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SE LA REALTÀ NON È SOLO UN FOTOGRAMMA

Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi
A cura di Alessandro Castiglioni
Casa Testori
2 Febbraio – 17 Marzo 2019

L’ESERCIZIO DEL PRESENTE
Alessandro Castiglioni

Se la realtà non è solo un fotogramma è una conversazione a tre, nata dall’invito di Casa Testori a presentare un progetto espositivo che ponesse al centro metodi e questioni emergenti (ed emergenziali) della nostra contemporaneità. 
In questa cornice si inserisce la proposta di dare spazio al lavoro di Alessandra Ferrini (1984) e Jacopo Rinaldi (1988). Nella specificità dei linguaggi dei due autori, la mostra vuole mettere in luce un preciso metodo di produzione artistica, condiviso dai due artisti, che si basa su ricerche di carattere archivistico e la messa in discussione del display espositivo. Il progetto si struttura così come intreccio di due mostre monografiche che alternano i lavori di Ferrini e quelli di Rinaldi, con l’idea di attualizzare e fornire nuovi spunti di riflessione attorno a ricerche storico-critiche dedicate a Testori e alla cultura italiana del Secondo Dopoguerra. In questa prospettiva la poetica di Testori diviene un elemento di una costellazione storica più ampia, oggetto di riconsiderazioni e analisi sovrapponendosi, per esempio, con i lavori di ricerca dedicati alla rilettura di vicende coloniali e fasciste, la storia di Giovanni Pirelli o l’archivio di Harald Szeemann, con l’obiettivo di fornire spunti inediti sulla rilettura del recente passato e discutere sulle capacità dell’arte contemporanea di raccontare il presente attraverso la performativizzazione di materiale storico e archivistico. 
Un esempio di quanto detto può essere immediatamente rinvenuto nel titolo della mostra. Si tratta del titolo di un saggio di Testori del 1983 dedicato a Francesco Cairo. Lo specifico uso che fa Testori di questa locuzione mette in luce la volontà critica di superare le posizioni e la lettura caravaggesca di Roberto Longhi, come infatti spiega Marco Bazzocchi “Testori lascia cadere il dubbio a cominciare dalla scelta del titolo, Se la realtà non è solo un fotogramma…, il che significa implicitamente che la metafora del fotogramma (utile a Longhi […]) non è più adatta a contenere e esaurire la complessità di una realtà stratificata, fatta di infiniti spessori”. Nell’analisi dell’opera di Testori, Bazzocchi poi continua “Là dove Caravaggio aveva raggiunto dei punti-limite, oltre i quali la rappresentazione non poteva andare, Cairo si getta a capo fitto dentro di essa: non vuole più alludere al reale (fotografarlo) ma ‘configgersi nell’ambiguo, protervo e persin oscuro nucleo del suo inizio; configgersi, fondersi, confondersi e perdervisi”. 
Per Ferrini e Rinaldi la citazione di Testori nel titolo della mostra diviene un metodo: il superamento del rapporto binario tra realtà e immagine e la messa in discussione di un concetto, di per se stesso ideologico, come quello di realtà oggettività
Infatti, assumendo e sostenendo che, chiaramente, la realtà supera la sua semplice impressione retinica, cioè supera il suo essere immagine, e nei sui limiti interpretativi si struttura come linguaggio, che per sua natura è mutante e fallibile (e proprio per questo oggetto di costanti riconsiderazioni), la mostra si dispiega come un lungo racconto non lineare che riconfigura testi e immagini.
Questo progetto può essere dunque letto come una considerazione allo stesso tempo estetica e storico-critica che mette in discussione e suggerisce pratiche e sguardi su di un fare arte plasmato dalla consapevolezza di quanto la storia, non sia solo uno studio del passato, ma anche (e soprattutto) un esercizio etico del presente. 

EVENTI COLLATERALI

TRE MODI PER DIRE NOVECENTO
Giovanni Testori tra Giovanni Pirelli ed Harald Szeemann

In occasione del finissage della mostra, domenica 17 marzo 2019, si è tenuto un convegno sulle figure di Giovanni Testori, Giovanni Pirelli e Harald Szeemann.
Tra gli interlocutori i due artisti, Alessandra Ferrini e Japoco Rinaldi, e il curatore Alessandro Castiglioni, insieme a Mariamargherita Scotti, archivista e ricercatrice indipendente in Storia contemporanea, curatrice del libro “Vita di Giovanni Pirelli. Tra cultura e impegno militante”.

Se la realtà non è solo un fotogramma fa parte di Pocket Pair, un ciclo di mostre coordinato da Marta Cereda avviato da Casa Testori nel 2018. Il titolo del ciclo riprende un’espressione del gioco del poker che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte, di uguale valore, e deve scommettere su di esse. Allo stesso modo, i curatori scommettono su talenti emergenti, due artiste/i dal pari valore, per dar vita a una bipersonale di elevata qualità, allestita al pian terreno di Casa Testori dove sono liberi di incontrarsi, anche all’interno delle singole stanze, di farsi visita, di dialogare da vicino.

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