Cosa importa se sono caduto?

Questo lavoro inizialmente nasce da una canzone,  la cover di Tainted Love dei Soft Cell.
Più che al brano in sè, mi riferisco al video, con le costellazioni che prendono vita e, sotto forma di ballerine composte di stelle, spingono un ragazzo a scappare di casa e lasciare il suo amore insano.
Immediatamente ho pensato di utilizzare le stelline fluorescenti, quelle autoadesive che si applicano sul soffitto nelle stanze dei bambini, per ricreare una situazione che sdrammatizzasse l’enfasi nietzschiana dell’opera nella stanza accanto – 120578, in cui metto al mondo me stesso ed il mondo bucando il cielo a forza di spari di mitraglia – e che fosse preludio a quella successiva, genuinamente ludica nell’utilizzo dell’icona pop di Freddie Mercury versione anni ’80.
Naturalmente il lavoro sarebbe risultato troppo leggero se non avessi messo in rapporto le stelline fluorescenti con un materiale “poverista”, “antico” e carico di significati opposti, come la carta carbone che, opaca, cattura e mastica luci e colori, inghiottendoli nel nero.
Nel pensare a quest’opera e al contrasto, così forte, tra il bianco luminescente ed il nero totale, mi è venuta in mente l’immagine di mia madre il giorno delle nozze in chiesa. Contrariamente a tutte le spose era vestita totalmente di nero. Da piccolo, ricordo di averle chiesto il perchè ogni volta che tirava fuori l’album di famiglia per farlo vedere a qualche coppia di amici. Risposta di mia madre: “Eh, mi piaceva così”.
Allora sono andato a cercare una di quelle foto, ne volevo una in cui sia lei che mio padre fossero “distratti” da qualcosa. E l’ho trovata. Si vedeva chiaramente che tutti e tre (compreso mio nonno) stavano osservando ed indicando qualcosa in terra. Li ho presi e trasportati nel bosco di notte, dove senza luce non vedi ad un palmo dal naso. E così, semi invisibile, è questo bosco, rimasto impresso in negativo sulla carta carbone che ho posto sotto ai fogli sui quali ho eseguito il grande disegno a matita non esposto e qui riprodotto. Ovviamente, riportato in negativo, il vestito nero di mia madre appare invece più chiaro rispetto al nero dello sfondo: il processo di sbiancamento si completa sulla parete di fronte dove, a luci spente (un timer alterna un minuto di luce ad uno di buio), si possono osservare le sagome speculari di Anna e Nicola scintillare, composte di migliaia di bianche stelle fluorescenti. In terra, in un mucchio disordinato, altre migliaia di stelle luminose, unico elemento visibile sia a luci spente che a luci accese e in rapporto diretto con le due immagini che altrimenti non si incrocerebbero. Racconta di un amore che dura ogni giorno, nonostante tutto, e lo fa con naturalezza, adattandosi al suolo spontaneamente, in chiara opposizione alla visione violenta dell’amore nella stanza di fronte: vedi la scheda di Rocco (Siffredi) e i suoi fratelli.

Posted on: 14 Giugno 2011, by : Associazione Giovanni Testori