In occasione della Quaresima e della Pasqua, il Museo Diocesano di Milano propone un’esposizione intorno alla Crocifissione di Hans Memling (Seligenstadt, Germania 1435/1440 circa – Bruges 1494), databile intorno al 1467-1470 circa e proveniente dal Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza.

L’opera di Memling raffigura al centro Cristo Crocifisso, circondato sulla sinistra da San Giovanni Evangelista, che sorregge la Vergine addolorata, e dalla Maddalena, inginocchiata ai piedi della croce; mentre dall’altro lato appaiono San Giovanni Battista, che regge un agnello, e San Bernardo di Chiaravalle, santo protettore del committente, l’abate cistercense Jan Crabbe (1426-1488), nel dipinto inginocchiato in primo piano.

Sullo sfondo della scena si apre un fiabesco paesaggio collinare a volo d’uccello, reso con meticolosità tipicamente fiamminga. I colori smaltati e brillanti, la resa analitica dei volti dei personaggi, i contorni nitidi e taglienti dei panneggi richiamano i modelli di Rogier van der Weyden, di cui Memling fu con tutta probabilità allievo. La grandiosità del paesaggio e il pathos dei personaggi del gruppo sulla sinistra rivelano i tratti caratteristici dell’artista, che maturando si avvierà verso forme più dolci e meno drammatiche di quelle del suo maestro.

I lavori degli artisti chiamati a mettersi in dialogo con il capolavoro di Memling sono caratterizzati dal ricorso a linguaggi diversi. Stefano Arienti (Asola, 1961) propone una riflessione sul tema del Crocifisso, asse visivo e simbolico dell’opera di Memling. È pittura su tela quella proposta da Matteo Fato (Pescara, 1979) concepita come parte di un’installazione di cui il cavalletto costruito dall’artista è parte integrante. Julia Krahn (Jülich,1978) offrirà con un dittico fotografico un’immedesimazione nella figura di Maria sotto la croce. Danilo Sciorilli (Atessa, 1992) lavora su un trittico di video, mettendo al centro le immagini di una perfomance realizzata nel suo paese d’origine.

Il progetto

 Ambient-Arti è un progetto educativo e culturale di durata biennale, iniziato a settembre 2025 e che terminerà a luglio 2027, nato con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche ambientali, raccontando il territorio che li circonda attraverso l’utilizzo di due diversi linguaggi artistici-creativi: la fotografia e la sound art.

Il progetto si sviluppa all’interno del territorio del Parco Nord Milano, parco agricolo situato tra i comuni di Cormano e Novate Milanese, che rappresenta una preziosa oasi di biodiversità, fungendo da cerniera ecologica tra la città e la campagna. Attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani, l’iniziativa invita a riscoprire il territorio mediante un percorso che intreccia arte e sostenibilità ambientale.

Sostenuta da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando Clima Creativo, l’iniziativa vede la sinergia tra Koinè Cooperativa Sociale nel ruolo di capofila, Casa Testori in qualità di partner e l’ente di formazione professionaleASLAM di Quarto Oggiaro, che partecipa coinvolgendo direttamente i propri studenti, invitandoli a diventare custodi attivi del territorio e potenziando competenze trasversali fondamentali per il loro futuro professionale e umano.

Durante il primo anno, che volge ora al termine, i ragazzi hanno partecipato a momenti di formazione teorica in ambito ambientale e artistico, per poi esplorare il Parco della Balossa non attraverso semplici visite guidate, ma effettuando una vera ricerca sul campo. Questa attività ha unito l’approccio scientifico della Citizen Science alla sperimentazione creativa, campionando elementi visivi e sonori del territorio.

Guidati dagli esperti di Koinè e dagli artisti Danilo Ligato e Tiziano Doria, gli studenti hanno imparato ad osservare la biodiversità urbana e a raccogliere dati, riflettendo su come sia possibile analizzare, tutelare e restituire artisticamente questo ambiente naturale, attraverso i linguaggi della sound art e della fotografia.

Con Danilo Ligato i ragazzi hanno acquisito conoscenze in merito alla storia del suono, dall’antichità a Bach, Cage, fino al rap odierno. In seguito, attraverso l’utilizzo di un campionatore, hanno registrato, ascoltato e analizzato il paesaggio sonoro che appartiene alla loro realtà quotidiana.

Tiziano Doria invece ha proposto agli studenti un laboratorio di fotografia stenopeica, con l’idea di mostrare a loro da dove viene una fotografia, partendo dai principi dell’ottica. I ragazzi hanno adoperato una camera stenopeica costruita con materiali di recupero e hanno realizzato delle immagini fotochimiche su carta fotosensibile.

Nel secondo anno scolastico l’attività si sposterà verso la fase laboratoriale e la definizione di un prodotto artistico finale. I ragazzi avranno la possibilità di utilizzare strumenti a loro familiari, come lo smartphone, per trasformare le scoperte ambientali in un’installazione collettiva, che verrà poi presentata pubblicamente durante l’evento conclusivo organizzato da Fondazione Cariplo nel maggio 2027.

Enti coinvolti

Koinè Cooperativa Sociale Onlus è una realtà impegnata da oltre vent’anni nella sostenibilità ambientale e nei servizi alla persona. Come capofila del progetto, coordina le attività e il monitoraggio scientifico, per promuovere nei giovani una consapevolezza ecologica che nasca dall’esperienza diretta dell’analisi dell’ambiente, grazie anche alla storica collaborazione con il Parco Nord Milano.

Casa Testori cura la direzione artistica del progetto e il legame profondo tra estetica e territorio, affidandosi a due professionisti di rilievo che guidano i ragazzi nella reinterpretazione del paesaggio urbano:

Tiziano Doria, fotografo diplomato presso l’Accademia di Brera di Milano con una solida esperienza nella cinematografia di ricerca e nell’insegnamento; le sue opere sono state pluripremiate e selezionate in festival internazionali, da Locarno a Torino.

https://www.instagram.com/tizianodoria/

Danilo Ligato, anch’egli diplomato all’Accademia di Brera di Milano, è un artista interdisciplinare specializzato in Nuove tecnologie per l’arte. La sua formazione unisce liuteria, pianoforte e cinema, dando vita a una ricerca musicale che trasforma la memoria dei luoghi in dispositivi poetici.

https://www.daniloligato.com/

 

In occasione dell’iniziativa “Passeggiando fra le corti e i cortili”, edizione 2026, promossa dal Comune di Novate Milanese e dedicata al tema della pace, Casa Testori propone un laboratorio creativo-esperienziale pensato per bambini/e, in dialogo con la tematica trattata. Partendo da una poesia di Giovanni Testori, il laboratorio “Azioni di Pace” invita i più piccoli a esplorare il tema della pace attraverso la manualità e il corpo, trasformando lo spazio del cortile in un luogo di espressione, relazione e scoperta condivisa.

Cosa vuol dire “azioni di pace”?

La pace è armonia con gli altri, ma non vuol dire per forza stare tranquilli e in silenzio. Esiste anche una pace attiva, molto importante, che vuol dire aiutarsi, ascoltare e collaborare, anche quando le persone hanno idee diverse dalle nostre. Sembra facile ma no lo è. Perché costruire qualcosa richiede sempre un po’ di fatica.

Proviamo a pensarci: vi capita mai di litigare col vostro compagno/a di banco, con i vostri genitori, amici, o fratelli e sorelle? E magari poi non avete nessuna voglia di parlare con loro? Ecco, questo succede perché è difficile “creare la pace” nella vita di tutti i giorni. Ma le cose difficili sono delle sfide ed è importante affrontarle.

In questo laboratorio proveremo a fare “azioni di pace” dando vita ad un’opera d’arte manuale e corporea, perché, come scrive Giovanni Testori, la pace non è soltanto parlare, ma anche creare qualcosa insieme.

“Questo non è dire, è fare. Non resta altro che stringerci e amare.”

(Giovanni Testori, Per sempre, Feltrinelli, 1970, p. 98)

Scopri tutte le iniziative nei cortili di Novate

GIOVANNI TESTORI – MATER STRANGOSCIÀS
LETTURA SCENICA CON ANNA DELLA ROSA

Lunedì 4 maggio 2026, ore 19:30
 L’ultimo testo teatrale scritto da Giovanni Testori messo in stretto dialogo con il capolavoro di Hans Memling: è la suggestiva proposta del Museo Diocesano per il prossimo 4 maggio. Protagonista della lettura scenica è una delle più importanti attrici del teatro italiano di oggi, Anna Della Rosa, Premio Duse nel 2024 e Premio Hystrio nel 2025. Anna Della Rosa è grande interprete testoriana e ha portato in scena “Mater strangosciàs”, insieme a “Erodiàs”, nella stagione 2024-25. “Mater strangosciàs” è l’ultimo dei “Tre lai” (cioè lamenti), scritti da Testori poco prima di morire e più volte rappresentati da attrici e anche attori. Con una lingua reinventata, molto semplice e poetica, Testori immagina un dialogo tra Maria e il Figlio, che seppure corpo morto davanti a lei, è presenza irriducibilmente parlante e viva. Il dolore della Maria Testoriana è corrispettivo a quello della straziata figura di Maria dipinta da Memling sotto la Croce.
La lettura scenica viene proposta in collaborazione con Casa Testori, che ha anche curato la scelta degli artisti che nella mostra sono stati messi in dialogo con la “Crocifissione” di Memling.
Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 18:00, da una visita guidata con Nadia Righi, direttrice del Museo, con Giuseppe Frangi di Casa Testori e con la partecipazione di Julia Krahn, autrice di una delle opere in mostra.
 
Informazioni e prenotazioni
Lunedì 4 maggio, ore 18
Visita guidata alla mostra “Hans Memling. La Crocifissione”
con Nadia Righi, Giuseppe Frangi e con l’artista Julia Krahn
Visita inclusa nel biglietto di ingresso al Museo, da acquistare secondo le proprie riduzioni
Durata: 60 min. circa.
Prenotazione obbligatoria: CLICCA QUI (SOLD OUT)

Lunedì 4 maggio, ore 19:30
Giovanni Testori, Mater strangosciàs
Lettura scenica con Anna Della Rosa
Incluso nel biglietto di ingresso al Museo, da acquistare secondo le proprie riduzioni
Durata: 45 min. circa
Fino a esaurimento posti. Prenotazione consigliata: CLICCA QUI
 

Inaugurazione: Sabato 18 aprile, dalle ore 18

Robert Gschwantner, artista austriaco (Steyr, 1968) ha consacrato la sua attività artistica all’indagine attorno a questi “paesaggi perduti”, attraverso ricerche e viaggi nei luoghi. Ne sono nati cicli di opere che costituiscono una narrazione in forme plastiche, video o installative di ciò che resta di questi eventi catastrofici e spesso dimenticati.

Gschwantner a Casa Testori, sua quarta mostra in una struttura museale in Italia, presenta i lavori realizzati dopo cinque perlustrazioni in altrettanti luoghi del nostro continente che portano le cicatrici di questa violenza operata sull’ambiente: Las Medulas in Spagna, l’isola di Gyali e Corinto in Grecia, Afsluitdijk in Olanda, Magdeburgo in Germania. Tutti “paesaggi perduti” in quanto radicalmente modificati da inquinamento o da interventi violenti dettati da ragioni economiche o politiche. Nelle missioni sui luoghi l’artista raccoglie materiali che usa poi come contenuto immesso nei tubicini di PVC trasparente utilizzati per realizzare i suoi arazzi o i suoi quadri. Le opere diventano come dei reliquiari contemporanei che incorporano frammenti reali, testimonianza di ferite inferte all’ambiente naturale. Il lavoro di Robert Gschwantner si completa con approfondimenti documentari grazie ai quali le opere sono messe in connessione con mappe, fotografie, video.

Il lavoro di Gschwantner è una riflessione dura e documentata attorno ad un’idea di sviluppo che finisce troppo spesso con il creare danni irreversibili all’ambiente. Nello stesso tempo l’artista vuole risarcire, con azioni molto poetiche, quei paesaggi violati dall’uomo: le sue opere sono come delle ostensioni attraverso le quali i materiali recuperati, sono trasfigurati davanti al nostro sguardo. Le scorie dei disastri si presentano in situazioni di inattesa bellezza.

Fattore importante nel lavoro di Gschwantner è il dialogo stretto con Antonio Latella, tra i maggiori registi italiani e suo compagno di viaggio e di riflessione poetica attorno a questi nodi drammatici che riguardano la vita di tutti. La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione di un dialogo tra Gschwantner e Latella stesso, curato da Gilberto Santini. Un dialogo che approfondisce i temi della mostra e accompagna il visitatore nel percorso. Spiega l’artista: «L’idea per questa mostra nasce dalla versatilità artistica di Testori, attivo sia nell’arte sia nel teatro, settori in cui noi due rispettivamente operiamo. Nel cercare una combinazione tra di noi siamo partiti dai progetti in cui Antonio Latella è riuscito ad accompagnarmi. È sempre bellissimo quando  ha tempo e riesce ad accompagnarmi. È successo cinque volte nei dodici progetti che ho realizzato in tutti questi anni. E sono i cinque progetti che presentiamo in mostra. Sono molto rappresentativi del mio percorso, in cui la mia ricerca è stata condivisa con lui. In uno di questi viaggi Antonio ha cominciato anche a scrivere il suo primo romanzo. Il viaggio è stato di ispirazione per tutti e due».

 

Le sculture di Sara Cortesi, Orecchino da parete e Vetrata, traslano la materia ghiacciata nel linguaggio del vetro e dell’agar agar. Membrane fragili e traslucide si cristallizzano tra le stanze di Casa Testori, modulando la luce come fiocchi di neve e corpi di ghiaccio. 

Vetrata, 2025, agar agar, 13 x 35 cm; Orecchino da parete, 2025, vetro, ferro, bambù, catenina in acciaio, 35 x 50 cm; Orecchino da parete, 2025, agar agar, pigmenti, foglia d’oro, 17 × 13 cm; Orecchino da parete, 2025, vetro, catenina in acciaio, 
17 × 11 cm

Sara Cortesi (Lugo, 1999) vive e lavora a Bologna, dove sta concludendo il biennio di specializzazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti. Si è formata alla Libera Università di Design e Arti di Bolzano e all’École Nationale Supérieure d’Arts di Villa Arson, a Nizza.

La sua ricerca si fonda su una raccolta sensibile di materiali organici e sulla loro trasformazione in opere dal carattere onirico e immaginifico. Attraverso un linguaggio che oscilla tra scultura e alchimia, Cortesi costruisce mondi popolati da pelli trasparenti, ali iridescenti e presenze animali che evocano una dimensione totemica e mistica. Le sue opere sembrano provenire da un altrove in cui l’ordinario si trasfigura, rivelando il potenziale magico e vitale della materia.

Tra le mostre recenti: Oí Anemoi (personale, Casa Gramsci, Torino, 2025), Sta crollando il mondo e ti meraviglio (Arte Fiera, Bologna, 2025), Buona fortuna Ribelli (Lunetta11, 2024), Tre angoli, una porta e una colonna (a cura di Massimo Bartolini, P420, 2024), Tana (Megadue, Bologna, 2024).

Stefano De Paolis esplora il calore e la sua assenza in una topografia dell’interiorità. Stufa Ideale reinterpreta il fuoco domestico come un’architettura muta, bianca e granitica; Verso il regno presenta un autoritratto meditativo, assorto nella lettura, che emerge pian piano da un chiarore lattiginoso, velato e sospeso.

Verso il regno, 2025, matita su carta, 34 × 44 cm; Stufa Ideale, 2025, carta, alluminio, 91,5 x 265 cm

Stefano De Paolis (1992), vive e lavora a Milano. Tra le recenti mostre: for the kingdom, if I can, Ondo, Pistoia, 2025; Five O’Clock, Premio Treviglio, Treviglio, 2024; Salottino Rendezvous, Castiglioni, Milano, 2023. La sua pratica si concentra su un disegno che utilizza punta d’argento e matite dure, in cui figure e arredi domestici si fondono in composizioni che mettono in dialogo la realtà dell’opera con la dimensione immaginativa della rappresentazione.

Arianna Marcolin fissa sulle sue tele la luce tenue del crepuscolo innevato e un’impronta luminosa: l’ombra di un fiocco di neve, o forse di una stella.

Speranza, 2025, olio su tela e pigmenti minerali, 98,5 x 78 cm; Ombra di stella, 2025, olio su tela, 25 x 35 cm

 

Arianna Marcolin, 1998

Vive e lavora tra Schio (Vi) e Parigi. Ha esposto in diverse mostre recenti tra cui: 102ma e 103ma mostra collettiva, a cura di Angel Moja Garcia, Fondazione Bevilacqua La Masa – Venezia; Dall’Antropocene al Biocene, Muse – Trento; L’utile et l’agreable, a cura di Yvannoé Kruger, Poush – Parigi; Promemoria, a cura di Luisa Amatori, Piazza dei Signori – Vicenza; Stanza Iperbarica, Ex Elettrofonica – Roma; Cet Amour Caché, Casa Capra – Schio. Ha partecipato a residenze come: Via Farini – Milano; Poush Manifesto – Parigi.

In Like Velvety Scars, Luca Campestri indaga presenze effimere e fugaci attraverso immagini impresse per sublimazione su velluto: tracce animali e residui tattili appaiono e svaniscono come uno spettro.

Like velvety scars, 2025, stampa a sublimazione su velluto a pelo lungo, 190 × 130 cm

 

In Like Velvety Scars, Luca Campestri indaga presenze effimere e fugaci attraverso immagini impresse per sublimazione su velluto: tracce animali e residui tattili appaiono e svaniscono come uno spettro.

Like velvety scars, 2025, stampa a sublimazione su velluto a pelo lungo, 190 × 130 cm

Luca Campestri

1999

Luca Campestri (1999) vive e lavora a Bologna. Mostre recenti includono “Day and Night” (2025) a Palazzo Monti, “Shelters” (2025) e “A Breadcrumb Trail” (2024) con Capsule Shanghai. La sua ricerca si serve del medium della fotografia e di installazioni video e sonore, focalizzandosi sul concetto di spettro in quanto essere parziale. Nell’immaginario notturno delle sue opere i frammenti di un microcosmo animale e vegetale echeggiano e amplificano un senso di smarrimento e dislocazione.

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