Month: marzo 2018

Iscariotes – Matteo Fato e Nicola Samorì

PROROGATA FINO AL 19 MAGGIO

Casa Testori presenta Iscariotes di Matteo Fato e Nicola Samorì, un progetto espositivo
a cura di Alberto Zanchetta
La mostra è il primo appuntamento della rassegna Pocket Pair, attraverso cui il piano terra della dimora natale di Giovanni Testori viene affidato a cinque curatori incaricati di selezionare due artisti ciascuno, una scelta che corrisponde alla propria scommessa sul talento artistico.
La prima proposta è affidata a Alberto Zanchetta. «Ho raccolto la sfida e ho deciso di giocare due assi», afferma il direttore del MAC di Lissone, il quale ha deciso di invitare due artisti dal curriculum importante e legati da una comune riflessione sulla disciplina pittorica e quella scultorea.
Nel percorso espositivo le opere di Fato e Samorì si intrecciano e si sovrappongono alla memoria di Casa Testori attraverso un allestimento che sottolinea affinità tematiche tra i due artisti, che per l’occasione hanno realizzato una serie di lavori ad hoc ispirati alla passione testoriana per la pittura.

Iscariotes è il titolo scelto per questa mostra, che è al tempo stesso affermazione, ripensamento, rifiuto, trasformazione, accettazione dell’appartenenza a una tradizione.

Scrive Alberto Zanchetta: «L’apostolo Giuda incarna quell’apostasia e quell’apologia che appartiene sia a Matteo Fato, sia a Nicola Samorì. E proprio come Giuda, anche le Belle Arti possono essere indotte al suicidio e alla loro redenzione. Sotto l’egida di un sacrificio che non resterà impunito, la mostra viene siglata dalla parola Iscariotes, un nome proprio che si aggiunge alla triangolazione che coinvolge gli artisti e il curatore. Il mefistofelico orgoglio del non serviam (tradire cioè la tradizione) converte il peccato di vanità in una virtù; anziché rassicurare lo sguardo, i due artisti cercando di sobillarlo con disfatte e trionfi, cedevolezze e resistenze, intermittenze e persistenze. Dipinti, sculture, disegni, collage e incisioni stabiliscono infatti un’affinità [s]elettiva, dove analogie e accidentalità rivelano una contiguità d’intenti, che però si biforca su un versante di tenebra e di turbamenti, nel caso di Samorì, o in un crinale luminoso e numinoso, nel caso di Fato. Le contra[ddi]zioni che si manifestano scorrendo lo sguardo da un autore all’altro mettono in evidenza un’iconoclastia che non consiste più nel distruggere le immagini, ma vieppiù nel produrne di nuove che – in una spirale infinita – confinano le precedenti nell’oblio. Se queste opere incarnano un “peccato”, di certo è dispensato dal rimorso e tenta al contrario di far affiorare il rimosso; in questo senso si devono leggere anche gli omaggi che ambo gli artisti dedicano a Giovanni Testori, intervenendo su libri o dipinti da lui amati e qui completamente tra-sfigurati. Come se non bastasse, gli ambienti della casa testoriana vengono assunti non tanto a semplice con/testo espositivo, bensì come un sotto/testo delle stesse opere (tra suggestioni ed echi spettrali, i soffitti, i caminetti, le pavimentazioni e le nicchie vengono sviscerati attraverso un inesauribile carotaggio di immagini mnemoniche o mediatiche). Con questa mostra, Matteo Fato e Nicola Samorì ripensano le discipline tradizionali, le rivoltano come un guanto, rispecchiandosi l’uno nell’altro. Un incontro e un confronto che ha impresso il nome dell’Iscariota”.

Accompagna la mostra un catalogo con immagini di allestimento.

POCKET PAIR: CASA TESTORI SCOMMETTE SUL TALENTO
All’interno della programmazione 2018-2019, Casa Testori presenta Pocket Pair, una rassegna curata da Marta Cereda che si propone di sottolineare la vocazione laboratoriale dello spazio di Novate Milanese, come centro sperimentale di produzione culturale sul territorio.
Pocket Pair è una scommessa: affidare a cinque curatori il piano terra di Casa Testori per la presentazione di una mostra bipersonale ciascuno. L’idea nasce dall’espressione che si usa nel gioco del poker e che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte dello stesso valore. Ecco allora che una serie di curatori sono invitati a presentare le proprie proposte, i talenti su cui intendono scommettere.
Alberto Zanchetta, Carlo Sala, Alessandro Castiglioni, Ivan Quaroni, Daniela Persico: questi i nomi dei cinque curatori chiamati a mettersi in gioco negli spazi della dimora Natale di Giovanni Testori.

aprile – maggio 2018 | Alberto Zanchetta presenta Matteo Fato e Nicola Samorì
giugno – luglio 2018 | Carlo Sala presenta Filippo Berta e Christian Fogarolli
febbraio – marzo 2019 | Alessandro Castiglioni presenta Alessandra Ferrini e Jacopo Rinaldi
aprile – maggio 2019 | Ivan Quaroni presenta Silvia Argiolas e Marica Fasoli
giugno – luglio 2019 | Daniela Persico presenta Giulia Bruno e Micol Roubini

 


Ingresso libero

ORARI:
martedì – venerdì 10.00-13.00 | 14.00-18.00;
Sabato, Domenica e Festivi 15-20

8 aprile – 6 maggio 2018
Inaugurazione 7 aprile, ore 18

(IN)CROCI al museo Lia

##Prorogata fino al 29 maggio in occasione dell’incontro di presentazione del libro di Doninelli###

Museo Civico “Amedeo Lia”
25 marzo-27 maggio 2018

inaugurazione: 24 marzo 2018

Per i 25 anni da Testori una mostra che propone una relazione affascinante. Un ciclo di Crocifissioni di Testori realizzato negli anni 80 viene presentato in dialogo con le antiche Crocifissioni dipinte e quelle preziose di orificeria della collezione Amedeo Lia di La Spezia. Amedeo Lia è stato uno dei maggiori collezionisti della pittura del 300 italiano, grazie alle indicazioni e alla supervisione di Federico Zeri. Oggi queste preziose tavole sono chiamate a un inatteso confronto con l’approccio tutto novecentesco di Testori. La calma compositiva viene come interrogata dal segno sconvolto è inquieto dei pastelli testoriano. La mostra è curata da Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori e da Andrea Marmori, direttore del Museo Amedeo Lia. In mostra verrà presentato anche la Crocifissione dipinta da Testori nel 1949, con tutti i disegni preparatori da poco ritrovati.

Dall’introduzione di Davide Dall’Ombra:
Giovanni Testori avrebbe amato perdutamente il Museo Amedeo Lia di La Spezia.
E non solo perché tra queste mura sono conservate opere di alcuni degli autori che, come critico d’arte, ha più amato: da Vincenzo Foppa a Giacomo Ceruti.
L’avrebbe amato perché questo museo racconta la storia di uno dei grandi collezionisti europei del secolo scorso, restituendocene la fisionomia.
Lo scrittore gli avrebbe certamente dedicato parole infuocate sulle pagine del “Corriere della Sera”, di cui curò per quasi vent’anni la pagina dedicata all’arte.
Del resto, Testori fu anche un vorace, irrequieto e dilapidante collezionista: di quadri visse e non si contano le opere d’arte antica e moderna che passarono dalle sue mani. Non sorprende rivederne alcune tra queste sale spezzine, ove approdarono magari attraverso il gallerista Bruno Lorenzelli o il critico Federico Zeri.
Ma Giovanni Testori è stato uno degli intellettuali più versatili e importanti del Novecento italiano e il suo amore incondizionato per la pittura lo portò a cimentarsi personalmente nella creazione artistica, divenendo pittore dagli esiti significativi e in corso di riscoperta, negli ultimi anni.
Nella mostra che inaugura sabato, a 25 anni dalla morte, si è scelto di indagare un tema centrale della sua produzione: la Croce e la Crocifissione, due soggetti tra i più diffusi nella storia dell’arte Occidentale, con numerose occorrenze nel Museo Lia, e indagato da Testori lungo tutta la vita: come drammaturgo, poeta e, appunto, pittore.
Il visitatore troverà due cicli di dipinti e disegni, realizzati negli anni Quaranta e negli anni Ottanta, a oltre trent’anni uno dall’altro, qui presentati integralmente e insieme per la prima volta, per dar vita a un inedito dialogo con le Croci del Museo: da Lippo di Benivieni all’oreficeria medioevale di Limoges.

 

Torna Cleopatràs con Marta Ossoli

CLEOPATRÀS
di Giovanni Testori
con: Marta Ossoli;
Regia:  Mino Manni
Assistente alla regia: Serena Lietti
Disegno Luci:  Alberto Gualdoni
Produzione: Serena Lietti

Spettacolo prodotto con il sostegno e la collaborazione di:
Amministrazione Comunale di Castel San Giovanni, Diana Ceni, Giulio Fassina, Francesco Paladino, Angelo Sordi, Nuccia Zuterni

Per i nostri soci e gli amici di Casa Testori biglietti in offerta a 12 euro,
indicato il nome di Casa Testori al momento della prenotazione  

Niente finisce e niente comincia. Tutto resta fermo così, senza risposta.” – G. Testori

Che rimane della “gran reina” Cleopatra una volta deposta la corona d’Egitto? Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio oppure una semplice “bagascia” di paese che millanta un passato che non è mai esistito?
Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito?
L’opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua “Cleopatràs”, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, in un dialetto che appartiene a tutti e che rievoca un’Italia ormai dimenticata.
La “reina” viene rappresentata nella sua essenza più pura, nell’universalità del suo essere Donna, una donna che ha pienamente vissuto, amato, goduto e perso irrimediabilmente tutto. Testori intona il lamento, il “laio” della vedova, che ha vissuto la guerra e ne è uscita perdente, un lamento di morte che sfocia tuttavia in un appassionato inno alla vita: attraverso i ricordi della terra natìa la donna rivive i tempi d’oro dell’amore col suo “Tugnàs”.

Ultima opera dell’autore milanese, Cleopatràs è parte, con Erodiàs e Mater Strangosciàs, della trilogia Tre Lai con la quale Testori dà il suo addio alla vita e ad un paesaggio che è insieme terra della nascita, ma anche strada che riporta là dove il cuore e la tenerezza dello scrittore sembrano aver lasciato il proprio “magone”. È una lombardissima tensione fatta di processioni tra boschi, sensuali richiami e desideri che urlano e bramano.

Partendo da suggestioni dantesche, la messinscena restituisce l’eterno tormento di una figura mitica che cela in sé un destino tanto tragico quanto universale. L’attenzione registica alla potenza evocativa delle immagini – alternando momenti di grande poesia a passaggi di forte impatto emotivo – ha permesso di creare uno spettacolo in cui sacro e profano, amore e morte giungono ad un punto di fusione incandescente e poeticissimo attraverso un linguaggio crudo e palpitante, barbarico e sublime. Unico e immortale.
Come il suo autore.

Marta Ossoli vincitrice del Premio Nazionale Franco Enriquez 2017 come migliore attrice per la sua performance in “Cleopatràs”

info e prenotazioni:
biglietteria.teatrocarlorossi@gmail.com
Tel. 392 1512590 – 0377 460436
per info e biglietti: Teatro Comunale Carlo Rossi

Il sole sopra Gaudenzio

Domenica 25 marzo, ore 18 a Casa Testori

In occasione dell’apertura della grande mostra su Gaudenzio Ferrari, verrà proiettato il film di Gian Domenico Sozzi dedicato alla pala con l’ultima Cena della chiesa di Santa Maria della Passione a Milano.
Saranno presenti con l’autore, Giovanni Agosti, e la restauratrice Anna Lucchini.

Un piccolo film  di 25 minuti che getta uno sguardo sorprendente su un quadro di Gaudenzio Ferrari custodito nella cappella di San Giovanni della chiesa di Santa Maria della Passione e oggi esposto nella sede di Novara della mostra dedicata al grande artista piemontese. Gian Domenico Sozzi, l’autore, aveva notata una strana coincidenza che portava, in un preciso momento dell’anno,  e in un’ora altrettanto precisa, il sole a fermarsi proprio sul volto di Cristo.
Un film che nella sua poeticità è un atto d’amore verso l’artista più amato da Testori.

 

“Una gratitudine senza debiti. Giovanni Testori, un maestro”

“Una gratitudine senza debiti. Giovanni Testori, un maestro”
presentazione del nuovo libro di Luca Doninelli.
con Alessandro Zaccuri e Giuseppe Frangi, sara presente anche l’autore.

29 maggio, ore 18.00
Museo Amedeo Lia, La spezia

Il 16 marzo del 1993 moriva Giovanni Testori. Un autore che ha segnato il suo tempo non solo per le sue opere e il suo modo di porsi davanti alla vita, ma anche per i tanti che devono a lui la loro vita di scrittori, pittori, critici d’arte, persone di teatro. Testori non ha mai avuto una cattedra, non è mai stato formalmente un insegnante, ma è stato certamente un maestro. Lo è stato per Luca Doninelli, che a 25 anni di distanza, ha voluto raccontare e riflettere attorno a questo suo discepolato anomalo, con un libro pubblicato da La nave di Teseo. «Giovanni Testori», scrive nell’introduzione Doninelli, «si è situato in controtendenza rispetto alla grande maggioranza degli intellettuali del suo tempo, che – vittime in un modo o nell’altro di una visione nichilista del mondo – piuttosto rifuggivano l’idea di far da maestri a qualcuno. Tanto che la mia generazione, a cominciare da Pier Vittorio Tondelli, ha dovuto in qualche modo reinventare da capo la narrativa italiana, senza più nessun legame vitale con il passato. Giovanni Testori ha costituito, in questo senso, una fortunata eccezione».
Il libro di Doninelli è il racconto, in tanti tratti inatteso e anche spregiudicato, di questa eccezione, a partire dal primo incontro avvenuto nel maggio di 40 anni fa nello studio di via Brera.
Quello di Doninelli è anche un libro generazionale, come si evince dalle righe citate. Essere scrittore oggi significa prescindere dall’idea di poter far riferimento ad un maestro?

Info: info@associazionetestori.it ; tel:0236589697


Presentazioni archivio

Incontro (o scontro) intorno al nuovo libro di Luca Doninelli
“Una gratitudine senza debiti. Giovanni Testori, un maestro”

Con Andrée Ruth Shammah, Alessandro Bertante, Crocifisso Dentello, Raul Montanari,
Carmen Pellegrino, Aurelio Picca.
Sarà presente l’autore

Teatro Franco Parenti, venerdì 16 marzo, ore 18,30