso di riscoperta, negli ultimi anni.
Nella mostra che inaugura sabato, a 25 anni dalla morte, si è scelto di indagare un tema centrale della sua produzione: la Croce e la Crocifissione, due soggetti tra i più diffusi nella storia dell’arte Occidentale, con numerose occorrenze nel Museo Lia, e indagato da Testori lungo tutta la vita: come drammaturgo, poeta e, appunto, pittore.
Il visitatore troverà due cicli di dipinti e disegni, realizzati negli anni Quaranta e negli anni Ottanta, a oltre trent’anni uno dall’altro, qui presentati integralmente e insieme per la prima volta, per dar vita a un inedito dialogo con le Croci del Museo: da Lippo di Benivieni all’oreficeria medioevale di Limoges.

 

Torna Cleopatràs con Marta Ossoli

CLEOPATRÀS
di Giovanni Testori
con: Marta Ossoli;
Regia:  Mino Manni
Assistente alla regia: Serena Lietti
Disegno Luci:  Alberto Gualdoni
Produzione: Serena Lietti

Spettacolo prodotto con il sostegno e la collaborazione di:
Amministrazione Comunale di Castel San Giovanni, Diana Ceni, Giulio Fassina, Francesco Paladino, Angelo Sordi, Nuccia Zuterni

Per i nostri soci e gli amici di Casa Testori biglietti in offerta a 12 euro,
indicato il nome di Casa Testori al momento della prenotazione  

Niente finisce e niente comincia. Tutto resta fermo così, senza risposta.” – G. Testori

Che rimane della “gran reina” Cleopatra una volta deposta la corona d’Egitto? Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio oppure una semplice “bagascia” di paese che millanta un passato che non è mai esistito?
Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito?
L’opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua “Cleopatràs”, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, in un dialetto che appartiene a tutti e che rievoca un’Italia ormai dimenticata.
La “reina” viene rappresentata nella sua essenza più pura, nell’universalità del suo essere Donna, una donna che ha pienamente vissuto, amato, goduto e perso irrimediabilmente tutto. Testori intona il lamento, il “laio” della vedova, che ha vissuto la guerra e ne è uscita perdente, un lamento di morte che sfocia tuttavia in un appassionato inno alla vita: attraverso i ricordi della terra natìa la donna rivive i tempi d’oro dell’amore col suo “Tugnàs”.

Ultima opera dell’autore milanese, Cleopatràs è parte, con Erodiàs e Mater Strangosciàs, della trilogia Tre Lai con la quale Testori dà il suo addio alla vita e ad un paesaggio che è insieme terra della nascita, ma anche strada che riporta là dove il cuore e la tenerezza dello scrittore sembrano aver lasciato il proprio “magone”. È una lombardissima tensione fatta di processioni tra boschi, sensuali richiami e desideri che urlano e bramano.

Partendo da suggestioni dantesche, la messinscena restituisce l’eterno tormento di una figura mitica che cela in sé un destino tanto tragico quanto universale. L’attenzione registica alla potenza evocativa delle immagini – alternando momenti di grande poesia a passaggi di forte impatto emotivo – ha permesso di creare uno spettacolo in cui sacro e profano, amore e morte giungono ad un punto di fusione incandescente e poeticissimo attraverso un linguaggio crudo e palpitante, barbarico e sublime. Unico e immortale.
Come il suo autore.

Marta Ossoli vincitrice del Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 come migliore attrice per la sua performance in “Cleopatràs”

info e prenotazioni:
biglietteria.teatrocarlorossi@gmail.com
Tel. 392 1512590 – 0377 460436
per info e biglietti: Teatro Comunale Carlo Rossi