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La stanza sul giardino

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Due fotografi che propongono un identico dispositivo espositivo: coppie di foto in evidente dialettica tra di loro, ma in non così evidente relazione. Una celebre foto di Letizia Battaglia di un delitto di mafia, “I due Cristi” del 1982, va in rotta di collisione con un’altra immagine che documenta la beata indifferenza dell’alta società della città che festeggia il Capodanno 1985 a Villa Airoldi, a Palermo. Sangue e cristalli, buio e scintilli, tetro silenzio e fragori di allegria: e se fossero immagini di una stessa pellicola? Giovanni Hänninen propone una identica dialettica a Milano. Il baracchino dei panini che sbuca dalla nebbia è quello di via Celoria, di proprietà di Loreno Tetti. È stato denominato il paninaro anti-’ndrangheta. Tetti, infatti, è stato l’unico a non tirarsi indietro nel processo contro il racket dei venditori ambulanti controllato dalla famiglia Flachi. Ma poco tempo dopo la sua testimonianza il furgoncino, il 19 luglio 2012, è stato dato alle fiamme. Dalla piccola economia alla grande: davanti al Palazzo della Borsa c’è la scultura di Maurizio Cattelan. Provocatoria, ma interrogante: è davvero fuori luogo? È stata messa nel pieno della grande crisi che ha messo in ginocchio l’Italia. Una crisi fatta esplodere da meccanismi corrotti della finanza. «Il boss contemporaneo – scrivono Hänninen e Alberto Amoretti, che ha realizzato l’inchiesta alla base del reportage fotografico – è lontano dal cliché del mafioso rozzo, è un colletto bianco che ha studiato e s’intende di economia, di finanza e di tecnologia».

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Posted on: 25 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi