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Mappe e traiettorie cerebrali

Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-35
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Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-36
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Agne Raceviciute, nata in Lituania
Dagli spazi e dai tempi della memoria della sua terra natale e dei suoi progenitori, rappresentati nel lavoro filmico al piano terra, la ricerca di Agne Raceviciute assume ora una forma diversa, esplorando movimenti individuali e relazioni interpersonali. I due monoliti sono accomunati dal titolo Schautrieb, termine freudiano che indica una pulsione scopica e che contiene ogni modalità del vedere, dell’essere visto e del vedersi. Allontanandosi dall’idea dell’ingenuità o innocenza dello sguardo, l’artista indaga questa condizione costruendo una narrazione che unisce realtà e finzione. Così la protagonista, immortalata in una foto a grandezza naturale, genera immagini e pensieri che creano un reticolo fluorescente di connessioni. La rappresentazione di queste traiettorie e di queste relazioni è l’oggetto di questa indagine, parte di un progetto a lungo termine.

T-yong Chung, nato in Corea
Lo stile scultoreo di T-yong Chung è, ormai, altamente riconoscibile. Nelle sue opere è in grado di attuare una perfetta fusione tra oriente e occidente, partendo dai canoni classici della statuaria antica per cercare, in un levare che supera il tradizionale lavorio di scalpello, il limite più estremo e contemporaneamente più interno della riconoscibilità dell’immagine stessa. Una ricerca dell’essenza condotta con una tensione costante, per rispettare un punto di equilibrio che può sbilanciarsi in ogni momento, se si toglie troppo oppure troppo poco. Il lavoro presentato a Casa Testori, in quello che era lo studio di Giovanni Testori, è dunque un omaggio al padrone di casa in una lingua straniera. L’artista riporta tra le sue stanze chi qui visse.

Stefan Milosavljević, nato in Serbia
Midnight Sunrise completa il ciclo di lavori sul rapporto tra gioco, identità e violenza presentato da Stefan Milosavljević. Si tratta di una coppia di razzi, in ferro e dipinti dai colori pastello, il cui titolo evoca due momenti naturali che non possono coesistere e si riferisce ai ricordi d’infanzia dell’artista, in particolare alla luce che segue l’esplosione di una bomba. Punto di partenza è il tentativo di creare una testimonianza tangibile delle proprie memorie di guerra, analizzando immagini d’archivio e campionando pixel e colori. Una luminosità che ricorda quella solare, ma che si verifica in un momento in cui è ormai buio. Boom, just fireworks, ripeteva sua madre a Stefan, per rassicurarlo durante i bombardamenti.

Posted on: 20 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi