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A BOMB TO BE RELOADED

Alessandra Ferrini 

A partire dalla veranda di Casa Testori e proseguendo nella sala del camino è allestito in differenti nuclei il progetto di ricerca a lungo termine di Alessandra Ferrini dal titolo A Bomb to be Reloaded. L’opera, come spesso accade per lavori che si sviluppano negli anni, è suddivisa in vari capitoli che esplorano storie e vicende legate al Centro Documentazione Frantz Fanon (CDFF), fondato da Giovanni Pirelli nel 1963 e dedicato al celebre psichiatra e filosofo naturalizzato francese nato in Martinica, fondamentale per lo sviluppo dei movimenti di decolonizzazione in Asia, America Latina e Nord Africa.
Come scrive l’artista: “Il progetto è suddiviso in vari capitoli, che esplorano diversi personaggi e elementi investigati durante la ricerca sul Centro Documentazione Frantz Fanon. Il lavoro si basa sulla struttura di una costellazione di voci, di personaggi, di luoghi che sono più o meno legati dalla ricerca sul CDFF”.
Il lavoro affronta, nel suo insieme, le potenzialità di rivitalizzazione di un resistant archive cioè un archivio che, nonostante i suoi spostamenti e smembramenti, continua ad avere la possibilità di parlare ed interrogare il presente, appunto come una bomba che sta per essere innescata. La portata politica dell’intero lavoro non ha dunque solo un piano contenutistico, ma anche metodologico poiché mette in luce possibilità e strumenti per dare voce a fatti e storie che solo in apparenza sono silenti. 

Così A Bomb to be Reloaded si snoda tra le sale della mostra: 

CHAPTER 0 – Sala del camino

Questo capitolo funziona come un’introduzione al progetto e al processo di ricerca sul CDFF, in particolare, sui materiali della sua biblioteca ed emeroteca, che mettono in rilievo il network internazionale sviluppato dal Centro, specialmente con i movimenti di lotta anti-coloniale e anti-imperialista in Africa, America Centrale e Meridionale, e Sud Est Asiatico. Concentrandosi sugli spazi che ne accolgono i materiali, e la storia dietro la loro dispersione, la ricerca è stata sviluppata durante un laboratorio realizzato nel 2018 con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Include documenti che appartenevano al CDFF e materiale documentario relativo a luoghi storici dell’attivismo milanese come l’Archivio Primo Moroni o la Panetteria Occupata, così come all’Istituto Nazionale della Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

CHAPTER 1 – Sala del camino 

Il primo capitolo, in ordine di tempo, esplora l’influenza diretta di Fanon su Giovanni Pirelli e sul regista Valentino Orsini. L’installazione è realizzata attraverso documenti storici, pubblicazioni e citazioni stampate su grandi bandiere e si concentra sul film diretto da Orsini I Dannati della Terra (1969) anche attraverso un’intervista realizzata da Ferrini con Kadigia Bove, attrice che compare nello storico film, che deve il suo titolo proprio al celebre libro di Fanon. Questa presenza cerca anche di sopperire alla scarsa visibilità femminile nella narrazione del contesto storico del cosiddetto “terzomondismo”. L’installazione, in particolare, mette in luce l’importanza della scrittura e dell’esposizione di una pratica autoriflessiva e autocritica, nell’attività degli autori.

CHAPTER 2 – Veranda

Questo capitolo si focalizza sull’opera del compositore  Luigi Nono  A floresta è jovem e cheja de vida scritta tra il 1965 e il 1966  in collaborazione con Giovanni Pirelli e suonata per la prima volta nel 1966 al teatro La Fenice di Venezia in occasione della XIX Biennale di Musica Sperimentale di Venezia. L’installazione di Ferrini, attraverso documenti storici e video, ricostruisce la storica performance ma “lo fa in modo parziale: si concentra su alcuni documenti che sottolineano l’influenza del pensiero Fanoniano sulla realizzazione dell’opera e su una delle performer dell’opera, Kadigia Bove che collega anche questo capitolo con quello precedente”. I racconti di Kadigia arricchiscono questa narrazione di una serie di aneddoti e storie autobiografiche, che aprono anche una finestra sull’esperienza dell’attrice e cantante – di origini Italo-Somale – nell’Italia del dopoguerra.

A Bomb to be reloaded(chapte)_AlessandraFerrini2018-2019
A Bomb to be reloaded(chapter2)_AlessandraFerrini2018-2019
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A Bomb to be reloaded(chapter0)_AlessandraFerrini2018-2019
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Alessandra Ferrini, A Bomb to be reloaded (Chapter 0), 2018 – 2019, Installazione ambientale: stampe fotografiche e su alluminio dibond, Courtesy di INSMLI, Archivio Primo Moroni e Panetteria Occupata.
Alessandra Ferrini, A Bomb to be reloaded (Chapter 1), 2018 – 2019, Installazione ambientale: video, stampa su plexiglass e su tessuto acrilico, materiali d’archivio.
Alessandra Ferrini, A Bomb to be reloaded (Chapter 2), 2018 – 2019, Installazione ambientale: video, stampa su plexiglass e su carta, treppiedi in alluminio, Courtesy di Archivio Privato Giovanni Pirelli, Fondazione Archivio Luigi Nono e Kadigia Bove.

Posted on: 23 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi