Family Matters

Otto sotto un tetto è il titolo italiano per la sit-com americana Family Matters.
Di otto membri era composta la famiglia Testori: mamma, papà , due figli maschi e quattro femmine. Ci si dava da fare all’epoca, quando la sera non c’era la televisione.
L’immagine rappresentata è tratta da una foto, l’unica che ho trovato con tutta la famiglia al completo ed in posa davanti ad uno dei grandi alberi del giardino della villa.
L’opera è realizzata intagliando direttamente il muro e portando alla luce, di volta in volta, gli strati di pittura, gli intonaci, il cemento ed i mattoni: è una tecnica che, in precedenza, avevo utilizzato solo una volta, in occasione di Pindemonte a Ginevra.
Ricordo bene, era Natale. A Natale mi vengono sempre nuove idee, non so perchè. Ero in bagno – come Freddie Mercury quando compose Crazy little thing called love, solo che lui era nella vasca da bagno, io sulla tazza del cesso – e stavo sfogliando un catalogo del CesaC di Cuneo. Ad un certo punto mi si para dinanzi una foto col lavoro di William Anastasi. Una striscia di muro scavata a picconate, e le macerie abbandonate lì, proprio sotto la striscia, come se fosse passato un dio a incidere la roccia col suo mignolo. Illuminante, pensai. Da lì scrissi un’email a Barbara, che mi chiedeva un’idea nuova per la mostra in programma da Analix a maggio. E pensai a queste figure, questi “guardiani” incisi nel muro della galleria, e alle loro ceneri, racchiuse in urne sottostanti. Ricordavo benissimo che su quelle pareti, erano intervenuti pittoricamente decine di artisti, da Julian Opie a Martin Creed, da Matt Collishaw ad Alex Cecchetti a Luca Francesconi, da Jessica Diamond fino a me stesso un paio di volte, e pensai che, piano piano, con un taglierino e molta pazienza, si potevano ritrovare tutti gli strati di pittura, ricostruendo la storia archeologica della galleria semplicemente portando alla luce tutti quei colori.
Pian piano l’idea prese forma e si trasformò in Pindemonte, ovvero una sorta di allegra danse macabre in cui diciotto personaggi, saltando, giocando, scopando, corrono dritti tra le braccia della morte. E tutte le ceneri raccolte in 18 urne, come un piccolo cimitero della pittura. Ricordo che, per la prima volta in vita mia, piansi di commozione una volta finita l’opera, dopo notti insonni passate a grattare decine di metri quadri col taglierino.
Così anche qui a Casa Testori ho lasciato che fossero i muri a parlare: come se fossero stati impregnati di sostanze fotosensibili, ci restituiscono le sembianze delle persone che hanno vissuto qui negli anni passati, presenze che ancora impregnano (credeteci, da uno che ha passato le notti lì dentro), benevole, tutte le venti stanze…

Posted on: 14 Giugno 2011, by : Associazione Giovanni Testori