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“ORBITA” di Massimo Uberti

Un progetto di Casa Testori
A cura di Davide Dall’Ombra
Castello Gamba – Museo d’arte moderna e contemporanea
Châtillon, Valle d’Aosta

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Dal 21 luglio il Castello Gamba – Museo di arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta cambia volto, grazie all’installazione permanente dell’opera “Orbita”, di Massimo Uberti.
In una struttura in acciaio imponente ma leggera, agli occhi come nel peso, scorre una linea di luce calda di LED, seguendo la struttura di sostegno per 65 metri di sviluppo, 20 metri di larghezza e 13 metri di profondità. Si tratta di un’ellisse di luce ideata dall’artista per cingere la sommità del castello e abbracciarne il perimetro. Al livello della torre centrale, un’orbita visibile da molto lontano e non solo di notte, si configura come un unicum in Europa e trasformerà il Museo in un’immagine iconica riconoscibile in tutto il mondo. È un’opera che cambierà il volto del Castello Gamba, nata da un progetto elaborato con l’artista da Casa Testori, voluta dalla struttura Patrimonio storico- artistico e gestione siti culturali della Soprintendenza della Regione autonoma della Valle d’Aosta e realizzata grazie al sostegno del Ministero della Cultura che le ha assegnato il PAC (Piano per l’Arte Contemporanea) 2020, un bando promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea. Un’orbita di cui l’edificio, e le opere d’arte che contiene, sono il centro generativo, il sole intorno cui ruotare. La severa struttura del castello è trafitta e alleggerita da un segno contemporaneo che accelera la capacità di irradiazione culturale del suo contenuto, messo in un nuovo circolo di trasmissione. Il museo diventa così perno e “motore” ideale, un “sole” della collettività, attorno a cui ruotano i suoi “satelliti”, ossia le aspettative collettive di
bello e conoscenza del contemporaneo. La presentazione dell’opera Orbita nell’Altana è stata allestita grazie al contributo di CVA Energie.


LA MOSTRA

Ad anticipare la grande “Orbita” è stata allestita al Castello Gamba dal 26 marzo al 5 giugno l’omonima mostra: una vera antologica di Massimo Uberti, con molti lavori inediti, dislocata negli spazi espositivi e nelle sale del museo, in rapporto con la collezione permanente. Una possibilità unica per poter capire da chi e da cosa nasce l’opera Orbita che dà il titolo alla mostra: un grande anello di luce che cingerà tra pochi mesi la sommità del Castello e che entrerà a far parte del patrimonio del Museo. “Il compito di questa mostra è raccontarci chi è Massimo Uberti e da dove nasca, in termini poetici e concettuali, l’opera che verrà installata sul museo – sottolinea Viviana Maria Vallet, Dirigente della Struttura patrimonio storico-artistico e gestione dei siti culturali, responsabile scientifico del Castello Gamba. Un’opera che sarà anche ‘un’insegna’ per quella che si è dimostrata essere la casa del contemporaneo in Valle. Il 2022 è un anno speciale per il Castello Gamba e il Museo di arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta: il 27 ottobre festeggeremo i 10 anni dalla sua apertura. Sarà l’occasione per fare il punto su quanto si è fatto e immaginare insieme il futuro che vorremo costruire. Dopo alcune fortunate sperimentazioni espositive, gli ultimi quattro anni sono stati segnati dalla collaborazione con Casa Testori, che ci permetterà di festeggiare questo decennale con l’installazione della grande opera di Massimo Uberti, che annunciamo insieme a un convegno di respiro internazionale dedicato alla Light Art che presenterà ai protagonisti del settore il Gamba e il suo volto contemporaneo”.

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Castello Gamba - Châtillon
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LE OPERE

In un processo di dilatazione e liberazione della materia, fino alla purezza dell’Orbita che cingerà il Castello Gamba, l’oggetto si fa protagonista dello spazio che occupa, non per circoscriverlo, ma per generarlo. Le opere di un museo sono trampolini del pensiero e dell’emotivo. ESSERE SPAZIO è una semplice scritta luminosa che, marchiando il Castello, denuncia questo processo generativo che innescano le opere negli occhi del visitatore. È così che alcune opere di Uberti partecipano a questo processo ri-creativo e contaminano le sale della collezione permanente a sottolinearne aspetti chiave. Nel salone principale, la scultura Tre dimensioni non è altro che una grande sedia, erta a diventare trono dell’assoluto, mentre è attraversata dalle linee luminose delle direzioni possibili. Qui è posta a gareggiare con l’eroicità del protagonista del Castello, l’Ercole di Arturo Martini, che è posto al centro reale e simbolico dell’intero edificio. È intorno a lui, ultimamente, che girerà l’Orbita di Uberti ed è lui il “maschile” con cui si scontra ora il “femminile” di questa scultura di linea luminosa, solo in apparenza più fragile. Camminando tra le sale non mancano altre opere inattese, come i tappetti kilim in lana sul pavimento, che aprono gli ambienti alle complessità armoniche delle città ideali e a una delle sedie in neon dell’artista che, esattamente come i dipinti che la circondano, accetta di essere “usata”, a patto che non si rompa l’incantesimo, trasgredendo le due regole auree: quella del tempo debito di osservazione e quella del guardare ma non toccare… Fare i conti con gli oggetti non è un’operazione indolore. Non sempre il neon, come del resto il nostro pensiero che attraversa le cose, accarezza le forme del reale, a volte sembra travolgerle o, meglio, trafiggerle. È quello che avviene quando la luce sgorga come una spada nella roccia da un libro o lo trapassa. Lo stesso può accadere tra due sedie, sventrate dalla drammaticità di un rapporto complesso che cerca il proprio filo da seguire, fin dal titolo: Due come noi.
Massimo Uberti è un artista che disegna con la luce – afferma Davide Dall’Ombra, curatore della mostra. Per farlo, tende la mano al nostro quotidiano, raccogliendo oggetti e tratteggiando stanze e ambientazioni che ci appartengono. Spesso si tratta di elementi di una semplicità disarmante: una scala, una sedia, due cavalletti, la struttura della casa come la disegnavamo da bambini… Una semplicità che vuole metterci con le spalle al muro, obbligandoci ad andare all’essenziale di ciò che ci circonda, stressando il contorno, perché l’apparenza delle cose riveli la sua ossatura, la sua sostanza. La casa, la scala, la sedia diventano l’idea che le genera e l’uso che le rende necessarie e famigliari, fondanti”.
La serie dei “mattoni” (invetriati, dorati, smaltati o segnati dal testo…) realizzata appositamente per la mostra, declinano nella loro semplice linearità il modulo base del costruire spazio da abitare, fondamentale nella poetica dell’artista. “I mattoni – sottolinea Dall’Ombra – sono le pietre angolari, le ‘testate d’angolo’ del pensiero dell’artista e dell’immaginario che crea. Quattro di essi sono marchiati dalle frasi topiche che sottendono tutto il lavoro dell’artista: Spazio Amato, Altro Spazio, Spazio Necessario ed Essere Spazio. Sono i luoghi della creazione artistica, generati o accolti dalla sua opera. Non a caso l’artista si definisce ‘un disegnatore di luoghi per abitanti poetici‘”.
Nel salone si fronteggiano due grandi lavori che l’artista ha concepito a quasi vent’anni di distanza. Spinario risale al 1994, è un’opera fondante del suo percorso, in cui l’omaggio alla celebre scultura dei Musei Capitolini, uno dei soggetti più ripresi dalla storia dell’arte, diventa l’immagine poetica del ruolo dell’artista, chiamato a stare sulla soglia tra il mondo visibile e un mondo altro, infinito, qui rappresentato dal quadrato di luce. Di fronte a lui, la grande scultura Giorni Felici, realizzata per l’omonima mostra a Casa Testori nel 2011, ha gli elementi maturi del linguaggio di Uberti: nella trasfigurazione degli elementi quotidiani e nel procedere ordinato e paratattico dei fasci luminosi che ne libera la grandezza, dilatando la funzione del quotidiano.
Una seconda serie di opere realizzate per la mostra segna le pareti della balconata che si intravedono già dall’interno, tra le due grandi sculture luminose, mettendo in relazione i due livelli: quello dei mattoni e quello di queste tele. Si tratta, infatti, di due famiglie strettamente imparentate che, in un certo senso, svelano l’ossatura della poetica dell’artista. Tela dopo tela, si ha la possibilità di scoprire nello specifico gli strumenti formali con cui Uberti declina le sue quattro accezioni di Spazio e le forme sintetiche e generative che ricorrono nelle sue opere ambientali e tridimensionali: il varco, la città ideale, la linea…
L’ultimo degli archetipi è proprio l’Orbita che ha generato la grande installazione permanente progettata per il Castello Gamba a cui è dedicato un approfondimento nell’Altana.

L’ARTISTA

Massimo Uberti (Brescia 1966) vive e lavora tra Milano e Brescia. Nei primi anni ’90 è stato membro del gruppo di artisti Lazzaro Palazzi a Milano. Dopo importanti apprezzamenti internazionali per la sua opera, nel 2008 installa il grande Tendente Infinito nella mostra Sogni di una città possibile, alla Fondazione Stelline di Milano. Nel 2012 vince il premio internazionale Artist’Book NOPX a Torino.
Dal 2008 al 2014 insegna Pittura e Arte Visiva all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, a Brescia, e nel 2013 ha diretto il corso di formazione Macroscuola al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, a Roma. Ha partecipato a diversi festival di luce a: Amsterdam (Olanda), Göteborg (Svezia), Ontario (Canada), Washington (USA), Manchester (UK) e Shanghai (Cina). Ha allestito mostre personali e collettive in gallerie private e musei, partecipando a concorsi internazionali e ha creato una scenografia per lo spettacolo Domus Aurea della Fondazione Italiana della Danza, con un enorme successo in Europa. Ha lavorato con molte amministrazioni pubbliche e aziende private come Bentley America e Russia, Campari, Bolton Group, Maison Scervino. È stato selezionato dalla Commissione Europea nel 2013 per due workshop a Milano e Berlino sul tema: Nuova Narrativa per l’Europa.
Ha lavorato a un’installazione permanente posta sulla facciata dell’University Medical Center di Amsterdam, per conto dell’UNESCO, e a un progetto diffuso che ha coinvolto la città di Verona in occasione dei 700 anni di Dante Alighieri. L’opera Today I Love You è esposta all’Expo 2020 di Dubai.