fbpx

I ricordi si modificano, ai ricordi si sovrappongono nuovi ricordi

Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-37
Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-38
Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-24
shanta_libro_IMGP5419
Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-22
_MG_2372
Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-23
previous arrow
next arrow


Stefan Milosavljević, nato in Serbia
Il primo riferimento di Butterfly On Fire, in dialogo con l’installazione permanente di Massimo Kaufmann sulle pareti della stanza, è ai giochi per bambini, recinti pieni di palline colorate in cui i più piccoli amano immergersi mentre gli adulti sono impegnati in grandi centri commerciali. Butterfly On Fire è un albero genealogico, cronologico e concettuale, il cui titolo richiama il noto effetto farfalla, espressione utilizzata nella teoria del caos a indicare come piccoli cambiamenti nelle condizioni iniziali determinino grandi variazioni nel lungo periodo. Il disegno racconta una storia personale e collettiva costellata di violenze, un racconto da scoprire tra i frammenti di spugna colorata che occupano la stanza e che impediscono di avere una visione d’insieme e di conoscere tutti i passaggi della narrazione. Un percorso che impone delle scelte, propone alternative, ma conduce sempre al medesimo risultato.

Caterina Erica Shanta, nata in Germania
L’installazione di Caterina Erica Shanta si compone di un film e di un libro, elementi speculari in cui l’artista fonde la microstoria, nella definizione di Carlo Ginzburg, della sua famiglia alla Storia, dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989 alla Seconda Guerra del Golfo, partendo dalle fotografie del suo archivio privato. Le opere fanno vacillare la capacità di distinguere tra realtà e finzione, tra appartenenza e sradicamento, tra un’immagine e un ricordo. è troppo vicino per mettere a fuoco è, infatti, un documentario autobiografico che racconta la vita dell’artista attraverso l’obiettivo fotografico del padre e del patrigno, entrambi militari tra Italia e missioni all’estero. 
E altre storie familiari simili, invece, nasce attraverso un ragionamento in assenza: ho raccolto in questo volume tutte quelle immagini che non ho avuto modo di riconoscere come parte della mia storia personale e familiare. Sono immagini senza proprietario o autore, ossia immagini orfane che resistono alla catalogazione ed esulano da qualunque archiviazione.

Iva Lulashi, nata in Albania
I ricordi di Iva Lulashi della sua terra d’origine, l’Albania, sono filtrati. Innanzitutto attraverso i racconti dei genitori, le chiacchiere con la madre, alcuni dipinti realizzati da suo padre, qualche fotografia. Informazioni indirette, provenienti da fonti certamente attendibili. Poi, dai filmati d’epoca, caricati online da sconosciuti e visti ora dall’artista tramite YouTube, che raccontano una storia collettiva condizionata dalla censura, dalle limitazioni della dittatura, dal controllo del potere. Una storia che Iva Lulashi fruisce esclusivamente tramite le immagini, eliminando l’audio, per zittire in qualche modo la retorica della propaganda. L’artista traduce queste narrazioni nella lingua che conosce, quella della pittura, che rende i confini incerti, le identità fuori fuoco, che fa dello sfocato non una scelta stilistica, ma concettuale. Dipinge su tela, oppure sovrappone questa sua appropriazione della memoria di una nazione a ricordi altrui: piccoli oggetti, piattini, vassoi in legno. Filo conduttore, la rimozione politica dell’erotismo di una nazione, che l’artista invece sottolinea, senza il dettaglio o il realismo della pornografia, ma con la carnalità e la sensualità dell’allusione.

Natalia Trejbalova, nata in Slovacchia
Natalia Trejbalova, nella sua prima visita a Casa Testori, è rimasta colpita dalle nicchie, dai movimenti dei muri di questi ambienti. La sua attenzione si è focalizzata su una di queste cavità, uno dei camini che immediatamente connotano uno spazio come abitazione. Un focolare che è in disuso da anni e che, proprio per questo, le ha ricordato quello della sua casa natale, che non ospitava un fuoco bensì i suoi animali domestici. Una perdita di funzione che crea una nuova destinazione d’uso, un destino differente. Un camino che, seppur così radicato in un ambiente interno, rappresenta in realtà un invisibile collegamento con l’esterno, con l’altrove, punto di ingresso e via di fuga in fiabe e romanzi. Diventa un teatrino, scenografia di un paesaggio alternativo, diventa mezzo di trasporto per vedere un altro paesaggio. In costruzione e in decostruzione, composto di piante reali e di fiori artificiali, souvenir di una realtà instabile che – in realtà – non esiste.

Posted on: 20 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi