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Olga Schigal, nata in Russia
Olga Schigal presenta il suo camper come una scultura e come una performance. Un nido, in cui vorrebbe trasferirsi definitivamente, una casa mobile, senza nulla di superfluo, senza nessuna appartenenza, territoriale, sentimentale, spirituale. Shoonya ha deciso di chiamare il suo camper e di trasformarlo in un’opera, con un termine che deriva dalla pratica dello yoga e che indica la coincidenza tra vuoto e pieno, una matrice da cui si può originare ogni cosa. Una creazione di connessione con altro, che è anche connessione con i visitatori, che nella sua casa su ruote Olga Schigal accoglierà, secondo un calendario consultabile all’ingresso, e a cui racconterà la sua storia. Contemporaneamente dentro e fuori dalla mostra, dentro e fuori il sistema dell’arte, in bilico, sul crinale, sradicata da tutto tranne che da se stessa.

Cláudia Alexandrino, nata in Portogallo
L’origine portoghese della designer Cláudia Alexandrino, Shut Up Claudia quando si firma come illustratrice, determina una forte padronanza dell’idea di saudade e, contemporaneamente, la consapevolezza della difficoltà di rendere comprensibile questo concetto e di poter condividere questa sensazione. Decide allora di scomporre e semplificare il più possibile l’idea, utilizzando riferimenti infantili e una simbologia semplice e immediata: due case stilizzate collegate tra loro con una linea tratteggiata che, essendo interrotta in parti, trasmette la difficoltà del percorso compiuto. Forme astratte per evocare memorie e ricordi legati al passato. Le scale come simbolo di obiettivi raggiunti e da raggiungere. Sicuramente un cammino non facile, che porta con sé̀ momenti che ti fanno crescere ma che ti legano per sempre a ciò che hai lasciato alle spalle. Questa simbologia diviene una installazione che congeda il visitatore, è quello che rimane al termine di una festa, ciò che anche chi non vi partecipa, può vedere dall’esterno.

Posted on: 20 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi