Month: novembre 2016

sdisOrè allo Spazio Banterle

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con Michele Maccagno
musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Nidi
regia di Gigi Dall’Aglio

24 – 27 novembre
Teatro degli Incamminati – Spazio Banterle, Largo Corsia dei Servi, 4, 20122, Milano (presso Centro Culturale di Milano)

sdisOrè (si dice Oreste) ripercorre la strada della riscrittura delle grandi tragedie, già  sperimentata con Ambleto, Macbetto e Edipus. L’Orestea di Eschilo diventa qui materia plasmabile da reinventare radicalmente, per affidare ad un narratore monologante il tormento di Oreste, Orestes,Ore’, e le voci e i corpi di Clitennestra, Egisto e Elettra. Punto focale del testo e’ la parola incarnata che esprime la sua potenza generando ogni volta una lingua nuova: sostanzialmente una lingua” lombarda” dove però il dialetto e’ solo uno degli ingredienti, il polo d’attrazione al quale si legano lingue vive e inventate.

Giovedì – Sabato ore 20.30
Domenica ore 17.00

per i soci e gli iscritti alla nostra newsletter, il biglietto sarà al prezzo scontato di 10 euro anziché 20 euro (prenotando via mail in biglietteria@incamminati.it con oggetto CASA TESTORI)

per info e biglietti vai qui

Erodiàs al Teatro i

Erodiàs
di Giovanni Testori

con Federica Fracassi
regia di Renzo Martinelli

dramaturg Francesca Garolla
assistente alla regia Irene Petra Zani
suono Fabio Cinicola
luci Mattia De Pace
consulenza artistica Sandro Lombardi
creazione costume d’epoca Cesare Moriggi
consulenza e realizzazione oggetti di scena Laura Claus
foto di scena Lorenza Daverio
produzione Teatro i – con il contributo di Regione Lombardia / NEXT 

dal 16 novembre al 5 dicembre al Teatro i

“Jokanaan!“
Erodiàs, il più violento dei Tre Lai, inizia così, con un urlo reiterato che si fa gioco di parole, musica che parte dal nome ebraico del Battista e che giunge a poco a poco a conficcarsi nella carne lombarda dilaniata.
Giovanni Testori ha dedicato a Erodiade più di un testo. Noi scegliamo Erodiàs, l’Erodiade spodestata, posseduta, ossessiva, che balbetta. Noi partiamo dalla rabbia che smangia l’essere umano quando si trova davanti al limite, alla finitudine, quando il discorso s’incaglia e resta solo la potenza del grido.

Perché affrontare Erodiàs? Che cosa rappresenta oggi questa donna dilaniata d’amore per Giovanni Battista? Che cosa raccontano le sue parole di lussuria verso il profeta, simbolo di una religione che lei non riesce a comprendere né a definire?

Erodiàs incarna un tempo in cui la ragione non è ancora arrivata: una zona d’ombra non illuminata dalla luce dello spirito, un eterno purgatorio in cui la conoscenza/coscienza non trova spazio. Un personaggio “sottovuoto”, una figura bidimensionale che vive dietro un vetro. Un manichino che a noi si mostra da una vetrina di sbarlusc: il suo è un mondo inevitabilmente separato dal nostro, ma ora del tutto compromesso e scardinato dall’arrivo di un Dio che si è fatto carne: il verbum.

Sulla scena un quadro che prende vita e, al contempo, un negozio o uno schermo: l’unica dimensione in cui Eròdias può ancora sopravvivere, seppur confusa da quel conzerto e conzertino di dubbi e domande che il profeta ha in lei provocato. Non è abbastanza averlo messo a tacere con un atto cruento e blasfemo: la testa di Giovanni, separata da corpo, continua a parlarle, la provoca, le impone interrogativi a cui non trova risposta.
Erodiàs non è più l’Erodiàs che era, ormai è il Battista stesso. Di lui prende le fattezze, una maschera nella maschera, da lui prende parole che non conosce, che non stanno ancora nella sua bocca, di lui cerca segni in ogni dove.
Da lui, dall’amore per lui, nasce il suo tormento: che fare? Come andare avanti?
Questa domanda risuona. Anche oggi.

Che fare di un Dio che è diventato uomo e che, come ogni uomo, può anche sbagliare? Che fare di un mondo che ha perso il suo centro? Che fare di un amore che si sapeva di carne eppure ha l’odore dell’anima?
Lo spettatore assiste. Guarda e aspetta, non può fare altro.
Per l’ennesima volta vede, davanti a sé, una dicotomia senza tempo: corpo e mente, ignoranza e conoscenza, sesso e morte. Infinite declinazioni della stessa cosa. Di una vita che cerca, non trova, e allora attende. Attende. Come se non ci fosse altra possibilità che questa.
Ma è così? Oggi, è davvero così?

ORARIO SPETTACOLI:

lunedì/giovedì/venerdì h. 21
mercoledì/sabato h. 19.30
domenica h. 17
martedì riposo

INFO E PRENOTAZIONI tel: 02 8323156 mob: 366 3700770 biglietteria@teatroi.org o sul sito

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Un Sabato Testoriano

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SABATO 3 DICEMBRE 2016
A CASA TESTORI

Quattro giovani studiosi presentano i risultati delle loro ricerche su vari aspetti della figura di Giovanni Testori: tra arte, teatro e letteratura.
A seguire: proiezione di due documentari artistici ritrovati e Marta Ossoli presenta in anteprima la nuova versione di Cleopatràs, che porterà in scena al Teatro Litta dal 13 dicembre.

Sempre nella stessa giornata alle 18:00
inaugurazione di due nuove mostre:

Testori 1945
Dipinti e disegni, alcuni mai prima esposti, di un anno importante nell’esperienza artistica di Testori.
A cura di Davide Dall’Ombra

L’aperto
Aleksander Veliscek, vincitore del Premio Mariuccia Paracchi nel 2013, torna a Casa Testori per presentare con un allestimento molto suggestivo il suo nuovo ritratto di Giovanni Testori
A cura di Marta Cereda

Il programma degli interventi:
Mattina
Dalle 10.00

Testori e Pattuglia: Cento lettere inedite a Walter Ronchi
Mattia Patti – Università degli Studi di Pisa

Le Lombarde di Giovanni Testori: un inedito ritrovato
Giuditta Fornari – Università degli Studi di Bologna

Testori e L’Arialda di Visconti: immagini e musiche
Federica Mazzocchi – Università degli Studi di Torino

Pomeriggio
Dalle 14.00

Testori e Alessandro Manzoni: un dramma inedito su San Carlo
Daniela Iuppa – Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Il documentario Ritrovato 1: La mostra del Seicento Lombardo
Introduce: Jacopo Stoppa – Università degli Studi di Milano

Il documentario Ritrovato 2: La mostra di Guttuso a Venezia
Introduce: Davide Dall’Ombra – Università Cattolica di Milano

Un nuovo sito internet per Giovanni Testori
Presentazione del progetto

Sala Testori – Speciale Sky Arte

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Giovedì alle 19,45 su Sky Arte è programmata la prima messa in onda del documentario che racconta l’intervento di otto artisti nel nuovo spazio che il Teatro Franco Parenti ha voluto dedicare a Giovanni Testori.
Lo spazio si affaccia sulla bellissima piscina Caimi, costruita nei primi anni 30 e oggi completamente recuperata grazie ad un intervento di cui si preso cura lo stesso Teatro diretto da Andrée Ruth Shammah. La sala è molto suggestiva, ed è divisa in tre navate da otto pilastri sui quali sono intervenuti gli artisti che hanno generosamente accettato di lasciare un importante segno nel nome di Giovanni Testori.

Si tratta di artisti tutti della stessa generazione, attivi su Milano e che in diverso modo si cono confrontati con la personalità di Testori. Massimo Kaufmann ha regalato una piccola installazione, posata su una lastra di vetro, che è un’interpretazione concettuale dell’Annunciazione. Giovanni Frangi ha fatto crescere un bosco dipinto sul pilastro a lui assegnato, mentre Paolo Iacchetti ha scelto un arabesco, non dipinto ma applicato sul muro; uomini macchia sono quelli dipinti da Alessandro Verdi, sotto il titolo di “forte fragile”; Velasco Vitali ha narrato in metafora la sua storia con testori sui quattro lati del suo pilastro; il minimalismo delicato di Angelo Barone, si confronta con l’intervento “poverista” di Luca Pignatelli: una seggiola la cui seduta è stata forata dal pilastro. Il vitalismo molto testoriano è invece la chiave con cui Marco Cingolani ha affrontato e risolto il suo pilastro.

Lo spazio è stato inaugurato lo scorso 19 settembre in occasione del primo incontro “arte CONTRO la corruzione” promosso da Casa Testori.