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Laura Marinoni è la Gilda

«Ho lasciato il teatro, quel giorno folle di fine febbraio in cui iniziava l’incubo della pandemia, nei panni della Monaca di Monza dei Promessi sposi di Giovanni Testori, e Testori fa rinascere adesso la Gilda». Racconta questo, Laura Marinoni quando le si chiede di spiegare il perché de La Gilda di Mac Mahon, testo che il poeta, scrittore e drammaturgo milanese diede alle stampe nel 1959. È una storia simile a tante altre: di una periferia umana oltre che urbana, esistenziale e geografica, segnata però dall’amore, dalla passione. Gilda è il celebre personaggio di Rita Hayworth, ma qui è una bellezza dei bassifondi di Milano: si dà, si vende per mantenere uno, disperato come lei, finito in carcere per chissà quale affare. Gilda è appassionata e sensuale, eppure pudica, incerta, spaventata. In quelle periferie del Nord spreca la vita, innocente e colpevole.

Laura Marinoni, da attrice straordinaria, donna intensa e libera qual è, si impossessa della lingua testoriana, impastata di dialetto, aspra e poetica, popolare e commovente. E impreziosisce l’allestimento con un progetto creato assieme al compositore e musicista Alessandro Nidi, che spiega: «La prima musica che si affaccia al balcone della Gilda è una canzone di Jannacci, una delle canzoni che amo di più, che profuma di quella Milano, che racconta quelle persone, quelle piazze, quelle vie. Jannacci sembra la naturale colonna sonora di questo racconto, ma ho provato ad andare oltre. E si sono presentati poeti-musicisti immensi come Leo Ferré o Claudio Monteverdi. La sorpresa è che Testori li trasforma. Le loro musiche cambiano prospettiva, raccontano sentimenti nuovi».

Si avverte, così, quel gusto languido, di una dolce nostalgica cantata. Di un mondo che aveva i suoi miti, i suoi eroi, i suoi sconfitti. Una Milano certo scomparsa, ma che, grazie al suo poeta, torna a mostrarsi densa e viva come non mai.

Posted on: 31 Luglio 2020, by : Alessandro Frangi