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La memoria degli oggetti

Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-32
7_Adi Haxhiaj_O.T. # 11 – La camera da letto_2014–2018
7_Adi Haxhiaj_Un mondo a cui non possiamo accedere, 2018_2019
Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-34
19_Agnese Skujina_Parquet_2019_bis
19_Agnese Skujina_Parquet_2019
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Adi Haxhiaj, nato in Albania
Il cuscino di un divano che l’artista ha recuperato in un punto di raccolta rifiuti ingombranti è stato per anni utilizzato come poggiaschiena da Adi Haxhiaj. Quando ha cambiato casa, si è reso conto che avrebbe potuto trasformarsi in un supporto pittorico, come tanti degli oggetti che gli stanno attorno, su cui immortalare lo sguardo del divano stesso. Il cuscino diventa un collettore di memorie, frammentate e quasi irriconoscibili, conserva le tracce delle vicende che, con un’inversione del punto di vista, ha osservato. Un ribaltamento che accomuna anche il disegno a penna cancellabile su carta, in cui una vespa sbatte contro una zanzariera, impossibilitata a rientrare dove aveva costruito il suo nido. Un’esperienza reale, che diventa autobiografica.

Agnese Skujina, nata in Lettonia
Agnese Skujina, che solitamente utilizza come supporto per i suoi paesaggi liquidi la carta, ha scelto di lavorare, in questa occasione, su legno: aste di un vecchio parquet, che il nonno dell’artista acquistò per la sua casa ma non poté posare per ragioni di umidità. A distanza di cinquant’anni, è stato il padre di Agnese Skujina a utilizzarlo, a sceglierlo come pavimento per la dimora che pian piano sta costruendo. Una nuova vita ancora è quella che la terza generazione, rappresentata dall’artista, ha dato a questo materiale, dipingendovi due paesaggi distinti, uno lettone e uno italiano, poi scomponendoli e ricomponendoli in una nuova unità.

Posted on: 20 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi