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Progetto Oskar

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10 ottobre  – 8 novembre 2015
A cura di Arianna Beretta organizzata da Casa Testori in collaborazione con Circoloquadro

Come un pomodoro può riqualificare un territorio. Un percorso delicato e coinvolgente proposto da Fabrizio Segaricci. Un progetto di arte relazionale. Una riflessione su come prendersi cura del territorio, stabilire relazioni sociali, creare un contatto umano fra le persone e il proprio luogo di appartenenza. Una passeggiata lungo le rive del lago Trasimeno, luogo da anni in bilico tra paesaggio e abbandono, induce l’artista a meditare sul tema dell’attraversamento: come l’uomo e il suo passaggio sono in grado di mutare il luogo che percorrono e rigenerarlo rispettandone natura, identità  e storia? Attraverso immagini e video, l’artista racconta l’esperienza documentando comportamenti e reazioni delle persone spontaneamente coinvolte.
Progetto Oskar nasce circa due anni fa durante gli attraversamenti di Segaricci nei dintorni del Lago Trasimeno, luogo protagonista di molti dei lavori dell’artista umbro, che si rende conto, con grande dispiacere, che i luoghi della sua infanzia, quelli dei giochi con i compagni, sono ormai diventati piccole discariche. E allora, proprio come fanno i contadini che puliscono il terreno dalle erbacce e dagli arbusti per preparare la semina, Segaricci pulisce dall’immondizia una piccola striscia di terreno che dà  sul Lago. Una volta preparata la terra, ecco il momento della semina. Decide di piantare Oskar, una piccola pianta di pomodori Perini, già  coltivati in passato nell’area umbra.
E siccome la semina e, soprattutto, il raccolto dei frutti del terreno sono sempre stati un lavoro corale, Fabrizio Segaricci invita la popolazione locale a prendersene cura. Lo fa con il suo modo gentile e coinvolgente: parla con le persone in piazza, al bar, per strada. Semplicemente dice loro che ha piantato dei pomodori e che c’è bisogno di qualcuno che se ne prenda cura. L’artista realizza qui “Osservatorio Oskar” una panca di legno che consente ai visitatori di fermarsi non solo ad osservare l’opera, ma anche a riprendere contatto con il luogo e con la terra cui appartengono.
Dopo uno scetticismo iniziale, iniziano le visite: le persone del luogo, incuriosite, vanno a vedere. Alcuni puliscono la zona dalle erbacce, molti danno prima l’acqua alle piante, poi il verderame, altri si preoccupano di legarle e, infine, piantano altri pomodori. Oskar diventa così un luogo in cui incontrarsi, chiacchierare e portare i bambini, che quasi non sanno dove crescono i pomodori che vedono al supermercato; i Magionesi riscoprono la bellezza di un brano della loro terra, creando una sorta di comunità  concentrata in quel preciso luogo. Una semina che ha dato i suoi frutti, tanto che i pomodori vengono raccolti per farne dei barattoli di passata. Una semina che ha dato altri frutti perchè Segaricci documenta l’intero processo attraverso fotografie e video, dando la possibilità  di “toccare con mano” quell’arte relazionale che funziona perchè parte dalla gente, perchè non viene imposta dall’alto come esperimento sociale o artistico. Un coinvolgimento della popolazione spontaneo, che segue un invito fatto tra una chiacchiera e l’altra, quasi sottovoce.

Posted on: 29 Settembre 2015, by : admin