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Fare e disfare per ricordare: tessere, disegnare, mappare

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Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-4
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Appocundria, Casa Testori, 2019 © Maki Ochoa-16
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Barbara Prenka, nata in Kosovo
Della Rapsodia di Barbara Prenka, questo il titolo dei suoi lavori, vediamo solo una porzione. Un segmento di un percorso che comprende ventiquattro tappe, concepite come riferimento a un movimento verso destinazioni che si spostano e si modificano incessantemente. Nelle tele i colori, le forme, i movimenti delle pennellate fluiscono e si ripresentano, si conservano e si trasformano, ritornano inaspettati.
È un lavoro che nasce sul senso della rapsodia come un complesso che unifica, in cui ogni singolo pezzo è una narrazione, ma anche la successione a un altro racconto; un continuo divenire di spostamenti migratori che marcano; un continuo divenire che non stagna in una radicata stabilità, ma mantiene l’eco di un’impossibilità a posarsi restando in una tensione sospesa.

Hsing-Chun Shih, nata in Arabia Saudita
L’installazione di Hsing-Chun Shih comprende tre elementi che ruotano intorno all’audio diffuso nella stanza, registrazione dei suoni di una fabbrica tessile di Taipei, Taiwan, dove l’artista è cresciuta. Impossibile non pensare allora ai rumori che provengono, nei giorni lavorativi, dalla fabbrica qui accanto, Testori Group, e che si sovrappongono a quelli di una manifattura lontana. Centro del progetto è un tessuto, disfatto fino a lasciar intravedere, nella parte centrale, il profilo di un paesaggio, bianco su bianco, la cui evanescenza dipende dal modo con cui viene manipolato, in un equilibrio precario realizzato grazie a una precisa distruzione creativa di cui una foto è documento. Questi stessi fili, staccati, sono poi ricuciti, utilizzati per ricreare una mappa. Un ricamo sul tendaggio definisce un’altra sagoma: è il profilo di Taiwan in una delle prime rappresentazioni cartografiche dell’isola.

Alek O., nata in Argentina
C’è un’altra tenda, che apparteneva a un altro spazio. È il lavoro di Alek O., che ha come elemento costante della sua ricerca il riuso, il recupero. I materiali che l’artista utilizza hanno già una storia, non sono tavole o tele intonse, avevano altre funzioni che hanno perso. Vengono riassemblati, con un apparente rigore che rivela una geometria imprecisa, dettata dalla materia stessa e quindi dalla storia di questi oggetti. Cambiano forma, ma non perdono memoria.
Accade così anche nel caso di questa tenda, segnata dal sole, impressa come fotografia da una lunga esposizione. Bloccata su un telaio, non separa più interno ed esterno, non protegge da occhi altrui, mostra questa vita a nuovi sguardi.

Posted on: 20 Marzo 2020, by : Alessandro Frangi