Month: maggio 2018

Persona di Filippo Berta e Christian Fogarolli

 

Domenica 24 Giugno, ore 18.00
Presenteremo i cataloghi delle prime due mostre della serie Pocket Pair, “Iscariotes” con Matteo Fato e Nicola Samorì e “Persona” con Filippo Berta e Christian Fogarolli.
Saranno presenti artisti e curatori

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Casa Testori presenta PERSONA di Filippo Berta e Christian Fogarolli,
un progetto espositivo a cura di Carlo Sala.
è il secondo appuntamento della rassegna Pocket Pair, che occupa il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori.
La mostra è concepita come un dialogo tra i due autori per indagare il rapporto tra l’individuo e la società contemporanea, con particolare attenzione alle varie forme di normatività che tendono a omologare il singolo e a incasellarlo in rigidi schemi. Punto di partenza del progetto, composto da una pluralità di mezzi espressivi come fotografie, sculture, installazioni, opere video, sono state alcune note biografiche del padrone di casa, Giovanni Testori.

Nel lavoro di Filippo Berta è la messa in scena di piccoli gesti quotidiani a far emergere la conflittualità e le tensioni insiti nel rapporto tra uomo e società. La serie di video e fotografie è l’esito di performance collettive dove azioni all’apparenza banali assumono un valore allegorico per smascherare il conformismo diffuso: nel dittico Just One (2017) il manto di lana di una pecora – bianco, di una bellezza uniforme – è tosato per allestire un elogio dell’imperfezione. Il tema del fallimento diviene metaforico in lavori come Allumettes 2 (2013), Forma perfetta (2017) o Sulla retta via (2014): quest’ultimo presenta un gruppo di persone che tenta di camminare in fila indiana seguendo il fugace confine tra la terra e il mare definito dalle onde. Una linea che si spezza continuamente evidenzia così l’impossibilità per l’uomo di trovare un equilibrio tra la sua primigenia natura emotiva e l’aspetto razionale necessario all’adesione al corpo sociale. In Déjà vu (2008) la sfida apparentemente ludica del tiro alla corda tra sei coppie di gemelli porta a una riflessione sulla competitività insita al nostro vivere.

Christian Fogarolli, ripercorrendo il rapporto tra arte e discipline scientifiche, indaga il sottile confine tra normalità e devianza insieme al carattere arbitrario delle relative categorizzazioni. Quest’aspetto è particolarmente evidente nel lavoro Leaven (2017), composto da una teca contenente i manuali pubblicati negli Stati Uniti dal 1952 al 2015 per classificare le malattie mentali che rendono palese come, negli ultimi cinquant’anni, un ristretto gruppo di studiosi ha determinano il concetto (assai mutevole) di “normalità” per l’intero genere umano. L’immaginario scientifico si riverbera in vari lavori: dalla scultura Midólla (2017) che trasferisce analogicamente sul marmo un’immagine di inizio Novecento raffigurante il midollo spinale di un malato mentale a Placebo (2018), giocata sulla relazione tra naturale e artifizio, fino a Misura di prevenzione (2017), una installazione che ricorda lo strumento della livella ad acqua usata fin dall’antichità, figurando così il concetto di squilibrio chimico, oggi considerato alla base di alcuni disturbi mentali. Infine, la scultura Loose (2017), dove lo spettatore deve relazionarsi con l’opera per riuscire pian piano a cogliere l’immagine-identità che emerge da un gioco di rifrazioni in una superficie specchiante.

In occasione della mostra, gli autori propongono due lavori inediti sulla base delle suggestioni ricevute dal luogo e dal pensiero testoriano. Christian Fogarolli, nella nuova opera del progetto Stone of madness (2018), si rifà alle credenze di area nordeuropea del tardo Medioevo e Rinascimento (ma anche presenti nella civiltà preistoriche) che imputavano le devianze comportamentali, come follia o stranezza, alla presenza di una pietra nel cranio umano. Il lavoro è composto dalla fotografia analogica di un encefalo con una pietra incastonata al suo interno, una fluorite, che modifica il proprio tono cromatico grazie all’intervento dello spettatore invitato a interagire con uno strumento a luce ultravioletta.
Filippo Berta presenta la performance inedita A nostra immagine e somiglianza #2 (2018), secondo capitolo di un trittico che indaga la reazione tra l’individuo e le norme imposte dalle convenzioni sociali e dai dogmi religiosi. Nel corso dell’azione un feticcio-idolo viene usato in modo ludico come un qualsiasi oggetto domestico.

Sabato 9 giugno alle 18.00 durante il vernissage il piano sotterraneo di Casa Testori ospiterà la performance inedita di Filippo Berta A nostra immagine e somiglianza #2.

Matti, Gillo Dorfles e Giovanni Testori

Casa Testori, 20 maggio – 1 luglio 2018
Inaugurazione: 19 maggio, ore 18

Nella settimana del compimento dei 40 anni di una delle più celebri leggi italiane – la “180” del 13 maggio 1978 detta “Basaglia”, dal nome del suo più strenuo e combattivo promulgatore, lo psichiatra veneziano Franco Basaglia, si omaggia l’uomo che, per primo in Italia, decise con gesto contraddittoriamente intriso di senso civico e passione intellettuale di abbattere i cancelli e aprire le porte dei manicomi. Casa Testori, dando voce all’importante ricorrenza, in modo inedito e traversale, ha inteso omaggiare sia la legge sia il suo fautore allestendo una mostra che, solo in apparenza, può sembrare lontana dall’epicentro della battaglia politico-istituzionale di allora, ma che in realtà cerca, attraverso il doppio confronto Gillo Dorfles – Giovanni Testori di comprendere il pensiero basagliano e ciò che lo mosse nell’intraprendere una delle più grandi rivoluzioni del ‘900.

In tal senso Dorfles – Testori. Matti. A 40 anni dalla Legge “180”. Un omaggio a Franco Basaglia, mostra a cura di Fabio Francione, Davide Dall’Ombra cortocircuita le generose utopie di Franco Basaglia utilizzando le esperienze di vita e di arte sia di Gillo Dorfles sia di Giovanni Testori, che a distanza di circa un quarantennio l’uno dall’altro, volsero la loro attenzione alla follia, andando a dipingere uomini e donne che la malattia mentale aveva reso vulnerabili e sofferenti. Se Dorfles disegna e tratteggia la malattia mentale direttamente nel cosiddetto “giardino della follia”, subendo direttamente il fascino degli abitanti dei manicomi, durante il suo praticantato di specializzando in psichiatria, svolto sul finire degli anni trenta tra Roma, Pavia e Milano, seguendo le lezioni di Cesare Frugoni e addirittura sperimentando le pratiche mediche di Ugo Cerletti, l’inventore dell’elettrochoc; nel 1977, anno cruciale sia per Basaglia sia per Testori che in quell’anno perde la madre, con conseguenze che determineranno per il drammaturgo di Novate Milanese un rinnovamento nel suo intendere il teatro e allo stesso tempo sembra collocare le sue “matterelle”, dipinte in quello strettissimo torno di tempo, in un alveo storico-critico che le mette in relazione con le sue predilezioni critiche e artistiche: da Gericault ai Nuovi Selvaggi attraversando Varlin. Dunque, utlizzando l’elastico temporale della storia e sul limitare dell’approvazione della “180”, due artisti a loro modo “irregolari” (o interdisciplinari), seppero sondare prima di altri l’esigenza di allargare a tutti il diritto di vivere una vita dignitosa e pienamente compresa nella società.

Completano il percorso espositivo una selezione di articoli sul rapporto arte e follia pubblicati da Gillo Dorfles sul Corriere della Sera tra il 1975 e il 2013 e una ricognizione sui libri pubblicati da Franco Basaglia (da Cos’è la psichiatriaa L’istituzione negata, Morire di classe, Crimini di pacee tutti i maggiori libri).

Dorfler – Testori 
MATTI
a 40 anni dalla legge “Basaglia”
A cura di
Davide Dall’Ombra
Fabio Francione
Con un intervento di
Luigi Sansone