Month: dicembre 2009

2. Gabriele Basilico, CINQUE VOLTE MILANO

Stanza 2

Ci sono edifici che, grazie alla sapienza di chi li ha progettati e alla visione di chi li fotografa, svelano una forma antropomorfa. Nelle architetture sono nascosti occhi, nasi, orecchie, labbra, volti che aspettano la parola, e la parola sembra poter nascere solo se vivono l’evento rivelatore della luce, nella condizione limite che è l’assenza dell’uomo. Basta la presenza di un uomo a ridare all’architettura il valore di sfondo, a dare al vuoto il senso drammatico di un’assenza, mentre l’assenza dell’uomo toglie al vuoto questa dimensione d’angoscia e fa del vuoto quello che veramente è, perchè il vuoto riempie sè stesso e diventa il soggetto stesso. Io non fotografo il vuoto nel senso di una mancanza di presenza, ma fotografo il vuoto come protagonista di sè stesso, con tutto il suo lirismo, con tutta la sua forza, con tutta la sua umanizzante capacità  di comunicazione, perchè il vuoto nell’architettura è parte strutturale, integrante del suo essere.
Gabriele Basilico

Raramente Gabriele Basilico ci mostra il treno che entra nella città . È una giusta posizione discreta e attenta ad evitare la ricerca di ciò che sta dietro alla foto. Perchè la fotografia – lo sappiamo dal cinema e dalla stampa – può essere complice. Quando i treni entrano nelle grandi città  all’ora vespertina mostra gli spaccati delle case e una vita interna fatta di tappezzerie scolorite e gente stanca alla luce di lampadine giallastre.
Aldo Rossi

 

Gabriele Basilico (1944- 2013), I suoi studi di architettura lo hanno avvicinato all’ambiente dell’editoria di settore per cui ha realizzato un ampia serie di lavori documentari. Ha al suo attivo ricerche sulle aree urbane, sul territorio e sull’architettura, commissionate da privati ed enti pubblici. Nel 1982 ha realizzato un ampio reportage sulle aree industriali milanesi intitolato: Ritratti di fabbriche. Tra il 1984 il 1985 è stato invitato dal governo francese a far parte del gruppo di noti fotografi impegnati nella Mission Photographique de la DATAR (Dèlègation a l’Amènagement du Territoire et à  l’Action Regionale), la più vasta e articolata campagna fotografica realizzata in Europa in tutto il XX secolo. Negli anni ’90 ha ripreso la ricerca sul territorio italiano e in particolare sulle trasformazioni del paesaggio urbano, prima a Milano, poi in sei zone diverse dell’Italia. Nel 1996 la giuria internazionale della VI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia gli ha attribuito il premio Osella d’Oro per la fotografia di architettura contemporanea. Nel 2000 ha ricevuto il premio dell’I.N.U. (Istituto Nazionale di Urbanistica) per il suo contributo alla documentazione fotografica dello spazio urbano contemporaneo. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private internazionali e il suo lavoro è stato esposto presso musei e istituzioni, gallerie private italiane ed europee.