Month: settembre 2015

Pianura, William Congdon

 

26 settembre – 14 febbraio 2016

La grande mostra del autunno/inverno a Casa Testori è dedicata al pittore William Congdon (1912-1998): artista internazionale dell’Action Painting amato da Giovanni Testori che, dalla New York degli amici Jackson Pollock e Mark Rothko, dopo aver viaggiato in tutto il mondo, decide di radicarsi a sud di Milano e dedicare la sua ultima produzione al ritratto intimo di campi coltivati, risaie e frutti della terra lombarda.

La mostra, realizzata in collaborazione con The William Congdon Foundationpunta a indagare il ventennio lombardo del maestro americano. I circa 50 dipinti e i 20 pastelli selezionati descrivono, infatti, una parabola di conoscenza sempre più intima e profonda del sud-ovest milanese, che costituisce l’apice del suo percorso.

Le stanze tematiche presentano i diversi nuclei intorno ai quali si articola la sua produzione: riemergono in una chiave nuova i nodi affrontati a fianco degli action painters, frutto di un’osservazione solo apparentemente stanziale. 

Dopo le New York degli anni Quaranta, i Sahara e Santorini degli anni Cinquanta, la ricerca da spaziale si fa temporale. Protagoniste diventano la potenza della terra, delle sue trasformazioni e la mutabilità  inesauribile del ciclo stagionale, delle colture e dei fenomeni atmosferici… È così che i campi sono chiamati per nome e il passaggio del tempo è fissato con la spatola tra i lunghi i solchi della pittura a olio.

Ricostruita per l’occasione, una sorta di quadreria immaginifica farà  entrare il visitatore tra le visioni notturne del colore dei campi ubertosi, in una relazione intima, lirica, quando non mistica e simbolista, con la terra, l’orzo, la soia, il mais, i glicini, le violette…

Non si tratta tuttavia di visioni idilliache, perchè lo sguardo di Congdon lo porta a sconvolgere l’orizzonte sui campi, che da una disposizione lineare che ricorda ancora le città , muta in un disassamento dei piani, quasi a seguire le trasformazioni telluriche dell’origine. Un tormento, anche materico, che si risolve e trova pace nelle straordinarie Nebbie che aprono la via ai monocromi, introducendo una profonda trasformazione nella percezione e rappresentazione dello spazio, del rapporto tra i suoi elementi strutturali (cielo, terra, orizzonte) secondo un’ottica sempre meno naturalistica.

Riemergono così le meditazioni sull’opera di Braque e De Staël, ma soprattutto, i confronti e dialoghi pittorici intessuti in presa diretta con la Scuola di New York di Betty Parson e Peggy Guggenheim e che hanno portato opere di Congdon nei più importanti musei di New York e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Ingresso: 5 euro per la mostra di william Condgon
Orari: martedì-venerdì 10-18, sabato-domenica 14-20. Chiuso il lunedì
Informazioni: tel. 02.36589697 info@casatestori.it | www.casatestori.it
Ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio tel. 02.23163426 | cell.335.1282864 |mariagrazia.vernuccio@gmail.com

Invito Botanica_ok.pdf-02

Professione Botanico

10 ottobre – 8 novembre 2015
Mostra a cura di Mami Azuma organizzata da Casa Testori in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Milano

Da un esperimento, realizzare la mappatura del giardino di Casa Testori, nasce l’idea della mostra “Professione Botanico“, una selezione di affascinanti Erbari che aiutano a conoscere meglio l’appassionante lavoro di chi “cataloga” la natura. Essere un botanico non significa occuparsi dello studio teorico, fine a se stesso, di specie erbacee, arbustive e arboree, attraverso la raccolta, il riconoscimento e la conservazione degli esemplari, chiusi in un armadio.
Il percorso della mostra apre le porte della sezione di Botanica del Museo di Storia Naturale di Milano, svelando alcune delle attività  condotte quotidianamente nei laboratori e nei depositi. Le collaborazioni con istituti di ricerca universitari, enti territoriali aziende sanitarie e centri ospedalieri costituiscono una fitta rete di scambi di informazioni e esperienze che evidenziano l’utilità  delle ricerche botaniche condotte negli anni.
Non appare sempre immediato che le ricerche scientifiche e le considerazioni botaniche raccolte in campo rappresentino un apporto professionale vero e proprio che si ripercuote concretamente sulla nostra vita quotidiana.
Il tempestivo riconoscimento, al pronto soccorso, per esempio della foglia, del frutto, del seme o della radice ingerita, anche inavvertitamente, da un paziente consente al personale dei Centri Antiveleni di intervenire rapidamente con una terapia appropriata, mirata al tipo di sostanza tossica, potenzialmente mortale. In una certa misura si ha la convinzione che tutto ciò che è “naturale” non possa che far bene. Nulla di più falso, basti pensare alle gravissime intossicazioni provocate dai funghi.
Percorrere il territorio osservando la flora spontanea, unito alle solide conoscenze botaniche, alla base di una buona capacità  di riconoscimento delle specie, consentono di monitorare costantemente l’ambiente e di segnalare con tempestività  la comparsa di specie esotiche potenzialmente invasive che possono colonizzare, in pochi anni, il territorio, sostituendosi alla flora autoctona. L’introduzione di specie esotiche può essere del tutto accidentale, ma i danni in termini ecologici e economici per l’estirpazione della specie indesiderata, non sono da sottovalutare.

Non si vuole però togliere del tutto quell’aura di romanticismo che circonda l’attività  del botanico. Infatti, è possibile garantire che l’eventualità  di trovare delle specie nuove, anche ai giorni nostri, senza andare in qualche regione sperduta della Terra, esiste. Nel 1992 Enrico Banfi e Renato Ferlinghetti hanno determinato una nuova specie: Primula albenensis presente sul Monte Alben nelle Prealpi Bergamasche. Il sogno di molti botanici.

 

Progetto Oskar

10 ottobre  – 8 novembre 2015
A cura di Arianna Beretta organizzata da Casa Testori in collaborazione con Circoloquadro

Come un pomodoro può riqualificare un territorio. Un percorso delicato e coinvolgente proposto da Fabrizio Segaricci. Un progetto di arte relazionale. Una riflessione su come prendersi cura del territorio, stabilire relazioni sociali, creare un contatto umano fra le persone e il proprio luogo di appartenenza. Una passeggiata lungo le rive del lago Trasimeno, luogo da anni in bilico tra paesaggio e abbandono, induce l’artista a meditare sul tema dell’attraversamento: come l’uomo e il suo passaggio sono in grado di mutare il luogo che percorrono e rigenerarlo rispettandone natura, identità  e storia? Attraverso immagini e video, l’artista racconta l’esperienza documentando comportamenti e reazioni delle persone spontaneamente coinvolte.
Progetto Oskar nasce circa due anni fa durante gli attraversamenti di Segaricci nei dintorni del Lago Trasimeno, luogo protagonista di molti dei lavori dell’artista umbro, che si rende conto, con grande dispiacere, che i luoghi della sua infanzia, quelli dei giochi con i compagni, sono ormai diventati piccole discariche. E allora, proprio come fanno i contadini che puliscono il terreno dalle erbacce e dagli arbusti per preparare la semina, Segaricci pulisce dall’immondizia una piccola striscia di terreno che dà  sul Lago. Una volta preparata la terra, ecco il momento della semina. Decide di piantare Oskar, una piccola pianta di pomodori Perini, già  coltivati in passato nell’area umbra.
E siccome la semina e, soprattutto, il raccolto dei frutti del terreno sono sempre stati un lavoro corale, Fabrizio Segaricci invita la popolazione locale a prendersene cura. Lo fa con il suo modo gentile e coinvolgente: parla con le persone in piazza, al bar, per strada. Semplicemente dice loro che ha piantato dei pomodori e che c’è bisogno di qualcuno che se ne prenda cura. L’artista realizza qui “Osservatorio Oskar” una panca di legno che consente ai visitatori di fermarsi non solo ad osservare l’opera, ma anche a riprendere contatto con il luogo e con la terra cui appartengono.
Dopo uno scetticismo iniziale, iniziano le visite: le persone del luogo, incuriosite, vanno a vedere. Alcuni puliscono la zona dalle erbacce, molti danno prima l’acqua alle piante, poi il verderame, altri si preoccupano di legarle e, infine, piantano altri pomodori. Oskar diventa così un luogo in cui incontrarsi, chiacchierare e portare i bambini, che quasi non sanno dove crescono i pomodori che vedono al supermercato; i Magionesi riscoprono la bellezza di un brano della loro terra, creando una sorta di comunità  concentrata in quel preciso luogo. Una semina che ha dato i suoi frutti, tanto che i pomodori vengono raccolti per farne dei barattoli di passata. Una semina che ha dato altri frutti perchè Segaricci documenta l’intero processo attraverso fotografie e video, dando la possibilità  di “toccare con mano” quell’arte relazionale che funziona perchè parte dalla gente, perchè non viene imposta dall’alto come esperimento sociale o artistico. Un coinvolgimento della popolazione spontaneo, che segue un invito fatto tra una chiacchiera e l’altra, quasi sottovoce.

Botanica a Casa Testori

Invito Botanica_ok-01

Un giardino, ricco di varietà  rare e ricercate, in una casa singolare della periferia Sud di Milano, è la chiave di lettura della nuova stagione espositiva di Casa Testori. Dall’idea di ricerca, studio, catalogazione e valorizzazione di quello straordinario concentrato erboreo quale è il giardino della dimora di Giovanni Testori a Novate Milanese realizzata dal Museo di Storia Naturale di Milano, nasce “BOTANICA. DALL’ARTE ALLA NATURA”, un appassionante ciclo di mostre dal 10 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016. A Casa Testori.
La rassegna comprende la grande mostra William Congdon che occuperà  una parte del piano terra della casa e il piano superiore. Il restante della casa sarà  animato ogni mese da diverse mostre.

 

WILLIAM CONGDON, PIANURA
10 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016
In collaborazione con The William Congdon Foundation

È la mostra portante del progetto “Botanica. Dall’arte alla natura” che resterà  aperte nell’intero periodo della rassegna Botanica.
Realizzata in collaborazione con The William Congdon Foundation, “William Congdon. Pianura” raccoglie i lavori dei 20 anni lombardi di questo maestro americano, tanto amato da Giovanni Testori. Gli oltre 50 dipinti e i 20 pastelli selezionati descrivono, infatti, una parabola di conoscenza sempre più intima e profonda della pianura lombarda e costituiscono l’apice del suo percorso. Con la sua pittura, intensa e materica, Congdon ha “fotografato” la potenza di quella terra e delle sue trasformazioni: Nessuna visione idilliaca: lo sguardo dell’artista sconvolge l’orizzonte sui campi, muta i loro piani e attraversa i solchi con le sue pennellate.

1 Fase
10 ottobre – 8 Novembre 2015

PROGETTO OSKAR
A cura di Arianna Beretta organizzata da Casa Testori in collaborazione con Circoloquadro

Come un pomodoro può riqualificare un territorio. Un percorso delicato e coinvolgente proposto da Fabrizio Segaricci. Un progetto di arte relazionale. Una riflessione su come prendersi cura del territorio, stabilire relazioni sociali, creare un contatto umano fra le persone e il proprio luogo di appartenenza. Una passeggiata lungo le rive del lago Trasimeno, luogo da anni in bilico tra paesaggio e abbandono, induce l’artista a meditare sul tema dell’attraversamento: come l’uomo e il suo passaggio sono in grado di mutare il luogo che percorrono e rigenerarlo rispettandone natura, identità  e storia? Progetto Oskar racconta con immagini e video, l’esperienza documentando comportamenti e reazioni delle persone spontaneamente coinvolte.

PROFESSIONE BOTANICO
A cura di Mami Azuma organizzata da Casa Testori in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Milano

Una selezione di affascinanti Erbari che aiutano a conoscere meglio l’appassionante lavoro di chi “cataloga” la natura. Essere un botanico non significa occuparsi dello studio teorico, fine a se stesso, di specie erbacee, arbustive e arboree, attraverso la raccolta, il riconoscimento e la conservazione degli esemplari, chiusi in un armadio. Il percorso della mostra apre le porte della sezione di Botanica del Museo di Storia Naturale di Milano, svelando alcune delle attività  condotte quotidianamente nei laboratori e nei depositi. Le collaborazioni con istituti di ricerca universitari, enti territoriali aziende sanitarie e centri ospedalieri costituiscono una fitta rete di scambi di informazioni e esperienze che evidenziano l’utilità  delle ricerche botaniche condotte con costanza negli anni.

Ingresso: 5 euro per la mostra di william Condgon
Orari: martedì-venerdì 10-18, sabato-domenica 14-20. Chiuso il lunedì
Informazioni: tel. 02.36589697 info@casatestori.it | www.casatestori.it
Ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio tel. 02.23163426 | cell.335.1282864 |mariagrazia.vernuccio@gmail.com

 

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Anni’80

Dai primi anni Ottanta Testori ebbe un ritorno alla pittura antica, che lo portò a collezionare pochi ma importanti dipinti che conservò fino agli ultimi anni nella sua camera da letto al secondo piano. Il pian terreno, ad eccezione di due dipinti di Gaudenzio Ferrari e Fra Galgario, era interamente occupato dalle opere di giovani pittori lanciati da Testori; tra loro i “Nuovi Ordinatori” e in particolare Klaus Mehrkens, Thomas Schindler ed Herman Albert e i “Nuovi Selvaggi”, primo fra tutti Rainer Fetting.

Anni 70

Negli anni Settanta la casa di famiglia si riempì principalmente con le opere di tre artisti contemporanei con i quali Testori ebbe un rapporto d’amicizia e che devono gran parte della loro fortuna ai suoi saggi critici: Josè Jardiel, Willy Varlin e Paolo Vallorz. Praticamente ogni parete venne spartita tra questi tre pittori di cui Testori possedette decine di quadri. Non mancavano tuttavia opere dei maestri del Novecento, alcuni dei quali allora praticamente sconosciuti in Italia, come Richard Gerstl, gli esponenti della Nuova Oggettività , Francis Gruber e Francis Bacon.

Anni 40 – 60

Alla fine degli anni Quaranta alle pareti della casa erano appesi i quadri dipinti da Testori stesso. La giovane età  di Testori è solo uno dei fattori da considerare per capire perchè la collezione non aveva ancora preso il via. Motivo principale era il fatto che in quegli anni l’attività  principale di Testori non era ancora quella di critico ma quella di pittore. Bisognerà  aspettare, infatti, la fine del decennio perchè il momentaneo abbandono della pittura, la sua gravitazione attorno a Roberto Longhi e le prime mostre d’arte antica in Piemonte lo portino ad iniziare la sua atipica attività  di collezionista.

Nel corso degli anni Cinquanta arrivarono così capolavori di Francesco Cairo, Giovan Battista Moroni, Carlo Ceresa, Pier Francesco Guala, Cerano e Giacomo Ceruti… All’inizio degli anni Sessanta, le pareti libere del primo piano, nella parte di casa abitata dalla famiglia di Giovanni Testori, erano completamente coperte di quadri. Fu così che, nella sala da pranzo, su due pareti colme a più livelli, si fronteggiarono decine di dipinti attribuiti a Giacomo Ceruti e Gustave Courbet.